Le donne, il movimento, il movimento delle donne

 

I giornali borghesi piangono calde lacrime, il clero convoca riti riparatori, i riformisti si associano alle prese di posizione dei loschi figuri di <<comunione e liberazione>>: oddio, le femministe ce l'hanno con la chiesa come istituzione, tengono <<comportamenti indecorosi>> e gridano frasi <<irripetibili>>: la libertà (borghese) è minacciata! Purtroppo per il Corriere e per l' Unità non si possono (per ora) alzare roghi nelle piazze di Milano: che fare? Come al solito il braccio armato dello stato borghese sa come intervenire: pestaggi, lacrimogeni, intimidazioni. L'intervento militare dello stato contro le donne sabato pomeriggio 17 gennaio a Milano, non è solo la risposta all' irruzione in Duomo come alcuni componenti del movimento femminista sostengono, arrivando a sottintendere che non sarebbe successo nulla se ci si fosse limitate alle danze e agli slogans. C' è una realtà in marcia anche all' interno del movimento femminista che è ingenuo, se non addirittura suicida fingere di non vedere: il movimento è uscito già da un pezzo dalle stanze dell' autocoscienza, la campagna per il divorzio ha aperto la strada all' intervento di massa delle donne e da lì in poi tutta una serie di problemi sono diventati temi di discussione e di lotta: l' aborto, la contraccezione, la sessualità, la famiglia e il doppio sfruttamento sul lavoro e in casa; il bisogno e le lotte per avere consultori gratuiti, asili nido, luoghi di ritrovo e di confronto. La lotta delle donne proprio per la sua raggiunta incisività non può più essere considerata minoritaria o folcloristica o, peggio, subordinata a stantii programmi di partito, non può essere tacitata con pseudoriforme o palliativi. La lotta delle donne sta dimostrando tutta la sua carica rivoluzionaria, può far saltare tutti gli equilibrismi politici, compresi i compromessi più o meno storici. questo ci scarica addosso non solo il livore riformista del PCI, ma tutto l' apparato repressivo dello stato borghese. Le condizioni storiche dello scontro sono mutate e la borghesia e i suoi lacchè non possono insistere impotenti allo sgretolamento dell' ideologia e della struttura che hanno da sempre relegato la donna in quella <<mentalità subalterna e minoritaria per vocazione>>, non subiranno in silenzio di perdere non solo il consenso, ma il controllo sulle masse femminili. Allora l' episodio di sabato a Milano, come quelli analoghi di Padova e di Genova, devono farci prendere coscienza del mutato livello di scontro: non siamo più isolate, non siamo più poche, non siamo indemoniate, scalmanate, esibizioniste: siamo donne in lotta contro i nostri nemici! E non possiamo, non dobbiamo aspettarci di essere trattate diversamente dalle altre componenti rivoluzionarie del movimento: emarginate e ridicolizzate fino a ieri mistificate e recuperate ove è possibile, represse e uccise se proprio insistiamo.

Le streghe son tornate!

Uno dei nostri nemici naturali è la chiesa, la sua ideologia sessuofoba e repressiva, la sua morale secolarmente antifemminile, le sue strutture di condizionamento sociale. Se è vero che l' iniziativa di un gruppo di compagne può e deve essere criticata all' interno del movimento per i tempi e i metodi della sua attuazione, si devono tuttavia respingere senza esitazione le prese di posizione perbeniste di chi dichiara (l' Unità 20/1) che <<si è trattato di una agitazione che ha suscitato soltanto dissensi e riprovazioni>> (certo! tra i borghesi e i loro servi). Tra le donne può esserci poca chiarezza, smarrimento di fronte all' attacco congiunto di tutto l' arco borghese, differenti valutazioni sugli effetti di una tale azione, ma non essendo le donne a caccia di consensi (elettorali?) questa ulteriore repressione violenta di un gruppo di noi ci deve portare (e in fretta) a valutare politicamente la situazione che si è creata, a discutere nuovi livelli di organizzazione e di lotta per sostenere lo scontro che lo stato e i padroni hanno aperto contro di noi.

 

Gruppo autonomo femminile ENI

da <<Vogliamo Tutto!>> - febbraio/marzo '76