Quello che dovranno pagare

 

I conti che intendiamo presentare ad Agnelli sono piuttosto salati.

Operai licenziati. Non disponiamo dei dati complessivi degli operai licenziati dalla Fiat per rappresaglia in questi ultimi anni. Comunque solo fra i militanti e gli operai vicini a Lotta Continua, e soltanto nello stabilimento di Mirafiori, vi sono stati dal 1969 ad oggi 106 operai licenziati per motivi politici. Per alcuni di essi è in corso la causa per la riassunzione davanti al Pretore di Torino. In seguito agli scioperi autonomi avvenuti all'interno della Mirafiori il 29 ottobre 1969 cento operai, cioè tutti i più combattivi che avevano assunto posizioni dirigenti nel corso della lotta, furono sospesi a tempo indeterminato. Riassunti dopo un mese di lotte, furono trasferiti in altre sezioni Fiat, in reparti isolati dove potessero essere innocui. Tutti gli operai che sono stati arrestati nel corso di manifestazioni politiche, sono stati immediatamente licenziati dalla Fiat e non sono stati più riassunti anche se messi in libertà provvisoria o assolti al processo. La motivazione che la Fiat adduce in questi casi è "assenza ingiustificata" (sic!). Così è stato per i compagni Raffaele Lotrecchio, Romano Sandri, Vinicio Sussarello e Italo Giliotti arrestati dopo gli scontri del 29 maggio 1971; così i compagni Rocco Grieco e Aldo Zinno arrestati nel corso della lotta dei pendolari della linea Torino-Asti nel luglio 1971.

Processi e montature poliziesche. Non stiamo qui a ricordare quanti compagni sono finiti in galera a Torino grazie all'azione con giunta Fiat-questura-Sid-magistratura. Ci basta ricordare le montature più clamorose: Il 15 novembre 1970 i compagni Sofri, Derossi, Mochi e De Candia furono messi in carcere per una manifestazione a cui non avevano partecipato. Sono dovuti rimanere tre mesi dentro prima che il Tribunale riconoscesse la montatura della polizia e li mandasse assolti. Sul caso del compagno Senatore abbiamo parlato nella scheda sul col. Stettermajer. Nel giugno 1971 tre operai della Fiat Lingotto sono stati arrestati per dei picchetti di un anno prima e sono stati liberati solo agli inizi di novembre. Il processo per direttissima contro i 56 compagni arrestati negli scontri del 29 maggio 1971 ha fatto epoca per la sua conduzione fascista e per la durezza delle condanne. Tredici di loro sono ancora in carcere per scontare delle pene fino a due anni. Torino è poi famosa per i reati d'opinione. Il primo processo che si è concluso, quello per i nostri volantini contro i capi-reparto della Fiat, è terminato con la condanna di 1 anno e 5 mesi per i compagni Viale e Baldelli. Ad iniziarlo era stato l'ing. Gioia Direttore Generale della Fiat, che, con una lettera indirizzata alla Procura di Torino, richiedeva la nostra incriminazione e specificava i reati da applicarci. Gioia è uno dei tre dirigenti Fiat che devono finire in galera per corruzione.

 

 

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