Intervento

 

Noi non siamo un partito, né un'organizzazione, né un'associazione, né tantomeno la loro filiale femminile. Noi siamo un movimento storico che non raggruppa soltanto le donne che partecipano alle nostre riunioni ma un movimento che comprende tutte le donne che, nei posti di lavoro, nelle loro case, là dove esse vivono ed operano, hanno deciso di prendere in mano la loro vita e la loro liberazione. Il messaggio politico, che qui portiamo, è che le uniche vere esperte sulla gravidanza indesiderata e sull'aborto sono le donne. Parlare di aborto per noi significa mettere in discussione la nostra sessualità così come fino adesso l'abbiamo vissuta, la famiglia e il ruolo di madre e moglie sfruttata. Nel momento attuale la legalizzazione dell'aborto è diventata una esigenza sociale per un problema di esplosione demografica e di carattere economico. Ma noi non vogliamo che si strumentalizzi il nostro corpo, in nome di esigenze generali, che ancora una volta sono costruite sulla nostra pelle. Ogni donna ha il diritto inalienabile di gestire il proprio corpo e quindi la propria sessualità da sempre finalizzata unicamente alla produzione dei figli. La richiesta della legalizzazione dell'aborto passa sopra la testa delle donne. Anche gli anticoncezionali ci sono stati propinati dandoci l'illusione di disporre del nostro corpo, la realtà è che l'industria farmaceutica ha strumentalizzato le esigenze delle donne a fini speculativi. Non a caso gli anticoncezionali sono rivolti solo alle donne. Nessuna ricerca scientifica seria è stata fatta sui contraccettivi maschili; così come nessuno studio accurato è stato fatto sulle conseguenze della pillola che ci viene somministrata senza darci la possibilità di controllare gli effetti negativi. Tuttavia accettiamo gli anticoncezionali per quello che essi rappresentano come possibilità per regolare liberamente la riproduzione. Noi vogliamo che ogni donna che desidera abortire possa farlo. Dobbiamo esigere solo quello che è desiderabile per tutte le donne. Noi diciamo no alla libertà sorvegliata, la questione di sapere se la legge deve essere legalizzata, la questione di sapere quali sono i casi in cui l'aborto può essere permesso, in breve la questione dell'aborto restrittivo non ci interessa perché non ci riguarda. L'aborto legalizzato esige delle buone ragioni per avere il permesso di abortire. In poche parole dobbiamo meritare di non avere un figlio, la decisione di avere figli o meno ancora una volta è delegata ad altri. Il principio di base per cui la donna è forzata ad essere madre rimane. Noi non vogliamo della tolleranza, delle briciole di quello cui gli altri esseri umani hanno diritto fin dalla nascita e cioè la libertà di disporre del loro corpo come vogliono. Siamo contro l'aborto come privilegio sociale che discrimina le donne e denunciamo lo sfruttamento della medicina e dei medici; lotteremo fino in fondo perchè non vogliamo niente altro che quello che ci è dovuto: la libera disponibilità del nostro corpo. A tutti coloro che ci parlano di rispetto della vita noi diciamo che sono responsabili della morte di migliaia di donne costrette ad abortire in condizioni disumane. L'aborto libero e gratuito non è il fine ultimo della nostra lotta. Al contrario esso non corrisponde che all'esigenza più elementare senza la quale la nostra lotta politica non può nemmeno cominciare. E' di necessità vitale per le donne recuperare e reintegrare il proprio corpo. Esse sono coloro la cui condizione è unica nella storia: gli unici esseri umani che nella società moderna non hanno la libera disponibilità del loro corpo. Essere femministe significa lottare per l'aborto libero e gratuito, appartenere a noi stesse e non più allo stato, alla famiglia, ad un bambino che non desideriamo. Una tappa per arrivare al controllo completa della produzione dei figli. Le donne, come tutti gli altri produttori, hanno di fatto il diritto assoluto al controllo della loro produzione. Faremo figli quando li vorremo, senza pressione morale, senza istituzioni, nessun imperativo economico potrà ostacolarci: questo è il nostro potere politico. Come tutti i produttori, in attesa di meglio, faremo pressioni sulla società attraverso la nostra produzione. Noi faremo dei figli se ne avremo voglia, se la società in cui viviamo è conveniente per noi e per loro, se essa non farà di noi le schiave di questi bambini, le loro nutrici, le loro educatrici, il loro capro espiatorio. Consideriamo l'aborto liberalizzato come un momento della nostra lotta che passa attraverso la riaffermazione della nostra sessualità, non finalizzata al rapporto uomo-donna così come è inteso dalla società patriarcale, per una liberazione totale dagli schemi della divisione dei ruoli sessuali e sociali che sono alla base dello sfruttamento e dell'oppressione.

 

No all'aborto di classe!

Si alla libertà di aborto!