Collocazione del Movimento Studentesco all'interno del contesto politico italiano

 

 

Il movimento studentesco si trova oggi a dover affrontare importanti decisioni relative al proseguimento della lotta. Per prendere queste decisioni è necessario valutare la reale collocazione che il movimento ha assunto nel quadro politico generale, poichè proprio dalla analisi di questa collocazione possono scaturire i compiti strategici relativi all'azione politica che il movimento può compiere. L'avanguardia studentesca (per ora nelle sue minoranze universitarie e medie superiori) avendo superato nelle lotte l'ambito strettamente categoriale dovrebbe tendere a porsi come forza politica che si rivolge alle strutture scolastiche solo in quanto momento esemplificativo dei rapporti di potere e dei valori della società nel suo insieme: in questo senso il movimento ha già innestato un'azione politica di denuncia della condizione di totale passività dei giovani nel momento dei loro inserimento nelle strutture produttive e della loro funzione totalmente subordinata alla perpetuazione acritica, dei valori, delle stutture, dei fini della attuale società. I principali elementi che caratterizzano il momento politico delle lotte si possono riassumere nei seguenti punti:

realizzazione di una autonomia di lotta rispetto alla struttura scolastica in quanto lo spazio politico che il movimento si da non può dipendere unicamente dal ruolo che la struttura scolastica gli riconosce; la contestazione deve risultare permanente in quanto investe conflitti che non si risolvono al livello dell'università, della singola facoltà o a livello di tutta la struttura scolastica.

-autonomia rispetto alle forze esterne politiche e sindacali: il movimento avendo realizzato al proprio interno il principio della non delega, attraverso l'esercizio diretto dello spazio politico da parte di tutti gli studenti che partecipano alla lotta, ed avendo individuato il proprio posto di lavoro, cìoè la scuola, come ambito specifico di sperimentazione e realizzazione delle forme di contestazione, non può accettare nessun tipo dì delega parlamentare o di rappresentanza da parte di partiti o di forze organizzate anche in considerazione del fatto che i metodi di lotta che esso propone sono oggi scarsamente collegabili con i metodi adottati fino ad ora da queste forze.

Il problema politico che si pone di fronte a questi risultati del movimento studentesco richiede una risposta ai seguenti problemi:

a) definire gli strumenti, gli ambiti, i canali, dell'azione politica dei movìmento.

b) definire i contenuti specifici che sostengono l'azione

Strumenti, ambiti e canali dell'azione politica:

per realizzare una contestazione permanente alle strutture scolastiche si pone una prima condizione:

Gli strumenti necessari al movimento per riprodurre il conflitto si possono configurare:

  1. non accettazione di contrattazioni parziali per facoltà o gruppi di facoltà, ma estensione della contrattazione in modo da coinvolgere le contraddizioni presenti fra facoltà arretrate e facoltà efficienti (Architettura e Ingegneria; facoltà umanistiche - facoltà scientifiche). Una conquista parziale in "facoltà arretrate" deve essere immediatamente misurata al livello di strutture burocratiche più "efficienti" dove la difesa del potere ha motivazioni più dirette (cioè dove il rapporto tra produzione e momento della formazione risulta più diretto)

  2. tendere alla distruzione della facoltà verso una organizzazione dipartimentale attraverso una organizzazione della lotta che tenda ad impedire le sacche isolate delle piccole riforme e riproponga operativamente i conflitti ad un livello sempre più generale ed unificante (intendendo la struttura dipartimentale non come una struttura cristallizzata ma dinamica e in continua definizione a seconda dei rapporti di forza tra il movimento studentesco e la sua controparte).

Gli ambiti della lotta devono quindi consentire la creazione di un movimento a livello cittadino che tenda ad unificare gli obbiettivi di lotta con tattiche differenziate per i vari ambiti in una progressiva estensione dall’università alle scuole medie tecniche, professionali.

La sopravvivenza del movimento è legata alla sua capacità di non rinchiudersi nell’ambito della struttura in cui nasce; la sua estensione e quindi l’attacco progressivo a strutture scolastiche più efficenti e più difese dalla società capitalistica costituisce la misura della sua capacità di svolgere una azione politica contro la società nel suo insieme e di costituirsi come movimento politico autonomo.

 

i canali di questa azione politica possono essere di diverso tipo.

Dall’azione generale dimostrativa e di denuncia condotta nel proprio ambito o attraverso manifestazioni politiche generali, è possibile che il movimento individui canali specifici alla condizione studentesca attraverso i quali sia possibile coinvolgere nel discorso politico in atto tutti gli studenti e i potenziali studenti. Il discorso politico rivolto contro tutte le strutture sociali acquista una sua dimensione politica nel momento in cui riesce a creare le condizioni per cui le forze che lottano siano quantitativamente e qualitativamente commensurabili all’obbiettivo che si pongono.

Altrimenti le minoranze studentesche in lotta vengono ad ammettere una posizione classista, reazionaria piccolo borghese e cioè che il livello attuale della contestazione politica e solo possibile all’élite universitaria e medie (licei) alle quali soltanto spetta oggi il privilegio, data la loro favorevole condizione, di condurre una azione antagonista all'attuale sistema sociale.

La ricerca di canali specifici alla condizione studentesca attraverso cui l'attuale avanguardia realizza la propria azione politica, deve innanzitutto tenere conto di tutte le differenze contestuali che impediscono di fatto una verifica operativa delle ipotesi ai vari livelli della struttura produttiva: la diversa collocazione degli studenti nelle facoltà più funzionali rispetto alla domanda di mercato nelle quali il condizionamento ideologico, culturale ed organizzativo e più forte; la collocazione degli studenti serali per ì quali problemi di tempo, di retribuzione, di stanchezza fisica sono determinanti per l'organizzazione della lotta; la collocazione dei lavoratori nella fabbrica per ì quali qualsiasi discorso sulla formazione professionale subisce tutte le strettoie della logica aziendale (scuole professionali, corsi aziendali, ecc.) aggravate dai problemi relativi ai tempi ed ai ritmi di lavoro.

Nel momento in cui lo studente in quanto tale rivendica la propria completa autonomia deve essere in grado di assumere come propria la condizione di tutte queste situazioni sociali, poichè solo proponendo un discorso politico valido per il complesso di forze sociali subordinate nel momento della qualificazione, riesce a realizzare una reale autonomia dal potere costituito coinvolgendo le forze in grado di opporre una alternativa globale alla società.

Crediamo che la stessa maturazione del movimento universitario non possa venire isolando la propria problematica; ma, che proprio dal conflitto con situazioni diverse dalla propria lo studente riesca a sviluppare una propria posizione di lotta nella società.

La fase successiva all'attuale agitazione di Palazzo Campana, qualora resti isolato a rimasticare i temi dell'autoritarismo e del potere studentesco, è abbastanza prevedibile: essa coincide con l'autogestione delle facoltà di architettura che, in un anno di lavoro, di assemblee, di seminari, ha registrato una caduta della coscienza politica studentesca e che solo ora, dietro alle spinte non corporative di un movimento a carattere cittadino riesce a recuperare lo spazio politico perduto.

Pertanto riteniamo che anche il problema interno della maturazione della massa studentesca sugli obiettivi proposti dalle avanguardie sia risolvibile soltanto con l'estensione del conflitto.

 

Contenuti specifici che sostengono l'azione.

In base a queste ipotesi e tenendo conto delle differenziazioni di ambiti il movimento studentesco deve essere in grado di introdurre elementi di giudizio e programmi politici unitari in modo che, pur partendo da situazioni strutturali diverse (rapporti fra studenti e strutture scolastiche, rapporti fra strutture scolastiche e strutture sociali di potere, differenziati per ogni tipo di scuola) si coagulino obbiettivi e azioni politiche unificatili.

I due principali elementi atti all'argamento e alla unificazione dei movimento sono:

1) Critica e contestazione della funzione autoritaria e repressiva della struttura scolastica.

2) Critica e contestazione del rapporto di subordinazione del momento della formazione a tutti i livelli alla struttura produttiva e quindi; critica dei fini impliciti ed espliciti che i singoli corsi di studio si propongono ai vari livelli.

Entrambi questi elementi possono essere introdotti in ogni ambito scolastico partendo dal problema del controllo politico della formazione da parte dello studente inteso come contestazione permanente sigli indirizzi della propria qualificazione.

L'esercizio di questo potere contestativo (inattuabile in questa società) coinvolge sia gli obbiettivi dell'attuale movimento, sia la necessità di estensione del movimento stesso per la sopravvivenza politica.

Infatti l’esercizio del potere studentesco così inteso comporta:

Ciò comporta la tendenza al rovesciamento delle strutture burocratiche della scuola, intese come strutture di servizio rispetto ai bisogni emergenti della base studentesca.

 

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Alla luce di queste considerazioni politiche generali, risulta evidente il risvolto operativo di mobilitazione e di allargamento se si privilegia nella costruzione della lotta e nell’impostazione delle parole d’ordine l’uno o l’altro dei due prioritari elementi introdotti:

1) l’accento posto esclusivamente sull’aspetto repressivo ed autoritario delle strutture burocratiche-amministrative e l’assunzione, quindi di una lotta condotta senza tener conto di tutte le implicazioni strutturali del rapporto scuola-società.

2) l’accento posto su tale rapporto mettendo in primo luogo l’indice sulla subordinazione totale della formazione professionale a tutti i livelli al potere economico-produttivo.

Questo secondo aspetto (per nulla incompatibile con il primo) implica una valutazione delle strutture scolastiche in cui il rapporto scuola-produzione è più diretto (facoltà scientifiche, Politecnico, istituti tecnici e professionali, scuole serali, potenziali studenti e quindi lavoratori in corso di riqualificazione) come momento fondamentale dell’estensione della lotta studentesca.

Il confronto delle tesi politiche del movimento con le diverse strutture scolastiche può essere lo strumento di lavoro politico diretto dell’attuale movimento che, superando le divisioni per facoltà,

per ordini scolastici e per livelli, riesce, attraverso una tematica unificante, ad arricchire la propria problematica, ad impostare temi di lotta che coinvolgono tutta la struttura sociale-produttiva.

 

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Questo documento, redatto da un gruppo di studenti del Comitato d’Agitazione ed altri partecipanti alle lotte, vuole essere uno strumento di lavoro per la discussione e l’attività politica delle commissioni.

 

 

Torino, 8/2/68 cicl. P.C.I.

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