Lavoro o no vogliamo il salario garantito

 

 

Nell'autunno del '69, non riuscendo più a tenere sotto controllo la lotta operaia, Agnelli ha cominciato a sospendere e mandare a casa migliaia di operai: preferiva che non lavorassero, piuttosto che correre il rischio che in fabbrica ci venissero soltanto per lottare e organizzarsi contro di lui. I sindacati gli vennero incontro firmando un accordo sulle "ore di scivolamento" in base al quale, dopo un'ora che una linea restava ferma per lo sciopero in qualche altra parte della fabbrica, il padrone poteva mandare a casa gli operai "inattivi" senza pagarli. Questo accordo è diventato la più formidabile arma del padrone contro gli scioperi autonomi degli operai (cioè decisi senza i sindacati) e contro le forme più incisive di lotta, quelle che costano poco agli operai e bloccano tutta la produzione. Da allora, alla FIAT, non passa quasi settimana senza che migliaia di operai vengano mandati a casa da Agnelli, senza essere pagati, per impedire che una lotta che parte da una squadra o da un reparto si generalizzi in tutta la fabbrica. Gli altri padroni hanno imparato da Agnelli: l'anno scorso Pirelli aveva provato a punire gli operai che lottavano autonomamente tagliando il salario a quelli che "riducevano i punti", cioè si autolimitavano la produzione; ma gli è andata male: gli operai hanno intentato un processo al padrone, lo hanno vinto e si son fatti restituire tutti i soldi che il padrone voleva rubargli. Adesso anche Pirelli ha adottato gli stessi metodi di Agnelli: quando un reparto è in lotta, il padrone manda a casa gli operai di un altro reparto senza pagarli, anzi, non li fa nemmeno entrare in fabbrica. La stessa cosa cominciano a fare i padroni dell'Alfa, e presto lo faranno tutti i padroni. Questa vera e propria manovra antisciopero che padroni e sindacati, con il loro linguaggio da farabutti chiamano "messa in libertà" non è molto differente da quello che migliaia di padroni e padroncini stanno facendo in tutta Italia con la "cassa integrazione". Le ore a cassa integrazione aumentano vertiginosamente, ma le statistiche ci dicono poco: i padroni riducono l'orario degli operai molto spesso, ma non sempre la cassa integrazione interviene a "integrare" il salario degli operai che lavorano ad orario ridotto. La cassa poi paga con molto ritardo, e molto spesso gli operai nella loro busta sempre più leggera e sempre più piena di calcoli e "ricalcoli" incomprensibili, non riescono a capire se quelle ore sono state pagate oppure no. I padroni la cassa integrazione la usano come usano in generale tutta la crisi: si sbarazzano di un pò di operai, per poter sfruttare di più quelli che restano, e aspettano che gli operai pieghino la testa per riprendere a produrre a pieno ritmo. I padroni vogliono trasformare le fabbriche come sono le piazze del sud: un posto dove al mattino gli operai vengono per sapere se il padrone li vuole, se per loro c'è lavoro oppure no; e se non c'è se ne vadano pure a casa, se c'è, devono accettare le condizioni del padrone. A questo gli serve la crisi, la cassa integrazione, lo "scivolamento". Ma gli operai non stanno a guardare. Se nelle piccole fabbriche, per ora, è ancora difficile lottare contro la smobilitazione, contro la cassa integrazione, contro i furti sul salario, perchè le forze sono poche e divise, nelle grandi fabbriche la risposta c'è, ed è durissima. Alla FIAT è più di un anno che gli operai lottano per farsi pagare le ore di scivolamento, e con la sua "messa in libertà" Agnelli non è riuscito ad impedire agli operai di continuare a fermarsi e a lottare. Per farsi pagare queste ore, gli operai devono essere organizzati in modo che quando il padrone cerca di mandare a casa gli operai di una linea si fermino anche gli operai delle altre linee; così Agnelli, prima di mandare a casa qualcuno, ci penserà due volte. Per far questo ci vogliono dei collegamenti molto solidi tra gli operai di tutte le linee, che sono migliaia , decine di migliaia: è un lavoro immenso ma nella lotta contro lo "scivolamento" cresce un'organizzazione interna che quando avrà la forza per imporsi, metterà in grado gli operai di dirigere completamente le loro lotte dentro e fuori la fabbrica. Alla Pirelli di Settimo gli operai, con una lotta durissima e completamente autonoma, hanno vinto, hanno ottenuto che il salario venisse pagato per intero anche quando restano "inattivi". All'Alfa Romeo di Milano anche gli operai sono entrati negli uffici e hanno detto ai dirigenti: o ci pagate le ore di "scivolamento" oppure vi buttiamo giù dalla finestra: gliele hanno pagate. I sindacalisti, e molti delegati con i piedi in due staffe, cercano di infilarsi in queste lotte per freagarle: non chiedono che gli operai vengano pagati lo stesso, ma che possano lavorare lo stesso: in questo modo cercano di mettere gli operai "inattivi" a causa di uno sciopero a monte o a valle, contro gli operai che con la loro lotta hanno bloccato tutto. Questa linea è perdente e sconfitta in partenza: se gli operai ottengono di "lavorare lo stesso", vuol dire che in fabbrica è tornato l'ordine del padrone, che gli scioperi autonomi non sono più permessi, e che ad impedirli dovranno essere proprio quegli operai che il padrone vuole mandare a casa. L'obiettivo giusto è quello di farsi pagare il salario per intero comunque, e di arrivare ad una lotta generale per imporre l' "abrogazione" di questo accordo truffa sul "non pagamento delle ore di scivolamento" che i sindacati hanno firmato. Perchè questo obiettivo, il salario garantito, non riguarda solo le grandi fabbriche: è lo stesso obiettivo per cui lottano, o sono pronti a lottare, le migliaia e migliaia di operai che il padrone, per un motivo o per l'altro, ha messo a orario ridotto o a cassa integrazione; è l'obiettivo di tutti gli operai, gli edili, i braccianti che sono stati licenziati negli ultimi tempi, e che sono disposti a battersi non certo per tornare ad essere sfruttati come una volta, ma per poter vivere, per avere un salario come gli operai che il lavoro sotto padrone ce l'hanno ancora. E' obiettivo per cui già oggi si battono i disoccupati e i proletari, che la crisi ha ridotto alla fame, nelle piazze dei paesi del sud, come Castellammare; i proletari che fanno la coda davanti agli uffici di collocamento o che sprecano la loro vita nei "cantieri scuola" e in altre truffe del genere, in cambio di una miseria. E' l'obiettivo di migliaia di giovani - e non più giovani proletari - che non vogliono più emigrare, o che sono costretti a studiare in cambio di un diploma inutile, perchè per loro non c'è lavoro. Sono questi i proletari a cui gli operai delle grandi fabbriche devono saper dire delle parole chiare:

LAVORO O NO, VOGLIAMO MANGIARE, VOGLIAMO VIVERE, VOGLIAMO ESSERE PAGATI.

 

 

 

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