<<Settarismo>> femminista

 

Trovandosi a vivere quotidianamente in una situazione subordinata e di oppressione alcune donne hanno creduto di trovare la soluzione del problema militando in un partito o in un gruppo extraparlamentare e sforzandosi di dare, all' interno di queste organizzazioni un contributo di elaborazione pari a quello dei <<compagni>>. Nella maggior parte dei casi questa si è rivelata un' illusione: anche se formalmente non c'è alcuna discriminazione contro di noi in pratica, guarda caso, ci troviamo sempre in condizione <<ancillare>>, cioè, siamo le aiutanti dei compagni: molto utili quando si tratta di vendere i giornali, di distribuire volantini, di gridare slogans e portare striscioni. Se qualche donna riesce a raggiungere un ruolo dirigente questo avviene solo con un enorme sforzo di volontà e dopo una dura lotta contro l'ostruzionismo maschile e contro la convinzione che le donne, non avendo una mentalità <<razionale>>, non possono capire molto di politica. Per le lavoratrici iscritte al sindacato il discorso è ancor più serio e grave: il fatto di avere la tessera non ha assolutamente garantito loro condizioni di parità con gli uomini sul posto di lavoro. Non è un caso che tra i metalmeccanici, la categoria sindacale più forte, le donne sono in minoranza, e sono invece numerose, come operaie prive di qualifica, nell' industria tessile, calzaturiera, alimentare. E' recente notizia che quelle rare volte in cui il sindacato fa delle inchieste sulla salute in fabbrica i casi di aborto involontario, determinato dai gas venefici, dai ritmi di lavoro, dalle intossicazioni ecc. vengono rubricati sotto i <<disturbi femminili>>. In questi ultimi tempi, da quando abbiamo cominciato a muoverci per conto nostro, partiti, gruppi e sindacati si sono fatto più attenti e <<hanno preso coscienza>> che esiste una questione femminile: fioriscono ovunque le commissioni che studiano il problema e si susseguono dibattiti in cui ognuno dice la sua su quel che dovremo fare. C'è che appiccica alla propria linea complessiva la richiesta dell' aborto libero, c'è chi ci loda quando occupiamo le case o lottiamo per l' asilo, chi vede la parità con gli uomini nella nuova legge sul diritto di famiglia. I compagni si sono accorti che siamo noi che teniamo in piedi le lotte nei quartieri visto che siamo noi, con i bambini, che ci viviamo tutto il giorno. Così nella loro interessata miopia, vedono la nostra liberazione nella partecipazione alle lotte per la casa, contro il carovita, o contro il governo: in questo modo uomini e donne uniti lotterebbero alla pari per diritti comuni. ma i quartieri sono fatti di case, di appartamenti dove le donne sgobbano tutto il giorno, con i bambini sempre addosso perchè i loro uomini possano trovare un ambiente decente quando tornano dal lavoro: e questo nessuno l' ha mai rilevato e tantomeno messo in discussione!!! Nessuno all' interno della sinistra ha voluto vedere che attraverso le nostre case passa metà del ciclo produttivo: che se non ci fosse il nostro lavoro gratuito i nostri uomini non potrebbero presentarsi ogni mattina nelle fabbriche e negli uffici pronti per farsi sfruttare. Da qui dobbiamo partire, dal lavoro gratuito, se vogliamo far saltare le basi della nostra oppressione: dalla mancanza di soldi per sancire la nostra dipendenza dal salario maschile. E la lotta per avere soldi nostri la dobbiamo condurre noi in prima persona, perchè questa lotta scuoterà tutti i rapporti di potere e i privilegi che l'uomo detiene dentro la famiglia. Siamo solo noi donne che facendo pagare il lavoro domestico possiamo aprire un nuovo fronte di lotta contro lo Stato, che passi casa per casa. L'ostilità degli uomini che arriva talvolta al boicottaggio aperto contro la nostra volontà di organizzarci da sole, le loro ironie sulle assemblee chiuse sono una prova in più di quanto temano la perdita del loro potere su di noi, della loro prerogativa di scegliere loro la giusta linea delle donne e conferma, in ultima analisi, la giustezza della nostra scelta. A chi ci accusa di essere settarie e corporative rispondiamo: la necessità di parlare e di decidere tra donne per scoprire e determinare i nostri bisogni e i nostri obiettivi dipende da tutta la storia del movimento operaio maschile, che ha sempre negato addirittura l'esistenza di esigenze specifiche delle donne e ci ha sempre relegato a questione particolare anche se siamo la maggioranza della popolazione. Lo scandalo che suscitiamo organizzandoci per conto nostro è la prova di quanta strada dovremo percorrere e quante lotte dovremo condurre per conquistarci il diritto di essere considerate soggetto politico allo stesso livello degli altri sfruttati - operai, minoranze razziali, emarginati, ecc. - che lottano già sui loro interessi e non suscitano scandalo in nessuno se non nei padroni.

 

da <<Donne all'attacco>>

Bollettino del comitato per il salario al lavoro domestico di Trieste

8 marzo 1975