Vogliamo una riduzione dei prezzi di tutti i generi di prima necessità: cibi, affitti, vestiari

 

 

Il costo della vita aumenta continuamente, la crisi non fa che rendere più veloce questo aumento. Il salario degli operai non riesce nemmeno a tenere dietro a questi aumenti: altro che "benessere"! Ma per i disoccupati per gli operai licenziati, per i proletari che si arrangiano con mille mestieri, per non parlare dei pensionati, questo aumento dei prezzi vuol dire la fame. Questa cosa, soprattutto nel meridione, è come una lenta condanna a morte. Gli operai dicono: "chiedere aumenti di salario non basta, non si fa un passo avanti. Quello per cui dobbiamo veramente lottare è un ribasso generale dei prezzi". E' vero! Per imporre un obiettivo del genere non bastano certo le forze degli operai di una fabbrica, e nemmeno quelle di tutti i metalmeccanici messi insieme (che pure sono più di un milione). Per questo i sindacati ci fanno sempre lottare divisi, fabbrica per fabbrica, e hanno diviso tutta la classe operaia in tanti settori (metalmeccanici, chimici, tessili, edili), perchè non ci si ritrovi mai tutti insieme a lottare per le stesse cose. Ma questo è proprio il modo migliore per fare gli interessi dei padroni e non quelli nostri. Quello per cui noi lavoriamo, invece, quello che vogliono gli operai di tutte fabbriche che sono in lotta, quello che bisogna riuscire a fare tra i disoccupati e i proletari del meridione, che sono costretti a ribellarsi per sopravvivere, è collegare tutte queste lotte, prepararsi ad una lotta generale, mettere tutti i proletari in condizione di contare fino in fondo sulle proprie forze. Allora un obiettivo come il ribasso dei prezzi non è più un sogno ma una cosa reale, anzi è l'obiettivo più giusto, più concreto, più realistico, perchè è veramente quello che vogliono le masse sfruttate ovunque. In altri tempi, soprattutto nei periodi di crisi, come negli anni del dopo guerra, le masse hanno lottato per questo obiettivo e in molti casi hanno anche ottenuto delle vittorie. Perchè era un periodo che quando la classe operaia lottava, si trascinava dietro proprio tutta la città. E non per starsene a casa a fare gli scioperi-vacanza che ci hanno insegnato a fare i sindacati per le "riforme", ma per scendere in piazza, per fare tremare le "autorità", per dire chiaro e tondo che le cose o ce le davano o che ce le saremmo prese. Ci sono voluti più di vent'anni di tradimenti dei sindacati e dei dirigenti del partito comunista per abituare la classe operaia a lottare divisa, ora in una fabbrica, ora in un'altra; oggi i metalmeccanici e domani i chimici e sempre per degli obiettivi che non ci ripagano neppure del costo dello sciopero. Ora questa storia sta finendo e deve finire. La conquista più grossa che gli operai e tutti i proletari devono sapere ricavare dagli ultimi tre anni di lotta, è l'aver capito che la lotta bisogna farla tutti insieme, che la nostra forza è l'unità e la volontà di organizzarsi per arrivare a una lotta generale, perchè questo è l'unico modo per raggiungere le cose per cui abbiamo lottato in tutti questi anni. Alcuni compagni dicono: "Questo obiettivo, il ribasso generale dei prezzi, è una cosa troppo grossa. I padroni non possono darcelo e quindi non ce lo vorranno mai dare". Questa non è un'obiezione ma una sciocchezza. Perchè questo obiettivo i proletari lo vogliono e saranno pronti a lottare per esso quando sentiranno di avere la forza per farlo. E il motivo per cui noi lottiamo contro i padroni è che le cose che i proletari vogliono, i padroni non possono e non vogliono darlo. O se saranno costretti a concederle, cercheranno subito di rimangiarselo, come hanno fatto e continueranno a fare con tutti gli altri obiettivi. E' per questo che nessuna delle conquiste dei proletari sarà mai sicura finchè ci saranno dei padroni. Ma è per questo, anche, che ognuna di queste conquiste può essere un passo avanti verso la distruzione del potere dei padroni e del loro sfruttamento, se continueranno a lottare per difenderle e per andare avanti. Altri compagni fanno l'obiezione opposta: "Questo è un obiettivo riformistico. Le cose i proletari se le devono prendere, non chiederle". Anche questo è un discorso sbagliato. Le cose che i proletari vogliono - e il ribasso generale dei prezzi lo vogliono proprio - non sono nè "riformiste", né "rivoluzionarie". Riformista o rivoluzionario è il modo in cui questo obiettivi vengono portati avanti e il modo in cui viene organizzata la lotta per ottenerli. Noi non andremo in parlamento a chiedere il ribasso generale dei prezzi, ma lavoreremo per organizzare la lotta nelle fabbriche, nei quartieri e nelle piazze. E nemmeno ci preoccupiamo di spiegare ai padroni come salvare capra e cavoli: come concedere il ribasso dei prezzi senza andare in malora e rinunciare a sfruttare i proletari, come fanno invece i sindacati quando chiedono le loro "riforme". Infine ci sono dei compagni che dicono: "Ci sono già stati dei casi in cui le masse hanno lottato per un ribasso dei prezzi e hanno pure ottenuto una vittoria. Sulla carta. Ma poi non c'è stato un solo negoziante disposto ad applicare i nuovi prezzi e tutto è continuato come prima. Anche adesso c'è una legge che impone di vendere il pane a 100 lire al chilo. Ma chi la applica?" Questo è un discorso più serio, perchè finalmente centra il problema. Allora bisogna mettere in chiaro che non c'è obiettivo di lotta che abbia senso, o abbia valore, senza organizzazione. Un obiettivo generale come il ribasso dei prezzi è importante perchè unisce tutti i proletari, perchè fa capire l'importanza di arrivare a una lotta generale, perchè spiega molto bene come vanno utilizzate quelle forze che i sindacati cercano continuamente di sprecare con delle lotte sbagliate per degli obiettivi sbagliati. Ma un obiettivo di questo genere non ha nessun senso se non ci si comincia a organizzare fin da ora per raggiungerlo. Questo vuol dire lavorare per unire le lotte. Per collegare tra loro le diverse fabbriche, le fabbriche con i quartieri, gli operai con gli studenti, gli occupati con i disoccupati, il nord con il meridione. Ma vuol dire soprattutto lavorare perchè nei quartieri e nei paesi, in tutta la città, gli operai e i proletari disposti a lottare sappiano riconoscere i propri amici e i loro nemici, abbiano non solo la forza, ma anche la capacità e l'organizzazione per prendersi le cose per cui stanno lottando. E questo nel caso dei prezzi, come nel caso di tutti gli altri obiettivi per cui lottano i proletari, è un discorso molto preciso: Ci sono migliaia di bottegai e piccoli commercianti che sono sfruttati come noi, che sono pronti a lottare e hanno bisogno di lottare, per le stesse cose per cui lottano i proletari: per la casa, contro l'affitto, per la sicurezza di vivere, contro le tasse, contro i soprusi delle autorità, contro i pescecani e gli speculatori. A tutti costoro bisogna saper dare dei discorsi chiari: che la lotta la possiamo e la dobbiamo fare insieme, per gli stessi obiettivi. Ce ne sono altre migliaia che stanno fin troppo bene e che sono legati al carro dello sfruttamento, perchè vivono di sfruttamento. Contro costoro dobbiamo lottare fin da ora, cominciando a smascherarli, perchè sono padroni e staranno sempre con i padroni. "Prendiamoci la città" vuol dire soprattutto questo: che nei quartieri e nei paesi dove abitiamo, non dobbiamo essere degli estranei, dobbiamo conoscere tutti, separare gli amici dai nemici e sapere di ciascheduno come trattarlo. E allora il ribasso generale dei prezzi avremo veramente la forza di imporlo. Ci sono sempre rivolte di intere città, come Avola, Battipaglia, Caserta, per non parlare di Reggio; ma anche nel nord come Porto Marghera o Torino, quando c'è stato corso Traiano, dove i proletari hanno dimostrato di avere una forza immensa. Ma poi dopo non è rimasto niente; anzi, i nemici del popolo, come padroni politicanti, speculatori e persino fascisti se ne sono approfittati. Perchè? Perchè mancavano obiettivi chiari, ma soprattutto mancava l'organizzazione, la capacità di usare tutta la forza che si aveva, per prenderci i nostri diritti e per colpire i nostri nemici. La prossima volta non deve più succedere.

 

 

 

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