Bono, Gioia, Garino, Cuttica sul banco degli imputati
Rinviata a giudizio la "Banda Fiat"
Poliziotti, Questori, Prefetti, Carabinieri e dirigenti Fiat sorpresi due anni fa con le mani nel sacco: spiavano operai, dipendenti, clienti e "uomini politici" per conto di Agnelli – L’inchiesta dopo lunghe peripezie, ha portato all’insabbiamento dei nomi e dei reati più grossi – Ma alcune accuse nei confronti dei massimi dirigenti della Fiat e della Questura, non hanno potuto essere cancellate: corruzione e "interesse privato in atti di ufficio" – La FIAT intanto, continua a spiare come ha sempre fatto.
Si è conclusa nei giorni scorsi a Napoli l’istruttoria sul " Dossier Fiat ", cominciata due anni e mezzo fa con una perquisizione negli uffici di corso Marconi, che portò alla scoperta di una colossale struttura di spionaggio e repressione politica, capitanata da Agnelli con la collaborazione di decine di prefetti, questori, vice questori, poliziotti, carabinieri, agenti del SID e costruita allo scopo di spiare e reprimere in primo luogo gli operai della Fiat, le strutture organizzate in fabbrica. Come si ricorderà, nel luglio del ’71, l’Unità pubblicava una prima denuncia contro la Fiat ripresa poi dal nostro periodico con molta maggiore precisione e con accuse molto più circostanziate. II caso si dimostrò subito di dimensioni enormi con responsabilità a tutti i più alti livelli dello Stato e della magistratura. Pacchi e pacchi di nomi, fatture, schedari, bollette di pagamento, dossiers su singoli personaggi vennero sequestrati dal pretore Guariniello negli uffici della Fiat. Gaudenzio Bono, vice presidente della Fiat, Niccolò Gioia, direttore generale, Umberto Cuttica, capo del personale, Mario Cellerino, ufficio informazione, e l’allora alto dirigente Garino erano gli uomini, che personalmente guidavano l’attività spionistica. II capo della squadra politica della questura di Torino Bessone, il capo di gabinetto Fortunato Stabile, il colonnello dei carabinieri e del SID, Enrico Stettermajer; il funzionario di PS Aldo Romano, sono solo i nomi più noti di una lunga lista che comprende inoltre dirigenti di commissariati, di prefetture, insieme agli uomini che si sono avvicendati alla carica di questori di Torino; sono tutti uomini che la Fiat aveva segnato nei suoi libri paga e che pagava profumatamente tutti i mesi per " servizi ricevuti ". Lotta Continua per prima fece i nomi dei corrotti e dei corruttori, e riuscì a collegarli con le principali operazioni repressive attuate ai danni degli operai della Fiat (dall’attacco ai cortei, ai licenziamenti, agli arresti). II fatto provocò a Torino grande scalpore: lo slogan " Agnelli ha paura e paga la questura " era diventato abituale nei cortei sia operai in fabbrica che in città. Finora i colpevoli sono rimasti impuniti. II procuratore generale Colli, un uomo che ama definirsi << reazionario >> ed amico della famiglia Agnelli, dispone il passaggio dell’istruttoria da Torino a Napoli per "non turbare i buoni rapporti tra magistratura e Fiat" come si legge nel suo dispositivo di revisione del processo. Questo venne affidato al Tribunale di Napoli dove ora dopo appunto più di due anni, è stata conclusa la fase istruttoria degli ottantacinque denunciati solo 53 sono stati rinviati a giudizio, tra essi i dirigenti Fiat Gioia, Bono, Cuttica. E non tutti sono accusati di corruzione, ma qualcuno solo di " violazione del segreto di ufficio ". E’ forse superfluo soffermarsi a lungo sul dossier Fiat, i fatti, al di là di qualsiasi commento superano ogni immaginazione e danno la misura della potenza della Fiat e degli strumenti autoritari che usa per conservarla, danno la misura della faccia più vera del capitale, dell’organizzazione del lavoro capitalistico che non pensa che a profondere miliardi per garantirsi il proprio sistema di polizia. E’ finito il tempo del dossier Fiat? E’ cambiato lo stile di gestione del potere? Alcuni dicono che ora nella dirigenza Fiat ci sarebbe un " vento nuovo ", un’altra mentalità. Si tratta di pure ingenuità, nella migliore delle ipotesi. Basterebbe a dimostrarlo il fatto che Cuttica, Bono, Gioia tre dei delinquenti che ora sono sotto processo sono sempre gli stessi capifila della politica Fiat. Basterebbe a dimostrarlo il fatto che Agnelli continua a servirsi anche se più cautamente, degli stessi strumenti e degli stessi uomini che ha sempre pagato. II Vice questore Bessone, il commissario Romano (gli specialisti della questura per il gruppo di sinistra sono stati sospesi dall’incarico, ma sono sempre di casa alla questura di Torino, dove continuano a prestare il loro servizio nelle attività di repressione). La Fiat, dalla chiusura dei contratti in poi, ha licenziato ben più di 300 operai sulla base di indagini spionistiche effettuate dai suoi funzionari, in massima parte con la motivazione dell’assenteismo. Ha introdotto in officine decine e decine di " sociologi " che altro non sono che spie. Spende un sacco di soldi nello sviluppo di sistemi di comunicazione e di controllo dei propri dipendenti, sposta i suoi dirigenti più esposti in uffici meno appariscenti, dove continuano la loro opera. Non solo la Fiat non è cambiata, ma sempre di più si trova costretta per cercare di controbattere la forza operaia ad aumentare, il suo apparato poliziesco.
Non è solo un Amerio o un Cuttica, ma è tutta una organizzazione sempre più tesa all’autoritarismo, sempre più compromessa e legata a filo doppio con Polizia, Magistratura, Servizi Segreti.
da: "Lotta Continua" Anno II N. 298
di venerdì 28 dicembre 1973 - Quotidiano