Vogliamo la casa per tutti

 

 

I padroni le case ce le hanno prese. A migliaia ci hanno fatto abbandonare la nostra casa per venire a lavorare nelle loro fabbriche. Hanno distrutto le case, le città, i paesi dove abitiamo con la speculazione con il traffico, con il fumo e lo sporco delle fabbriche. A noi ci mandano ad abitare accatastati nelle soffitte delle pensioni, in casermoni di cemento senza verde e senza comodità. E l'obiettivo della casa per tutti vuol dire molte cose: innanzitutto avere una casa sana, pulita, abitabile, senza vivere come le sardine. Poi non perdere metà del salario o fare due lavori per pagarla. Avere il verde, i negozi, le scuole e gli asili e i divertimenti vicini. Avere i trasporti comodi che ci portano al lavoro. Avere una vita da vivere che non sia fatta soltanto di lavoro. Lottare per la casa vuol dire rivoluzionare completamente il nostro modo di vivere. Per questo, delle lotte per la casa che si sono fatte finora, possiamo dire che sono proprio soltanto all'inizio. Sulla casa ci speculano tutti i nostri nemici: i padroni che ci rapinano il salario con l'affitto. Il governo che ci fa pagare l'affitto due volte con le trattenute. Gli speculatori edili che rendono le città inabitabili e sfruttano per sedici ore gli operai sui cantieri nei periodi di boom, per poi buttarli sul lastrico quando c'è la crisi. I partiti e gli onorevoli che con la promessa delle case gescal si comprano i voti. I burocrati, che sono quelli che queste case riescono a farsele assegnare. I sindacati che ci hanno fatto fare delle giornate di sciopero per una riforma della casa che lascia le cose come stanno. Le case non ce le dobbiamo aspettare dai nostri sfruttatori, come non dobbiamo aspettarci da loro la salute o il benessere. Queste cose gli operai e i proletari le hanno ormai capite, e dove hanno avuto la forza e l'organizzazione per farlo, le case se le sono prese. Ci sono interi quartieri dove se lo sono ridotto da soli, o dove non pagano più il riscaldamento e le spese, e la polizia non ha la forza per sfrattarli, perchè sono tutti uniti. L'occupazione di case vuote, soprattutto di case gescal, nelle città del nord come nel meridione sono lotte che si fanno sempre più spesso. Ma sono ancora una piccola cosa, perchè queste lotte partono isolate e non si è avuta ancora la capacità di unire sullo stesso obiettivo tutti i proletari che la casa sono veramente disposti a prendersela. Quando la lotta per la casa verrà organizzata direttamente dalla classe operaia, gli operai che oggi si ritrovano uniti a lottare contro il padrone dentro le fabbriche, la casa potrà diventare l'obiettivo di una lotta veramente generale. Un obiettivo alla portata di tutti gli operai e di tutti i proletari, come nell'autunno caldo era alla portata di tutti gli operai la possibilità di cacciare un crumiro o di far scappare un capo o un impiegato dagli uffici. "Occupare le case non risolve il problema, perchè vuol dire toglierle a qualche altro proletario che ne ha bisogno", dicono i sindacati e i servi dei padroni per convincere gli operai ad avere fiducia nelle riforme dei padroni invece che nelle proprie forze. Questo intanto è falso, perchè nelle case gescal la precedenza ce l'hanno sempre i ruffiani. Ma soprattutto perchè quando i proletari sentiranno di avere veramente la forza per prendersi le case, non si fermeranno certamente alle case gescal. In ogni città ci sono migliaia di appartamenti privati sfitti, e poi ci sono alberghi, uffici, ville e appartamenti dei padroni con tante stanze inutilizzate e doppi o tripli servizi. E' ora che i padroni si stringano un pò, perchè i proletari non possono più aspettare!

 

 

 

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