8- Obiettivi di agitazione; una corrente sindacale di sinistra?
I temi che seguono possono essere in parte affrontati in termini immediati e rivendicativi, in parte possono essere o vanno necessariamente inseriti in una prospettiva di potere, in parte sono necessariamente il rifiuto di scelte politiche fatte dalle burocrazie sindacali; ma si collegano tutti ad esigenze reali e vive nelle masse proletarie, che in una forma o nell'altra li hanno già espressi a più riprese. Questi temi costituiscono un insieme sufficiente per un'efficace risposta difensiva alla politica del capitale in questa fase, contro la disoccupazione, la stagnazione dei salari, l'aumento dello sfruttamento, condizione vitale perchè ci si possa proporre di passare ad una controffensiva. Unitamente ad essi possono essere proposte riforme sociali (per esempio del sistema delle pensioni, dell'assistenza medica, ecc.) e misure di nazionalizzazione senza indennizzi e di riforma agraria generale (precisiamo però che le nostre proposte sono state elaborate in una sede, Milano, dove molto lontani sono gli echi della situazione esistente nel Mezzogiorno e nelle campagne, e comunque senza pretendere di proporre un programma compiuto). Ecco una elencazione:
- rilancio della battaglia salariale per la riduzione dell'orario di lavoro (40 ore settimanali massime) e per l'aumento delle ferie; controllo della produzione effettuata per un computo di premi di produzione che siano collegati realmente al rendimento del lavoro;
- lotta contro l'intensificazione dello sfruttamento, con obiettivi avanzati, là dove i lavoratori lo chiedono, contro il lavoro a cottimo che si riduce sempre più a un meccanismo per tagliare i tempi di lavoro e i salari (per esempio controllo dei tempi parziali di lavoro per bloccare ogni tentativo di taglio dei tempi e del guadagno di cottimo; assorbimento della parte variabile del salario, dovuta al cottimo, nella parte fissata, ecc.);
- lotta contro l'allargamento dei ventagli retributivi, per la riqualificazione dei vasti strati più bassi di lavoratori (per esempio delle manovalanze addette a lavorazioni a flusso continuo), per il controllo dei passaggi di categoria da parte di organismi sindacali, per la perequazione normativa tra operai e impiegati, per la perequazione retributiva degli impiegati a parità di mansione: cioè per un livellamento tendenziale delle condizioni dei diversi strati di lavoratori;
- rilancio dell'azione sindacale nei settori del pubblico impiego e dei servizi contro le <<ristrutturazioni>> governative e gli accordi quadro quali quello già realizzato nelle Ferrovie dello Stato, contro ogni tentativo di mettere in discussione tradizionali conquiste in certi settori relative alla stabilità dell'impiego;
- unificazione (immediata o tendenziale) delle lotte operaie aziendali, di gruppo e di settore, quando gli obiettivi siano o possano essere simili;
- rifiuto di ogni attentato, brutale o subdolo, alla libertà di sciopero, e quindi rifiuto di ogni accordo quadro.
Questi temi si pongono anche come base di una lotta politica nei sindacati. Non è oggi possibile affermare se l'obiettivo di una corrente di sinistra nella CGIL è conseguibile su vasta scala, in un processo di sviluppo dell'azione per la democrazia operaia, per la ripresa delle lotte su obiettivi qualificati e per la creazione di nuclei di sinistra nelle fabbriche. Già vi sono sindacati nei quali di fatto esiste una forte corrente di sinistra, soprattutto nei settori dei pubblici servizi, per esempio il FIDAT in molte province e regioni. Anche qualora si ritenesse improbabile la costituzione di una corrente di sinistra su scala nazionale e generalizzata, siamo dell'avviso che quest'obiettivo vada agitato imperniando la battaglia sui temi della liquidazione delle correnti di partito e delle democrazie nei sindacati; del rifiuto di ogni accordo quadro e del tentativo di ingabbiamento della spinta e delle rivendicazioni dei lavoratori, e di ogni centralizzazione delle procedure contrattuali (anche opponendosi alla liquidazione delle residue prerogative delle commissioni interne a vantaggio di organismi di collaborazione di classe e di liquidazione delle lotte di fabbrica e di reparto quali i comitati tecnici paritetici); del rifiuto della politica di unità sindacale realizzata con compromessi tra i vertici attuali delle confederazioni e delle correnti, su basi arretrate e contro i contenuti delle forti spinte unitarie esistenti alla base e sui luoghi di lavoro, che vanno invece valorizzati per proporre un diverso modello di unità sindacale, su basi classiste e democratiche; dell'azione per lo sviluppo della democrazia operaia, che è l'asse strategico della battaglia. Una corrente di sinistra nei sindacati, in qualsiasi modo prendesse forma, potrebbe permettere l'aggregazione di forze critiche oggi disperse, in parte non ancora disposte ad organizzarsi politicamente su basi alternative rispetto a quelle dei partiti tradizionali, e permetterebbe un'ulteriore maturazione politica di tali forze sulla base dell'esperienza di una lotta ampia e coordinata alla burocrazia sindacale opportunista. Ai temi di agitazione sopra indicati devono accompagnarsene altri che riguardino le condizioni di vita delle masse proletarie fuori dai luoghi di lavoro. Accenniamo qui alle questioni dei servizi di trasporto, scolastici ecc, agli affitti, talvolta alle condizioni incivili delle abitazioni. Anche questi temi possono essere affrontati tanto in termini rivendicativi immediati quanto in una prospettiva di rovesciamento dei rapporti di potere. Sono in corso a Milano interessanti esperienze di agitazione in quartieri periferici o in centri proletari della provincia su questi ultimi temi. Uno sviluppo anche quantitativo delle avanguardie di sinistra o un coordinamento tra esse crea la possibilità di un lavoro operaio che, su tutti i temi della condizione proletaria, nelle aziende e fuori di esse, cerchi o crei una vasta rete di collegamenti e di gruppi.
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