4- Crisi dell'egemonia delle organizzazioni tradizionali su vasti strati proletari
Oggi l'egemonia degli apparati e della linea ufficiale del movimento operaio e sindacale nei confronti di vasti strati di quadri e di militanti manifesta segni evidenti di crisi, le cui ragioni vanno individuate nell'azione combinata: a) del processo di intensificazione dello sfruttamento e di rafforzamento delle tensioni che maturano nel proletariato italiano; b) della politica concreta della CGIL e del movimento sindacale nel suo insieme, oggi, di accettazione di quella politica economica del centro-sinistra che sorregge e stimola il processo di intensificazione dello sfruttamento. Non è quindi un caso o il risultato della semplice azione più o meno corretta di questo o quel raggruppamento minoritario di sinistra, se manifestazioni di differenziazione politica sempre più estese si verificano tra i quadri comunisti nelle fabbriche e nei sindacati, come da parte della corrente sindacale e dei militanti del PSIUP, seppure sovente in forma equivoca, in rapporto alla politica della confederazione. In una prima fase è apparso il formarsi di posizioni critiche di sinistra come qualcosa di contingente, collegato a forti pressioni della base operaia in piena mobilitazione (si vedano certe lotte contrattuali e post-contrattuali) nei confronti dei quadri sindacali di fabbrica o intermedi anche di apparato, e destinato successivamente a rifluire; il perdurare, però, di certe tendenze oggettive, la situazione insostenibile nei luoghi di lavoro, la scelta quotidiana da parte delle burocrazie sindacali in termini di contendimento o di liquidazioni delle mobilitazioni, danno oggi e sempre più daranno consistenza ed estensione alle manifestazioni di critica da sinistra verso le posizioni ufficiali, all'interno della CGIL e fuori di essa, al di là di questo o quel momento di ripiegamento di singoli o di gruppi. L'atteggiamento di aperta insoddisfazione che vasti strati di lavoratori hanno manifestato in talune fasi delle lotte contrattuali di fronte all'atteggiamento pompieristico dei burocrati, assume oggi consistenza nel senso di una sfiducia diffusa nei confronti della politica dei sindacati, che potrà domani trasformarsi, in assenza di certe condizioni, nella sfiducia più nera nei confronti di qualsiasi indicazione di lotta, ma che oggi apre alle minoranze di avanguardia vaste possibilità di lavoro politico non più semplicemente verso i quadri del movimento operaio, ma verso i lavoratori in generale. Vogliamo qui ricordare una delle nostre prime esperienze, quella della Siemens, che durante la lotta contrattuale dei metalmeccanici, tre anni fa, sfuggì più di una volta al controllo dei sindacati e diede vita ad interessanti esperienze. Nello stesso periodo, anche L'Alfa Romeo, la Breda e altre fabbriche si mossero tendendo a sfuggire al controllo dei sindacati, fino alla tregua del 5 maggio che stroncò la mobilitazione di massa e aprì la strada alla firma del contratto della metalmeccanica, definito giustamente per i suoi contenuti concreti, da più parti, una sconfitta dei lavoratori, e di tutti i contratti di lavoro successivamente firmati, con contenuti pressochè identici. Più volte i lavoratori metalmeccanici espressero ai burocrati sindacali la loro protesta per il modo in cui era diretta la lotta. Oggi la Siemens costituisce per noi, anche grazie a quell'esperienza dei suoi lavoratori e al ruolo che ebbero allora i nostri quadri della fabbrica, un terreno di lavoro politico assai fertile. A tre anni di distanza, esperienze simili a quella della Siemens si vengono moltiplicando nelle fabbriche milanesi. Durante tutto il periodo del rinnovo dei contratti fu portata avanti dai nostri compagni una battaglia politica negli organismi della FIOM, in particolare nel comitato direttivo provinciale, composto in sede allargata da circa 300 quadri di fabbrica; battaglia politica imperniata sulle esigenze reali dei lavoratori, sulle forme da dare alla lotta per condurla ad un esito positivo e contro il metodo completamente antidemocratico di direzione messo in atto dai vertici sindacali. In questo periodo vi furono interventi (opuscoli ciclostilati - <<lettere aperte>> - inviati ai quadri sindacali) sulla stessa linea, da parte del Gruppo Comunista Rivoluzionario di Milano (IV Internazionale). L'esito di tali interventi fu positivo, provocando ai burocrati provinciali e nazionali della FIOM, che erano sottoposti in fabbrica alla più viva pressione da parte dei lavoratori più che mai decisi a lottare e a sconfiggere i padroni, le più serie difficoltà a portare avanti la loro linea e smascherando i contenuti reali della loro politica agli occhi di centinaia di quadri e di militanti operai, che erano sottoposti in fabbrica alla più viva pressione da parte dei lavoratori più che mai decisi a lottare e a sconfiggere i padroni. Differenziazioni politiche di varia natura si vengono manifestando sempre più diffusamente nelle ACLI, nella CISL e, in misura molto più ridotta, nella UIL: effetto anch'esse dei processi di fondo fin qui accennati. L'influenza cattolica appare crescente, negli strati rinnovati della classe operaia e nei nuovi settori proletari, attraverso quadri combattivi, le cui posizioni spesso sfumano in direzione di un primitivo anarco-sindacalismo; operano anche qui, in ultima analisi, fenomeni di tendenza che producendo alla base strati di sinistra, privi però, in generale, di parametri ideologici classisti e socialisti e ancora largamente egemonizzati dai burocrati massimalisti e opportunisti, stile, per esempio, MILM-CISL. Sicchè, concludendo, pare che - accanto all'integrazione di tutto il movimento sindacale nello Stato borghese, che rende sempre più labili le tradizionali contrapposizioni tra CGIL (ex-classista), CISL e UIL; accanto alla socialdemocratizzazione di gran parte degli apparati e di aliquote consistenti di quadri intermedi e di base - si delinea un nuovo schieramento di classe, che passa attraverso le tre confederazioni, ma che investe anche strati di lavoratori non organizzati e che si contrappone a strutture sindacali e a burocrazie sempre più autoritarie e integrate in una logica di collaborazione di classe. Non va persa di vista questa tendenza di fondo, poichè ad essa va ispirato lo stesso lavoro diretto verso i quadri di base della CGIL.
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