Introduzione:
Pubblichiamo in questo opuscolo tutta la documentazione in nostro possesso sullo "spionaggio Fiat", quale risulta dai fascicoli sequestrati dal pretore Guariniello il 5 agosto 1971 negli uffici della Fiat, e che ora si trovano a Napoli. Da questi atti emerge un dato preciso ed inequivocabile: la Fiat aveva (ed ha) il pieno e totale controllo su tutte le "forze dell'ordine" di Torino. Ricevevano infatti dalla Fiat assegni mensili o emolumenti una tantum i prefetti e i questori (compreso il famigerato Guida) che via via si sono succeduti a Torino negli ultimi anni, il capo-gabinetto della Questura dott. Stabile, i capi dell'Ufficio Politico della Questura dott. Bessone e dott. Romano, il capo regionale del SID (ex Sifar) Ten. Col. Stettermajer, il capo del nucleo investigativo dei Carabinieri Col. Astolfi, più 150 circa tra agenti e funzionari della P.S. e dei C.C. Insomma tutti, proprio tutti coloro che avevano la responsabilità della politica repressiva a Torino erano alle dipendenze della famiglia Agnelli. Tutte le montature poliziesche, gli arresti arbitrari, le false testimonianze, le aggressioni contro operai e studenti di questi ultimi anni portano dunque impresso il marchio della Fiat. Sempre dagli atti del processo risultano direttamente responsabili di corruzione tre fra i massimi dirigenti della Fiat: l'ing. Bono, vice-presidente della Fiat; l'ing. Garino ex-direttore del personale Fiat e l'ing. Gioia, Direttore Generale della Fiat. Avevamo sempre saputo che il potere dei capitalisti e il potere dello stato sono tutt'uno e non avevamo mai mancato di denunciare il potere assoluto e dispotico che la Fiat esercita su tutta la città. Lo slogan "poliziotti servi dei padroni" che tante volte ha risuonato per le strade di Torino in questi anni nasceva da una semplice constatazione dei fatti, che chiunque avrebbe potuto compiere. Lo sapevano perfettamente le migliaia di operai che vivono ogni giorno il sistema di sfruttamento della Fiat, che conoscono le sue spie e che tante volte sono stati aggrediti, anche dentro la fabbrica, dalla polizia accorsa in difesa del capitale. E non si tratta di una storia nuova. Le 150.000 schede, che il pretore Guariniello ha trovato negli uffici della Fiat, sono il risultato di una rete di spionaggio che risale agli anni '50, al periodo della gestione Valletta. Fra le persecuzioni di allora contro i militanti della Fiom, i licenziamenti di rappresaglia, i reparti confino, la caccia sistematica all'operaio di sinistra di quegli anni e l'attuale vicenda dello spionaggio Fiat vi è una precisa continuità. E le rivelazioni attuali non fanno che confermare le denunce che già allora, a più riprese, furono fatte contro i metodi fascisti e polizieschi della Fiat. Ciò nonostante le attuali rivelazioni sul "dossier Fiat" sono un fatto nuovo e estremamente importante. Oggi dire che la polizia è serva del padrone, non è più soltanto una giusta affermazione ideologica sui rapporti che intercorrono fra capitale ed istituzioni statali, non e più solo un giudizio politico sul comportamento delle forze di Polizia, ma è un dato di fatto indiscutibile, di fronte a cui nessuno può tirarsi indietro. Non solo, ma attraverso questi dati, oggi possiamo avere una coscienza più precisa di quelle che sono le trame del potere in una società borghese. Conoscere i nomi dei corrotti e dei corruttori significa per noi conoscere meglio i nostri nemici ed offrire alle masse elementi più concreti per combatterli.
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