7- Significato degli strumenti di democrazia operaia, ruolo delle avanguardie e nuclei di avanguardia sui luoghi di lavoro

 

Il significato dei nuovi strumenti di democrazia operaia non deve consistere, sostanzialmente, nella premessa di un nuovo sindacalismo, classista e intransigente, autonomo rispetto alle esigenze del capitale e all'integrazione del movimento sindacale con lo Stato: neppure nel senso di investire con un'azione sindacale certi aspetti, trascurati dai sindacati, della condizione di lavoro nelle aziende, collegati all'intensificazione dello sfruttamento e al processo di crescente parcellizzazione delle mansioni. Certamente si giunge a proporre o a promuovere tali strumenti attraverso una presa di coscienza dell'involuzione della politica del movimento sindacale, e spesso da parte di quadri che hanno svolto e svolgono un'attività eminentemente sindacale, e da questo sono ideologicamente condizionati ad un'impostazione limitativa della lotta di classe; inoltre va data una risposta, in termini di obiettivi e di strumenti, alla necessità del proletariato di muoversi anche sul terreno sindacale, su vecchi e nuovi terreni, e gli strumenti della democrazia operaia hanno svolto e dovranno svolgere anche questa funzione, con o senza i sindacati tradizionali. Ma il problema è che in questi nuovi strumenti, in nuce, si esprimono, proprio perchè di democrazia diretta, istanze di controllo operaio e di potere che possono condurre ad un nuovo livello di coscienza politica, rivoluzionaria, da parte di vasti strati di lavoratori e di quadri. A quali condizioni? Ecco il problema: quale dev'essere il ruolo delle avanguardie di sinistra, dentro e fuori la fabbrica, affinchè la democrazia operaia divenga discorso di potere e non si limiti al terreno rivendicativo o al tentativo utopistico di riforma dei sindacati? La saldatura tra avanguardie esterne alla fabbrica ed operai richiede un momento di mediazione, dato dal quadro operaio o dal piccolo nucleo di quadri, collegato da una parte al gruppo di avanguardia, nel quale nella migliore delle ipotesi milita, e saldato dall'altra ai lavoratori, alle organizzazioni che essi riconoscono, ai loro problemi quotidiani: il che significa che l'impegno politico di questo tipo di militante operaio non si esaurisce in una sfibrante battaglia interna al sindacato, ma ha come punto di riferimento la condizione e la coscienza dei lavoratori, per quanto riguarda il suo operato politico di cui la lotta politica nel sindacato è allora un momento tattico. Già oggi attorno a singoli militanti di sinistra sui luoghi di lavoro - che abbiano saputo conquistare la fiducia dei lavoratori con l'azione sindacale quotidiana e intransigente, e che abbiano saputo lottare politicamente nei sindacati collegandosi alle esigenze reali dei lavoratori e contro l'involuzione della burocrazia sindacale - sorgono e si sviluppano gruppi di lavoratori con un orientamento politico di sinistra e sempre più decisi nella loro azione, nel collegarsi alle masse dei lavoratori, nel contrapporsi alla politica della burocrazia, anche al prezzo della rappresaglia burocratica e col rischio da ciò moltiplicato della repressione padronale. A Milano ciò si verifica attualmente, oltre che alla Siemens e nella zona di Corsico, alla Pirelli, alla Innocenti, alla SIP e in altre grandi aziende. Esistono poi situazioni più arretrate che evolvono in tale direzione. Questo processo, da stimolare con tutte le nostre forze, di sviluppo di nuclei di sinistra nelle fabbriche, non è scisso e non deve essere visto come scisso dalla creazione degli strumenti della democrazia operaia; e va visto come creazione di nuclei politici di avanguardia, sui luoghi di lavoro, senza i quali gli strumenti della democrazia operaia non possono acquistare consistenza, sopravvivere ai contrattacchi dei padroni e dei burocrati, collocarsi sul terreno della lotta per obiettivi di controllo operaio e di potere.

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