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Speciale.

Mentire, rassicurare,

ingannare, tranqullizzare, nucleare.

 

Venezia, fondazione Cini; personalità dell'industria, della politica, scienziati e poi la claque, ma, sia ben chiaro, tutta di un certo livello: circa 700 funzionari Enel e Cnen ben contenti di applaudire i loro dirigenti che dal palco spiegano quanto sta bello vivere con l'atomo. Molto lusso, ma anche molta prudenza: carabinieri, Digos con metaldetectors, mitragliette, tutto per il lancio promozionale del nucleare in Italia. Questa la cornice in cui si è svolta la Conferenza Nazionale sulla Sicurezza Nucleare, nei giorni 25, 26, e 27 gennaio. La festa però non è riuscita troppo bene: pur nella rigorosa selezione degli invitati fatta dai ministri Bisaglia e Andreatta, non si è riusciti egualmente ad ottenere quella unanimità che i promotori della manifestazione si auguravano. Il fatto è che, anche il più convinto sostenitore del nucleare, non se la sente, e a Venezia se ne è avuta la riprova, di esprimere il suo assenso senza condirlo con tutta una serie di se e di ma che, alla fine, caratterizzano l'intervento più in modo negativo che positivo. La stampa è stata lo specchio abbastanza fedele di questa situazione: persino l'Unità ha dovuto esprimere più dubbi che certezze. In definitiva se questo doveva essere il lancio pubblicitario dell'energia nucleare, ha fallito lo scopo. Intendiamoci, noi qui non diciamo che, visto il fallimento della conferenza, il governo ed il Pci rinunceranno a dare il via al Piano Nucleare Italiano, tuttaltro, l'intenzione è che Venezia o non Venezia il Piano parta al più presto, l'unica cosa sulla quale c'è ancora da concordare è il numero delle centrali di partenza, poi il resto - localizzazione dei siti e così via - seguirà. Scusa, ma io credo che prima di entrare nel merito delle posizioni dei partiti del governo e dei sindacati convenga dare ai compagni che ci ascoltano delle altre informazioni sul lavoro preparatorio della conferenza di Venezia a partire dalla commissione consultiva sulla sicurezza nucleare che ha prodotto quello che avrebbe dovuto essere il cardine della conferenza: il rapporto Salvetti. E' un cardine che un altro pò gli faceva crollare addosso la porta. Certo, e infatti che tutta questa storia fosse partita con il piede sbagliato si capisce proprio da lì. Le prime pagine del rapporto Salvetti sono dedicate ad una storia assai intricata di membri della commissione che non hanno mai partecipato ai lavori, di altri che hanno avuto la nomina ma il cui nome non è mai apparso sulla Gazzetta Ufficiale e così via. Comunque come Dio (o forse Bisaglia) ha voluto, la commissione si è insediata. Si è trattato in realtà di una commissione sui generis in quanto composta in larga maggioranza da funzionari Enel, Cnen e dell'industria nucleare. Si è per così dire, esteso alla commissione, il criterio che sovrintende al funzionamento del Cnen: la mano destra promuove e la sinistra controlla. In sostanza si sono chiamati ad esprimere un giudizio sul loro stesso operato proprio quelli che promuovono, costruiscono o gestiscono gli impianti nucleari. Tuttavia, pur con una composizione così casareccia, la commissione non è riuscita ad approvare all'unanimità il documento finale: esiste infatti anche un documento di minoranza prodotto dai professori Mussa Ivaldi e Nebbia che critica molto pesantemente l'elaborato della Commissione. Vediamo in dettaglio quali erano le domande poste dal governo e quali sono state le risposte date. La prima domanda era se le centrali nuove o in costruzione vale a dire Caorso e Montalto sono adeguate ai migliori standards internazionali. La risposta del rapporto Salvetti è stata che la localizzazione, la progettazione, la costruzione e l'esercizio di queste centrali sono allineate ai migliori standards internazionali adottati per le centrali della stessa generazione. La seconda domanda diceva: i reattori più vecchi (Latina, Trino e Garigliano) sono adeguati ai migliori standards internazionali? Di nuovo la risposta è stata che lo erano quando sono stati costruiti e che poi ci sono stati continui aggiornamenti. La commissione ha poi dato atto che ci sono state delle "discontinuità" di funzionamento, però sostiene che la natura degli inconvenienti principali appare strettamente legata al carattere di prototipo di queste centrali, per cui la loro entità non appare difforme dalla media delle centrali della stessa generazione. Il terzo quesito chiedeva se le centrali esistenti danno garanzie di non presentare pericolo per i lavoratori e la popolazione per le dosi di radioattività che vengono emesse in condizioni di funzionamento normale. Anche in questo caso, dopo aver esaminato i metodi di controllo sugli effluenti e quelli di sorveglianza della radioattività ambientale intorno alle centrali italiane, la Commissione ha ritenuto che gli standards fossero adeguati e soddisfacenti. Al quarto punto si chiedeva se i piani di emergenza fossero adeguati o meno. La commissione ha risposto che i "presupposti tecnici" delle pianificazioni di emergenza appaiono adeguati alle esigenze di sicurezza e di salvaguardia delle popolazioni. Si badi bene come funziona qui la cosa: la commissione vuole chiaramente dare una risposta positiva a tutti i quesiti e in questo caso allora che fa? dice che i "presupposti tecnici" dei piani di emergenza, e non i piani di emergenza, vanno bene! Veramente da imbecilli: l'unico requisito reale che deve avere un piano di emergenza è quello di poter essere messo in pratica, non ha nessun interesse che il piano di emergenza di Caorso preveda, tanto per parlare, l'evacuazione di Milano o dell'intera Italia settentrionale se nella pratica non sono in grado neppure di sgombrare la casa colonica che si trova proprio a ridosso della centrale. La commissione stessa deve confessare il suo funambolismo quando riconosce che i piani di sicurezza disposti non appaiono idonei a conseguire appieno le proprie finalità e vanno quindi revisionati e aggiornati. Infine si chiedeva se ci fossero problemi rispetto al ciclo del combustibile ed anche qui la commissione ha risposto: "no problem"! le modalità del trasporto e le operazioni sul combustibile appaiono adeguate agli standard internazionali. Scusa ma prima che prosegui volevo leggere un pezzetto di un articolo di Cini sul Manifesto che mette bene in luce come anche all'interno della commissione il ruolo dei commissari del Pci sia stato quello di cani da guardia, della Dc. Dice Cini che i commissari del Pci non hanno risparmiato gli sforzi per dalle pagine del rapporto Salvetti: "...ogni sfumatura che potesse generare nelle menti degli ignari cittadini il dubbio che, in tema di sicurezza delle centrali, c'è ancora qualcosa da fare. Qualcuno, ad esempio, ha fatto scomparire, dal primitivo testo della relazione di maggioranza, la frase: "In particolare, è il caso di sottolineare che, per alcune questioni (ciclo del combustibile, scorie e strutture collaterali) i lavori della Commissione sono rimasti a uno stato embrionale e richiederebbero ulteriore approfondimento". Qualcun altro - sembra sia un noto fisico ex-senatore - ha proposto di epurare la Commissione tecnica del Cnen per eliminare quei membri che "rivelano un eccesso di cautela a tutela delle proprie responsabilità morali"". Non è che mi meravigli, perché lo so benissimo che questi dovunque stanno svolgono sempre lo stesso ruolo. Comunque andiamo avanti. Mussa Ivaldi e Nebbia hanno presentato una relazione di minoranza che pur nella fretta riesce a riportare nel dibattito un elemento essenziale: il "Rapporto Kemeny". Cioè la relazione di minoranza in pratica non fa altro che mettere in evidenza che tutte quelle cose che rapporto Salvetti dà per scontate ed acquisite negli altri paesi sono tutte rimesse in discussione. Anche la parte "tecnica" del dibattito veneziano è stata in realtà un dialogo tra sordi: da una parte tutti coloro per i quali "tutto va bene, non è successo nulla" dall'altra i portavoce del dibattito internazionale, del rapporto Kemeny, di Three Mile Island. Quello che si può osservare è che questa conferenza rispetto al periodo scelto per il suo svolgimento è stata iellata in un modo incredibile. Era stata convocata a metà dicembre e si è dovuto rimandarla in fretta e furia per non farla ricadere troppo a ridosso del rapporto Kemeny, quando è stato reso noto il rapporto Salvetti i giornali hanno dato notizia di un rapporto riservato fatto da un dirigente del Cnen, Polvani, che offre degli incidenti nucleari un quadro molto meno idilliaco ma assai più realistico che non il rapporto Salvetti; infine proprio mentre la conferenza di Venezia era in corso è stato reso noto negli Stati Uniti un rapporto commissionato dalla Nrc dopo Three Mile Island al professor Ragovin che ha decisamente affondato il rapporto Salvetti. Secondo Ragovin ad esempio le centrali nucleari non andrebbero costruite a meno di sedici chilometri da centri abitati. Questa raccomandazione trasferita in Italia farebbe chiudere Caorso, Montalto e le altre centrali in servizio e renderebbe quasi impossibile nuove localizzazioni. Un'ultima considerazione è che anche il fronte filonucleare è diviso: ad esempio Venezia ha riportato a galla il conflitto di competenze tra Cnen e Istituto Superiore di Sanità che l'ex-ministro Prodi aveva cercato di risolvere assegnando al Cnen le competenze del Istituto Superiore di Sanità in tema di protezione sanitaria. A conferenza finita in questa polemica si è infilato anche il ministro della sanità Altissimo dicendo il tema della sicurezza nucleare in quanto protezione sanitaria della popolazione non è di competenza nè del ministero dell'industria, nè di quello del bilancio, promotori di Venezia ma del suo, quello della sanità. Comunque questo ci porta al quadro politico che si è delineato a Venezia e sul quale interviene un altro compagno. Se uno volesse trarre una qualche conclusione da Venezia si potrebbe dire che la scelta nucleare non viene assolutamente fatta sulla base di ragioni "tecniche" ma solo per motivi economico-politici, infatti le argomentazioni tecnico-scientifiche sono tutte contro la scelta nucleare. Dal punto di vista dello schieramento politico invece ci sono varie osservazioni da fare. Tra i partiti dell'area governativa il PSI è per la moratoria, la DC è divisa tra gli accordi internazionali con gli Stati Uniti e le esigenze dell'industria di Stato (Finmeccanica) e le esigenze elettorali della periferia del partito che è praticamente tutta contro il nucleare, ed infine c'è il Pci che dopo le timide aperture di natura elettorale che mostravano riserve sul nucleare è ritornato decisamente pro nucleare e questo si deduce dal ruolo avuto dai suoi commissari in commissione, dagli interventi ufficiali dei rappresentanti del partito, e da quelli dei sindacalisti Pci-Cgil. Certo i piccisti non dicono mai "sono a favore" e basta, dicono invece "siamo favorevoli solo a precise condizioni". Ormai comunque alle precise condizioni del Pci non ci crede più nessuno, anche in questo caso cosa dicono? dicono "vogliamo una scelta reversibile", quando tutti sanno che la scelta nucleare per tutti i problemi che comporta è definitiva e irreversibile, e poi dicono di volere "solo" 2 centrali da 2000 mega Watt oltre Caorso e Montalto ("una scelta limitata", dicono) contro le 4 del governo, quando è evidente che una volta che la strada è aperta è solo questione di tempo aumentare il numero delle centrali. Al di là di queste considerazioni comunque quello che emerge è che tutti i partiti sentono quello nucleare come un terreno estremamente infido e hanno il terrore di rimanerne troppo invischiati. Non hanno tutti i torti. Ciò che li preoccupa secondo me sono, più che Benvenuto o la Flm o gli antinucleari ufficiali come Mattioli, Capanna e Signorino, i duemila e più che il 26 hanno fatto una manifestazione a Venezia, praticamente senza alcuna preparazione in modo spontaneo, che decisamente riscuotono la simpatia della gente e che il terrorismo non consente ancora di demonizzare. Per chiudere questa carrellata su Venezia parliamo un attimo del movimento. Il movimento antinucleare soffre della situazione generale che esiste nel paese e pertanto riaffiora solo in modo episodico senza esprimere quella continuità che c'era qualche anno fa, molti comitati locali sono da molto in uno stato di latitanza, però è anche vero che anche il fronte nucleare è dall'epoca di Montalto in uno stato di latitanza e che la unica sortita effettuata in questi mesi (quella del Molise) si è conclusa con un dietrofront. Se dobbiamo fare previsioni per il futuro basandoci sul passato dovremmo dire che non appena verranno localizzati i siti riassisteremo a mobilitazioni locali. In realtà il governo per ridurre l'ostilità delle popolazioni alle centrali nucleari ha introdotto un nuovo elemento: la corruzione. Non che la corruzione sia una novità per i governi democristiani solo che questa volta la bustarella viene data ai comuni, in altre parole vengono molto estesi gli indennizzi, e alla gente vengono concesse tutta una serie di facilitazioni sulle tariffe Enel. Andrà quindi verificato se le popolazioni saranno disposte a vendere la propria salute. Dunque stavamo parlando della possibilità di ripresa delle lotte sui siti e dicevamo che salvo sorprese la mobilitazione dovrebbe svilupparsi di nuovo su scala locale, il problema serio rimane come al solito la generalizzazione su scala nazionale in un momento indubbiamente di difficoltà per il movimento. I radicali per creare un movimento di opinione e livello nazionale ripropongono il referendum sulla legge 393 che regola la scelta dei siti. Noi abbiamo in passato espresso una posizione nettamente contraria al referendum, perché siamo contro la delega, perché ritenevamo che una possibile sconfitta al referendum potesse rappresentare una forma di legittimazione per lo sviluppo del nucleare e soprattutto perché la fase del movimento era tale che la proposta di referendum era più un ostacolo che un aiuto. Oggi la situazione è però cambiata molti giudizi netti che davamo su questo tema vanno rivisti e confrontati con la fase che stiamo attraversando; pertanto noi, in questo momento, la cosa che possiamo fare è proporre una apertura di dibattito al movimento perché si esprima su questa iniziativa dei radicali senza alcuna pregiudiziale e nessun preconcetto. Un'ultima cosa che vogliamo dire, prima di finire, è che per l'ultimo sabato di aprile di quest'anno si ripeteranno le manifestazioni in tutto il mondo contro l'energia nucleare. Noi parteciperemo alla organizzazione di questa giornata che, siamo convinti, può diventare la migliore risposta del movimento alla Kermesse nucleare di Venezia.

 

 


Pronto,

sono un Fabio qualsiasi...

...non finirà

con l'antinucleare come col '68?

 

Vorrei porvi una domanda, che forse non avrà risposta, ma non importa, l'importante è che il problema sia posto. Ecco la domanda... Ma, ora che ci penso, non vi ho detto il mio nome. Ma è poi così importante? Mettiamo che io sia Fabio, un Fabio qualsiasi, intricato nel seguente quesito: non finirà con l'antinucleare come col '68? Io non sono nè Scalfari nè Bocca, così mi ci vorranno ancora molti anni, prima di sentirmi tranquillo a dire d'aver capito il '68, e saperlo spiegare. Ma un giudizio che, provvisoriamente, e con coscienza d'essere riduttivo, mi pare si possa dare, è questo: il '68 è stato il più fantastico sogno della democrazia. In fondo, cosa dovrebbe essere la democrazia? Il libero gioco - non vi pare? - della storia e della ragione. Cacciari... Conoscete Cacciari, vero?, il deputato che vota le leggi speciali continuando a sentirsi rivoluzionario. Ebbene Cacciari ha detto a Lietta Tornabuoni, come meglio non si poteva, cosa sarebbe la vera democrazia. "Un'idea si afferma, dice Cacciari, diventa istituzione, nell'istituzionalizzazione si deteriora e invecchia, entra in conflitto con una nuova idea, cade in crisi, soccombe all'idea nuova: l'idea nuova si afferma, diventa istituzione, eccetera, il ciclo ricomincia". Questo - anche se Cacciari non lo dice - nell'empireo della teologia laica, ché, in questa terra senza Dio, mai nessuno ha visto che quella che Cacciari chiama l'idea, e che è in realtà l'ideologia della classe dominante, si lasci sbatter fuori, senza che scatti la repressiene "barbarica", e magari la guerra civile, come avvenne in Francia nel settecento, e in Russia nei primi venti anni del secolo. Qual è stato il sogno, la follia del '68? Credere di poter mettere l'idea della liberazione al posto di quella del dominio, semplicemente dando fiato alla ragione e alla fantasia, e facendo un pò di casino. La prima "concreta" risposta è venuta con piazza Fontana e il "suicidio" di Pinelli. In America del Sud c'è stato il Cile di Pinochet. In Germania Baader s'è tolto la vita sparandosi alla nuca. E ora siamo ormai a questo, che l'ergastolo si può infliggerlo senza neppure la necessità d'una condanna: bastano incriminazioni che richiedano decenni di indagini. Discorso a ruota libera il mio, ma che spero dia l'idea di quello che voglio dire. Un'esperienza tuttavia (parlo del '68) che non tutti hanno capito, come si vede con i socialproletari che a Milano, al loro congresso nazionale dei primi giorni di febbraio, hanno detto di vedere "tanto spazio alla sinistra del Pci", dove in realtà non c'è altro, ormai, che prigioni tipo l'Asinara, e magistrati inquisiti per Onda Rossa. E veniamo al nucleare. Nel numero del 20 dicembre '79 di "Nature" c'è un articolo. Il nucleare, dice l'articolo, minaccia la democrazia. E ciò non solo per via della militarizzazione e del controllo, imposti in intere regioni, per impedire furti e sabotaggi, per non parlare del pericolo che il terrorismo compia il "salto di qualità" paventato, e cioè la nuclearizzazione del proprio armamento. La minaccia alla democrazia (sempre in relazione al nucleare) viene anche da altro. Viene dal fatto che nei paesi a "socialismo realizzato", il nucleare è indicato come la fonte più sicura, più pulita d'energia, e per chi non ci crede la prospettiva è di finire in qualche Asinara sovietica. Questo che vuol dire? Chi in Occidente - questo vuol dire - si oppone al nucleare, può essere accusato di "fare il gioco di Mosca", e dei presunti terroristi al suo servizio. Pensate che occasione per un Pecchioli o un Trombadori. O l'uno o l'altro, o tutt'e due - quando il Pci, dopo che avrà rinnegato il suo passato fino a Gramsci incluso, e sarà perciò cooptato al governo - s'accorgeranno che, fra gli antinucleari, possono anche annoverarsi delle "anime belle": in realtà però i loro leaders fanno il gioco di Mcsca, cercando di mettere in difficoltà l'Occidente sul terreno più nevralgico, quello energetico. Chi mi dice che fra qualche anno non avremo un 7 aprile a carico dei "caporioni" di quello che il professor Nebbia definisce pudicamente il dissenso nucleare, e che sarà invece chiamato sabotaggio contro le strutture produttive occidentali? Può darsi che, visto cos'hanno fatto del '68, abbia io pure la mia sindrome, quella del gulag planetario. Un test sarà il comportamento di Schmidt. Lo sapete, no?, che rischia di perdere il cancellierato per via degli antinucleari, che, presentandosi in autunno, alle elezioni nella Repubblica Federale, nelle liste verdi, potrebbero bloccare i liberali al di sotto del 5 per cento, sbarrando loro la strada del parlamento, per cui la socialdemocrazia non disporrebbe più della necessaria maggioranza per governare. Cosa farà Schmidt? Accetterà con fair play questa minaccia, o troverà il modo di liquidare i verdi come nemici della patria, e non solo della patria, ma anche del benessere, folli utopisti, che vogliono la gente al buio e al freddo, e senza lavoro? Non vorrei passare per disfattista. Ma mi dà inquietudine, dopo aver visto piazza Fontana e tutto il resto, un movimento come quello antinucleare in un mondo che si va sempre più militarizzando, erodendo ogni spazio alla mediazione. Nel '68 un pò di democrazia, dopo tutto, esisteva. Oggi ci sono carceri e leggi speciali, rastrellamenti in fabbrica, nei caseggiati, nei quartieri. Con la prospettiva che domani, continuando cosi, l'Europa occidentale sia nient' altro che un avamposto nucleare americano, dove anche il platonismo di Cacciari sia incriminabile per insurrezione armata contro lo stato. Chissà che non sia la mia nevrosi, che mi fa vedere così nero. Il problema comunque penso che si ponga, il problema di una strategia operativa antinucleare. Mattioli, per fare il primo nome che mi viene in mente, cosa farà quando il battibecco con Corbellini sarà esaurito, e le progettate centrali, nei siti stabiliti, saranno costruite, a costo di porre intere regioni in stato d'assedio? Naturalmente nessuno più contento di me, se mi si dimostrerà che mai le lotte antinucleari saranno criminalizzate, che mai costruiranno per noi altri carceri speciali, per levar di mezzo coloro che fanno il gioco di Mosca. Ma se la prospettiva più probabile per l'antinucleare fosse la ripetizione del '68, ebbene allora dovremmo anche noi "dialogare" col Pci, per modo che le centrali si facciano col sacrificio della vita del minor numero possibile di persone. Nostro interlocutore privilegiato, in tal caso, diventerebbe Ippolito, col quale potremmo programmare le catastrofi "tollerabili", quelle che, tutto sommato, segnano, anche se cruentemente, il cammino del progresso.

Ho finito. Grazie.

 

 

Il governo d'accordo con il Pci e il sindacato però ai proletari le tariffe le aumenta proprio per costruirle queste centrali. Hai ragione una fetta degli aumenti delle tariffe Enel andrà proprio a finanziare il piano nucleare. Ma non si tratta solo di questo la sparizione della fascia sociale è una manovra che va vista insieme al tentativo di far uscire dal paniere della contingenza i prodotti petroliferi e di assoggettare il prezzo della benzina alle leggi del libero mercato. La tendenza del capitale è quella di far pagare sempre di più l'energia quale che sia la sua forma e soprattutto aumentare moltissimo il costo di tutte le quote di energia che non è direttamente destinata a fini produttivi e questo vuol dire che ancora una volta i proletari sono costretti a pagare al posto dei padroni. E anche per questo che noi stavamo finendo il nostro discorso su Venezia proprio parlando del movimento e di come estendere sempre di più le lotte, sei d'accordo?


 

 

 

 

 

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