Finalmente (almeno per noi) esce "COMONTISMO - Per l'ultima Internazionale". A suo tempo dicemmo che il giornale sarebbe uscito entro febbraio (e lo scrivemmo bello grosso, su una splendida locandina color rosso rivoluzione) per cui, ancora una volta, non siamo stati puntuali. E non è la prima. Speriamo sia tra le penultime. Tuttavia su questa mancanza di puntualità sarà bene dire le cose chiare. E' vero che talora qualche comontista (o addirittura i comontisti presi nel loro insieme) esprime degli effettivi ritardi rispetto al complessivo progetto di liberazione. In questi casi si sviluppa il massimo di critica reciproca al fine di individuare=smascherare=superare il ritardo stesso, riformando una reale unità, ad un livello superiore, tra i comontisti. (Per precisione dobbiamo aggiungere che in qualche caso ciò non avvenne, per cui lasciammo le persone in questione ad amministrarsi le proprie carenze, escludendole dalla nostra esistenza). Ma talora è altresì vero che alcune mancanze di puntualità si pongono, relativamente ai nostri limiti contingenti, come delle DURE NECESSITA'. Dure, poichè pesa anche a noi non essere SEMPRE in grado di far coincidere il desiderato con il vissuto; ma necessità, poichè la chiarezza coerente sino a quel punto raggiunta ESIGE che nessun volontarismo, nessun politicismo, nessun passo all'indietro possa inquinare le nostre pratiche. IL CASO DEL GIORNALE E' TRA QUESTI. Non siamo riusciti a farlo uscire nel tempo prefissato non solo per una sorta di atavica pigrizia che talora ci avvolge, ma soprattutto perchè non avevamo le idee totalmente chiare. In altre parole, saremmo riusciti a far uscire il giornale in tempo, solo correndo il rischio di non liquidare i residui politici e solo presentando mozziconi di teoria che avrebbero coinciso malamente con la nostra vita reale, rivoluzionaria. Covando la gramigna delle separazioni, per cui un giornale deve essere espressione di "idee" consumabili da passivi inghiottitori di parole, stavamo rischiando di fare un giornale-giornale. Ce ne siamo accorti in tempo. Per cui questo "ritardo temporale" è in realtà un anticipo cosciente sull'organizzazione di noi stessi (della rivoluzione che urge in noi) che stiamo già riuscendo a praticare sia pure con fatiche, sballottamenti, ritardi rispetto ai nostri desideri. E tutto ciò viene espresso in questo numero che, pur non soddisfacendoci, almeno non completamente, poichè non è ancora IL MEGLIO ASSOLUTO - sola cosa che può soddisfarci completamente -, tuttavia rappresenta realmente il LIVELLO DI TEORIA RAGGIUNTO DALLA VITA DEI COMONTISTI DIALETTICAMENTE ORGANIZZATI. Per questo l'abbiamo scritto, per questo lo stampiamo e lo diffondiamo. E' a nostro parere, già un (anche se non ancora IL) superamento attivo delle divisioni tra "pensato e vissuto", tra "desiderato e praticato", tra "espressione scritta ed espressione in generale", e, soprattutto, tra "oggettivo e soggettivo", "interno ed esterno", "organizzazione proletaria ed organizzazione di noi stessi". Questo superamento è necessario affinchè si crei l'embrione, formalmente ancora spezzettato poichè solo all'inizio del suo processo di maturazione, di quell'espressione rivoluzionaria di se stessi che contraddistingue il proletariato in quanto rivoluzionario. E' possibile dialettizzarci con il movimento reale solo essendo noi, in prima persona, realtà in movimento. Solo così si può "fare" un giornale. Poichè non si "fa" un giornale-giornale. Si usa uno dei mille e più modi di comunicazione dell'eversione già in atto. Si stravolge il rituale marmoreo della "vita pubblica" per esprimere quel minimo di realtà comontista raggiunta attraverso l'assunzione "privata" di ogni fatto "pubblico" e la detonazione "pubblica" di ogni fatto "privato". Questo è il nostro fine-mezzo.