|
DOCUMENTO PRESENTATO ALLA COMMISSIONE QUARTIERI MOV. STUD. DI TRENTO |
Contributo teorico
Lo sviluppo strutturale del sistema capitalistico si basa sull’accentuato processo di divisione del lavoro e di allargamento della produzione. Per quanto riguarda la città, poiché il sistema capitalistico assume quale suo fine esclusivo la produzione di sovvrappiù di profitto in quanto tale sortendo da un’artigianale produzione, proprio per questo viene postulata una immagine di città che è strettamente funzionale al profitto individualista e ove insomma la città rimanga coartata da questo peculiare processo economico storicamente in atto, essa tende ad essere un indistinto e anarchico coacervo di abitazioni.
D’altra parte la stessa città nel suo contraddittorio sviluppo ha avuto bisogno di quella economia determinata che aveva come sua intima caratteristica quella di espandere la produzione, di renderla sociale. Ma questa virtualità intrinsicamente positiva veniva schiacciata dall’assoluta approvazione "politica" individuale che rendeva l’organizzazione della città incapace di sviluppare dei valori finalizzati allo sviluppo umano, ma al contrario rendeva la città carente di principio da una intrinseca e connaturata ambiguità e fragilità. Carattere sociale della produzione e dominio privatista e prevaricatore della dimensione produttiva; persistenza quindi nella città di un criterio ordinatore ma inadeguatezza di un tale assetto: queste sono dunque, entro il quadro del sistema, le condizioni dell’ambiguità della città capitalistica, i poli contraddittori entro cui oscilla e si consuma la crisi del suo ordinamento formale.
Ora appare sempre più chiaro che a questo livello di sviluppo industriale la città si ponga come uno dei nodi più contraddittori di questa società e come in essa – nello spazio urgabizzato confluiscano tutte le antinomie di questo tipo sviluppo economico e tecnologico. La città è sempre più il riflesso vivo della società più vasta, ne porta i segni e le contraddizioni, più marcate, mostra più chiaramente chi sono le forze sociali sulle quali è necessario far leva per una sua completa ristrutturazione. Paragonata alla città pre-industriale notiamo subito la diversità strutturale, di questa città, nella sua continua crescita (al contrario della staticità che più o meno caratterizzava la città e la società paleo industriale) onnipresente al livello economico, culturale, psicologico. Il fenomeno è collegato principalmente a due cause: da una parte l’invasione delle costruzioni al di fuori dei perimetri municipali tradizionali, e dall’altra al formarsi di vaste "zone sottosviluppate", di quartieri poveri – le cosiddette bidonvilles, o i ghetti degli Stati Uniti, o le favellas latino-americane, o le baracche italiane – nel suo interno. Segregazione di classe, segregazione etnica, sono segni di una disorganizzazione che tocca la società nelle sue fondamenta stesse. Dicevamo, infatti, che nella città si ritrova l’immagine della società. Ebbene dalla morfologia, dalla struttura, dalla organizzazione urbana noi percepiamo la città come città dello spreco. Il grattacielo e la capanna sono visibili materialmente (o almeno lo dovrebbero essere se gli uomini non fossero tanto condizionati dai meccanismi manipolatori.
f) i giovani sono concepiti ancora oggi più come oggetto recettivo che come soggetto attivo dei processi formativi: questo non stimola la loro partecipazione ma richiede soltanto la loro accettazione supina dei modi propri del sistema formativo;
paternalismo e autorità sono alla base di tali modi, non stimolanti di partecipazione non aggiornati culturalmente, non efficienti didatticamente;
g) il rapporto o fra la cultura e lavoro professionale non ha ancora trovato oggi soluzioni coerenti; la preparazione scolastica è sempre fondata sullo schema divisorio tra una formazione culturale che prepara agli studi universitari, alle professioni liberali, alle specializzazioni tecniche, all’alta dirigenza, e una formazione culturalmente più povera di tipo pratico e subalterno, destinata ai futuri lavoratori;
h) l'ordinamento scolastico, costituito sulla base di strutture parallele non comunicanti gerarchizzate suddivise da pesanti paratie non corrisponde né ai principi democratici sanciti dalla Costituzione, né agli ideali che ispirano 1a società moderna, néai caratteri della nuova cultura caratterizzata dall'irruzione delle grandi innovazioni scientifiche e tecniche.
Ci sembra di aver raccolto con la massima fedeltà le "motivazioni" preliminari del documento; pensiamo anche di non aver nessuna obiezione da muovere né di dover avanzare alcuna difficoltà per condividerlo: non darsi conto di questi fatti nuovi, e delle nuove prospettive che si pongono come loro ovvia conseguenza è segno di una certa rozzezza culturale, e, per altro verso, indice dì una assoluta indisponibilità al modificare i propri atteggiamenti in rapporto alla diversità delle esperienze, delle evoluzioni dei fenomeni civili economici e sociali. Forse, se si dovesse avanzare una riserva ci si potrebbe limitare a non far derivare le situazioni o per lo meno a non estremizzarle con un tipo di linguaggio marxistizzante ( la "volontà" delle classi dominanti e dei governi che le esprimono dì mantenere intatte le strutture sociali ecc.) . Si potrebbe anzi dire, paradossalmente – che le classi "elitizzate" sembrano in realtà incapaci di volere una qualsiasi cosa; sono capaci soltanto di resistere ciecamente a tutto ciò che, sconvolgendo equilibri consolidati e ordinamenti ritenuti immutabili come le leggi dei Medi e dei Persiani, sembra mettere in pericolo le situazioni esistenti. Ora per me questa è una componente quasi costante di ogni gruppo umano-sociale raramente disposto a modificare le situazioni. Anche i leaders dei più avanzati (o rivoluzionari) sistemi innovativo-sociali una volta affermatisi tendono al consolidamento sclerotico esprimendo forze "conservatrici" che si oppongono all'innovazione con la stessa tenacia di quelle socialmente chiuse; recenti esperienze sono abbastanza istruttive.
LE IPOTESI DI RIFORMA
Possiamo ora alle seconda parte del documento. Date queste premesse e accettate le motivazioni sopra riassunte quali sono le ipotesi possibili secondo cui si può proporre o prefigurare un ordinamento scolastico secondario per giovani in età 14-19 anni, che corrisponda ai principi così formulati?
Il documento, in questa prospettiva, propone anzitutto il prolungamento dell’obbligo scolastico fino a 16 anni, da effettuare nella pratica sociale, delle lotte operaie con quelle condotte da altre forze sociali subordinate nella società.
E’ il Movimento Studentesco la forza sociale che più, in questi ultimi anni, ha inciso con le sue lotte antiautoritarie nel tessuto della società civile e politica – "riaprendo" l’universo politico che poteva sembrare, nella società opulenta, scarsamente contestabile, ricostruendo le condizioni per la formazione d’una opposizione al sistema non istituzionalizzata – con la sua lotta contro la scuola di classe e manipolatoria, con la sua espansione al di fuori anche della scuola. Il Movimento Studentesco ha iniziato a comprendere che la sua strategia di lavoro politico eversivo e di massa e il suo metodo di rivoluzione culturale deve sortire dal settore studentesco per investire la città – i quartieri operai e quelli sottoproletari innanzi tutto – e qui cercando di creare come ha fatto nella scuola, strumenti organizzativi di lotta in cui gli abitanti sottoprivilegiati della città possano organizzarsi rifiutando di delegare la rappresentanza dei loro interessi a qualsiasi organizzazione che loro non possono efficacemente controllare. Collegando questa lotta contro la città con la lotta contro lo scuola e legandosi, nella dinamica dello scontro di classe sempre più generalizzato, con momenti di lotta e con dinamismi sociali nelle fabbriche che la classe operaia pone nella sua pratica politica.
Classe operaia e movimento studentesco sono quindi le forze sociali che, sostanzialmente, possono mutare la città opulenta oggi. Queste forze – per lo meno ci sembra nei momenti di lotta più avanzati e maturi – rifiutano sempre di più la logica di tradurre le loro rivendicazioni ad un livello diverso (e più riformistico) dal luogo in cui la contraddizione nasce.
E’ un recupero, questo, dell’esigenza di non delegare nessun altri, che coloro che sono inseriti in un processo conflittuale, a regolare la rivendicazione, ed è l’inizio di una nuova e più matura presa di coscienza politica di un nuovo modo di concepire l’attività politica: è il tentativo di sviluppare nuovi strumenti di democrazia diretta. Infatti abbiamo visto che l’intervento dello Stato e la sua centralità nell’organizzazione e nello sviluppo del piano del capitale, attraverso la cosiddetta "programmazione democratica", la continua razionalizzazione della società civile sempre più subordinata a nuove forme di controllo che vanno da quelle classiche quali la polizia e la magistratura a quella dei mass-media, dalla scuola, dai partiti ormai tutti, anche se con differenze quantitative, funzionali alla perpetuazione del sistema, determinano – nella logica di questo sviluppo strutturale – ormai chiaramente lo svuotamento delle istituzioni formalmente democratiche. L’opposizione extra parlamentare che si viene perciò a creare, nel tipo nuovo di lotta politica che il Movimento Studentesco e la classe operaia conducono, porta a comprendere che nella città – come luogo di produzione, di consumo e di amministrazione complessiva del sistema – è fondamentale trovare gli anelli più deboli della catena e lì impiantarvi i propri strumenti organizzativi di contro potere dal basso che contestino e l’apparato istituzionale giuridico incapace a recepire queste spinte eversive (ed anzitutto volto a svuotarne il contenuto antagonistico) e creino quelle forme politiche extra parlamentari capaci di gestire, senza delega, la lotta e prefiguranti il nuovo tipo di società che queste forze vogliono attuare.
Infatti è importante rompere quella cortina di isolamento e di indifferenza che l’ideologia del sistema dominante impone per i diversi conflitti emergenti dalla società civile ed è necessario creare tutta una trama di organizzazioni che autogestiscano la lotta stessa e che si coordino l’un l’altra: questo hanno per scopo i comitati di quartiere, i comitati operai e i giornali operai. La fabbrica e la città, la fabbrica e il quartiere, la fabbrica e la scuola sono strutture tra loro interdipendenti. Il problema è quindi nell’individuare il collegamento tra quartiere operaio e fabbrica: basso salario, discriminazione culturale e logistica, ecc. E’ certo che questi sono i problemi di fondo della città opulenta e dello spreco, ma ogni zona sottoprivilegiata può avere esigenze particolari e una corretta azione deve sempre partire dal disagio reale presenta in una data situazione per cui rivendicazioni per "attrezzature urbanistiche" anche le più regolamentari sono positive se funzionali alla crescita del movimento stesso. Questa azione politica è il rifiuto del verticismo e nel passato ha caratterizzato molti gruppi della sinistra rivoluzionaria ed è l’attuazione della pratica sociale di massa che prevede la formazione di istituti politici sempre più controllati dai cittadini, per non lasciare nessun spazio vuoto alla ideologia della classe dominante che attraverso il cosiddetto "tempo libero" strumentalizza e manipola ulteriormente le masse socialmente subordinate. Questi istituti politici di base legano i problemi dei singoli quartieri tra di loro, per l’attuazione graduale di una completa autogestione del quartiere stesso: per l’organizzazione residenziale, per il controllo dei servizi pubblici, sulle farmacie, sugli ospedali, sulla scuola e per tendere a saldare la lotta, con gli istituti politici in fabbrica, sul controllo della produzione.
E’ importante, già oggi, formare nuclei di una società nuova senza aspettare, in maniera tutta meccanicistica, il giorno della presa del potere, ma al contrario creare contro-poteri che rappresentano sia forme di lotta contro la repressione e la reazione, sia nuove forme culturali, nuove forme di vita associata. Certo non bisogna cadere nell’illusione che istituzionalizzate certe conquiste, esse non possano essere perdute cedendo nel mito del dualismo dei poteri, ma tenendo sempre informale l’organismo controsocietario è necessario sempre più minare sovversivamente le istituzioni, e infine distruggerle, in quanto organizzazioni di violenza dello stato borghese, nel processo di conquista interna della città e della presa del potere rivoluzionario.
Dalle esperienze del Movimento Studentesco si è scelto come proprio metodo, per ogni tipo di azione politica di partire dal disagio reale per adottare in questo caso particolare questo tipo di intervento:
Conoscenza della situazione del quartiere attraverso la raccolta di dati presso il comune, i partiti, gli architetti, ecc.; e attraverso la conoscenza diffusa e capillare con tutti gli abitanti del quartiere: questa seconda fase ha comportato la presenza assidua dei quadri del Movimento nel quartiere per oltre un mese, i quali non si presentavano genericamente come studenti, ma come componenti di una forza sociale in lotta contro ogni tipo di sfruttamento.
Individuazione dei leaders naturali: di quelle persone cioè che dimostravano una coscienza politica e una rabbia sociale, che non trovava però sbocchi per la mancanza di un istituto (comitato) in cui i loro discorsi potessero confrontarsi ed omogeneizzarsi in strategia.
"Il lavoro politico che la base studentesca fa sulle altre matrici sociali deve essere di natura tale da rendere tendenzialmente superfluo il gruppo che ha iniziato il lavoro stesso" per cui gli studenti hanno attuato un lavoro di coordinamento tra i leaders naturali favorendo la costituzione del comitato di quartiere.
Il comitato di quartiere è composto dai leaders del quartiere; gli studenti coordinano e sintetizzano il discorso del comitato senza con ciò essere esclusi dal dibattito politico.
Il Comitato elabora una strategia di fondo. Nelle riunioni di comitato gli abitanti avevano individuato nello sfruttamento di cui sono oggetto all’interno della fabbrica la causa della strutturazione classista della città. Basso salario = case insufficienti. Questo problema è molto importante e va ulteriormente approfondito perché permette di elaborare una strategia a lungo termine e perché costituisce la trama che collega i vari quartieri poveri di Trento. Una parte del comitato definiva altrettanto importanti però, approfondire lui il discorso sugli aspetti particolari delle Androne; sono fuori. Vengono alle Androne perché è l’unico posto possibile. E alla polizia gli fa comodo, perché le Androne sono come un’esca ed è molto facile controllare la situazione. Questo dobbiamo dirlo, perché la cittadinanza crede che tutti gli abitanti delle Androne siano delinquenti; dobbiamo abbattere questo pregiudizio".
Non è molto difficile collegare questo problema a quello più generale dello sfruttamento capitalista, ed è in questa prospettiva che va approfondito. Il sistema non è in grado di immettere tutti nel processo produttivo e non è in grado di risolvere quelle contraddizioni che si vengono così a creare al suo interno, le quali sono un accusa contro il sistema stesso, e potrebbero mettere in pericolo l’equilibrio. Il sistema deve quindi difendersi contro queste contraddizioni, che ne negano la validità, e lo fa escludendo, isolando, concentrando per poter controllare, o condannare con l’arma del moralismo. Non è un caso se nelle Androne accanto all’operaio che guadagna cinquantamila lire al mese, accanto al pensionato o al disoccupato vive la prostituta.
A questo punto si inserisce la proposta operativa di quell’operaio del comitato: dobbiamo smascherare questo processo di sfruttamento, dobbiamo demistificare la funzione delle Androne, per ridare validità e forza a queste contraddizioni, per risolvere questa situazione in conflitto classista.
Il comitato è autonomo nei rapporti con gli studenti e porta avanti nei confronti della massa degli abitanti del quartiere lo stesso tipo di lavoro politico che fa la base studentesca nei confronti delle altre matrici sociali, per cui tende a negarsi come avanguardia, e cioè: promuove un discorso organizzativo che si basa sul disagio reale generalmente avvertito (cifr. Volantino accluso distribuito capillarmente il 17 giugno) da concretizzare nell’assemblea di quartiere, tende a realizzare degli obiettivi che vengono individuati attraverso una conoscenza dei problemi tecnici sul risanamento delle Androne, la quale conoscenza permette anche la individuazione della controparte diretta contro cui lottare. Il discorso tecnico, di solito lasciato ai tecnici viene così ad essere trasformato in discorso politico da discutere e definire all’interno dell’assemblea e del comitato di quartiere.
Sente l’esigenza di estendere il discorso ad altri quartieri che si collegano attraverso una serie di mediazioni al problema di fondo, cioè il problema salariale (sfruttamento capitalistico, sottoccupazione, disoccupazione). In particolare nel dibattito tenutosi nella ultima riunione del Comitato Androne, si era affermata l’esigenza di intervenire al più presto su Via Suffragio la quale presenta molte analogie e molti aspetti in comune con le Androne. Cioè: esigenza di case decenti – prostituzione – alcoolismo. Ulteriore conferma di questa ipotesi di intervento è data dalla presenza all’interno del comitato Androne di un operaio che attualmente abita in Via Suffragio. Per cui attraverso l’azione di questa persona che ha già fatto esperienza di comitato, un intervento su via Suffragio costituirebbe un collegamento seppur ancora informale ben reale tra questi due quartieri.
Da realizzare poi, sempre in questa prospettiva, nella costituzione di un comitato di via Suffragio che dovrebbe riportare le proprie esperienze, attraverso gli studenti ed alcuni leaders, nel comitato in assemblea delle Androne. E viceversa.
Questa azione politica del movimento studentesco nei quartieri poveri è prima di tutto attuazione della linea di massa che prevede la formazione di istituti politici sempre più controllati dai cittadini, per non lasciare nessuno spazio vuoto alla ideologia della classe dominante che attraverso il cosiddetto "tempo libero" strumentalizza e manipola ulteriormente le masse socialmente subordinate. Questi istituti politici di base legano i problemi dei singoli quartieri con quelli degli altri quartieri, tendono a saldare la lotta degli istituti politici in fabbrica sul problema salariale e del controllo della produzione, con la lotta condotta dagli abitanti dei quartieri poveri attraverso i loro istituti politici; con la attuazione, già oggi, di quartieri nuovi, il controllo politico e culturale dei quartieri; controllo sui servizi pubblici, sulla scuola e così via.
------------------------------------------
Questo volantino è stato steso dal comitato di quartiere e distribuito dagli studenti agli abitanti delle Androne in data 17 Giugno.
ABITANTI DELLE ANDRONE.
Questa è la situazione del nostro quartiere su cui dobbiamo riflettere: le case da abbattere sono 32, inabitabili secondo le norme edilizie. Tre quarti di esse non corrispondono alle norme igieniche per un totale dei 171 appartamenti con 480 vani. Il 50% delle case insalubri di Trento "case cimitero" sono nelle Androne. Alcune abitazioni sono addirittura prive di acqua e di energia elettrica. In quasi tutti gli "edifici" giroscale, latrine e cucine sono prive di finestre per cui la nota predominante è il fetore; umidità, tetti sconnessi, mancanza di luce e di areazione, infestazioni di vario genere, rendono assolutamente impossibile la vita umana all’interno del nostro quartiere.
Noi siamo in un "ghetto" , ma ci vogliono tenere gli altri, in una città che di disinteressa di noi.
Per vent’anni il POTERE non si è interessato di noi mantenendoci in questa situazione di esclusi. Noi abitanti delle Androne, in maggioranza operai, siamo sfruttati all’interno dell’azienda e fuori essendo anche costretti a vivere in case malsane, in ambienti non umani.
DOBBIAMO ELIMINARE LE CATAPECCHIE PER AVERE CASE DECENTI.
Come ottenere questo?
PARLIAMO TRA DI NOI, TROVIAMOCI ASSIEME, UNIAMOCI NOI ABITANTI DELLE ANDRONE, PERCHE’ NESSUN ALTRI CI PUO’ E CI VUOLE AIUTARE.
Questo volantino è il primo momento di un discorso che noi abitanti delle Androne dobbiamo trasformare in ORGANIZZAZIONE, capace di ottenere case civili e condizioni di vita migliori.
Questo volantino è distribuito dagli studenti ed è il primo segno che dietro di noi c’è la massa studentesca.
NON SIAMO PIU’ SOLI
ORGANIZZIAMOCI !!!
Un gruppo di abitanti delle Androne.
ABITANTI DELLE ANDRONE
In questi giorni si è riunito nuovamente il comitato promosso da alcuni abitanti delle Androne per sviluppare un movimento d’azione comune per ciò che riguarda la nostra situazione di abitanti del "ghetto" della città. Si è discusso sul lavoro fatto in questo mese di attività, sull’ultimo volantino e sull’effetto prodotto sugli abitanti del nostro quartiere.
Visto il comune interesse degli abitanti per quanto riguarda la nostra situazione, si è deciso di continuare la nostra azione di propaganda e di presa di coscienza per quanto riguarda la nostra vita all’interno del "ghetto".
Questo nuovo volantino vi vuole ricordare i vostri sacrifici, le vostre preoccupazioni, i vostri soldi sborsati per tutti gli anni della vostra vita, la vostra fatica sul lavoro; cose che per tutti gli altri che non ci conoscono non contano niente: Abitanti delle Androne finiamo di restare a guardare!
Smettiamo di tenere chiusa la bocca, diamo un taglio al nostro silenzio, anche noi abbiamo il diritto di discutere e di lottare per migliorare la nostra situazione. Sul nostro silenzio poggia la forza dei padroni del vapore.
I comizi sono stati fatti, gli entusiasmi sono passati, il voto che vi è stato rubato ora non conta più nulla. Di nuovo emerge il volto di questa società di uomini disuguali, di questa società costruita sulla nostra pelle e che continua a sopravvivere su noi, sul nostro duro lavoro.
Ora sai che è necessario discutere assieme agli altri abitanti del quartiere per conquistare la nostra libertà, libertà di avere condizioni di vita umane e case decenti, libertà di avere una nuova visione della vita e della nostra funzione in una nuova società.
Non dobbiamo cedere, se siamo troppo deboli ci mettono subito da parte per far posto a chi continuamente approfitta della nostra situazione.
Lanciamo nuovamente la nostra parola d’ordine:
ORGANIZZIAMOCI!
Anche questo volantino è distribuito dagli studenti per non esporsi.
Un gruppo di abitanti delle Androne
26/7/1968
ciclostilato: Via Verdi 26, Tn.