La Cecoslovacchia

e il Comunismo

 

Qualunque sia l’esito della vicenda cecoslovacca, tutti coloro che sentono ogni giorno il peso dello sfruttamento e dell’oppressione e credono nella lotta per il comunismo oggi più che mai devono avere le idee chiare. Non possiamo credere alla televisione e ai giornali dei padroni: essi, con il loro falso sdegno e la loro ipocrita indignazione, cercano solo di farci dimenticare la violenza che ogni giorno i capitalisti esecitano in tutto il mondo, dal nostro luogo di lavoro al Vietnam.

L’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia non ha niente a che vedere con il comunismo; essa è una conseguenza del processo di degenerazione che da molto tempo è in atto nei paesi dell’Europa Orientale.

Da molto tempo in URSS, in Cecoslovacchia e negli altri paesi dell’Est, la classe operaia non è più al potere; occupa il potere invece una minoranza privilegiata di burocrati di partito e di direttori di fabbrica che governano per i loro interessi contro la classe operaia. Essi, per difendere i loro privilegi, i loro alti stipendi, il loro tenore di vita borghese, hanno incominciato a restaurare lo sfruttamento della classe operaia, hanno introdotto l’autonomia delle aziende e la concorrenza tra esse e quegli incentivi individuali al lavoro che costringono gli operai a farsi sfruttare, hanno sempre più differenziato i salari. Di conseguenza questa nuova borghesia russa, anche in politica estera agisce nel proprio interesse di classe e non negli interessi del socialismo. Nei confronti dei paesi dell’Est, essa persegue i propri interessi, fa passare questo per internazionalismo proletario e, con il pretesto dalla coesistenza pacifica, sfrutta ogni occasione per accordarsi coll’imperialismo americano alle spalle degli oppressi e degli sfruttati per dividersi il mondo.

In Cecoslovacchia, il gruppo di Dubcek, sotto la spinta della vecchia e nuova borghesia cecoslovacca, intendeva sopravanzare su questa strada i suoi maestri sovietici e spingersi decisamente nelle braccia dell’imperialismo americano.

Questo gruppo parla di "via cecoslovacca al socialismo" e intende con questo la completa restaurazione del capitalismo; vuole infatti ristabilire la proprietà privata e permettere la riorganizzazione della vecchia borghesia capitalista. A questo punto l’URSS è intervenuta militarmente. Ma i governanti dell’URSS non hanno mandato i loro carri armati per difendere il proletariato cecoslovacco dal tradimento di Dubcek e per aiutarlo a prendere il potere, bensì per difendere i propri interessi economici e militari. In Cecoslovacchia e nell’Unione Sovietica il proletariato è escluso dalla gestione del potere. Chi, come il PCI, prende Dubcek come proprio modello, per conquistarsi la fiducia della borghesia nostrana, si prepara ad allearsi con essa, rinunciando alla rivoluzione socialista. Coloro che in tutto il mondo lottano contro lo sfruttamento capitalista e l’oppressione dell’imperialismo americano, in questo momento sono con il proletariato cecoslovacco e sovietico contro le cricche revisioniste dei Dubcek e dei Breznev che hanno abbandonato gli ideali della Rivoluzione di Ottobre. Oggi più che mai è importante sapere chi sono gli amici e chi i nemici della Rivoluzione.

Con noi, nella nostra lotta, sono coloro che sono decisi a lottare fino in fondo contro il sistema mondiale dello sfruttamento: in prima fila i popoli vietnamiti, cinese, cubano, coreano e albanese.

 

VIVA LA LOTTA DI CLASSE!

VIVA LA LOTTA ANTIMPERIALISTA!

VIVA IL COMUNISMO

I compagni del

POTERE PROLETARIO

 

 

Industria Grafica Pavese

 

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