COMMISSIONE STUDENTI LAVORATORI

Venezia, settembre 1968

 

 

1. IMPORTANZA STRATEGICA DELL'ALLARGAMENTO DELLA BASE SOCIALE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO AGLI STUDENTI LAVORATORI

 

A) Pur nella differenza delle esperienze di sede la strategia che sembra essersi affermata è quella della costruzione, col MS, di un retroterra politico che permetta l'allargamento ad altre forze sociali; ma su tale retroterra pesa, molte volte in maniera sostanziale l'ipoteca degli studenti lavoratori, principalmente per:

- la loro possibilità propulsiva: possibilità di aggancio e allargamento del movimento ad altre forze sociali e altre istituzioni attraverso questa figura sociale che partecipa di più ruoli.

- la loro possibilità regressiva: possibilità di mobilitazione di categoria con evidente facilità di accordo con le autorità accademiche, contro il M.S. quando non consente la normale attività universitaria

 

B) A questo proposito si può far notare che nel movimento non esistono settori di retroguardia e di avanguardia, lavoro politico più rivoluzionario e meno rivoluzionario (lavoro operaio, ...), ma semplicemente delle valutazioni strategiche di priorità, e il lavoro sugli studenti lavoratori è un momento fondamentale per garantire lo spazio politico del M.S. anche in funzione dell'obbiettivo strategico del collegamento con la classe operaia.

 

C) Altra variante strategica del lavoro degli studenti lavoratori, è la possibilità implicita della continua sottrazione del consenso alle istituzioni politiche (ruoli cognitivi, delega di potere, controllo o manipolazione delle masse, ...), che sono fondamentali nel processo di integrazione e stabilizzazione, caratteristica della attuale tendenza al concentramento del capitale

 

2. CHIARIFICAZIONE PRELIMINARE SUL PROBLEMA DEGLI STUDENTI LAVORATORI

A. Articolazione della figura sociale dello studente lavoratore.

La prima distinzione fondamentale per un possibile lavoro politico ci sembra quella tra studenti in sede e studenti fuori sede. 1 fuori sede sono persone semplicemente impossibilitate (in genere) a frequentare l'università; la contraddizione che vivono è più visibile, evidente, e quindi è più facile operare la politicizzazione che passi attraverso questa loro contraddizione fondamentale (di essere di fatto esclusi dalla struttura universitaria). Gli studenti lavoratori in sede, in genere, hanno invece un tipo di partecipazione mistificata (corsi serali, possibilità di andare all'università solo ogni tanto, ecc.), per cui la politicizzazione sembrerebbe poter partire invece dal disagio reale derivante dal loro ruolo professionale. Una ulteriore distinzione oltre questo primo approccio approssimativo, è rappresentata dal tipo di inserimento nel ciclo produttivo degli studenti lavoratori.

In linea di massima possiamo distinguere:

-1- TECNICI, inseriti nel ciclo produttivo con funzione ripetitiva; subiscono una forte proletarizzazione e una dequalificazione, in quanto non possono usare le loro conoscenze teoriche in maniera creativa e globale, per produrre invece qualche specifico prodotto (disegnatori, ... ecc.) – Questa loro forte contraddizione può essere un elemento fondamentale della politicizzazione.

-2- ADDETTI AL TERZIARIO (mass-media, pubblicità, commercio, ...): consentono un allargamento del M.S. per quanto riguarda la problematica della manipolazione delle masse.

-3- ADDETTI ALLA CIRCOLAZIONE DEL CAPITALE (impiegati aziendali, ragionieri, ...). La legittimazione sociale del loro stato, in genere, comporta una prassi consumistica che impone a loro un costo sociale notevole.

-4- ADDETTI AL CONTROLLO (capi reparto, ...); l'esercizio diretto ed evidente di una delega del poter favorisce una loro identificazione col potere, con la fonte della loro delega (padrone, azienda, ...). Un processo di rovesciamento della delega sembra necessario alla loro politicizzazione.

-5- Impieghi di sussistenza: in genere occupano poche ore della giornata e sono funzionali al mantenimento all'università e sono quindi un ruolo fondamentale.

 

B. Diversi metodi e scelte operative emerse dall'esperienza

Il politicizzare gli stud. lav. comporta subito il problema dei contenuti, degli strumenti e delle scelte strategiche della lotta, da adattare a una condizione particolarmente difficile da controllare e da definire, in cui la possibilità di mobilitazione urta con molte difficoltà oggettive (atomizzazione, mancanza di tempo, ricatti, ...). In presenza di queste difficoltà sono emerse delle tendenze che, per affidarsi a una logica riformistica, riuscivano in qualche modo a creare, in alcuni momenti, mobilitazione, senza prospettiva però di crescita e radicalizzazione politica.

Si possono delineare queste linee:

-1- Dimenticando l'acquisizione del M.S. della politica come intervento diretto nella realtà, della storia come presente, cioè prassi politica interna alle istituzioni (lotta contro la scuola) collettiva e autonoma, in cui gli obiettivi sono funzionali alla crescita del movimento e quindi alla sua orizzontalizzaziazione e verticalizzazione, in certi casi si è riproposta la politica degli obiettivi (diritto allo studio, ecc.) che riconsegnano la politica alla sfera statuale, alla contrattazione, al riconoscimento di una controparte, per cui cadeva qualsiasi possibilità di distruzione della delega, di redifinizione e ripoliticizzazione della propria figura sociale e della prassi.

-2– Si è incorsi a volte nel l'errore del sindacalismo rivoluzionario degli obbiettivi non integrabili, che al massimo possono nobilitare una massa ma non creano una politicizzazione, una linea di massa, e rimangono nell'ambiguità (propria anche del metodo precedente) del possibile corporativismo.

-3 - L'unica esperienza positiva sembra quella della creazione di un movimento capace di infrangere la delega e di dare a tale strato sociale una nuova definizione, nel momento in cui lavora collettivamente, si allarga, e si collega e crea altre lotte sociali, creando situazioni di movimento nelle istituzioni di cui partecipa (ruolo professionale).

 

3. RUOLO POLITICO DEL MOVIMENTO STUDENTESCO NELLA POLITICIZZAZIONE DEGLI STUDENTI LAVORATORI

 

  1. Il problema sostanziale della lotte (politicizzazione) cozza contro situazioni oggettive che, di per se stesse nel momento in cui sono superate dialetticamente, permettono la politicizzazione ovvero si tratta di. intervenite e di rompere una serie di meccanismi apparentemente neutri che costituiscono invece il contenuto politico del ruolo professionale.

  2. -1- ATOMIZZAZIONE, ovvero lo studio individuale, il collegamento individuale con la scuola, la dispersione di questa figura sociale in più ruoli professionali, l'isolamento ideologico che comporta l'identificazione con le ideologie dì strati differenti dal proprio (quelle della propria professione).

    -2- IDENTIFICAZIONE del soggetto con il ruolo professionale, ovvero con un contenuto delle prestazioni in quanto questo diventa parte della sua immagine non solo professionale. ma sociale e con le norme sociali del ruolo (i due aspetti normalmente sono identificati nella coscienza e nella ideologia professionale del soggetto).

    -3- LA DELEGA DEL POTERE l'esercizio cioè di un potere fittizio e delegato sui subordinati, che implica però un alto costo sociale per il soggetto, ovvero la completa subordinazione alle deleghe superiori. Il processo si identifica con la strumentalizzazione tecnica del ruolo professionale, per cui tale funzione politica non è visibile direttamente, ma appare neutra.

    -4- ISOLAMENTO DELLA PRASSI politica particolare dal contesto sociale che la genera;

    per cui il soggetto difficilmente prende coscienza della politicità della sua funzione essendo per lui impossibile coglierne la globalità.

    -5- LEGIMITTAZIONE SOCIALE; nel proprio ruolo professionale continua. quella fittizia

    divisione per ceti operata dalla scuola, per cui la propria delega di potere e il proprio ruolo professionale costituisce anche la legittimazione della propria collocazione in società. Ma questa collocazione comporta, in genere un 1ivel1o consumistico che dissangua il piccoloborghese.

    -8- PROCESSO DI PROLETARIZZAZIONE, per cui l'estorsione di plus-valore si verifica in maniera sempre più pesante, anche in quei ruoli professionali comportando una più diretta strumentalizzazione a un ciclo produttivo e assieme rende molto più fittizia la delega di potere.

     

  3. ALLARGAMENTO DELLA LOGICA DEL M. S.; il tipo di inserimento di questa figura sociale nel ciclo produttivo e assieme nella scuola comporta il ruolo primario del M.S. nella prassi politica dì questa categoria; infatti partecipando in maniera abbastanza diretta al movimento studentesco, dipende dalla capacità di propulsione di quest’ultimo la possibilità di coinvolgere categorie ed istituzioni che ruotano nel suo ambito. E’ la necessità cioè di un retroterra politico, di una linea di massa che sappia allargare a questi ruoli professionali e in quanto ruoli professionali le tematiche della manipolazione delle masse, della delega E' la necessità cioè di, un, retroterra politico, di una linea di massa che sappia allargare a questi ruoli professionali e in quanto ruoli professionali le tematiche della manipolazione della masse, della delega del potere, dell'anti-autoritarismo e della proletarizzazione con strumenti adeguati di contestazione che utilizzino strumenti e contraddizioni interne alle varie istituzioni. Non si tratta di inglobare nel MS anche questi ruoli professionali, ma di creare in queste istituzioni la mobilitazione, il movimento dei subordinati che sono al loro interno.

  4. La mobilitazione di tale categoria comporta comunque sempre la possibilità dì involuzioni corporative è riformistiche; se è positivo far operare come istituto intermedio di collegamento tra M.S. e istituzioni (a cui ci si vuole allargare) il piccolo gruppo di studenti lavoratori in essa inserito, è da evitarsi, dalle esperienze fatte, la limitazione dell'intervento a questo aspetto che può far assumere all'istituto intermedio le caratteristiche del gruppo minoritario. L'ampiezza dell'organizzazione dovrebbe essere a livello locale, in modo da far confluire in ogni sede tutta l'articolazione di movimento creato nelle varie istituzioni. Per quel che riguarda le città in cui si concentra l'attività dei fuori sede, anche questa ampiezza non garantisce dall'involuzione minoritaria (per l'esiguità del gruppo) e diventa necessario un collegamento tra varie sedi. Il problema comunque è di trovare strumenti che permettano agli studenti lavoratori di scoprirsi nella prassi come forza sociale, come figura specifica. E' solo il tipo di collegamento con le altre forze sociali e la convergenza con le lotte operaie, che garantisce dal limite corporativo; per questo è utile dare una base territoriale all'auto-organizzazione del movimento degli studenti lavoratori.

     

4. INDICAZIONI SUI NODI CENTRALI DI UNA POLITICIZZAZIONE DEGLI STUDENTI LAVORATORI

 

A) La de-politicizzazione fittizia dello studio è un elemento dell'integrazione di tale figura. La pratica di una studio collettivo ripomiticizzato è servita a. far cadere l'ideologia professionale

B) Nel caso in cui il relativo privilegiamento rispetto ad altri gruppi sociali non bilancia la condizione subalterna il depauperamento, l'isolamento culturale, dovrebbe essere possibile una politicizzazione del ruolo . Essa comporta il venir meno con "i superiori" e il potenziamento di quella con i destinatari delle diverse prestazioni. La contestazione del ruolo professionale passa così attraverso al politicizzazione e la mobilitazione di coloro che erano oggetto dell'istituzione, e ha quindi effetti moltiplicativi. (cfr. Donolo: "la politica ridefinita, quaderni piacentini n° 35).

C) L'incapacità di cogliere il momento politico delle funzioni tecniche e l'utilità del ruolo specifico nel ciclo globale, come pure l’identificazione con il sistema, è in contraddizione con qualunque prassi collettiva, essendo fondato sulla atomizzazione e l’isolamento. In questa prassi il criterio dell’autonomia e dell’articolazione dei vari gruppi, se è stato esigenza concreta, è ora acquisizione organizzativa.

 

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