NUOVO MOVIMENTO FEMMINISTA

 

 

Il nuovo movimento femminista è un movimento che rivendica una sua autonomia di lotta perché pone al centro della lotta politica la liberazione della donna la cui posizione nella società ha delle caratteristiche specifiche. La donna, oppressa e sfruttata dal sistema patriarcale e capitalistico, prende coscienza della sua condizione ed elabora una strategia rivoluzionaria che, lungi dal farle accettare le piccole concessioni volte ad accontentarla momentaneamente per nulla cambiare, mira a conquistare per la prima volta la sua identità, la sua autonomia, la sua partecipazione alla storia come protagonista. La donna femminista rifiuta il ruolo che le è stato assegnato dal maschio autoritario, portavoce e strumento di volta in volta di una struttura politico-sociale che in tutti i tempi la plasma e la modella secondo le esigenze e le utilità più immediate: rifiuta di essere un oggetto al quale si può dare o no un'anima, che si può idolatrare o violentare, che si può sfruttare e sollecitare al consumismo folle. La sessualità è uno degli aspetti che caratterizzano la repressione e il condizionamento della donna: presentata ancora come tabù di cui è meglio non parlare, essa è però oggetto di battute, sottintesi e continui riferimeuti che dimostrano chiaramente a chi ne dubitasse, che è una delle maggiori leve vitali del genere umano. Sessualità è energia, è forza positiva che chiede spontaneità e libertà; invece, fin dal costituirsi della famiglia patriarcale la donna è stata espropriata della sua sessualità perchè potesse meglio aderire al suo ruolo di schiava che deve continuamente dare e le cui energie devono essere totalmente rivolte all'appagamento delle esigenze della comunità familiare. Ancora oggi la discriminazione in "Angeli del focolare" e in "oggetto di peccato" serve all'uomo per trovare maggiore vantaggio da questa "divisione di lavoro" arbitraria e offensiva. Nella famiglia nucleare la donna produce gratuitamente. Essa produce i figli, li alleva, li accudisce, provvede alla loro socializzazione. Accudisce anche i mariti affinché non sottraggano alcuno dei preziosi momenti della loro esistenza al servizio del padrone-capitale; e tutto questo lavoro che la donna compie per una media di 99,6 ore settimanali, senza possibilità né di scioperi, nè di assenze, nè di rivendicazioni alcune, è fatto gratuitimente. La casalinga, che svolge il suo lavoro in condizioni di isolamento fisico e psichico, difficilmente può confrontarsi e solidarizzare con altre casalinghe perché la casa ghetto in cui è rinchiusa la isola da ogni forma di contatto umano e sociale. Questo isolamento è interrrotto soltanto dal martellamento dei mass media che con slogans pubblicitari e con rubriche a dir poco banali e volutamente superficiali le danno un'immagine falsa della realtà. Inoltre si continua cinicamente a caricare di valore umano il suo lavoro, nel tentativo di confonderla e di avvilirla con sensi di colpa non appena tenta di sollevare la testa e chiarire faticosamente la sua complessa posizione di sfruttata. Come per amore, la donna è ancora costretta in Italia a partorire con dolore, così in tutti i momenti della sua vita si chiede il suo annientamento totale, la rinuncia ad ogni forma di crescita individuale e sociale, il sacrificio della propria realizzazione per un sentimento che nelle mani della controparte diventa strumento letale. In Italia la condizione è maggiormente aggravata da mancanza di servizi sociali adeguati: l'assistenza ai vecchi, l'accudimento agli uomini, tutti i lavori connessi all'allevamento, crescita e socializzazione dei figli, sono riservati tranquillamente alla donna come se non riguardassero l'intera comunità. Anzi, mai come oggi i doveri di mamma sono stati tauto dilettati: e mentre la donna è esclusa e subordinata nella vita sociale, nella vita familiare le si attribuiscono addirittura virtù carismatiche tali da poter rendere la famiglia il perno del fragile equilibrio psicologico, emozionale ed ambientale che gli individui cercano di darsi come riparo alle travolgenti condizioni anomiche della società moderna: l'alienazione e la nevrosi per un lavoro alla catena di montaggio, la concorrenza logorante, ogni tipo di tensioni provocate da questa "civiltà" che noi non abbiamo fatta e che non avremmo fatta, vengono riassorbite alla meno peggio nella famiglia che fa da cuscinetto ammortizzatore. Non esiste un'alternativa alla condizione di casalinga perché il lavoro della donna all'esterno è sempre transitorio e in ogni caso si somma ai lavori domestici. Inoltre la donna che lavora fuori casa è l'ultima ad essere assunta e la prima ad essere licenziata. La donna compie tipi di lavoro che la ripropongono all'esterno sempre come individuo di seconda classe. Quando il lavoro è redditizio e conferisce un prestigio politico e sociale, infallibilmente è accaparrato dall'uomo, mentre la maggior parte dei lavori riservati alle donne sono i meno retribuiti, i meno qualificati e i meno gratificanti. La sfida del movimento femminista consiste nel trovare modi di lotta che rimettano in discussione tutti i rapporti sociali alla luce della nostra condizione di sfruttate e di subordinate.

 

Maggio 73