Un 8 marzo con uova marce, cipolle e pomodori pelati ha disinfettato per sempre a Padova l'insana puzza emancipatoria della mimosa. Non un solo ramoscello di questo fiore dal colore papale si è visto in tutta la città durante tutta la giornata. Le donne hanno fatto pulizia anche sulle strade e, questa volta, sono andate di fino... Un 8 marzo esplosivo in cui tutti i gruppi femministi autonomi cittadini si sono trovati coordinati in azioni di attacco contro chi pretendeva di dire ancora oggi - dopo anni di vita del Movimento Femminista - " che non ci vedeva chiaro ", " che ci voleva pensare " o " che era contrario" sulla " dolorosa " questione dell'aborto. Ma veniamo ai fatti. Per la mattinata dell'8 era stato indetto dai suddetti gruppi femministi uno sciopero delle studentesse medie e universitarie: sono arrivate puntuali a migliaia, in piccoli cortei spontanei, a raccogliersi nella Facoltà dì Scienze Politiche per fare assemblea e spettacolo e decidere come condurre la giornata. L'Aula Magna ha dovuto essere ovviamente occupata perché il Preside di Facoltà Lucatello riteneva di non doverla concedere poiché - come ha dichiarato - " Le Femministe hanno bisogno di un uomo, non di un'aula magna." Alla fine, visto che la decisione e il " casino " fatto dalle quindicenni in atrio non era meno fragoroso e deciso di quello delle compagne più " mature ", la chiave dell'aula è arrivata. Interventi, canti e spettacoli si sono susseguiti con ritmo frenetico: tutte le donne sono state messe al corrente delle innumerevoli situazioni di lotta che sono in piedi nella città e in periferia. Le ragazze spesso partendo dalle scuole trovano il modo di organizzarsi contro chi nelle famiglie o nel paese le aspetta, quotidianamente quando ritornano, per costringerle a fare la loro fetta di lavoro domestico, a impegnarsi nella moralità, a castrarsi come individue. Da sempre le donne nella scuola, trovandosi responsabilizzate prima di tutto verso la famiglia, hanno dovuto attuare " assenteismi " di vario tipo per fare la spesa, per arrivare in tempo a badare ai fratelli, ecc. Ma come hanno fatto riferire all'assemblea le studentesse di Ferrara - partendo dalla denuncia di un preside contro questa loro abitudine all' " assenteismo " ora le studentesse, stanche di assentarsi solo per lavori e lavoretti, si sono organizzate per pretendere di assentarsi per bisogni propri: sia per un cinema o per un viaggio, per tutto quello che serve a riprodursi come individui e non solo per quello che serve a riprodurre la famiglia. E al cinema - come è stato detto - visto che le donne sono rappresentate in tutti i films indiscriminatamente, il divertimento non sarà quello di " guardare passive e umiliate " ma di pestare i piedi, fare la baia, commentare ad alta voce per schiarire le idee agli spettatori. Sono innumerevoli i bisogni espressi dalle studentesse che altri vorrebbero ancora mantenere nella sfera dei sogni proibiti (dagli anticoncezionali alla casa propria, alla macchina per sé). La prospettiva di chiedere soldi " già da giovani " è stata la prospettiva che ha coinvolto tutte: tutte sono stufe di chiedere soldi a prestito, di farsi centellinare la mille lire domenicale, dando in cambio quantità immani di lavoro e la castrazione della propria persona. A proposito di lavoro domestico le studentesse universitarie alle prese con i cessi intasati dei tuguri in cui abitano, con le camere con quattro o cinque brande, con i " cucinini " inesistenti dei miniappartamenti da 90.000 lire, con l'assoluta mancanza di elettrodomestici per la lavatura dei vestiti e dei piatti e la pulizia dei pavimenti, hanno denitivamente chiarito, per chi avesse ancora dubbi in proposito, che la condizione della universitaria, per la donna, va ben oltre la condizione di " parcheggio " della forzalavoro. Ad un certo punto una compagna ha portato alcuni " fiori " scritti da Casori, professore ordinario della Facoltà, e da altri professori contro le donne. Casori in particolare definiva le donne del Movimento Femminista CIA, ovvero Confraternita Italiana Abortista: contro di lui è stato deciso immediatamente in assemblea un corteo interno per " schiarirgli le idee " e con l'occasione il corteo è andato a verificare le posizioni di tutti i professori sull'aborto libero e gratuito, pretendendo che si dichiarassero pubblicamente. Alcuni di loro di fronte alle mille donne urlanti si sono affrettati a chiarire che erano " assolutamente favorevoli ", gli altri, quelli incerti o contrari, si sono visti uova spiaccicate sulla testa, cipolle spalmate sulle porte, pomodori lanciati sui muri. Inoltre le donne, visto che a ragione non si fidano delle " dichiarazioni " degli uomini, non solo " verificavano " le posizioni ma a quelli che dimostravano di " essersi pentiti " e quindi di essere favorevoli all'aborto libero e gratuito, chiedevano di versare immediatamente 10-20.000 lire. Infatti al di là dei " pentimenti " resta il fatto che i " ritardi " di costoro costringono le donne a sborsare ancora centinaia di mila lire per procurarsi aborti clandestini. E' stato questo il punto più alto della mobilitazione nella giornata (sebbene l'azione del Movimento sia continuata nel pomeriggio nelle Facoltà di Lettere e Magistero), il punto in cui finalmente le donne hanno respirato aria di " regolamento di conti " con chi le ha fatte sanguinare, impazzire di paura e arrestare speculando sugli aborti clandestini dietro le scrivanie come dietro il tavolo ginecologico come sullo scanno del parlamento. Che abbiano il camice o la penna o il vestito distinto del padrone, tutti coloro che si schierano fra gli " innocenti " sulla questione dell'aborto sono altrettanto responsabili nel genocidio contro le donne. Per cominciare a fare la conta le studentesse aprono nelle facoltà e nelle scuole la lista con i nomi di quelli che si sono " pentiti " e " hanno pagato " e quelli che " devono pagare ancora "
Comitato per il Salario al Lavoro Domestico di Padova