COMMISSIONE STUDENTI MEDI

Venezia, settembre 1968

 

 

La Commissione studenti medi, confrontando le esperienze delle diverse sedi, ha preso in esame la situazione e le prospettive del movimento studentesco medio.

La Commissione, conscia dell'assurdità di porsi come avanguardia illuminata depositaria della teoria rivoluzionaria, ha cercato di enucleare linee metodologiche per le future lotte, che non vanno però intese in senso dogmatico, bensì come indicazioni generali la cui validità potrà essere verificata soltanto dalla pratica sociale nelle specifiche situazioni.

La situazione, oggettivamente considerata, rivela che il M.S.M. non è mai veramente esistito se non a livello di quadri e di sporadiche manifestazioni di massa. Ulteriori e più precise analisi sulle situazioni locali, con particolare riguardo alle differenze di condizioni, (e perciò di problemi) tra scuole a indirizzo tecnico e scuole a indirizzo scientifico o umanistico sono state affrontate durante i dibattiti, ma si preferisce affidarle alle varie sedi che potranno formularle con maggiore correttezza.

Storicamente, il movimento, nelle sedi e nei limiti di mobilitazione e di crescita politico-organizzativa che esso ha avuto, è nato generalmente per induzione da M.S. Universitario, ma sembra aver avuto una maggiore espansione dove aveva una precedente esperienza associativa (con particolare riguardo alle sedi di Milano e di Torino).

Riteniamo inoltre che il M.S.M. alla riapertura delle scuole dovrà affrontare i seguenti problemi che finora non sempre sono stati risolti:

stato di generale spoliticizzazione della base

rigidità delle strutture

condizionamento familiare

A nostro avviso le cause principali della spoliticizzazione vanno individuate nella manipolazione dei cervelli effettuata mediante l'imposizione di una pseudocultura volutamente spoliticizzata e avulsa dalla realtà, in cui gli unici valori riconosciuti sono quelli del sistema, e mediante il continuo martellamento ideologico operato dalla stampa borghese. Il risultato combinato di questi due fattori è che la massa studentesca viene costretta a ragionare secondo gli stereotipi politici della borghesia. Questa situazione rende difficile il lavoro dei quadri che vengono isolati e controllati abbastanza facilmente dai cani da guardia del sistema.

Si è rilevato ancora che la rigidità delle strutture della Scuola Media superiore tende a rendere sterile qualsiasi tentativo di libera espressione; inoltre i tentativi di riforma e democratizzazione sono spesso sabotati dai professori con il pretesto dei regolamenti e dei programmi; fatto questo che limita l'azione del M.S. e tende a scoraggiare le masse.

Infine, lo studente medio è molto più soggetto di quello universitario al condizionamento familiare (autorità paterna e maggior dipendenza economica).

Per superare questi problemi e rendere perciò possibili la nascita e la crescita del M.S.M. la commissione, confrontando le varie esperienze è giunta alla conclusione che esso non può nascere dalla teoria astratta, bensì dallesigenza dello studente che vuole ovviare al suo reale disagio. Il M.S.M. nasce perciò quando lo studente riflette sul proprio status all'interno della scuola, cioè quando scopre che essa non educa, non dà cultura, però fa altre cose che non dice di fare: reprime e organizza il consenso al sistema.

E' quando lo studente scopre questo che acquista coscienza e individua così la possibilità di concretizzare linee politiche e collettive. A questo punto il M.S. diventa eversivo nei confronti della scuola e pertanto della società che in essa si rispecchia fedelmente.

Dopo questo discorso diventa chiara l'assurdità dello slogan "Potere studentesco" inteso come riforma e democratizzazione della scuola, prescindendo dal contesto sociale. Una società malata non può tollerare una scuola sana.

E' stata anche rilevata la falsità del problema: "Dentro o fuori la scuola?" Infatti taluni pensano che le contraddizioni del capitalismo possono venire combattute soltanto a livello produttivo (fabbriche) e che perciò il M.S deve solamente essere strumentale a quello operaio. La Commissione ha invece ritenuto che la scuola sia un momento vitale per la conservazione del sistema e che anche in essa perciò, suoi punti deboli possono venire individuati e colpiti. L'imperativo perciò è la creazione del M. all'interno della scuola. Questo però non può essere creato che tenendo ben presente il suo scopo rivoluzionario; pertanto è necessaria l'unione con gli operai; unione che però si realizza unicamente a livello di movimenti e non di avanguardie.

E' quindi evidente che il lavoro che si renderà necessario sarà quello di rendere coscienti gli studenti della loro squallida situazione sociale. Non possiamo evidentemente dare indicazioni dogmatiche, ma consideriamo particolarmente interessante l'esperienza di Trento, dove le cellule di Potere studentesco (inteso come obiettivo tattico e non strategico) sono riuscite a far nascere il M., agendo non tanto come avanguardia, quanto come minoranza attiva.

Sulla scorta delle indicazioni date dai compagni francesi sentiamo la necessità di chiarire da profonda differenza tra "avanguardia" e "minoranza attiva"; le avanguardie, innanzitutto sono staccate dalla massa, autoconsiderandosene "leaders" e calando su di esse la teoria rivoluzionaria, con effetti evidentemente deleteri per la crescita del M.S. come movimento di massa; la minoranza attiva, al contrario, non sono staccate dalla massa ma agiscono all'interno di essa, cercando di provocarne l'autopoliticizzazione colpendo i punti deboli del sistema e mettendone così in rilievo le contraddizioni.

Dai confronti tra le varie esperienze la commissione ha rilevato come molto spesso questo errore di avanguardismo sia stato commesso (con effetti deleteri per la crescita del movimento), specialmente in quelle sedi dove si è instaurato un rapporto di tipo imperialistico fra S.U. e S.M. con imposizione di contenuti, tempi metodi ed anche azioni, che hanno provocato lo staccamento dalla massa di un certo numero di quadri che poi però si sono rivelati spesso incapaci di gestire il m. non in modo avanguardistico, provocandone a breve termine il riflusso.

Questo problema va tenuto ben presente dagli universitari che devono impegnarsi a non abbandonare a sé stessi i pochi quadri creati per induzione e bensì a proseguire con un lavoro lento ed articolato per favorire l'allargamento della base.

D'altra parte il m.s.m. non deve sopravalutare questo problema cadendo perciò in uno squallido corporativismo né d'altra parte deve ridursi ad essere un ramo minore del m.u.: il m.s. è unico, benché diviso in due settori che devono collaborare strettamente. A questo punto riteniamo che l'elaborazione di linee strategiche alternative per la lotta globale, diventi imperativa per il m.s.

L'ultimo problema trattato dalla commissione è stato quello della corretta crescita del m.

Come si è già detto si è spesso verificato che la mobilitazione iniziale e la nascita del m. siano state maggiori nei licei rispetto agli Ist. Tecnici ma le analisi a questo proposito sono ancora insufficienti. Un imperativo assoluto è comunque (a giudizio della commissione) la necessità di evitare mobilitazioni di massa senza un lavoro preparatorio che consente la individuazione precisa di linee eversive collettive e non di élite. Infatti 'storicamente' dove questo principio non è stato rispettato il m. è rapidamente rifluito isolando sparuti gruppi di quadri.

Abbiamo comunque ritenuto necessario chiarire alcuni punti: per primo la necessità di formulare una corretta analisi della differenza tra massa studentesca e m.s. e che perciò la scelta di obiettivi riformisti è da considerare assolutamente corretta se questi contribuiscono la crescita del m.: quest'ultimo infatti "non è" integrabile mentre 'al limite' qualsiasi obiettivo lo è. E' necessario però fare attentamente la distinzione fra obiettivi "tattici" (cioè strumentali alla crescita del m.) e "politici" (cioè fini a se stessi).

Un altro punto importante riguarda gli strumenti:

l'assemblea può in alcuni casi essere utile, ma senza la preparazione preventiva di commissione di studio su problemi pratici che toccano realmente la vita del singolo studente nella singola sede, (le commissioni intellettualoidi che discutono in modo autoritario e libresco sulla genesi dell'imperialismo non servono), l'assemblea può facilmente divenire una mistificazione di democrazia, dove i "pierini" sostituiscono all'autoritarismo dei professori il loro.

S'è infine accennato alla necessità di un lavoro ideologico nei confronti degli insegnanti che potrebbero avere una importanza notevole se si costituissero, come in Francia, in un m. eversivo nei confronti del sistema prendendo coscienza della loro posizione di sfruttati; questa possibilità è comunque ancora da considerarsi puramente teorica.

Un lavoro preparatorio andrà pure svolto nei confronti dei genitori degli studenti medi, sia per attenuare il condizionamento cui questi sono sottoposti, sia per rendere coscienti anche essi delle contraddizioni della società capitalistica e della repressività delle sue strutture, contribuendo così all'allargamento della base rivoluzionaria.

| Home | Indice | Back |