Avanguardia Operaia contro il lavoro dei sindacati

 

Quello che segue è un breve estratto da un testo di Ao intitolato "I Cub: origine, sviluppo e prospettive", pubblicato nel 1973. Qui Ao teorizza l'impossibilità di costruire un lavoro di opposizione all'interno dei sindacati, con l'argomento che i rapporti di forza erano troppo sfavorevoli ai rivoluzionari.

 

Le affermazioni di Lenin nell'Estremismo tuttavia vengono spesso usate, all'interno del campo rivoluzionario, per supportare, in maniera che dovrebbe risultare inconfutabile per ogni militante marxista-leninista, tesi opportuniste sulla necessità che i rivoluzionari si dedichino prevalentemente ad una attività di corrente nei sindacati. In realtà questi richiami alle indicazioni di Lenin nell'Estremismo - e all'esperienza comunista nella prima metà degli anni '20 in Europa - sono assolutamente viziati, per il fatto di trascurare completamente il quadro politico generale in cui le indicazioni di Lenin si collocano, riducendole così a formule stereotipate. Negli anni '20 in Europa, in una situazione pre-rivoluzionaria, cioè di crisi politica e sociale generale, e con l'esempio recente della Rivoluzione d'Ottobre, le masse proletarie aderenti ai sindacati collaborazionisti di varia tendenza stavano rapidamente spostandosi dal campo di influenza della borghesia a quello del comunismo. Nello stesso tempo le masse proletarie più arretrate, che precedentemente non avevano neppure provato l'esigenza di aderire ai sindacati, vi stavano entrando in massa, vivificando la vita interna delle strutture di base. Si trattava quindi di impostare una tattica adeguata a questo contensto, e a ciò corrispondeva anche la lotta nei sindacati collaborazionisti. Sarebbe arduo anche agli ideologi sostenitori delle posizioni opportuniste dimostrare che oggi la situazione in Italia presenta affinità con quella europea dei primi anni '20. Oggi in Italia nel campo del comunismo tende a spostarsi una parte minoritaria dell'avanguardia proletaria; le strutture sindacali tradizionali vivono relativamente tranquille la loro vita burocratica, cui partecipano soprattutto i funzionari e gli intimi dei funzionari e un numero assai ridotto di militanti combattivi, separate dalle masse proletarie e dalle vaste avanguardie combattive. Detto in altri termini, la crisi di rapporto tra riformismo, revisionismo e sindacalismo collaborazionista da un lato e avanguardie proletarie dall'altro non solo non è incipiente, ma procede con tempi lenti. Ciò riflette a sua volta il fatto che l'Italia non vive un periodo tumultuoso di crisi sociale acuta in cui masse proletarie sempre più estese si mettono in movimento, ma un periodo in cui la lotta di classe si esprime essenzialmente ancora a livello sindacale, che è un livello arretrato; le masse vivono i loro problemi in termini di rivendicazione immediata, e la stessa tendenza a spostarsi sul terreno della lotta politica che oggi si manifesta nel corso delle lotte contrattuali è assai esitante. Infine, a guidare la lotta nei sindacati collaborazionisti nei primi anni '20 c'erano partiti comunisti che, anche quand'erano di ridotte dimensioni, organizzavano pur sempre un settore consistente dell'avanguardia del proletariato. Oggi le organizzazioni rivoluzionarie sono ancora di debole consistenza e, anche quando sono radicate nel proletariato, organizzano avanguardie di dimensioni relativamente piccole e neppure presenti in tutto il territorio nazionale. A che cosa si riduce pertanto l'indicazione della necessità che i rivoluzionari svolgano prevalentemente un'attività di corrente nei sindacati collaborazionisti e masse proletarie, dati i rapporti di forza tra riformismo, revisionismo e collaborazionismo sindacale, da un lato, e rivoluzionari dall'altro, a fortissimo vantaggio dei primi, in seno al proletariato? A niente che non vada a vantaggio esclusivo della politica di collaborazione di classe e intralci e ritardi la maturazione delle avanguardie proletarie e il processo di rifondazione di un movimento di classe. Quindi, che cosa va colto del Lenin dell'Estremismo, la lettera delle indicazioni, che porta a rovesciarne il significato, o il nucleo essenziale di esse, che consiste nello "svolgere un'attività politica là dove sono le masse?". Avanguardia Operaia ritiene che le indicazioni di Lenin sull'attività dei rivoluzionari nei sindacati possano essere concretamente tradotte in un solo modo, nella situazione italiana attuale: attraverso la prevalenza dell'agitazione degli organismi operai autonomi, politica e sindacale, verso la massa degli operai, e attraverso l'azione dei loro militanti nelle strutture di base consiliari, con gli obiettivi e nelle forme che abbiamo già ampiamente delineato; a quest'agitazione e azione vanno subordinate le iniziative nelle strutture sindacali più aperte e lacerate da contraddizioni, che pure nella località dove la sinistra rivoluzionaria è più radicata nel proletariato sono da avviare; la difficoltà di questa subordinazione - per i rapporti di forza tra rivoluzionari e burocrazia collaborazionista - deve dare la misura della cautela nell'impostare queste iniziative. E' significativo dell'esistenza di una consapevolezza almeno parziale del carattere opportunista dei richiami al Lenin dell'Estremismo, che i sostenitori delle posizioni opportuniste sull'attività oggi nei sindacati "dimentichino" che nei primi anni '20, parallelamente al lavoro nei sindacati a direzione borghese, l'Internazionale Comunista fondò l'Internazionale dei Sindacati Rossi, come articolazione tattica corrispondente alla situazione di vari paesi europei dove più avanzata era la dissoluzione dell'egemonia riformista e borghese su ampi settori proletari, o dove l'attività di corrente si era dimostrata concretamente non perseguibile. Per opportunismo gli ideologi "dimenticano" che l'attività sindacale di massa dei comunisti in Europa nei primi anni '20 assunse un'articolazione assai ampia, aderente alle differenti concrete situazioni; in quest'articolazione per esempio in Italia vi erano i Comitati di Agitazione, i cui compiti erano affini, se non identici, a quelli dei CUB attuali! Questa "dimenticanza" serve spesso anche a sostenere una posizione del tutto arbitraria sulla questione della struttura sindacale su cui si appoggerà il partito rivoluzionario: gli ideologi opportunisti hanno già deciso che si tratterà di una corrente all'interno dei sindacati attuali, tant'è vero che sono già impegnati a costruire "correnti rosse" o a rafforzare la sinistra sindacale. Neanche i più seri tra i sostenitori di queste posizioni indicano dei motivi. La sinistra sindacale che essi appoggiano pare loro destinata, si direbbe per motivi naturali, a rimanere eternamente negli attuali sindacati. Perché mai? Possibile che non incomodi nessuno ai vertici della CGIL, della CISL, del PCI, del PSI, della DC? E perché non incomoda nessuno? Lasciamo a questi compagni la risposta al dilemma, mentre Trentin rientra nei ranghi e la sinistra FIM viene smantellata. In realtà, la forma che assumeranno le strutture sindacali che fiancheggeranno il futuro partito rivoluzionario non è definibile attualmente, dato il carattere embrionale dei risultati dell'attività della sua fondazione, e dato che il conseguire questo risultato richiederà un lungo periodo, non solamente di attività dei rivoluzionari ma anche, e soprattutto, di lotta di classe, nel corso del quale le avanguardie proletarie vivranno una serie di esperienze chiarificatore indispensabili, che diranno come estendere l'attività sindacale in genere, e nei sindacati in particolare.

 

Avanguardia Operaia, 1973

 

 

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