Essere assenti

 

Quando parliamo del proletariato romano dobbiamo parlare del lavoro culturale, e spettacolare, dell'espropriazione dell'intelligenza creativa e della sua riduzione a lavoro astratto (produttivo di merce, di valore di scambio). L'industria del cinema, del teatro, della informazione, della politica, hanno qui la loro più grossa concentrazione. Non ci interessa nessun discorso moralistico, di scandalo per la mercificazione: riconosciamo che la legge della valorizzazione coinvolge questo settore ma allora occorre distruggere ogni residuo ideologico, e le mistificazioni che lo spettacolo instaura nei rapporti con il suo produttore e con il suo pubblico. Il rapporto dello spettacolo con i suoi produttori è giocato sull'occultamento della natura proletaria del lavoro intellettuale, e quindi sulla rimozione del bisogno salariale. Lo vediamo nella forma della militanza (politica e culturale), che è poi lavoro non pagato, o pagato in gratificazione ideologica, o artistica, o culturale. Festival dell'Unità: i grossi nomi dello spettacolo che salgono sul palco riscuotono le stesse somme pazzesche che paga loro la TV o la Bussola. Ma le migliaia di pro-letari che montano e smontano, che vendono, sorvegliano e così via, sono pagati col salario della gratificazione ideologica. I sei miliardi sono il plusvalore che il padrone PCI ricava dal lavoro (non) salariato dei proletari della militanza. E proletari della militanza teatrale, dell'animazione, del decentramento, sono coloro che la grande macchina dell'organizzazione del consenso mobilita e fa lavorare (sempre senza salario che non sia quello della gratificazione culturale) per importare la merce-spettacolo fra le masse, fra coloro che suppongono inanimati per poter esercitare su di loro l'animazione (politica, culturale, pubblicitaria) che è sempre e comunque organizzazione del consenso, della partecipazione a un sistema fondato sullo sfruttamento. Ed è qui che si rivela l'altra faccia dello spettacolo: lo spettacolo e i suoi fruitori. Decentramento, partecipazione e animazione sono il modo riformista della colonizzazione culturale, funzionale, da sempre, alla riproduzione del sistema fondato sulla prestazione e finalizzato allo sfruttamento. I giornali bianchi, con i loro Bocca, i teatri bianchi con i loro circuiti ARCI o le radio libere e le campagne contro la droga, i politici che chiedono sacrifici e quelli che tolgono le festività infrasettimanali: propaganda bianca nei ghetti neri. Parlano di una coscienza civile più matura, e dicono che l'assenteismo è segno di immaturità culturale e mancanza di partecipazione. Ma chi ha detto che vogliamo partecipare ad una società in cui tutta la vita delle masse viene trasformata in lavoro, sotto l'arma puntata del salario? L'unico modo di costruire una nostra cultura e di vivere la nostra vita, per quel che ne sappiamo, è essere assenti.

 

da: Zut foglio di agitazione dadaista

- Roma, ottobre 1976 -

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