Ecco i poliziotti corrotti

(Elenco di alcuni dipendenti Fiat)

 

MARCELLO GUIDA. Riceveva dalla Fiat circa 1.000.000 all'anno (sotto le voci "aiuto in una manifestazione", "aiuto durante uno sciopero"). La sua carriera: uomo di fiducia di Mussolini, è stato direttore del carcere per prigionieri politici di Ventotene, dove sono morti diversi antifascisti. Dopo la guerra fa il questore.

A Torino ce lo ricordiamo aver comandato le cariche contro il corteo di studenti medi davanti alla facoltà di Architettura, con inaudita violenza. Allora si parlò di una studentessa uccisa, ci furono interrogazioni in parlamento. (20 novembre '68).

Ordina la carica contro un corteo antifascista di solidarietà con la Grecia. (8 maggio '69).

Organizza, prepara e comanda personalmente le cariche e i rastrellamenti contro un corteo operaio autonomo in corso Traiano. Ne seguono scontri per otto ore, ci sono centinaia di feriti, molti gravi. L'ordine è di arrestare (e far licenziare) quanti più operai possibile. L'attacco avviene al culmine di una lotta operaia autonoma che dura da 50 giorni. (3 luglio '69). In corso Traiano Marcello Guida viene ferito in fronte da una pietra. Pochi giorni dopo viene trasferito a Milano. In tutte le occasioni riferite l'organizzatore materiale della violenza poliziesca è il vice questore Voria che si è meritato l'appellativo di nazista dai proletari di Torino.

A Milano: giovedì 6 novembre '69: Guida fa attaccare un corteo operaio che manifesta davanti alla Fiat di corso Sempione. Sabato 19 novembre '69: provoca un corteo dell'Unione dei Comunisti Italiani durante uno sciopero generale per la casa, in via Larga. Escono operai da un comizio sindacale al Teatro Lirico, vengono caricati. Seguono ore di scontri. Muore l'agente di P.S. Annarumma. In serata Guida viene cacciato dalle caserme di P.S. in rivolta. Lunedì 15 dicembre '69: Questura di Milano. Calabresi, Mucilli, Lograno, Panessa assassinano Giuseppe Pinelli durante un interrogatorio. Marcello Guida è il complice principale. E' il primo ad arrivare all'ospedale Fatebenefratelli dove impone la presenza di un poliziotto al capezzale di Pinelli. Poche ore dopo dichiara il falso alla TV: "era fortemente indiziato, il suo alibi era crollato" . Poi aggiunge: "Vi giuro: non l'abbiamo ucciso noi". Pochi mesi dopo viene promosso ad incarichi ministeriali e trasferito a Roma.

 

TENENTE COLONNELLO ENRICO STETTERMAJER capo del nucleo speciale dei carabinieri di Torino (SID, ex SIFAR). Non era tenuto in gan conto dalla Fiat : si offre personalmente di occuparsi del settore esercito. Viene pagato 150.000 al mese, ma ha l'ardore del neofita. E' infatti il protagonista di una delle montature poliziesche più clamorose. Giovedì 6 maggio arresta personalmente il compagno Fulvio Senatore (25 anni, studente) con l'accusa di spionaggio militare (pene: da 3 a 16 anni di carcere). Al giudice istruttore confida con orgoglio: "E' il primo esponente di Lotta Continua coinvolto in un caso di attività spionistica". Stettermajer si serve di un soldato (Gaudina Mario, 20 anni, genovese, elettricista, ex iscritto al MSI, ora di un gruppo di destra) per montare la provocazione. Il Gaudina dovrebbe consegnare una busta con notizie compromettenti al Senatore. L'appostamento è pronto, ma Senatore non accetta la busta. Stettermajer lo arresta lo stesso. (Stettermajer affermerà in istruttoria di essersi confidato con alcuni magistrati, e in particolare con il procuratore generale Giovanni Colli e questo gli aveva detto che se si trovava la busta addosso il gioco era fatto). Pazienza, Stettermajer si è sbagliato. Fulvio Senatore resta in carcere tre mesi, poi viene assolto per inattendibilità del teste di accusa (Gaudina). La montatura è così scoperta e smascherata (se ne è occupato anche l'Espresso - ottobre 71 ), ma Colli ora vuole ricorrere in appello contro Senatore. Si vede che la busta non è più necessaria. Stettermajer in questa azione agiva d'accordo non solo con la procura generale, ma anche con i suoi superiori di Roma. Il caso, se riuscito, avrebbe avuto grossa risonanza. In quel momento infatti il Borghese, lo Specchio, Candido, il Secolo d'Italia e altri giornali fascisti insistevano sulle "attività sovversive" di Lotta Continua nelle caserme e chiedevano a gran voce lo scioglimento della nostra organizzazione. Peccato Enrico Stettermajer resta a 150.000 lire mensili. Ora è trasferito e irreperibile.

 

BESSONE ERMANNO, capo della squadra politica di Torino e ROMANO ALDO, commissario della squadra politica di Torino. Ricevono regolarmente dalle 250 alle 400.000 lire mensili l'uno. Sono sempre presenti a tutte le manifestazioni, gli scioperi, i picchetti. Conoscono tutti, sono gli organizzatori delle schedature della questura e sono sempre presenti in tutte le montature poliziesche contro i compagni. In particolare sono presenti (Romano) nell'arresto dei compagni Sofri, Mochi e Derossi in seguito ad una manifestazione davanti al Municipio delle famiglie di via Sansovino (novembre '70). I compagni restano in carcere tre mesi prima di essere riconosciuti completamente estranei ai fatti. Sono presenti alle Porte Palatine il 29 maggio '71 (Bessone e Romano). Viene attaccato un corteo operaio, seguono scontri per cinque ore. Ci sono 56 arresti, 13 compagni stanno ancora scontando due anni di carcere. L'ordine delle cariche parte dal dottor Bessone che esegue con tempismo manageriale le richieste del suo superiore avv. Cuttica della Fiat. (Cuttica il giorno stesso sulle colonne della Stampa del suo dipendente Ronchey invita alla repressione contro Lotta Continua). Bessone e Romano sono seri, colti, pacati e signorili. Il secondo però nasconde una doppia vita: lo si può vedere spesso nei night club torinesi dove mangia, beve e se la spassa coi soldi della Fiat, in veste di play-boy. Ma anche lì non deve essere tutto chiaro: una sera del novembre '70 mentre rincasa a tarda ora, gli sparano sei colpi di pistola. Non lo prendono. L'inchiesta per tentato omicidio viene prontamente archiviata. Ora è a riposo e non si vede più in giro.

 

ASTOLFI ALESSANDRO, colonnello dei carabinieri. Fa parte del SID. Pagato dalla Fiat una tantum. Alle sue dipendenze il falso operaio dell' OSA Lingotto, Salvatore Cieri, infiltrato in Lotta Continua con il compito di proporre armi. Citiamo testualmente la dichiarazione che la spia Salvatore Cieri ha reso davanti alla pretura di Torino il l2-10-'71 in cui saltano fuori anche altri nomi interessanti. "...Io da due anni sono dipendente Fiat ed oltre al lavoro come operaio sono stato 'confidente' della Fiat e della polizia. In particolare il mio compito era di controllare il movimento politico di 'Lotta Continua'. Il mio compito era di riferire al cap. Porta, capo sezione dei sorveglianti. Ero pagato a parte per questo lavoro. Per quanto concerne il mio lavoro con la Fiat ho avuto anche rapporti col sig. Motta Fabrizio della sede di corso Marconi. Tutte le sere alle 18,10 ho appuntamento con il sig. Motta davanti alla Banca in Piazza Carducci. Sono stato aggregato a questo servizio dal Caposquadra Sig. Di Giacomo in relazione ad un furto che era avvenuto nel mio reparto. Ogni prestazione era retribuita a parte "a fondo perso". In particolare era mia possibilità entrare e uscire dalla Fiat quando volevo. Svolgevo analogo lavoro per la polizia ed in particolare ero in contatto con la squadra politica per cui potevo rivolgermi loro in ogni momento. Fornivo loro tutto il materiale di "Lotta Continua". Avevo contatti con il dott. Bellofiore, ma ero pagato da un certo Franco della squadra politica. Avevamo pattuito L. 30.000 ogni giorno 10 del mese. Non firmavo ricevute. Poiché non era regolare nei pagamenti ed era già quattro mesi che fornivo lettere intestate a Lotta Continua e nominativi, gli chiesi il pagamento. Circa due mesi fa dissi loro che non intendevo continuare perché non mantenevano le promesse... Per quanto concerne i miei rapporti coi Carabinieri, preciso che fornivo loro le stesse notizie, passando in Via Giolitti tutti i giorni. Mi forniscono somme di denaro e materiale (macchina fotografica). A questo proposito, anche la Fiat mi aveva fornito un registratore Grundig, tascabile, per eventuali registrazioni sul finanziamento di Lotta Continua. Ho avuto tre colloqui con il Col. Alessandro Astolfi, col cap. Formato, col maresciallo Savoia e col maresciallo Conca Mario e la mia collaborazione continua tutt'oggi. Sono stato nel Meridione, mandato da Lotta Continua visitando le varie sedi e prendendo nominativi. Tutto ciò d'accordo con i Carabinieri a cui ho consegnato il materiale. Firmato: Cieri Salvatore"

Questi i nomi con cui noi abbiamo personalmente un conto aperto. La lista dei questori coinvolti è però più lunga e con tutti costoro la classe operaia ha un conto aperto da PERRIS a DE NARDIS (trasferito in questi giorni a Roma, chiamato dal nuovo presidente della Repubblica a dirigere la polizia del Quirinale).

 

 

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