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Così sui giornali.
Sigillata Onda Rossa, in galera sei collaboratori.
Cosa hanno scritto gli altri, Cosa diciamo noi
Gravissimo attentato avvenuto questa mattina nel quartiere San Lorenzo: assassinata la libertà di informazione; arrestati 4 compagni altri due risultano latitanti. Alle 6,30 di questa mattina un commando composto da alcune decine di agenti della Digos coordinati dal Dott. Spinella, ha fatto irruzione nell'appartamento sito in Via dei Volsci n. 56, sede dell'emittente privata Radio Onda Rossa, mentre tutta la zona veniva circondata da centinaia di poliziotti in assetto di guerra. Due giovani compagni che coprivano il turno di notte sono stati dapprima identificati e perquisiti e poi tradotti, per interrogatori, nella sede della Questura centrale. Alcuni "tecnici-tutori" provvedevano all'esecuzione materiale del sequestro recidendo e asportando le corde vocali della radio (mixer) e chiudendo con appositi arnesi (sigilli) il trasmettitore. Contemporaneamente in diversi quartieri di Roma altri poliziotti perquisivano 6 appartamenti arrestando 3 compagni: Osvaldo Miniero, lavoratore del Cnen; Giorgio Trentin lavoratore dello spettacolo e Vincenzo Miliucci lavoratore dell'Enel. Di Riccardo Tavani e Giorgio Ferrari entrambi lavoratori dell'Enel nessuna traccia; mentre di Claudio Rotondi, anch'esso lavoratore dell'Enel, vale la pena di riferire la tecnica del sequestro avvenuto al tribunale di Chieti. Oggi infatti si svolgeva la quarta udienza del processo ai compagni del Policlinico ed anche questa volta un pullman di lavoratori era partito da Roma alle 4 del mattino alla volta di Chieti. Qui giunto, senza blocchi né perquisizioni (??) ha lasciato i compagni davanti al tribunale: solito scenario e solita trafila, ma all'atto della fotocopiatura di ciascun documento, un poliziotto in borghese contesta a Claudio la validità del suo documento e benchè fosse la quarta volta che veniva fotocopiato, lo si invita a seguirlo in questura per... accertamenti. Due ore dopo la notizia del sequestro verrà ufficializzata da una telefonata. Allo stato attuale delle indagini i compagni su cui è stato spiccato mandato di cattura, oltre al direttore responsabile e al proprietario della testata risultano essere collaboratori occasionali di Radio Onda Rossa, tutti conosciuti nei loro posti di lavoro per l'impegno costante che hanno dimostrato nel portare avanti gli interessi dei lavoratori.
Una cronaca troppo poco attendibile.
Quella sera che si decise
di occupare l'ambasciata americana a Teheran
Quando la figura imponente di Vincenzo varcò la soglia del covo la fioca luce delle lampadine antintercettamento proiettò la lugubre ombra sui muri tappezzati da manifesti ingialliti. Vincenzo M. Nessuno, al di fuori dei fedelissimi, conosceva il suo cognome, e nessuno avrebbe potuto dire con certezza che Vincenzo fosse realmente il suo nome di battesimo (ammesso che fosse stato battezzato), e non piuttosto un nome di battaglia. Il ciuffo di capelli corvini che ingombrava la fronte dava al suo sguardo un'espressione ancor più torva, al suo volto piagato dall'odio la barba ben curata faceva da cinica cornice. Aveva tre anni, quando uccise suo padre. Fu una disgrazia. Il colpo partì mentre giocavano con una vecchia pistola calibro 45, carica. A sei anni uccise ancora. Per una decina di figurine aprì il ventre di un suo coetaneo con un temperino trovato nell'uovo di pasqua. Quella sera entrò nella stanza del mixer senza salutare nessuno, come suo costume. Un cenno brusco, ed una piccola processione lo seguì docile nella stanza accanto dove, per maggior sicurezza, si teneva accesa solo una candela, ben distante dalla finestra che affacciava su quella dannata strada. L'arancio della candela scorreva sui ceffi dei convenuti: intorno a Vincenzo, tre persone. Alla sua destra, con una nazionale senza filtro penzolante all'angolo della bocca, un certo Osvaldo. Costui si era fatto le ossa alla scuola di Feltrinelli, diventando uno specialista nell'uso delle sofisticate tecniche della istigazione a delinquere: esperto in plagio, era conosciuto nell'ambiente come "the voice". Era un fedele esecutore. Gli altri personaggi presenti nella stanza avevano decisamente una levatura minore. La cosa che più colpiva di Giorgio T. era quell'aria persa da intellettuale che, accompagnata dall'accento vagamente padovano dava un non so che di nobile alla sua figura. In realtà gli schedari delle questure di tutta Italia erano stracolmi di procedimenti a suo carico. Piccole truffe, assegni a vuoto, cambiali mai pagate. Ma la sua specialità era il cinema. In gioventù aveva prodotto, o diretto (questo non si è mai saputo) film dai contenuti prevalentemente scabrosi, poco apprezzati persino nelle sale di terz'ordine. Questo era il motivo per cui lo chiamavano "il regista". Vincenzo gli aveva affidato il compito di dirigere la radio, perchè era l'unico in possesso di una tessera da pubblicista, faticosamente conquistata dopo mesi di appostamenti sotto la casa dell'amante del presidente dell'ordine dei giornalisti. Claudio era, all'onor delle cronache, il più conosciuto dei quattro. Le sue fotografie, pubblicate sui testi scientifici, erano servite da utile supporto didattico a più d'uno studente di criminologia nell'affrontare le teorie di Lombroso-Mancini. Suo fratello Paolo erano riusciti ad incastrarlo con la storia delle tasse, come Al Capone, e ora prendeva il sole del Tirreno all'Isola del Giglio. Suo figlio, a 17 anni, era esperto in sevizie. "Bisogna che accada domani" urlò silenziosamente Vincenzo all'indirizzo degli altri tre. "Ma... ma è impossibile!" obiettò Osvaldo. "Eh, già, nessuno è stato avvertito" si fece avanti il regista. "E la radio?! E la radio secondo voi a cosa serve? Ah, già, ma voi credete che ci abbiano dato tutti quei soldi solo per farci giocare con i bottoni!!!" Vincenzo si stava adirando. I suoi repentini scatti di collera erano temuti da tutti i componenti dell'Organizzazione. Generalmente, il giorno dopo il malcapitato oggetto dell'ira veniva trovato sbudellato in qualche marrana della periferia. I casi venivano archiviati come "regolamento di conti". "Imbecille!! a cosa credi che serva la radio? O i soldi ce li hanno dati per farti giocare con i bottoni, o per farti fare il deficiente con le cronache del cinema?". Le cinque dita della mano destra di Osvaldo si stamparono sulla guancia sinistra del regista, che, capita l'antifona, preferì far buon viso a cattivo gioco, e porse l'altra guancia. "Ascoltatemi bene!" Vincenzo sembrava essersi calmato. "Domani, costi quel che costi, l'operazione deve iniziare. E' assolutamente necessario che l'ordine arrivi ai cugini. Servitevi della radio". Intimò. "Ma perché proprio domani e in quel modo?". "La decisione è stata presa ai vertici. Non è nostro compito discutere gli ordini. Dobbiamo solo eseguirli, o fare in modo che vengano eseguiti. Nello specifico, si tratta del secondo caso". Rispose seccamente Vincenzo. Osvaldo si alzò lentamente, con un sorriso sardonico sulle labbra. Entrò nello studio, posò mollemente il naso enorme sul microfono e, dopo una introduzione musicale rivoluzionaria, violentò gli ignari ascoltatori. Valanghe di infamie ideologiche, di feroci accuse e falsità premeditate uscirono dalla sua bocca, insieme ad un torrente di parole. Istigò ripetutamente, fece pubblica apologia dei più atroci delitti, incitò alla rivolta, all'eversione nonché al sovvertimento violento delle istituzioni democratiche; indicò una quarantina di obiettivi, additò alla "longa manus" della "giustizia proletaria" centinaia tra onesti cittadine, personalità politiche italiane e capi di stato stranieri. Chiuse la trasmissione leggendo con intonazione poetica passi scelti delle più truculente risoluzioni strategiche dei gruppi combattenti e dei più scellerati volantini di rivendicazione di crimini politici e comuni. Quando alzò l'enorme protuberanza umida dal microfono era stanco, ma soddisfatto. L 'ordine era partito. La puntina del pick-up del secondo piatto si abbassò lenta su una malinconica musica di morte. Il giorno dopo, alle 7,30 del mattino, gli studenti islamici irrompevano nell'ambasciata americana di Theran facendo più di 50 prigionieri. Una settimana dopo un commando di musulmani sciiti faceva strage di maomettani nella Moschea della Mecca. Di lì a poco, i soldati dell'Armata Rossa sarebbero entrati a Kabul, seminando di morti la loro strada.
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Un comunicato dei Comitati Autonomi Operai.
Non faremo
ai padroni e allo stato
il regalo di metterci in clandestinità
Con la chiusura di Radio Onda Rossa, l'arresto dei compagni Trentin, Miniero, Rotondi e Miliucci e l'emissione di altri tre mandati di cattura ai danni di altrettanti compagni, in troppi credono di aver quadrato il cerchio e di essersi tolti dallo stomaco la scomoda preoccupazione della Autonomia Operaia. Intanto vanno rilevati alcuni fatti: è la prima volta che lo Stato democratico arriva a costruire una associazione sovversiva intorno a reati così qualificati come l'istigazione all'odio di classe e l'istigazione a disobbedire alle leggi dello Stato, utilizzando le pubblicazioni di una testata giornalistica come è Radio Onda Rossa. Soprattutto è la prima volta che su queste basi vengono emessi a raffica dei mandati di cattura. Altrettanto sintomatico il fatto che l'operazione abbia avuto come premessa giuridica l'avocazione da parte della Procura di un procedimento precedentemente e a lungo gestito dal magistrato Armati, l'affidamento allo Ufficio Istruzione gestito da Gallucci e da questi, tramite De Nicola, a Priore. Sembrerebbe una farsa fascista in piena regola, ma così, ovviamente, non è. A tal proposito, è illuminante il fatto che il giudice istruttore Priore sia giunto a rifiutare agli avvocati perfino la visione dei mandati di cattura a 24 ore di distanza dall'esecuzione degli stessi. Non è un caso poi che gli interrogatori dei compagni siano stati fissati per il 25 e 26 prossimi. Il Pm di questa brillante operazione porta un nome illustre noto e qualificato: quel De Nicola già distintosi nel gennaio del '78 nei procedimenti di richiesta di confino ai danni di decine di compagni del Movimento alcuni dei quali sono oggi colpiti da mandato di cattura. De Nicola è vicino alle posizioni del Pci. I conti tornano ancora una volta: la Dc e il Pci marciano di conserva nel sistematico tentativo di scompaginare i momenti organizzati del movimento di lotta e soprattutto i punti di riferimento che possono rappresentare l'alternativa alla conservazione ultrarepressiva del comando padronale. Ci risulta che, dei tre mandati di cattura non eseguiti con questa operazione, uno di essi riguarda il compagno Angelo Brambilla Pisoni, militante di "Lotta Continua per il comunismo" di Milano; pur dando atto alla magistratura del massimo di follia, affermiamo con chiarezza che questo compagno nulla ha a che vedere con la gestione di Radio Onda Rossa. Gli altri due mandati riguardano i compagni Ferrari e Tavani, per quanto è dato di sapere. L'intera operazione costituisce, per il momento, l'ultimo episodio di un processo iniziato da tempo e che ha avuto nei successivi blitz del 7 aprile e del 21 dicembre, nei licenziamenti di 61 operai della Fiat politicamente attivi in fabbrica, nell'arresto dei compagni del Policlinico e la relativa richiesta di 10 anni di carcere avanzata dal Tribunale, speciale o borbonico insieme, di Chieti, nell'attacco spudorato a 6 magistrati democratici, le sue espressioni più eclatanti. Essa chiarisce perfettamente bene che, democraticamente parlando, un regime dominato da una legislazione speciale totalizzante e universalemte repressiva può tranquillamente convivere con la partecipazione sempre più organica di partiti come il Pci e il Psi e dei sindacati alla gestione della dittatura capitalistica. Abbiamo sempre ribadito che ai proletari e a noi la clandestinità non piace e che non offriremo comunque questo regalo ai padroni e al loro stato; oggi, di fronte a questa sbracata operazione, non solo riconfermiamo questa linea di condotta, ma valutiamo che la partita non è affatto conclusa, che anzi, esistono le condizioni per un'ampia mobilitazione di tutti i settori del fronte di classe. Ciò non solo contro le leggi speciali e contro la repressione, ma, proprio a partire da quegli incontenibili bisogni proletari colpiti oggi dal terrorismo economico e sociale, contro quel governo Kossiga che ne è il più esemplificativo agente.
Nella rubrica di Onda Rossa
il numero del "telefono rosso" di Carter?
Kossiga torna dagli Stati Uniti dove si era recato con i "compiti fatti" come un bravo scolaretto: OK per i missili, OK per il piccì, OK per i licenziamenti, per le leggi speciali e la "fiducia tecnica... OK per un "sacco" di cose tutte OK! Ma qualcosa non ha funzionato; forse l'interprete di Kossiga, forse quello di Carter... o forse più semplicemente Carter è "duro" solo di comprendonio: insomma tra le tante "gaffes" di questo presidente strampalato, il suo chiodo fisso per "i diritti umani" ha fatto un brutto scherzo al governo italiano. Probabilmente Carter non ha capito quanto Kossiga andava dicendo sulla necessità di "nuove" leggi che andassero a sostituire il codice fascista Rocco e andassero a "migliorare" la legge Reale: nuove leggi che avendo il voto favorevole del piccì non potevano che considerarsi più democratiche" e comunque meno imbarazzanti per coloro che le devono applicare nello stato "democratico vigente". Carter dunque ha probabilmente creduto di far cosa gradita al governo italiano nel criticare gli attuali abusi in base a queste leggi; sicuro, così facendo, di appoggiare le "nuove" iniziative che stavano per andare in porto e che Kossiga si sarà impegnato non poco per descriverle come senz'altro più democratiche e più attinenti allo stato democratico "vigente"... comunque senz'altro non più leggi fasciste! Si verifica così un cortocircuito di notizie. Carter lamenta la mancanza di senso dell'umorismo della nostra classe governante e difende il diritto di quei "pazzerelloni" del Male a fare della satira politica, difendendo così anche il diritto di chi pensa di cavarsela con una risata e così, nello stesso giorno, sullo stesso giornale (uno a caso... "La Repubblica" del 7/2), troviamo contemporaneamente queste due "notizie":
"...una nuova e più grave accusa è stata contestata dal giudice istruttore Rosario Priore ai dirigenti di Onda Rossa già colpiti da mandato di cattura. Ai sette imputati, di cui quattro arrestati e tre latitanti, il magistrato ha fatto notificare un nuovo provvedimento: il reato contestato è quello previsto dall'art. 303 del C.P., cioè la Pubblica istigazione che prevede da 3 a 12 anni di reclusione. Nel mandato precedente il giudice istruttore aveva ravvisato i reati di Propaganda e apologia sovversiva e antinazionale (pena da 1 a 5 anni) e Istigazione a disobbedire alle leggi (pena da sei mesi a 5 anni)".
Poco più oltre, nell'articolo dal titolo "Ecco cosa pensa Carter delle libertà in Italia", che riporta,testualmente le dichiarazioni del presidente Usa, si legge tra l'altro:
"... il cosiddetto codice Rocco (...), entrato in funzione durante l'era fascista (...) resta alla base della legge penale italiana e autorizza alcune restrizioni delle libertà civili. Per esempio esso proibisce per legge la diffamazione delle istituzioni statali e di governo, come delle autorità straniere ed ecclesiastiche".
Dunque persino per il presidente Usa (paese a cui i maggiori giornali della borghesia italiana fanno continuo riferimento come "modello" da imitare) considera che "la diffamazione delle istituzioni statali e di governo, come delle autorità straniere ed ecclesiastiche" siano fatti che attengono all'ambito della libera espressione delle proprie opinioni, e che le leggi o i provvedimenti che tendono comunque a limitarla sono da considerare un "restringimento delle libertà civili". Il che è, ne più ne meno, quanto sostenuto dal gruppo radicale alla camera che per questa sola affermazione si è visto accollare l'appellativo di "fascista" o di "fiancheggiatore dei terroristi" o di terrorista esso stesso... comunque di sabotatore del democratico funzionamento del parlamento! Lotta Continua (7/2 pag. 3) arriva a commentare che ciò fa di Carter, paradossalmente, "il 19simo deputato, honoris causa, dell'odiatissimo partito radicale"! Noi non arriviamo a tanto, ma è certo che non ci sarebbe da meravigliarsi se l'Unità se ne uscisse domani identificando nell'amministrazione Carter uno di quei fantomatici "santuari" dell'eversione dell'ordine democratico. Che nella rubrica di "onda rossa" ci fosse addirittura il numero del "telefono rosso" di Carter?!
Pronto, sono in onda?...
Vorrei parlare di Giorgio Trentin.
Ti abbiamo conosciuto come una voce che con tono pacato saluta "compagni ed amici", ma soprattutto i "compagni in galera, quelli latitanti e al confino... e i DIVERSI". Molti si chiedevano cosa significasse, per chi lotta per una società di eguali, salutare i "diversi". Per la maggior parte sembrava semplicemente incredibile che da una radio si iniziasse finalmente a sentire voci che parlassero "da compagno a compagno", che si rivolgessero a tutti gli oppressi. Per molti di noi questa breve "formuletta" ha assunto il significato quasi "magico" di un grido di liberazione. Ti abbiamo conosciuto come quello strano compagno che offrendoti un semplice caffè sembrava compiere un gesto importante e irrepetibile. Abbiamo imparato presto a capire perché quel caffè "consumato al bar" fosse un lusso semplice da apprezzare come augurio di una lunga lotta insieme. Avremmo capito solo col tempo invece quanto costi la solitaria battaglia di un uomo non più giovane che accetta di schierarsi con i giovani compagni e compagne le loro lotte, le loro intemperanze, la loro rabbia, la loro disperazione, la loro impazienza... il loro bisogno di comunismo. Un uomo, un compagno, disposto a pagare di persona per tutto questo. Ti abbiamo conosciuto lamentarti dei molti che guardano ancora ai "grandi" del cinema e della cultura in genere, senza accorgersi, così facendo, di avere introiettato e riprodotto i valori di quella borghesia intellettuale che bisogna combattere. E' il tuo chiodo fisso, e non riuscivamo sempre a capire perché per te "questo" fosse tanto importante. Ma ognuno conosce la propria lotta e tu conosci bene la tua, e quanto costi sostenerla e portarla contro e dentro il tempio degli dei della "fabbrica dei sogni". Strana battaglia la nostra: fatta anche di giornali sottilineati, sezionati, ritagliati, analizzati, straziati... scomposti e ricomposti in polverose pile ammucchiate prima agli angoli della stanza, poi sin sotto il letto o sopra gli armadi, tra i piatti e vicino al "Wather"... Ti abbiamo conosciuto più emozionato che preoccupato quando avvenimenti più grandi di noi andavano a stravolgere il quotidiano lavoro di "controinformazione" a cui i compagni avvicendandosi, si dedicavano nei ritagli del tempo libero. Ti abbiamo visto in questi momenti impegnato a mantenere la calma e l'intelligenza di comprendere ciò che stava accadendo. Ti abbiamo conosciuto parlare e soprattutto ascoltare a lungo e con pazienza infinita chi, magari parlando di problemi dell'informazione, cercava in realtà un consiglio oppure aveva semplicemente bisogno di parlare con qualcuno. Ti abbiamo visto scettico quando qualcuno cercava di convincerti che magari anche nella "fantascienza" poteva esserci qualcosa di buono, qualcosa che parlava al mondo di compagni più giovani. Ma ti abbiamo anche ascoltato discutere per un'intero pomeriggio con altri compagni ed ascoltatori, dal microfono di Onda Rossa, per disvelare insieme l'ambiguità di certi messaggi che facevano di un "buon film" una macchina per fare miliardi sui bisogni e le paure della gente. Ti abbiamo conosciuto contrariato quando non potevi vedere il tuo figlio più piccolo.. e ti abbiamo visto sempre di fretta quando dovevi andare a prenderlo e portarlo (guarda caso) al cinema. Ti abbiamo "sentito" tacere quando tutti parlavano dei loro amici, dei loro figli, dei loro compagni ricattati dagli spacciatori di stato, plagiati da questo veleno sottile che li allontana dalla nostra lotta. Ti abbiamo visto correre all'ospedale o in galera quando si trattava dei tuoi figli... anche se non sapevi come aiutarli... senza mai chiedere nulla: quasi per un cupo rispetto verso una forma di disperazione che non ha prezzo, una battaglia che sembra impossibile. C'è chi ti ha visto "spinare" trote come un "gentiluomo inglese" e sgranocchiare, con uguale noncuranza, biscotti da un cartoccio lungo la strada che portava a casa, (e qualcuno avrebbe potuto scambiarti per un monello che ha "rimediato" dal conto della spesa). C'è chi dice di averti visto passeggiare in campagna tenendoti per mano con la tua compagna come avessi vent'anni... forse meno. E chi ti ha visto quasi costretto a giocare con un cane tre volte più grande di te cercando di convincerlo che non ne avevi paura. Ci siamo scoperti "clandestini" a mangiare salsicce calde al "festival dell'Unità" chiedendo se di quel vino buono se ne poteva magari portar via una bottiglia. Ti abbiamo visto a volte alle riunioni di redazione quasi nascosto in fondo alla stanza, e con occhi quasi più pesti di quelli di quell'attore francese... "quello che ha fatto anche quel film là... insomma quello!... "L'AmeriKano" ...quello con la Kappa". C'è chi dice di averti visto lottare col sonno, davanti alla televisione (che non erano neanche le dieci) e cercare di tenere un occhio aperto "perché quel film non bisognava perderlo"! Ti abbiamo visto a Onda Rossa scarabocchiare a margine dei giornali mentre cercavi forse una buona idea, e passeggiare nervosamente da un'angolo all'altro della stanza cercando proprio quel giornale dove era "quella" recensione che volevi commentare pochi minuti dopo. (Il giornale che cercavi lo stava regolarmente leggendo con tutta calma il compagno ignaro nella stanza accanto). Ti abbiamo riconosciuto con la "parannanza" preparare risotti con la "verza" ed altre diavolerie tanto buone quanto micidiali. C'è chi ha sospettato trattarsi di un vecchio trucco escogitato per mangiare un solo giorno su tre. C'è pure chi ti ha conosciuto nel tuo giardinetto circondato da una banda di gatti proletari di ogni misura e colore, sporchi e sfregiati come una ciurma di pirati. Sempre disposto a dividere la scatoletta di carne pure con loro, quando la mensa era chiusa e non potevi portargli gli avanzi. Abbiamo conosciuto i tuoi maglioni consumati (che lavi da te), le tue "sahariane" sempre pulite e così comode, e quegli strani fazzoletti messi al collo... unico vezzo retaggio forse di quell'ambiente di presuntuosi spostati che hai dovuto frequentare e combattere per troppi anni. Ti abbiamo conosciuto offeso per critiche che credevi ingiuste. Ti abbiamo visto chiudere in te stesso quando credevi che i compagni non avrebbero voluto capirti. Ma ti abbiamo visto e conosciuto parlare, in piedi, con entusiasmo, della nostra capacità collettiva di incidere criticamente nel campo dell'informazione e della controinformazione. Ti abbiamo visto sorridere quando "Paese Sera" scriveva in prima pagina di Onda Rossa: "L'autonomo a transistor". Ti abbiamo infine conosciuto ribadire, anche pochi giorni prima che ti arrestassero, il tuo impegno a rispondere a nome di tutti noi ad una "giustizia" ingiusta, perché i compagni e i proletari difendano ed amplino il loro diritto ad esprimersi e a lottare... Anche perché gli stessi uomini che sono posti a farci da giudici siano costretti a riconoscerlo di fronte al popolo e alla loro coscienza. Per tutto questo ed altro ancora vogliamo e chiediamo la tua liberazione e quella di tutti gli altri compagni che, senza alcuna responsabilità "ufficiale", sono stati sottratti alla loro e alla nostra lotta.
I compagni e gli amici di
Onda Rossa
Per meglio selezionare l'informazione
occorre anche reprimere selettivamente
Qualcuno ha scritto tra l'approvazione di tanti falsi rivoluzionari che "...per lungo tempo è stato sufficiente per il potere produrre senso (politico, ideologico, culturale, sessuale) e la domanda seguiva, assorbiva e oltrepassava l'offerta. Mancava il senso e tutti i rivoluzionari si offrivano di produrlo sempre di più. Oggi è cambiato tutto: il senso non manca, se ne produce dovunque e sempre in abbondanza - è la domanda che viene meno... La massa assorbe tutti i segni e qualsiasi senso, ma non ne rimanda alcuno. Assorbe tutti i messaggi e li digerisce. Ad ogni interrogativo che le viene posto dà una risposta tautologica e circolare. Non partecipa mai". (Baudrillard, A l'ombra delle maggioranze silenziose...). Contro questa immagine astratta di un potere che si troverebbe di fronte al problema non di produrre e diffondere il senso delle proprie scelte, di giustificare i propri atti liberticidi e repressivi, ma di destare nelle masse la curiosità, la voglia di conoscere il senso e il significato di quelle scelte e di quegli atti, sta la concretezza di un potere che esercita la repressione più bieca contro qualsiasi "produttore di senso" che non sia radio televisione e stampa di regime. La chiusura di Radio Onda Rossa (Ror) fa parte di questa logica repressiva che oltrepassa ogni astrattezza dei bei discorsi sui mass-media. Ror paga la sua capacità di produrre senso politico dentro gli eventi e sugli eventi, senso politico di parte, di classe e non genericamente di potere/contropotere. Non a caso, in una ampia e dettagliata indagine della Rai su "Il ruolo dell'informazione in una situazione di emergenza 16 marzo 1978", finora praticamente tenuta nascosta, si sottolinea più volte l'insistenza con cui nel giorno del rapimento Moro, Ror abbia ripetutamente ribadito la necessità di guardare al significato e alle implicazioni politiche del fatto, fuori dall'emotività e dal comportamento moralistico e forcaiolo di servi della borghesia e di riformisti. Dice l'indagine che le trasmissioni di Ror esprimevano un "bisogno di capire", un bisogno "che prevale quindi sull'informazione, sul fatto, oramai assimilato e probabilmente già "superato" nel suo aspetto di "notizia", ma ancora tutto da comprendere nel suo senso di "agente modificatore" della realtà sociale e politica". Di questo bisogno Ror si da interprete con un comportamento chiaro ed esplicito nei confronti dei propri ascoltatori a cui chiede di partecipare in prima persona - con telefonate in diretta - alla formulazione non di un senso purchessia sull'azione delle BR, ma di un giudizio politico che orienti e fornisca strumenti per sottrarre la lotta di classe all'alternativa di terrorismo/repressione. Si conferma così - e si capisce meglio - nella chiusura di Ror la condotta selettiva di questo Stato che nella crisi non colpisce a caso, quasi fosse accecato dalla sua incapacità di controllare i movimenti di lotta, ma si lascia orientare dall'idea che tutto quanto produce comportamenti, giudizi che escano dal quadro dell'equazione opposizione = terrorismo vada eliminato. Dentro le "maggioranze silenziose" e refrattarie al senso politico degli eventi, dentro la "società dello (...) collettivi. Non è vero che il nuovo Stato capitalistico accetti comunque ogni forma di opposizione purché questa si esprime "spettacolarmente", utilizzando le tecnologie dei mass-media e convergendo nel flusso indifferenziato, continuo e assordante di "parole e musica" delle radiotelevisioni private e pubbliche. Non è vero che la fine del monopolio pubblico radiotelevisivo coincida anche solo transitoriamente con alti livelli di tolleranza e di permissività politica verso i mass-media. Al contrario lo Stato oggi vuole organizzare anche il dissenso, l'opposizione in tutte le forme delle sue possibili espressività, "dentro l'area democratica". Ma non si tratta ripetiamolo, di un nuovo moloch, di un mostro che si riproduce divorando indifferenziatamente tutto e tutti. Questo deve essere chiaro, perché questo spiega come mai i compagni di Ror possano rischiare col nuovo mandato di cattura fino a dodici anni di galera per "pubblica istigazione", "propaganda e apologia sovversiva", "istigazione a disobbedire alle leggi dello stato". Per questo la chiusura di Ror è qualcosa di più di un atto repressivo così come la sua difesa deve essere qualcosa di diverso da un atto di solidarietà. Infatti non va rivendicato il diritto al dissenso, ma affermata la volontà di non lasciare impoverire la nostra capacità di lotta e di produzione di senso e di significato di classe delle nostre lotte e dei nostri giudizi. Si tratta di garantire non la nostra diversità, ma la nostra identità di nemici di questo sistema di sfruttamento e di repressione.
Un pò più attendibile.
Rivendicata
con due comunicati
l'azione terroristica contro ROR
Non è necessario andare lontano per scoprire i mandanti di questa operazione terroristica operata nei confronti di quella proprietà collettiva e proletaria che è Onda Rossa. E' sufficiente sfogliare i quotidiani del giorno successivo alla chiusura a pagina 11 dell'Unità, pubblicato "integralmente", il comunicato di rivendicazione: "Chiusa l'ultima voce legale dell'autonomia". Con questo titolo il foglio di quel gruppo terroristico meglio conosciuto dai proletari sotto la sigla di O.D.P.C.I. (organo del piccì) ha voluto rivendicare il vile attentato alla libertà di espressione di centinaia di proletari e compagni. Il tono è quello tracotante di chi dopo lunghi anni di preparazione, snervanti appostamenti voluminosi "dossier" dell'infamia e vari tentativi falliti miseramente, è finalmente riuscito a portare in porto un'impresa "esemplare" da lungo agognata e perseguita invano. Non sono mancati ovviamente i soliti mitomani e i soliti sciacalli che hanno cercato di confondere le acque delle indagini firmando articoli di rivendicazione che gli esperti stanno vagliando attentamente, ma che sono portati a credere falsi anche se vi sono fondati motivi per considerarli comunque opera di fiancheggiatori o di altri gruppi terroristici concorrenti. Tra gli altri, ve ne sono due che spiccano per finezza di argomentazione e buona capacità di imitare l'unico sino ad ora sicuramente autentico. Si possono leggere (anche in questo caso pubblicati in modo integrale) su "Il Popolo" O.D.D.C. (organo di quell'associazione a delinquere che passa sotto il nome di Democrazia Cristiana) 21/1/80! due comunicati hanno rispettivamente questi titoli: "L'onda rossa della violenza" e "Linea dura dei magistrati contro tutta l'autonomia". In quest'ultimo tra l'altro si legge: "Il reato viene contemplato nell'articolo 415 del codice penale. "Chiunque pubblicamente - dice l'articolo in questione - istiga alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico, ovvero all'odio tra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni". Un tipo di reato - commenta il comunicato dell'O.D.D.C. - che, come si vede, ha una vasta "latitudine" nei riscontri concreti e che, nella sua applicazione corretta, può prescindere anche da qualsiasi "contatto" più o meno diretto con l'area del terrorismo attivo". Ora, i compagni possono notare le rilevanti analogie tra i comunicati dell'O.D.P.C.I. (organo del partito comunista italiano) e quelli dell'O.D.D.C. (organo della Democrazia Cristiana), bisogna inoltre tener presenti le autorevoli perizie degli esperti. Leggiamo infatti da "Il Manifesto" del 27/1: "E' addirittura accaduto che un magistrato colto da eccesso di zelo, ha elencato sui mandati di cattura un reato, l'istigazione alla lotta di classe, che la Corte Costituzionale ha cancellato da tempo". Ora, se questo è vero, le due sigle ODDC e ODPCI nasconderebbero in realtà sotto diverso nome una stessa organizzazione o comunque uno stesso disegno eversivo allo scopo di abbattere, destabilizzare o comunque impedire con metodi violenti il libero funzionamento dell'informazione e della controinformazione democratica e proletaria che si esplica nelle sue pubbliche funzioni tramite le radio e le riviste di movimento. Nel suo comunicato l'ODDC rivendica se non altro l'incitamento all'uso di un articolo ormai soppresso, ma che è però regolarmente applicato nella sostanza. Dopo il comunicato n°1 ("Chiusa l'ultima...), chiaramente dettato più dall'entusiasmo e quasi dall'incredulità di essere riusciti nell'intento che da una realistica valutazione dei fatti, l'ODPCI si rifaceva vivo con un secondo e un terzo comunicato in cui si esprimeva disappunto verso i manovali della P.S.: "Ne mancano tre" si legge nel secondo comunicato. Ancora più chiaramente nel comunicato n° 3 del 25/1 si legge: "Vice di Pifano scompare sotto il naso della P.S.". Sembra dunque accertato che sotto varie sigle (ODDC, ODPCI, P.S., DIGOS, C.C. sono solo alcune a cui vanno aggiunte tutta una miriade di sigle dell'area della "repressione diffusa") opera un'unica spietata organizzazione antiproletaria e antidemocratica a capo della quale sono personaggi pubblici che parlano e scrivono e operano impunemente. Organizzazioni e nomi le cui malegatte abbiamo denunciato da tempo ma che godono di protezioni influenti e di "santuari" sicuri da cui organizzare sempre nuovi delitti ai danni dei proletari. La stretta uniformità di linguaggio e di obbiettivi comuni dovrebbero da tempo aprire gli occhi degli inquirenti... ai troppi sinceri "garantisti" che si ostinano a non comprendere che in questo clima di "guerra" i proletari onesti non possono vivere e, dormire tranquilli: sono svegliati di soprassalto all'alba con i mitra spianati nella gola, incarcerati o uccisi in nome di un utopistico ideale di "ordine pubblico". Siamo addirittura costretti a dover sopportare i loro proclami e i loro comunicati pubblicizzati col facile espediente dell'informazione e della libertà di stampa. Istigazioni di questo genere non possono continuare ad essere inculcate nelle tenere menti dei figli dei proletari per bene... I nostri figli, le nostre fidanzate,... le nostre amate sorelle! E' ora di trovare nel pieno rispetto delle leggi che regolano il cammino dell'emancipazione del proletariato, nuove misure atte ad affrontare questa situazione straordinaria che richiede provvedimenti eccezionali e un impegno, da parte di tutti a collaborare. Se necessario restringere temporoneamente l'eccessiva liberalità delle leggi di ordine pubblico! Non è passato troppo tempo da quando gruppi e organizzazioni da noi spesso denunciate sono state scoperte a trafficare in testate nucleari col facile alibi dell'internazionalismo capitalistico: armi straniere importate e installate nel territorio della repubblica e descritte senza pudore alcuno come oggetti "necessari alla distensione" internazionale. Manco si trattasse di "vibratori"! Sono passati appena pochi mesi e già non se ne parla più. Grazie a quella sciamannata banda di "garantisti" che li coprono. E' ora di prosciugare l'acqua dove si nascondono e nuotano questi pesci dell'eversione antiproletaria e antidemocratica!
Un intervento
dalla Prussia,
ma non per il re di Prussia
In tempi e situazioni diverse e pur con la cautela che ogni accostamento del genere impone, Marx svolgeva alcune considerazioni sulla nuova legge prussiana sulla censura che ci sembrano di utile rilettura. Marx nel passo che citiamo, fa riferimento, in particolare, alla raccomandazione ai censori, contenuta nella legge, di cogliere negli scritti esaminati la presenza o meno di una eventuale "tendenza" che "risultasse perniciosa per la passione, la violenza e la presunzione". Citaz. da "Osservazioni di un cittadino renano sulle recenti istruzioni per la censura in Prussia", gennaio 1842.
L'autore dunque vien sottoposto al terrorismo più spaventoso e alla giurisdizione del sospetto. Leggi sulle tendenze, leggi che non danno norme oggettive, sono leggi del terrorismo, quali le inventò la necessità di Stato, sotto Robespierre e la corruzione sotto gli imperatori romani. Leggi che hanno per oggetto non già un'azione come tale, ma le intenzioni della persona che la compie non sono che sanzioni positive dell'illegalità. Meglio, come quello zar, far tagliare ufficialmente la barba a tutti dai cosacchi, anziché porre come criterio del taglio la mentalità con cui io porto la barba. Solo in quanto esprimo la mia opinione, entrando cosi nella sfera della realtà, entro nella sfera del legislatore. Per la legge non esisto neppure, non sono un suo oggetto, eccetto che nella mia azione. Essa è l'unica cosa per la quale la legge può prendermi in considerazione, perché è l'unica cosa per cui chiedo un diritto di esistenza, un diritto alla realtà, e per cui vengo anche sottoposto al diritto reale. La legge sulle tendenze non punisce solo quello che faccio, ma anche quello che penso fuori dell'azione. E' dunque un insulto alla dignità del cittadino, una legge vessatoria contro la sua esistenza. Posso girarmi e volgermi a mio piacimento, il fatto non interessa. Proprio la mia esistenza ispira sospetto la mia natura intima, la mia individualità vengono considerate malvage e per tale giudizio vengo punito. La legge non mi punisce per l'ingiustizia che commetto, ma per quella che non commetto. In fondo vengo punito per il fatto che la mia azione non è illegale, perché anche solo con questo costringo il giudice mite e benevolo a tener conto delle mie malvage intenzioni, tanto subdole da non manifestarsi apertamente. La legge sulle intenzioni non è una legge dello Stato per i cittadini, ma la legge di un partito contro un altro. La legge sulle tendenze annulla l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. E' una legge che divide, non che unisce, e tutte le leggi che dividono sono reazionarie. Non è una legge, è un privilegio. L'uno può fare quello che all'altro non è permesso, non perché a questo manchi una facoltà oggettiva, come per esempio a un minorenne la facoltà di stipulare contratti; no, ma perché la sua rettitudine, le sue intenzioni sono sospette. Lo Stato morale impone ai suoi membri le proprie intenzioni, siano pur essi in opposizione contro un organo statale, contro il governo; ma se in una società un organo si vanta di essere possessore unico ed esclusivo della ragione e della moralità dello Stato, se un governo si mette in contrasto di principi con il popolo e crede poi che le proprie intenzioni reazionarie siano generali e normali, allora la cattiva coscienza della fazione crea leggi sulle tendenze, leggi di vendetta contro intenzioni che hanno la loro origine solo nei membri del governo stesso. Le leggi sulle intenzioni si basano sulla mancanza di intenzioni, sulla concezione immorale e materialistica dello Stato. Sono un grido odioso della cattiva coscienza. E come far eseguire una legge del genere? Con un mezzo più scandaloso della legge stessa, con spie o con preventive disposizioni nelle quali si dichiarano sospette intere correnti della pubblicistica; anche qui rimane da indagare a quale corrente appartenga l'individuo. Come nella legge sulle tendenze la forma legale è contraria al contenuto, come il governo che la emana si mette contro ciò che esso stesso rappresenta, cioè contro il modo di pensare contrario allo Stato, così anche in particolare il governo forma quasi il mondo contrario alle sue leggi, poiché misura con duplice metro. Da una parte è giusto quello che dall'altra è ingiusto. Già le sue leggi sono il contrario di quello che le rende tali.