Introduzione

 

L'opuscolo che segue esprime le opinioni di un gruppo di militanti rivoluzionari milanesi, per la maggior parte operai, alcuni dei quali già da anni impegnati nel tentativo di saldare raggruppamenti di avanguardia composti pressochè esclusivamente da intellettuali a settori di quadri e militanti operai; un tentativo non solo pratico, ma anche di ricerca, nel corso del quale abbiamo abbiamo arricchito o abbandonato certe ipotesi e precisato una linea complessiva di lavoro, che però ci guardiamo bene dal ritenere definitiva, perchè la situazione nella quale operiamo evolve a ritmi accelerati e perchè la nostra esperienza di lavoro operaio è parziale, sebbene Milano sia il centro proletario più impostante d'Italia. Una prima stesura di quest'opuscolo è avvenuta nel marzo-aprile 1968; esso si è poi definitivamente steso nel giugno 1968. Successivamente il gruppo di Avanguardia Operaia si allargava a numerose forze, nuove studentesche e operaie, di diversa provenienza, che non avevano partecipato alla sua elaborazione. Per questo motivo esso riflette il punto di arrivo e le ipotesi di una parte dei militanti di Avanguardia Operaia e non necessariamente dell'insieme, sebbene esista nel gruppo la più vasta convergenza sulla linea di lavoro operaio da portare avanti. I contenuti dell'opuscolo andrebbero accuratamente verificati alla luce della grande recente esperienza di lotta rivoluzionaria del proletariato francese e delle numerose importanti lotte avvenute in Italia nella primavera del 1968: alla FIAT, alla Innocenti, alla Magneti Marelli, alla Marzotto ecc. L'opuscolo peraltro è stato elaborato alla luce di concrete esperienze precedenti o tuttora in atto e in sviluppo (Siemens, Corsico, SIP, Pirelli ecc.), dai contenuti non dissimili. Un compito politico centrale nella fase politica attuale consiste nel saldare vecchie e nuove avanguardie rivoluzionarie, militanti di gruppi minoritari di più o meno lunga tradizione e dei nuovi gruppi di studenti e di operai, su una linea comune di intervento politico in direzione della classe operaia e delle masse studentesche. Sono da battere in breccia, da questo punto di vista, tendenze settarie, patriottismi di gruppo, barriere ideologiche astratte. Solo in questo modo è possibile avviare la costruzione di una strategia complessiva della sinistra rivoluzionaria italiana. Il terreno fertile del lavoro operaio da parte delle minoranze d'avanguardia è dato dalla crisi sempre meno latente, indicata da più fenomeni, dei rapporti tra organizzazioni ufficiali burocratizzate e riformiste da un canto e strati vasti di quadri, di militanti proletari e di masse proletarie dall'altro. Tale crisi però, in assenza di un massiccio e qualificato intervento, può condurre alla resa di tutta la classe operaia italiana e dei suoi quadri di fronte alla socialdemocrazia e al neocapitalismo. Non siamo però pessimisti, poichè riteniamo una parte consistente dei raggruppamenti rivoluzionari e dei loro quadri attualmente in Italia sufficientemente maturi per i compiti di un intervento politico rivolto a vaste masse studentesche e operaie. Gruppi tra i quali si ergevano forti divisioni ideologiche dovute a scelte tattiche differenti tendono a confluire nell'elaborazione di linee comuni o simili di intervento politico, essendo accomunati nello sforzo di saldarsi al movimento studentesco e a strati proletari con i quali prima non c'era stata integrazione, sia che si operasse con criteri di gruppo esterno, sia che si militasse nei partiti tradizionali: si mediti sullo sviluppo del lavoro operaio in più località da parte di gruppi dall'orientamento un tempo molto diverso, sulla svolta dell'impostazione tattica dei Gruppi Comunisti Rivoluzionari (IV Internazionale) ecc. Questa saldatura che comincia a realizzarsi è mille volte più feconda teoricamente di qualsiasi circolo chiuso precedente, nel quale si trovassero ad elaborare quadri marxisti di buon livello. I gruppi di sinistra più tradizionali sono spinti a verificare le loro impostazioni originarie; i gruppi più nuovi sostengono la necessità di operare politicamente con un atteggiamento ampiamente pragmatico. Chi non vede la confluenza sostanziale, anzi la necessaria complementarietà, in questa fase, di tali posizioni, fa parte di quell'aliquota di raggruppamenti minoritari o di singoli compagni il cui sforzo più cospicuo è cercare di erigere nuovi steccati ideologici astratti tra sè e gli altri, in una ricerca settaria e puerile di una propria collocazione peculiare e di una propria purezza di gruppo; nei casi più seri si tratta di idealismo, negli altri di confusione e primitivismo. La lotta delle masse studentesche è stata la cartina di tornasole dei vari raggruppamenti, al di là delle ideologie: hanno retto quanti hanno operato per integrarsi nel movimento, il quale per questo ha espresso come propri i quadri studenteschi migliori di tali gruppi; vengono emarginati al pari dei partiti tradizionali e si disgregano quanti, secondo una logica opportunista di piccolo partito, intendono imbrigliare nei propri schemi il movimento, senza volerne trarre alcun insegnamento, convinti della propria perfezione a priori e del proprio ruolo carismatico. Vediamo alla testa del movimento studentesco compagni provenienti di più diversi raggruppamenti, unificati sia dagli obiettivi politici anticapitalistici che il movimento ha già espresso, sia dallo sforzo di renderne ancora più chiari le prospettive e gli strumenti. Queste lezioni sono di estrema importanza per chi oggi intende impegnarsi nel lavoro operaio. Noi auspichiamo che quest'opuscolo, oltre a chiarire una posizione maturata nel corso di esperienze abbastanza lunghe, cospicue ed interessanti e a contribuire eventualmente a quella che noi riteniamo un'esigenza urgente e vitale - la confluenza delle molte esperienze di lavoro operaio che si svolgono in Italia - possa contribuire ad orientare nella direzione del lavoro operaio anche quadri e gruppi delle nuove avanguardie studentesche. Quanto ciò sia importante ai fini dell'obiettivo centrale della formazione di un nuovo partito, marxista e rivoluzionario, è inutile sottolineare. Il nostro opuscolo si apre con accenni molto sintetici ad alcune tendenze caratterizzanti la situazione economica italiana; analisi più ampie ed esaurienti sullo stesso argomento sono già apparse ad opera dei raggruppamenti rivoluzionari, e ad esse rinviamo volentieri. Altre analisi sulla politica della CGIL, sono apparse a più riprese che ci consentono anche in questa materia la massima sinteticità. Ci scusiamo infine per una certa genericità nei riferimenti alle situazioni aziendali. A ciò probabilmente verrà posto rimedio dalla pubblicazione, nel prossimo futuro, di opuscoli simili a questo imperniati sull'analisi minuziosa delle esperienze concrete.

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