9- Alcune esperienze milanesi, nostre e di vari gruppi di lavoratori.
L'esperienza milanese del lavoro operaio può offrire, nella sua concretezza, alcune utili indicazioni. Essa è iniziata alcuni anni fa, con un numero assolutamente esiguo di compagni inseriti o seriamente inseribili in un'attività di fabbrica e sindacale, stimolando e guidando politicamente tale inserimento (entrata nelle commissioni interne, assunzione di un ruolo dirigente e di un rapporto democratico con i lavoratori, ecc.). La Siemens è stata il primo luogo di applicazione del nostro lavoro operaio. In essa alcuni nostri compagni hanno operato per un lungo periodo, pazientemente, prima negli organismi del PCI e dando un taglio vivace e combattivo al giornale di fabbrica del PCI, poi negli organismi sindacali e nella commissione interna. Ciò ha prodotto una loro influenza assai diffusa su un vasto strato di lavoratori. Abbiamo già accennato a certe esperienze. In particolare, durante l'ultima vertenza contrattuale dei metalmeccanici, i nostri compagni della Siemens, accanto alla lotta politica nella FIOM milanese lotta che influenzava uno strato assai vasto di quadri operai di diverse fabbriche, si facevano promotori di un comitato di sciopero composto dalla commissione interna e da una quarantina di legati di reparto, democraticamente eletti dagli operai. Il comitato prendeva le decisioni sulle modalità della lotta in fabbrica, portando avanti uno sciopero a <<singhiozzo>> particolarmente efficace, fino alla tregua di maggio che provocò un riflusso della mobilitazione operaia che lo travolse. L'assenza di un nucleo di sinistra consistente impedì che venisse sostenuto più a lungo o rilanciato. A Corsico prevalgono gli stabilimenti, di dimensioni medie, del vetro, della ceramica e degli abrasivi, raggruppati in una categoria cui corrisponde, nella CGIL, il sindacato FILCEVA; vi sono poi numerosi altri stabilimenti, essendo una zona assai industrializzata. I nostri compagni hanno conquistato la direzione della lega del sindacato di categoria e sono presenti nelle commissioni interne. Grazie al loro prestigio, alla lora attività e alle battaglie che hanno saputo dare nel sindacato, in termini espliciti e chiari per la base, si svolgono a Corsico riunioni di un gruppo di alcune decine di militanti e di quadri operai con posizioni di sinistra, nonostante i tentativi di controffensiva periodicamente inscenati dai vari burocrati del PCI e sindacali. Abbiamo già fatto cenno ad alcune esperienze di democrazia operaia; successivamente fu operato il tentativo di dare permanenza al comitato di agitazione della Bordoni (chiamato <<comitato operaio>>), allargando l'esperienza ad altre fabbriche, in modo da affrontare con strumenti di democrazia operaia la lotta per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore vetro. Grazie all'esistenza dei comitati operai si verificava una programmazione degli scioperi con modalità diverse rispetto a quelle stabilite nelle sedi sindacali centrali, in modo da evitare lunghi preavvisi per i padroni; i comitati operai rifluivano successivamente, verso la fine della lotta contrattuale, per il carattere settario dell'intervento politico di un <<gruppo esterno>> che si era mobilitato in appoggio ad essi (tentativo di promuovere manifestazioni <<di avanguardia>> cui gli operai non partecipavano; invito a boicottare la raccolta delle quote sindacali col sistema dell'assegno; utilizzo dell'etichetta dei comitati operai per promuovere iniziative, senza consultare gli operai dei comitati stessi; denigrazione stile burocrati del PCI nei confronti dei militanti operai di avanguardia non appartenenti al gruppo settario accennato). Attualmente un gruppo esiguo, 2 o 3 operai, conserva il nome di comitato operaio, isolato completamente dai lavoratori: si tratta di alcuni elementi reclutati dal gruppo accennato. I sindacati hanno recuperato una parte di quell'influenza che avevano perso in precedenza. Opera un nostro gruppo, con numerosi operai, la cui linea consiste nel costruire le condizioni per un rilancio, a medio termine, dell'esperienza dei comitati operai, una formula che in questo momento ha perso a Corsico buona parte del suo credito precedente. A Corsico, come alla Siemens, viene fuori <<Avanguardia Operaia>>, cui caratteristiche vedremo in seguito. Nel quadro delle esperienze di democrazia operaia che hanno vita a Milano, è di notevole interesse, una delle più qualificate, serie ed avanzate, quella della Pirelli. Qui un gruppo di operai che hanno da tempo maturato posizioni politiche che si collocano alla sinistra del PCI e della CGIL, però iscritti tuttora ad ambedue le organizzazioni, sta dando vita, d'accordo con militanti della CISL e con operai non aderenti a nessuna organizzazione, ad un comitato di agitazione (chiamato <<comitato unitario di base>>), che in questi primi tempi di esistenza ha affrontato temi di carattere sindacale sia immediati che di ampio respiro, con la prospettiva di rilancio dell'azione operaia alla Pirelli dopo la vergognosa recente capitolazione dei sindacati del settore gomma nell'occasione del rinnovo del contratto nazionale del lavoro. Quest'ultima esperienza è stata decisiva ai fini del coagulo delle forze nella fabbrica, dell'allargamento della loro influenza, della definizione del loro orientamento politico e sindacale. Il comitato di base alla Pirellli svolge attualmente un'azione capillare di raccolta di forze e di propaganda di una linea di ripresa della lotta nella fabbrica. Alla Pirelli, il comitato di base soventemente diffonde volantini, su varie questioni ed è stato distribuito su vasta scala il suo programma politico. I membri del comitato hanno preso contatto con lavoratori di altre fabbriche, particolarmente delle cosiddette <<consociate>> della Pirelli. Alla Innocenti, alla Magneti Marelli, all'Alfa Romeo, si vengono consolidando nuclei di operai che si oppongono alla politica di capitolazione permanente dei sindacati. Queste fabbriche recentemente sono state teatro di forti lotte, che i sindacati hanno voluto tenere separate da quelle di altre fabbriche metalmeccaniche (che a Milano in pochi mesi sono state in agitazione tutte ma ognuna per conto suo); gli esiti di queste lotte sono stati deludenti, come nelle altre fabbriche metalmeccaniche milanesi in generale. Benchè sia difficile a noi in questo momento prevedere gli sviluppi alla Innocenti e alla Magneti Marelli, ci pare di rivelare, in quest'ultima fabbrica in particolare, l'emergere di un nucleo di giovani operai quale motore di eventuali esperienze di democrazia operaia, che non hanno dietro di sè attività di milizia sindacale o di partito nella fabbrica neanche per breve periodo. Un ruolo di stimolo della loro maturazione politica è stato giocato dalle lotte studentesche: gli studenti sono stati presenti ai picchetti e alle manifestazioni delle ultime lotte della Innocenti, della Magneti Marelli e di molte altre fabbriche metalmeccaniche. La nostra elencazione potrebbe proseguire con cenni a manifestazioni più recenti in altre fabbriche milanesi: esse però hanno ancora tratti molto precari. A conferma di quanto scrivevamo, del coagularsi di gruppi sui luoghi di lavoro con un orientamento di sinistra, stanno i seguenti due esempi significativi, che traiamo da una casistica più ampia: a) la situazione del PCI, e del sindacato autoferrovieri aderente alla CGIL, all'ATM: esiste una spaccatura politica profonda tra una parte dei comunisti, legata a posizioni di potere nel sindacato e in vari carrozzoni alcuni dei quali di natura sindacale esistenti nell'azienda, ed un'altra, con l'appoggio di alcuni militanti del PSIUP, che si batte per rapporti democratici tra dirigenti sindacali da una parte, base e lavoratori dall'altra, che ha compreso come le degenerazioni burocratiche e i fenomeni di corruzione spicciola di cui è piena la struttura del movimento operaio organizzato sono conseguenza inevitabile della sua linea politica e che quindi si orienta a sinistra. E' questo un esempio (dal quale però è errato trarre generalizzazioni, perchè i dati di fatto nella quasi totalità delle aziende conducono a soluzioni tattiche e organizzative diverse) per cui persino il PCI, in una azienda, costituisce un terreno importante di battaglia politica (all'ATAM il PCI ha circa 1200 iscritti: un fatto, ripetiamo, eccezionale). L'altro esempio è quello della SIP, della categoria nella quale interviene per la CGIL il FIDAT, cui abbiamo già fatto cenno. Nella SIP esistono diffusamente e a vari livelli posizioni di sinistra rispetto alla linea politica della CGIL; i nuclei di sinistra, motori della battaglia politica nel sindacato, altamente politicizzati, a Milano hanno avvertito la necessità di dar vita ad iniziative permanenti di democrazia operaia, unica via concreta per lo sviluppo della lotta in un'azienda dove il grado di collaborazione esistente tra apparati sindacali e direzione è tale da escludere o rinviare alle calende greche i ricorsi allo sciopero: assemblee di reparto deliberanti, comitati di agitazione. L'esperienza di democrazia operaia alla SIP si pone oggi, accanto a quella della Pirelli, come una delle più avanzate a Milano. L'esperienza della SIP può agevolmente estendersi ad altre aziende pubbliche similiari, nei settori delle telecomunicazioni e delle poste. I tempi di coagulo e di radicalizzazione di questi gruppi di sinistra appaiono differenti e fortemente condizionati oggi dalla varietà delle condizioni aziendali e di settore. I quadri giovani appaiono più dinamici e decisi dei quarantenni, ma assai meno preparati a certe bettaglie; i fattori decisivi che spingono a sinistra sono le concrete lotte operaie, condotte nel modo che sappiamo dalle burocrazie sindacali. Uno strumento che appare molto efficace, a pochi mesi della sua nascita, ai fini della raccolta e dell'organizzazione politica delle forze, oltre che dell'agitazione a livello di massa, è "Avanguardia Operaia", il giornale del nostro gruppo che appare da gennaio in due distinte versioni alla Siemens e a Corsico, e che quanto prima uscirà anche in veste di foglio politico generale. Non ha significato, a nostro avviso, parlare di un gruppo o di gruppi di operai di sinistra privi di un foglio di agitazione e di propaganda: non solo sulle condizioni dei lavoratori nella fabbrica, ma anche esterne ad essa, e sulle questioni politiche interne ed internazionali di maggior rilievo, con un discorso di sinistra, rivoluzionario ed internazionalista. In "Avanguardia Operaia" i problemi di linguaggio e le modalità dell'agitazione vengono gradatamente risolti, in una discussione continua con i lavoratori che collaborano permanentemente e sporadicamente. Con una funzione di orientamento, esteso in termini il più possibile semplificati, esce da poco tempo un bollettino, anch'esso con la testata di "Avanguardia Operaia" per i militanti operai con i quali abbiamo una qualche forma di rapporto politico. All'inizio il nostro impegno consistette nella raccolta o nella formazione di un gruppo di quadri operai, e quest'impegno dev'essere visto come centrale e permanente ancora oggi, anche con le nuove condizioni che permettono un'attività di massa e organizzativa più ampia di prima. Così in passato abbiamo dato via a <<gruppi di studio>> che sono durati mesi e mesi, in particolare di due ordini: a) per quadri già in parte formati, con lezioni e discussioni di economia politica, sulla storia del movimento operaio e sindacale, su varie questioni di natura teorica ecc; b) per giovani alle loro prime armi, su temi di carattere generale svolti in termini semplici e divulgativi, quali la natura dello stato, la lotta di classe, i rapporti di produzione ecc. I gruppi di studio del primo tipo hanno consolidato e reso omogeneo un nucleo di quadri operai a livello dirigente; quelli del secondo tipo hanno dato buoni risultati soprattutto alla Siemens. Un'importanza particolare abbiamo dedicato alle attività di propaganda in direzione dei quadri operai già formati. Abbiamo accentrato al nostro ruolo tre anni fa nella FIOM milanese, che oggi si ripete in alcuni altri sindacati (per esempio combattendo il tentativo del gruppo dirigente nazionale della CGIL di firmare un accordo quadro); abbiamo accennato agli interventi della IV Internazionale. Recentemente abbiamo intensificato questo tipo di intervento non limitandoci a svolgerlo solo nel chiuso delle riunioni sindacali, per quanto vaste ed interessanti per il tipo di partecipazione esse siano. Accenniamo alla <<tavola rotonda>> apparsa su "La Sinistra" nel settembre 1967, cui hanno preso parte, invitati da noi ad esprimere liberamente le loro opinioni sulle lotte contrattuali trascorse, sul voto dei dirigenti della CGIL sul piano quinquennale ecc., quadri operai di importanti fabbriche e sindacati milanesi. Espressero, com'è noto, opinioni fortemente critiche. Accenniamo al fatto che, in collaborazione con certi quadri operai iscritti alla CGIL e ai partiti operai tradizionali, abbiamo steso la <<Lettera aperta ai militanti della CGIL e dei partiti operai>> apparsa nel novembre 1967 e diffusa in circa 6.000 copie. Abbiamo infine organizzato dibattiti pubblici sulla condizione operaia sui luoghi di lavoro e sulla democrazia operaia; le relazioni introduttive nei primi dibattiti sono apparse su "La Sinistra", intorno alla quale si era anche costituita a Milano una vasta rete di corrispondenti di fabbrica e sindacali e che veniva diffusa da alcuni lavoratori in alcune aziende. Avremmo gradito inserire a questo punto una parte dedicata al lavoro operaio svolto da altri gruppi in altre località: a Torino, a Venezia, a Genova, a Pisa, a Ravenna, a Roma e altrove. Abbiamo preferito non farlo perchè la mancanza di informazioni precise ci avrebbe condotto a fornire un quadro generico e alterato.
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