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Speciale droga.

Si tengono la malattia, perchè gli serve

e buttano il malato

A cura dei compagni ospedalieri e delle strutture territoriali di movimento

 

L'aumento del numero di morti per "overdose", episodi di violenza contro giovani che si ribellavano alla dipendenza da spacciatori grandi e piccoli, l'istituzione del ricovero in ospedale per tossicodipendenti sono stati alcuni dei motivi per cui tra la fine del '79 e l'inizio di quest'anno la stampa ha dato tanto spazio al problema eroina. Come di consueto, quando c'è da portare avanti un discorso di criminalizzazione contro comportamenti che rompono il quadro delle dipendenze e delle certezze della scienza e delle istituzioni borghesi, la stampa procede per rozze semplificazioni e riduzioni tese a identificare droghe pesanti e droghe leggere, e soprattutto a circondare di filo spinato spacciatori e "drogati". Si è proceduto cioè ad operare con lo stesso meccanismo di demonizzazione con cui si identificava malattia e malato. A Roma, poi, l'operazione ha avuto ed ha tuttora risvolti abominevoli perché in gran parte degli ospedali romani sono presenti compagni lavoratori impegnati da anni in un azione di denuncia e di proposte operative per rendere gli ospedali e le cliniche luoghi di cura effettiva e non lazzaretti. E questo anche per i tossicodipendenti. Perciò la stampa di regime non è sfuggita alla tentazione di accostare l'autonomo al drogato, e di vedere nei comitati politici dei compagni ospedalieri una specie di avamposto a difesa del drogato e della droga, contro il malato e i suoi parenti. Quanto sia strumentale e falsa questa posizione lo si ricava dal volantini che i compagni ospedalieri di Roma scrivono e diffondono da mesi e che contengono proposte così puntuali e motivate per affrontare il problema delle tossicodipendenze che o le si accettano o le si ignorano. Partiti, sindacati, autorità sanitarie hanno scelto questa seconda strada, lasciando così sulle spalle dei tossicodipendenti, dei lavoratori ospedalieri il peso della gestione di questo problema sociale. Riproduciamo parzialmente una serie di interventi del Coordinamento di lotta all'eroina, Commissione eroina Roma sud (Alberone), Comitato di lotta all'eroina Tiburtino; Collettivi Politici Policlinico, San Camillo San Filippo.

 

 

Eroina: che fare?

 

Compagni lavoratori, proletari,

negli ultimi tempi il "problema eroina", ed in particolare il problema dei servizi "atti a fronteggiarla" ha assunto dimensioni enormi per la massiccia espansione del fenomeno. Su questo hanno speculato i mezzi di informazione dello stato con notizie molto spesso false e strumentali.

Infatti:

- l'eroina non è la sostanza forte, micidiale e misteriosa che ci vogliono far credere ma, anche se tagliata dal mercato nero con porcherie nocive alla salute (stricnina, talco, polvere di marmo, ecc.) è una sostanza molto meno dannosa, ad esempio, dell'alcool.

- il tossicodipendente non è un malato fisico o psichico che ha bisogno di cure o farmaci particolari e tantomeno del ricovero in ospedale. Infatti la crisi di astinenza, non è un momento insuperabile; dura al massimo 3 o 4 giorni e può essere affrontata e gestita anche individualmente senza l'uso di farmaci particolari o semplicemente con un dosaggio a scalare di eroina.

Allora perchè lo stato ci vuol far credere che l'eroina sia una sostanza che una volta presa, inesorabilmente, non offre vie di uscita?? O meglio ci vuol far credere che per smettere occorrono medici e personale specializzato associato ad un opportuno "reinserimento sociale"?

La risposta è ovvia per chi già si è domandato come mai lo stato non riesca a sconfiggere l'organizzazione del mercato nero. Infatti è lo stato che usa l'eroina come strumento di controllo soprattutto nei confronti dei giovani proletari, deviando l'incazzatura sui bisogni reali (casa, salario, una socialità diversa, ecc.) nel falso bisogno di questa sostanza.

Il controllo sociale viene ad articolarsi ad esempio:

- nella criminalizzazione del tossicodipendente e conseguente leggittimazione dell'intervento repressivo dello stato: militarizzazione dei quartieri ed adesso anche degli ospedali.

- nell'uso della struttura sanitaria come passaggio obbligato del tossicodipendente che viene in questo modo riciclato per poter rientrare nel mercato nero tramite altre droghe potenti, tanto più dell'eroina, come il metadone, fiseptone, ecc. (danno una dipendenza molto più forte!!). Questi sono solo alcuni dei meccanismi che lo stato innesca con l'uso dell'eroina ai danni di noi proletari. Tutti d'amore e d'accordo: più polizia, più repressione, più controllo, qualche tossicodipendente anche nelle cliniche, e poi... l'ambulatorio quando verrà, verrà!!! E nessuno naturalmente dice che il tossicodipendente non lo "salviamo" intossicandolo qui in ospedale di fiseptone ma che dobbiamo agire a livello di controinformazione eliminando sia in lui che in molti altri, la sbagliata idea che esso è un malato, che non può superare da solo la crisi di astinenza, che l'eroina non è un mostro!!! Bisogna eliminare subito il ricovero ed ottenere l'ambulatorio 24 ore su 24 per usarlo come strumento di discussione e di controllo operaio su tutte le schifezze e strumentalizzazioni ideologiche costruite ad arte dal potere, per fare dei tossicodipendenti tanti robot completamente privati da qualsiasi voglia di lottare per i propri bisogni [...J 13.12.79

 

 

Droga... botte e rock and roll

 

Compagni lavoratori, parlare ormai è diventato inutile anche perché l'esasperazione è la più brutta bestia che dobbiamo combattere!! Dopo aver fatto assemblee sia lunedi che martedi, aver parlato con Lazzari, Leone, Paroli, Caprara, ecc. sul problema dei tossicodipendenti si apre l'ambulatorio, che per il loro ricovero nelle cliniche, che dell'assurda situazione dei padiglioni... ariecco il casino!!! Come abbiamo sempre denunciato basta una schifosa fiala di valium per riscatenare la buriana!!! E le conclusioni sono sempre le stesse: il personale al pronto soccorso, il tossicodipendente in galera o piantonato, e la patata bollente sempre in mano nostra... l'amministrazione ci chiede senso di responsabilità ci promette come al solito le stesse cose ma non sembra aver intenzione di risolvere veramente tutti i problemi!!!

Come lavoratori (aripetemolo!?!) vogliamo:

il funzionamento dell'ambulatorio 24 ore su 24 che funzioni come filtro delle accettazioni e come presa di responsabilità dei medici che devono ridurre i ricoveri secondo le reali esigenze dei tossicodipendenti e garantendo agli altri una concreta assistenza ambulatoriale. Inoltre nei reparti non devono più starci nè metadone nè fiseptone sia per troncare le continue liti e tensioni sia per non permettere nessun smercio o furto. Questi medicinali devono stare in ambulatorio e dati secondo precise indicazioni di chi è preposto all'assistenza dei tossicodipendenti. Noi lavoratori non vogliamo più essere gli "spacciatori legalizzati" ma vogliamo lavorare con tranquillità e certo fra botte, polizia e litigi... non si riesce più a fare niente. A questo punto finché la situazione non cambia consegnamo tutte le varie droghe alla direzione e facciamogli prendere tutte quelle responsabilità che vogliono scaricare solo su di noi!!! (...) 25.1.80.

 

I lavoratori del Policlinico Umberto 1° e dell'Eastman in merito al problema dei tossicodipendenti che, all'interno degli ospedali sta creando disagi enormi sia per i dipendenti che per i malati stessi, hanno deciso quanto segue:

1) aperturà immediata di un ambulatorio funzionante 24 ore su 24 all'interno dell'ospedale che sopperisca all'attuale ricovero per tutti coloro che hanno il solo problema della disintossicazione;

2) istituzione di un'accettazione specifica per i tossicodipendenti funzionante con una equipe di personale paramedico e medico disposti a lavorare in questo campo. E' chiaro che questa struttura dovrebbe essere vicina all'ambulatorio tale da consentire un punto di reale riferimento per i tossicodipendenti.

E', infatti, chiaro che dentro l'ospedale non possiamo risolvere il grave problema sociale di questi individui che in ogni caso non possono essere considerati dei malati, ma dobbiamo sopperire alle loro esigenze con la piena coscienza dei nostri limiti. E' quindi provocatorio credere di risolvere il problema con più polizia dentro l'ospedale come se così si potessero eliminare furti, liti ed altri gravi disagi che, quasi per scaricarci la coscienza, vengono oggi attribuiti tutti ai tossicodipendenti. Poiché non sono stati loro a rendere impraticabili i padiglioni e le astanterie, ...forse ci siamo dimenticati quante e quante volte i lavoratori hanno denunciato il sovraccarico di malati, la carenza di materiale sanitario e igienico, la sperimentazione, ecc.; ed ora sempre noi lavoratori denunciamo come queste carenze di sempre siano state accentuate dal voler ricoverare a tutti i costi, in un ambiente inadatto pure psicologicamente, soggetti come i tossicodipendenti che avrebbero bisogno di essere seguiti e di vivere in un ambiente principalmente disponibile. Quindi i responsabili di questa legge e di questa arbitraria imposizione sia contro i tossicodipendenti che contro noi lavoratori devono immediatamente sopperire a queste carenze, poiché come dipendenti ci rifiutiamo di metterci contro qualsiasi tipo di malati. Qualora decideremo come lavoratori di iniziare forme di lotta specifica su questi problemi, vogliamo chiarire a tutti che non saranno mai rivolte contro i tossicodipendenti ma contro le controparti che con il loro menefreghismo stanno facendoci scaricare il nostro assurdo modo di lavorare contro gli utenti dell'ospedale permettendo così che sempre e solo noi continuiamo ad essere le vittime degli intrallazzi e interessi sulla pelle proletaria.

 

 

Distruggiamo il mostro

 

L'eroina è uno strumento di controllo sociale che lo stato usa soprattutto nei confronti dei giovani proletari in due modi: attraverso il mercato nero che ti costringe a vivere in funzione della ricerca della sostanza e a sottostare ai ricatti che ne conseguono; attraverso la strumentale e falsa definizione che il tossicodipendente sia un malato per cui anche la struttura sanitaria diventa uno strumento di controllo tramite schedatura e spaccio legalizzato di droghe più pesanti dell'eroina... Bucarsi non significa essere malati. Infatti la dipendenza da eroina una volta superata la crisi d'astinenza, dal punto di vista fisico non esiste più, cioè l'eroina non ti rimane nel sangue né nel cervello e viene eliminata completamente; rimane solo una forte dipendenza psicologica che non è sicuramente una malattia. La crisi d'astinenza non è così difficile da superare; non sono necessari farmaci particolari ma è sufficiente un dosaggio a scalare di eroina o l'uso durante la crisi di semplici antidolorifici da scegliersi in base ai sintomi che si presentano aiutandosi anche con applicazioni di agopuntura che servono soprattutto per distendere quei centri nervosi interessati dal dolore. E' inutile perciò delegare alla struttura sanitaria la soluzione del problema eroina perché l'intervento medico serve solamente per le malattie (epatite virale, flebiti, caduta dei denti ecc.) che derivano unicamente ed esclusivamente dalle sostanze di taglio e dall'uso in condizioni igieniche pessime dell'eroina (che quindi se fosse pura non determinerebbe nessun effetto collaterale). A proposito di questo va detto che la percentuale di eroina presente nelle buste vendute dal mercato nero arriva addirittura solo al 5%. Questo vuol dire che il tossicodipendente che denuncia all'ospedale una rota di un grammo ottiene un corrispettivo in metadone come se quel grammo fosse eroina pura aumentando così la dipendenza per giunta da una droga più forte. Si spiega così l'uso della struttura sanitaria come passaggio obbligato in molti casi a una vera condizione di dipendenza da oppiacei. E' necessario perciò estendere il più possibile una informazione corretta sul problema che è l'arma principale per far uscire il tossicodipendente dall'eroina. Infatti affermare con dati alla mano che l'eroina non è una sostanza "forte" è il primo elemento che permette di spezzare la fondamentale convinzione psicologica del tossicodipendente di insuperabilità della dipendenza. Bisognerà perciò essere presenti in tutte le strutture, sanitarie e non, che accolgono o accoglieranno (come gli ambulatori di quartiere) i tossicodipendenti. Rispetto a questo va detto che la proposta di ambulatori aperti 24 ore su 24 fatta al San Camillo, Policlinico e San Filippo da parte degli ospedalieri e discussa con i compagni dei quartieri, non vuole essere, perché non può essere, la risoluzione del problema eroina ma bensì in primo luogo uno strumento per ribaltare la situazione di conflitto tra lavoratori e tossicodipendenti contro i veri responsabili della espansione dell'eroina; ed in secondo luogo, per quanto essi sembrino confermare il tossicodipendente come malato, gli ambulatori devono essere un momento di controinformazione e di controllo dei lavoratori e dei proletari.

 

 

Contro la droga non contro i tossicodipendenti

 

Compagni lavoratori, finalmente l'amministrazione, la regione, i medici sono riusciti a farci scannare con i tossicodipendenti!! Al grido "linciateli" molti lavoratori hanno partecipato alle cariche della polizia (questa si veramente drogata!!!). "E' quello", "prendeteli", "stanno dando fuoco alle macchine"... intanto una trentina di poliziotti con candelotti, spranghe, giubbotti antiproiettili, mitra spianati imperversavano per le corsie, minacciando ed urlando come pazzi furiosi. Ormai la situazione è scoppiata e nonostante che i lavoratori sono più di 2 mesi (il sindacato, per guadagnarsi la medaglia, dice che è un anno che si interessa del problema?! Bene-bravo!!) che fanno proposte documenti e riunioni, ne escono a pezzi dando sempre ai medici il potere di strumentalizzare noi, i malati ed i tossicodipendenti per la difesa del loro potere!!!

 

 

Disegno di Grandville. 1842

 

 


Lettera aperta dei compagni del Policlinico

 

Visto che in questi giorni "fa moda" parlare di ospedali e che regioni e stampa si stanno dando da fare per contribuire soltanto a chiacchiere a risolvere i gravissimi problemi dell'assistenza, noi lavoratori ospedalieri siamo gli unici realmente in grado di darvi una fotografia particolareggiata di uno dei più catastrofici ospedali romani: il Policlinico. Naturalmente continuiamo a sperare che questa lettera aperta abbia almeno un reale riscontro nella volontà di tutti voi a cui è diretta, affinché si ponga fine una volta per tutte alle sfacciate speculazioni, agli scarica barili, a veri e propri reati, che noi come lavoratori dobbiamo sopportare ogni giorno mentre proviamo a portare avanti il nostro lavoro!!! Incominciamo con l'illustrare la situazione di alcune cliniche (tanto per prendere come esempio il malcostume delle baronie Universitarie che per di più vorrebbero, grazie alla totale svendita della Regione ed ai giochi politici del Pci in testa (Ranalli-Ruberti), trasformare tutto il Policlinico in un loro indiscusso e totale feudo con o senza la costruzione dell'ospedale di Pietralata!!): la clinica medica, il reparto di cardiologia al piano terra assegnato al prof. Corsi per farne un reparto di medicina viene ultimato circa 2 anni fa con la spesa di 80 milioni dati dal genio civile. Si dovrebbe iniziare ad usare questo reparto tutto rifatto e quindi nuovo quando viene cambiato il titolare, non più Corsi ma il prof. Dagianti che ne vuol fare un reparto di cardiologia. Ricominciano di nuovo i lavori (non gli piaceva l'arredamento!!?!) ed ancora vanno avanti con una spesa stavolta ben superiore agli 80 milioni!!! Inoltre Dagianti che ha già un suo reparto di cardiologia al II piano spende 100 milioni per fare un ascensore per il suo repartino (15 letti). Inutile dire che la spesa poteva essere risparmiata costruendo questo repartino al I piano, al posto dell'amministrazione, che ricopre la stessa superficie ed ha già ascensori funzionanti per arrivarci. Ma perché badare a spese... l'università può... e certo non gli interessa niente se interi reparti vengono chiusi, costruiti, smantellati... mentre i malati intasano le accettazioni degli ospedali. Sempre per sottolineare l'uso ridotto dei letti nei reparti universitari basti citare il reparto del prof. Balzano al I piano (spesi 100 milioni per ristrutturarlo) che ha 60 posti letto e dal 76 ad oggi ne usa un massimo di 35. Una riduzione di 20 posti letto la fa pure il prof. Serafini dove su 50 letti se ne usano 30. Per non parlare della divisione del II piano dove il prof. Sciacca ed il prof. San Giorgio usano in tutto 46 letti su 100 che spetterebbero per legge alle 2 divisioni da loro dirette. Mentre c'è chi si riduce i ricoveri ci sono i medici che pur risultando assegnati ai famosi reparti "chiusi per lavori" continuano a prendere la De Maria senza fare assistenza (vedi il II piano chiuso dal 75 al 76, ed il reparto del prof. Balzano chiuso dal 76 al 77!!). La stessa cosa avviene dappertutto senza la minima preoccupazione di giustificare l'illecita attribuzione o servirsi di questi medici in altri reparti dove ce ne è necessità!!! ...A pediatria esiste un reparto di chirurgia che funziona solo 3 giorni a settimana e naturalmente con le prenotazioni. I bambini che arrivano al Pronto Soccorso Pediatrico con problemi chirurgici vengono spediti al San Camillo ed al Bambin Gesù. Naturalmente il direttore di clinica Prof. Bucci asserisce che la responsabilità di tutto questo è la carenza di personale medico, però si dimentica che in quasi tutti i reparti ci sono più di un titolare e noi lavoratori tutte le mattine dobbiamo sopportare almeno due visite e cambi di terapie a distanza di due ore. Infatti durante la mattinata i medici si accavallano lasciando per il resto della giornata la clinica completamente sguarnita: un medico di guardia ed uno specializzando per i reparti, l'accettazione ed il pronto soccorso!!! Ma si sa i signori medici devono avere il tempo per andare ad esercitare la loro libera professione nelle cliniche e nei loro studi e certo non possono preoccuparsi dell'ospedale... a meno che non si attui quello che prevedeva l'ultimo contratto dei medici: l'apertura dentro gli ospedali delle camere a pagamento!?! Passiamo ad un'altra struttura il pronto soccorso centrale: qui vi è una stanza adibita al pronto soccorso cardiologico che da parecchi anni è inutilizzata. Oltre a 4 letti, ai monitor, ad altri apparecchi di alta specializzazione e costosissimi... non c'è altro... i malati che arrivano al pronto soccorso coll'infarto, in coma ecc. devono aspettare di trovare un posto letto in terapia intensiva o al centro di rianimazione, con il rischio molto spesso di morire così senza aver ricevuto nessuna cura. Anche per questo la colpa è data alla carenza dei medici... quindi nonostante il brulicare delle cattedre, i reparti chiusi ed i medici a spasso... anche questa volta un servizio necessario ai malati viene soppresso con... naturalezza!!! Naturalmente non ci mettiamo a dire qui di tutti i bacarozzi, formiche, materassi rotti ed infetti, partorienti sulle barelle o 3 per letto, mura pericolanti, bagni intasati, vetri rotti, scarichi inesistenti, ecc. che sono il pane quotidiano di questo ospedale super igienico, ed andiamo avanti con il nostro racconto per toccare il problema assai grosso, quello dei tossicodipendenti. Su questo argomento c'è veramente molto da dire, prima di tutto Ranalli & C. ci stanno prendendo tutti in giro. Infatti il famoso ambulatorio del Policlinico che ora funzionerà pure 24 ore su 24, vista che è prevista l'assunzione di 19 medici (psicologi, tossicologi, generici) a "gettone", non funzionerà per i non ricoverati ma solo per dare la terapia a quelli che stanno dentro i padiglioni. Quindi altro che potenziamento di ambulatori e di day hospital che sventola Ranalli ai 4 venti, Cancrini (assessore alla cultura) è stato molto chiaro, l'indicazione della Regione è molto chiaramente questa insieme al potenziamento della polizia e delle guardie giurate dentro l'ospedale per salvaguardare noi lavoratori dai furti e dalle aggressioni (fissi all'ambulatorio ci sono 1 guardia giurata, 1 vigilantes, 2 poliziotti dentro e due fuori!!). Bello schifo diciamo noi, queste proposte non fanno altro che alimentare il qualunquismo dei lavoratori che credono di poter delegare la risoluzione del problema droga allo Stato, che poi, guarda caso, è quello che l'ha creato e lo sta alimentando!!! Intanto mentre tutti fanno finta di essere occupatissimi a risolvere il problema (vedi il fonogramma della direzione alle cliniche che continuano indisturbate a fare i loro porci comodi non ricoverando i tossicodipendenti, con la banale e assai assurda scusa di non avere posti letto?!!) questa è la situazione attuale dei tossicodipendenti: ammucchiamento nell'accettazione, poi passaggio ai padiglioni, visite all'ambulatorio e ricoveri che durano dai 2 ai 3 mesi a meno che non vengano trasferiti in carcere per qualche furto o rissa sventata dalla solerte presenza dei PS fissi dentro l'ospedale!!! Quando il tossicomane viene ricoverato gli si chiede a lui quanta "roba" si faceva e da questo si parte per la terapia. Dell'analisi degli oppiacei nelle urine se ne è tanto parlato, ma ancora non se n'è fatto niente! Addirittura in un recente studio del prof. Mastantuono, direttore del S. Camillo, viene riportato con dati alla mano che il Metadone ed il Physeptone sono piu novici dell'eroina e che inducono ad una dipendenza fisica ancora maggiore, ciò nonostante noi lo diamo tranquillamente ed anzi basta un pò di "nervosismo" del paziente per trasformare la terapia scalare in un aumento vertiginoso di fiale di Valium, di pasticche di Ipotensium, di gocce di Serenase e naturalmente di altro Physeptone o Metadone!!! Noi dentro l'ospedale siamo diventati gli "spacciatori legalizzati" e per di più il ricovero dei tossicodìpendenti e la volontà di considerarli "malati" aumenta la loro dipendenza psicologica, il loro atteggiamento megalomane, il loro vittimismo, la loro debolezza rendendoli sempre più schiavi e incapaci di reagire a questo schifo di dipendenza. Al contrario la militarizzazione dell'ospedale li rende sempre più prepotenti e strafottenti pronti a rischiare (come è successo al IV padiglione) un arresto per dire in faccia a due carabinieri cosa ne pensano di loro!!! E' veramente una babilonia e ogni giorno ce n'è una nuova: quando ci si ritrova con tutti i letti dell'accettazione uomini nell'androne dell'ospedale perché i tossicodipendenti giustamente, preoccupati di prendersi il tifo, hanno pensato di far da soli la pulizia dei corridoi dove sono ospitati; quando bisogna sopportare che la polizia vada a "chiedere informazioni" a casa di una infermiera, colpevole di aver parlato con un tossicodipendente piantonato che è riuscito a scappare; quando si deve litigare perché il medico di guardia del giorno prima... o gli infermieri del turno precedente... ha somministrato una razione doppia di Physeptone e la pretendono anche dagli altri; quando un tossicodipendente che vuole smettere di prendere il Metadone, non lo può fare perché l'ambulatorio ha deciso quella terapia; quando... e nessuno che riesce a capire i tossicodipendenti non sono assolutamente malati! ma risentono psicologicamente dello schifo di società che li rifiuta e gli rende impossibile la vita, permettendogli solo di scegliere di diventare tali ma mai di riuscire a smettere.


 

 

 

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