6- Una esperienza diffusa : la <<democrazia operaia>>
La presa di coscienza critica dell'orientamento reale dell'intero movimento sindacale in rapporto alla condizione proletaria, al centro-sinistra e al sistema capitalistico ha fatto sorgere in vasti strati di lavoratori e di quadri di base l'esigenza di un rapporto democratico tra organizzazioni e lavoratori, e di nuovi strumenti di direzione delle lotte e di elaborazione dei loro obiettivi, di natura democratica. A livello dei più vasti strati, ciò si esprime in un atteggiamento di malcontento diffuso nei movimenti in cui i sindacati operano determinati cedimenti all'avversario di classe, e nel discorso << i sindacati devono fare quello che diciamo noi iscritti >>. Ciò rende le masse permeabili a proposte di assemblee deliberanti sugli obiettivi e le forme delle lotte, come alcune esperienze hanno già dimostrato. A livello dei quadri che maturano orientamenti critici si delinea, dopo la prima avvilente esperienza della gestione burocratica e integrata delle lotte contrattuali, un orientamento tendente a precisare gli strumenti disponibili o da creare per dare vita a lotte i cui obiettivi e le cui forme siano elaborati nel più stretto rapporto democratico coi lavoratori. Tali strumenti, in questa prima fase, sono i più svariati, e prevalgono i tentativi, riflettenti talora residue illusioni più o meno ampie dei lavoratori e dei quadri di base, di utilizzare gli strumenti sindacali tradizionali, (camere del lavoro, leghe, sezioni aziendali, commissioni interne); ma accanto a tali tentativi, che in alcune occasioni hanno condotto al contrapporsi di istanze sindacali di base, appoggiate dai lavoratori, alla linea dei burocrati, se ne sviluppano altri, tendenti a costituire nuovi strumenti in alternativa o complementari rispetto a quelli tradizionali. Si tratta di comitati di agitazione, composti dai lavoratori più combattivi a prescindere dalla loro appartenenza o meno a questa o a quella organizzazione; di comitati di sciopero eletti democraticamente nei momenti di lotta; di delegati di reparto che affiancano le commissioni interne nei momenti di lotta; assemblee deliberanti di lavoratori, anch'esse nei momenti di lotta. Quando sorgono questi strumenti, o si sviluppa una lotta nei sindacati contro la linea e l'autoritarismo dei burocrati, o i lavoratori imprimono o vogliono imprimere ad una loro lotta contenuti non solo economico-rivendicativi ma anche, per quanto limitati, di potere-controllo dei tempi parziali di lavoro per bloccare il taglio dei tempi e delle tariffe di cottimo, controllo dei passaggi di categoria, controllo della produzione effettuata in un certo periodo per il computo dei premi, ecc. - o quando si sviluppa una lotta, sostanzialmente politica, per la difesa integrale del diritto di sciopero (come per esempio a Corsico), tutto ciò viene diffusamente e generalmente definito con i termini di << democrazia operaia >> : che viene collocata in una prospettiva di rovesciamento dei rapporti di potere in fabbrica e nella società, in una prospettiva, com'è correttamente e comunemente definita, di potere operaio. Un esempio completo di utilizzazione di strumenti sindacali secondo una linea di democrazia operaia ci è venuto da Corsico, dove la lega FILCEVA si è contrapposta alle posizioni della CGIL sul piano quinquennale e sull'accordo quadro, dove, nella vetreria Bordoni, la commissione interna ha promosso, grazie ai suoi membri migliori, lotte decise che non tenevano sempre molto conto dagli accordi interconfederali sulle commisioni interne, che ne mutilano le funzioni e vorrebbero ridurle a strumenti di conciliazione tra interessi padronali e dei lavoratori e dove, sempre alla vetreria Bordoni, una lunga lotta ad oltranza contro il licenziamento di due membri di commissione interna è stata condotta da un comitato di sciopero e controllata in continuazione dall'assemblea dei lavoratori: dove, cioè, a un certo punto è stato possibile e necessario superare la mediazione degli strumenti sindacali tradizionali.
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