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COMMISSIONE
FABBRICHE CA' FOSCARI
Venezia, agosto 1968 |
1. Durante la seconda occupazione marzo '68 s'è costituita la "commissione fabbriche" con lo scopo di divulgare i temi del movimento operaio fra gli studenti. Era composta da una decina di persone, tutte già politicizzate prima dell’occupazione. Si discuteva dell'evoluzione del movimento operaio italiano negli ultimi 20 anni con l'obbiettivo di arrivare ai temi di Marghera e, in prospettiva, di intervenire nelle fabbriche.
- Il limite della commissione, proprio di esperienze simili in altre sedi, è l'isolamento dal resto del movimento - data l'assenza di discussione di tali temi nelle assemblee e la loro ridotta trattazione, su un piano puramente teorico in alcuni controcorsi.
- Conseguenza di tale situazione è stata una relativamente debole polemica sviluppatasi nel corso della contrattazione della carta rivendicativa da parte di chi vedeva l’urgenza del "lavoro esterno" ma non trovava rispondenza in assemblea.
2 Il "boicottaggio" della Biennale prende il movimento di Ca' Foscari nel momento dell'andata agli esami, alla fine di una lunga serie di assemblee su temi "didattico-rivendicativi". L'azione è nata male, col marchio dello spontaneismo, si è sviluppata peggio, nel mezzo di polemiche ed equivoci corporativistici, d'improvvise comparse di vertici o quasi vertici comunisti di rigurgiti anarchici-pseudo-guerriglieri ... Si rivela l'assenza di una linea politica del M.S. cafoscarino che, partecipando in parte a1 primo periodo di lavoro, non sa imprimere una direttiva più precisa del "collegamento con la popolazione dei quartieri operai e con i problemi cittadini".
3. Unico merito della carnevalata biennalesca è 1’aver dato origine ad una "commissione quartieri" che durante l'estate ha -lavorato intensamente sia sul piano teorico generale, che in contatto con abitanti della Giudecca (isola a sud di Venezia, scelta come prima zona di intervento perché tipico "ghetto" operaio, sede di alcune fabbriche e cantieri navali aperta a nostri interventi in precedenti occasioni ...). Inoltre il 23 giugno comincia l'imponente sciopero dei 15.000 chimici della Montedison, ai picchetti sono, per la prima volta un centinaio di studenti (molti dei quali venuti da altre sedi per Biennale).
4. La cronaca soprattutto delle prime due settimane (fino a venerdì 5 Luglio) di agitazione è molto interessante, ma è contenuta in un precedente documento (Marghera – lotta alla Montedison) del M.S. veneziano. Interessa qui fare alcune notazioni sull’andamento generale della lotta, rispetto soprattutto al rapporto studenti-base operaia-sindacati.
I limiti più evidenti dell’intervento studentesco:
lo spontaneismo ("andiamo alle fabbriche") che, una volta a contatto con la realtà operaia non può che diventare piatto solidarismo
Mancanza di una reale conoscenza della situazione delle fabbriche in lotta, dei precedenti dello sciopero, delle posizioni sindacali ... (Fatto caratterizzante anche le precedenti uscite di alcuni masxisti-leninisti di architettura, portanti una astratta polemica coi sindacati svincolata dalla situazione reale e auto emarginantesi dagli sviluppi della lotta e da effettivi rapporti con la massa operaia).
tendenza iniziale del rivoluzionarismo verbale, comunque esteriore (presenza di "bandiere rosse" sgradito alla maggioranza degli operai provenienti da una delle campagne più conservatrici d’Italia) riemergente durante la prima manifestazione – a Venezia – in cui un gruppo di studenti crede di far "crescere" il movimento lanciando lo slogan "lotta di classe", peraltro non recepito dagli operai, pur apertissimi ai discorsi più radicali agganciati alla lotta effettiva.
5- Lo sciopero unitario dei chimici aveva dei precedenti molto ravvicinati. La fabbrica più grossa (Sice-Edison 6000 operai, moltissimi giovani) è nuova ed era entrata in lotta nel ’63 con uno sciopero "spontaneo" stroncato poi dall’abbandono della lotta da parte di CISL e UIL. Nell’agosto ’67, circa 1000 operai giovani scioperano per la nocività, la lotta è condotta dalla sola CGIL e fallisce, sta nascendo però la prima effettiva organizzazione di fabbrica.
Dicembre ’67: due reparti entrano in lotta per le qualifiche; la lotta a singhiozzo è ancora in corso quando parte lo sciopero unitario. Da questi reparti parte la sfida alla Montedison e lo stimolo agli altri operai; già il primo giorno la percentuale di scioperanti è inaspettatamente altissima: 93% delle 5 fabbriche (circa 100% degli operai).
6. La dimensione della risposta operaia (così come la nuova "variante esterna": gli studenti) colgono i 3 sindacati alla sprovvista: - la CISL sta ora uscendo da una profonda crisi interna che, dopo anni di repressione, ha portato alla sconfitta della linea conservatrice- collaborazionista e al ricambio di molti quadri dirigenti;
- nella CGIL è presente - e si approfondirà col procedere della lotta - una profonda divergenza fra dirigenti dei chimici e quadri di fabbrica specie - ma non solo - della Sice-Edison .La "legalità e la togliattiana attrazione della costituzione" è la parola d'ordine strategica prima dello sciopero
-La UIL raccoglie soprattutto le deleghe impiegatizie e lo simpatie padronali.
- E' presente a Marghera, a partire dal ‘67 un nucleo di "potere operaio', molto attivo soprattutto alla Edison spesso in polemica coi sindacati ma strettamente collegato alla sinistra CGIL. L'ultimo numero del suo giornale esce pochi mesi prima dell’inizio della lotta, ma non "attacco" al di 1à dei quadri già politicizzati o comunque conosciuti personalmente.
7. La partenza dello sciopero dì giugno - luglio ha alcune caratteristiche che contribuiscono a far capire la durezza e la compattezza della lotta :
è proclamato dai sindacati, ma risponde ad ampie consultazioni fatte dai quadri nelle fabbriche 1’obbiettivo delle dirigenze è molto probabilmente recuperare il "consenso della base che vede recepita una susistanza, senza però impegnarsi troppo nella lotta (dopo due giorni già si parla di sospendere)
l’obiettivo, 5.000 lire di aumento il premio dì produzione è fortemente egalitario in polemica oggettiva con i metodi "valutazione" padronali assai efficaci nel dividere la classe operaia ; le 5000 lire sono, inoltre, completamente fuori del contratto fatto evidente a tutti nonostante gli sforzi dei sindacalisti per farli rientrare sotto voci "corrette".
Lo sciopero assolve ad un'altra funzione, quasi inaspettata: realizzare nella prassi un primo esempio di unità operaia tecnici-specializzati, molti dei quali partecipano seppur passivamente allo sciopero. La non volontà, dei sindacati nazionali, radicalizzare, per vincere la lotta è chiara fin dalle prime battute, in cui i direttivi locali vengono investiti da scomuniche e accuse di "velleitarismo" da parte di chi si guarderà bene, anche quando la lotta avrà superato ogni iniziale incertezza, dì generalizzare obiettivi e agitazioni alle altre fabbriche Montedison italiane; ci si affretta anzi a firmare accordi nelle sedi meno attive e si lancia la lotta a Siracusa quando a Marghera è ormai conclusa.
8. Gli studenti che partecipano ai picchetti si autodefiniscono "Movimento studentesco" in realtà sono solo l'assieme-molto eterogeneo - dei "quadri" più politicizzati ,delle due sedi veneziane (Ca' Foscari e Architettura ma di quest'ultima non partecipano, se non in qualche caso raro, i "marxisti-leninisti" impegnati nella gestione interna dei "piani liberi" dì studio) e di Padova (.Lettere e Magistero), alla loro seconda esperienza comune, dopo il lavoro alla Peraro di Padova. Il lavoro non parte dalle Assemblee, e non-ritorna nelle Assemb1ee, sfugge ad ogni verifica, non fa crescere il movimento nel suo complesso (anche perché in luglio le facoltà sono quasi deserte). La conseguenza dell'incontro tra un movimento di massa (quello operaio) e un gruppo di quadri è la tendenza para-sindacale sempre presente anche se sempre in minor misura durante gli scioperi; tendenza accentuata dal vuoto e dalla mancanza di direttiva in cui i sindacati hanno lasciato a base operaia dall'assemblea del 2 luglio al Marconi (dove non raccolgono le chiare indicazioni della base e addirittura falsificano per due volte i risultati delle elezioni) fino all'inizio della contrattazione.
9. Il rapporto studenti-base operaia passa molto presto dalla diffidenza alla collaborazione molto stretta (una assemblea, il 3 luglio, si terrà nella sede di Architettura cosi pure con la gran maggioranza dei quadri sindacali di fabbrica. I 3 dirigenti sindacali, dopo aver dimostrato aperta ostilità verso gli studenti - con qualche ragione per quanto riguarda il primo giorno di sciopero - non concedono loro la parola alle primo due assemblee, invitano però i loro "rappresentanti" ad un incontro fra i vertici. Nonostante alcuni contrasti interni, gli studenti accettano; l'incontro però non chiarisce molto la situazione: le posizioni di rifiuto aprioristico di qualsiasi azione del M.S. classificata come "intrusione" o "provocazione" non sono superate; da parte sindacale si sfumano lo posizioni dalla paura del "cinese" tipica del benpensante ingenuo, all’uso del "caso studenti" come pretesto per rompere il fronte della lotta, all'ossequio alle direttive del partito di "usare" gli studenti senza permettere loro la minima autonomia. Da parte studentesca viene una netta condanna delle posizioni pseudorivoluzionarie di chi va alla ricerca dello scontro con la polizia; il rifiuto di autodefinirsi e agire come "avanguardia" del Movimento Operaio, la ricerca di una effettiva unità nella lotta dalla quale però sì deve definitivamente bandire certi complessi legalistici assai utili al padrone.
Ribadita la reciproca autonomia dei movimenti i sindacalisti cercano di ignorare o comunque di minimizzare la presenza studentesca al punto di non nominarla nemmeno durante l'ultima assemblea e nel volantino conclusivo.
C'è una frattura non solo politica ma psicologica, superata in parte negli ultimi giorni dì lotta più intensa, quando cioè la gestione della lotta sta per ripassare nelle mani dei sindacati ...
Il tema dell’"unità" sindacale è stato forse la più grossa occasione di polemica fra operai e studenti da una parte e centrali sindacali dall'altra: ad una unità burocratica, fatta di compromessi e continue rinunce alla lotta decisa, gli operai oppongono la vera unità quella che essi costruiscono nella lotta, nei picchetti nelle manifestazioni.
Un'unità che arriva a far scioperare spontaneamente intere altre fabbriche in solidarietà coi chimici: prime avvisaglie dello sciopero generale, già maturato nelle coscienze di ognuno e progetto per l'indomani della conclusione dell'accordo.
10. Lo spiegamento di polizia il primo giorno era notevole ed è rimasto tale fino al giorno del blocco stradale e ferroviario, in cui le forze dell'ordine ammassate nelle caserme mestrine erano di 5.000 unità.
Salvo alcuni tentativi, falliti, dì contenere i picchetti sui marciapiedi, la linea di condotta della polizia è stata estremamente "tenera"; una ragione era lo scandalo giornalistico suscitato dalla repressione in piazza S. Marco del movimento anti-Biennale; l'altra era 1a presenza "studentesca" ritenuta più -pericolosa perché organizzata in città e capace di pubblicizzare ogni mossa falsa delle controparti. In questi giorni s’è verificato l'obiettivo della strategia "difensiva": 106 denuncie "per blocco stradale e ferroviario" a operai e studenti stanno ad indicare 1a decisione di lasciare sgonfiare il movimento per lanciare 1a repressione nel momento di stasi (identica la tattica usata per il M.S.), sguinzagliando nel frattempo tutta la "politica" per schedare i più attivi.
11. Buon fiancheggiatore padronale "Il Gazzettino ha visto subito la pericolosità del nuovo tipo di rapporto studenti operai; ha cantato troppo presto vittoria dopo lo diffidenza del primo giorno, ha taciuto il più possibile durante la lotta sulla presenza studentesca (parlando genericamente di "provocatori esterni al movimento operaio"), ha stranamente appoggiato il sindacalista CGIL (avente, tra gli altri meriti, quello di aver fatto desistere gli operai dal dare l’assalto alla sede del Gazzettino durante 1a manifestazione a Venezia) sputando fiele contro "Potere Operaio" e i. "cinesi" estremisti che da "gruppetto" sono improvvisamente divenuti 10.000 operai che il cavalcavia (vedi anche la cronaca de "Il Giorno" 2.8.’68).
12. "L 'Unità" ha avuto la solita funzione di bollettino poco informato: più in là delle percentuali di scioperanti e delle eventuali notizie di trattative non si andava. Il rapporto operai-sindacati è stato completamente mistificato; generici accenni a "vivaci scontri" per quanto riguarda l'assemblea del 2 luglio, non una parola di quella fatta ad Architettura ("l'avete inventata voi" dirà a un gruppo di operai che lo interrogavano il cronista dell'Unità!). Completamente assente quella che dovrebbe essere 1a prima funzione di un organo dì partito "operaio" lanciare parole d'ordine per radicalizzare la lotta, generalizzare nelle altre sedi, descriverne gli aspetti di novità. Con ciò è fatto anche il discorso sul PCI (il PSIUP quasi non esiste a Marghera) ci si chiede come possa ancora chiamarsi "operaio" un partito che per 40 giorni tace sulla pìù grossa lotta operaia in corso non nella regione ma in Italia (a meno che non si tenga conto di un generico comunicato che sta ancor più a dimostrare l’assenza di una precisa presa di posizione). Siamo bel lontani dalla generalizzazione delle lotte: si fa uscire un manifestino che riporta il comunicato dell’"Unità" e un solo manifesto per Venezia due giorni dopo la chiusa delle lotte. Nel frattempo si pretende di addomesticare il Movimento Studentesco: (Raffrontare questo tipo di non-presenza politica del PCI con lo spiegamento di forze, di organizzazione di assemblee manifesti, fascicoli ... messe in moto dallo stesso partito in pieno ferragosto per il "Boicottaggio del Festival del Cinema" sarebbe forse troppo indelicato).
13. Le funzioni svolte dagli studenti durante la lotta sono state diverse:
Inizialmente si è soltanto collaborato all’organizzazione della lotta (picchetti, collegamenti); collaborazione risultata utilissima nei momenti cruciali, soprattutto per le due manifestazioni (striscioni, lancio degli slogans ecc).
La funzione più importante si è svolta nei momenti di crisi in cui l’intervento studentesco è stato un fattore non secondario per la radicalizzazione della lotta (intervento nella terza assemblea operaia quella del 2 luglio e organizzazione della quarta, ad Architettura; primi momenti dei picchetti di massa, passaggio allo sciopero a singhiozzo ecc.).
Ancora gli studenti hanno svolto, embrionalmente, la funzione di generalizzazione della lotta, informando le altre fabbriche e diffondendo i temi operai nei quartieri operai di Venezia e Mestre con volantini e comizi volanti.
14. I punti che più hanno qualificato gli studenti, ai picchetti, nelle assemblee e fino agli ultimi volantini (vedi) sono:
rifiuto della logica legalista, che di fronte agli strumenti "legali" di provocazione padronale (aumento degli operai "indispensabili" agli impianti) risponde con un rassegnato "siamo impotenti": nella fabbrica come all’università il potere lo si conquista nella lotta, con gli scioperi, nelle assemblee, con la chiarezza degli obiettivi, abolendo la retorica dei "mezzi democratici".
Costruzione di una vera unità sindacale, che non è quella creata al vertice e mantenuta col compromesso di allinearsi sempre con l’ultimo dei tre sindacati, ma l’unità operaia che si crea e si organizza nella lotta.
Diretta conseguenza è il potere reale alle assemblee (cioè di elaborazione di obiettivi e di definizione di tempi e modi di lotta) e la democratizzazione dei sindacati. L’unità operaia era tenacissima, tale da superare gli sbandamenti e le improvvise "sparizioni" di qualche sindacato; dopo l’assemblea del due luglio c’era la decisa volontà, da parte di quasi tutti i quadri più impegnati nella lotta, di creare un "nuovo sindacato", veramente unitario e rispecchiante la volontà operaia; l’intervento studentesco su tale problema è di netta critica alle velleità auto-organizzativiste: a questo livello di politicizzazione, una volta presa coscienza delle storture delle attuali organizzazioni – senza neppur considerare il sindacato padronale UIL – si tratta di usare questi strumenti, di cambiali radicalmente mediante la pressione dell’unità di base, fino a farli sciogliere in un unico Movimento operaio; perciò non lasciarsi prendere da sprovvedute frustrazioni, ma cogliere il momento di lotta per organizzarsi. Da quel momento si ha la netta sensazione che la stessa lotta proclamata dai sindacati è condotta dagli operi tenacemente in polemica con la loro debolezza.
15. La lotta si conclude con un accordo concluso ma non firmato a Roma e con un’assemblea che vedeva i propri leaders non nei vertici sindacali ma nei quadri di fabbrica e che su indicazione di questi ha deciso di sospendere la lotta, per riprenderla a settembre su temi come le qualifiche e la nocività (per cui già alcuni reparti erano entrati in sciopero in precedenza).
La situazione all’interno dei sindacati è di profonda frattura fra quadri e vertici (gli iscritti ormai raramente parlano del "mio" sindacato).
Il vecchio schema sindacale (della apertura e chiusura delle lotte, specialmente alla vigilia del rinnovo di contratto del corporativismo più rigido; della separazione assoluta fra lotta economica e politica) non tiene più di fronte alla prospettiva di una lotta tendenzialmente permanente, ad una unità studenti-operai al di là di ogni diffidenza preconcetta, ad una lotta contro un Monopolio che sempre più s’identifica con lo stato, il governo e la sua programmazione.
Crolla la mistificazione della "unità sindacale" burocratica, che vuol essere la somma di tre apparati all’interno dei quali niente è mutato: tutto nei sindacati è messo in discussione e ne è una prova l’"assedio" che circa 250 operai hanno dato alla sede della CGIL quando si è sparsa la voce che il direttivo era riunito per prendere misure disciplinari contro alcuni membri di commissione interna della Edison promotori dell’assemblea ad Architettura. Naturalmente nessun provvedimento viene preso, e se ne smentisce qualsiasi intenzione.
16. Una nuova coscienza politica matura con la radicalizzazione durante gli scioperi; Marghera è l’unico polo di lotta, la controparte non è un padrone qualsiasi ma una delle pedine più importanti del potere economico italiano, si gioca molto di più che le 5000 lire del premio di produzione e di diversi volantini studenteschi, delle acli e del partito comunista lo fanno notare, ma non ce ne sarebbe bisogno. Un gruppo di "lavoratori iscritti al PCI al Psiup, PSU e aderenti alle Acli della vetrocoke" in un volantino" affermano l’esigenza "dello sviluppo in tutto porto Marghera e nel paese di una unità politica delle forze che si richiamano alla classe operaia, per dar vita a una reale alternativa nella direzione del paese". Si comincia a porre il problema del potere degli obiettivi non sindacali e non corporativi sui quali è ancora più netta la convergenza fra movimento operaio e mov. studentesco.
17. Si pone però anche il problema della strategia complessiva per la costruzione di una forza realmente alternativa per 1a scelta degli obiettivi intermedi che ad essa sono funzionali. Nella commissione lavoro fabbriche cittadina che si è formata durante gli scioperi e che ha lavorato in agosto si sono confrontate due impostazioni in alcuni -momenti nettamente contrapposte, spesso sfumanti l'una nell'altra:
1 - da una parte: una valutazione estremamente ottimistica della situazione di fabbrica dei chimici della loro lotta e del nostro intervento;
la proposta di creare un comitato dì fabbrica con il gruppo di operai già politicizzati e con questi dare "la linea" per le prossime agitazioni;
la scelta decisa del piano salariale come tema di lotta, con obiettivo di "mettere in crisi il piano del capitale"
grande importanza tale da mettere in secondo piano tutti gli altri problemi del M.S. data all'alleanza studenti operai
2 - dall'altra parte molte riserve sull'azione svolta dagli studenti finora e sul livello di coscienza raggiunto dalla maggioranza degli operai
proposta di creare comitati di gruppi di reparto con cui condurre un'analisi dettagliata delle condizioni di lavoro e dello impianto produttivo.
estrema elasticità sui temi di lotta, fra cui anche quello salariale: l'obiettivo non è "mettere" in
crisi il piano" dal punto di vista economico (fin che non si può controllare il meccanismo dei prezzi e i ritmi di lavoro questo è impossibile) ma creare nella lotta un movimento sempre più rafforzato ed organizzato anche -per 1a lotta interna alla fabbrica.situazione del lavoro fabbriche all'interno di una scala di priorità del M.S. veneziano che vedo: