Materiali per la formazione dei quadri

Che cos'è Potere Operaio

Parte Prima

Tratto da Potere Operaio Dicembre 1971

 

Dentro qualsiasi livello organizzativo di Potere Operaio deve essere interamente presente la proposta politica che noi rappresentiamo, il programma politico che noi portiamo avanti. Dovremmo dire che siamo o meglio che rappresentiamo lo sviluppo e la crisi dell'autonomia operaia, delle lotte di fabbrica, delle lotte sociali come le abbiamo conosciute in questi anni in Italia. Alla III Conferenza di organizzazione (Roma Settembre '71) ci siamo definiti "Potere operaio per il partito per l'insurrezione per il comunismo". Che cosa vuol dire, oggi, non proporre queste cose in modo formale e "liturgico" ma affermare l'attualità di queste parole d'ordine? Cioè: che cosa vuol dire oggi in questa situazione in Italia, dichiarare che il partito è all'ordine del giorno, l'insurrezione è all'ordine del giorno, il comunismo è all'ordine del giorno? Potere Operaio come organizzazione nazionale data dal '69, dalle lotte FIAT del '69, dalla preparazione dell'intervento dei gruppi rivoluzionari nei contratti e contri i contratti; però come ipotesi politica passata attraverso esperienze successive (Quaderni Rossi, Classe operaia), in realtà risale agli inizi degli anni sessanta. E' utile soffermarsi sulle ipotesi di partenza, per vedere che cosa è cambiato nella situazione di classe e nei compiti che ne derivano.

 

<<Ricostruzione>> e sconfitta di classe

Agli inizi del nostro esperimento politico, l'Italia era alle soglie del centro sinistra, che era un tentativo di lanciare una fase riformista, un nuovo corso dello sviluppo capitalistico nel paese. In quegli anni, il rilancio della lotta di classe in Italia si presentava indubbiamente pesante. A partire dal dopoguerra, dagli anni della ricostruzione, gli operai avevano subito per tutti gli anni cinquanta una sconfitta di classe sistematica, continua, progressiva all'insegna della collaborazione all'interesse nazionale, di una partecipazione alla ricostruzione, in una parola all'insegna della politica di collaborazione di classe portata avanti dal partito comunista e dalle organizzazioni sindacali. Gli operai, dagli inizi del dopoguerra fino all'inizio degli anni sessanta, hanno pagato il costo di tutto. La repubblica fondata sul lavoro si è costruita alle spalle degli operai, sulla pelle di milioni di disoccupati, sullo sforzo produttivo intenso e massacrante della classe operaia. All'inizio degli anni sessanta , il capitale italiano arriva alle soglie del miracolo, proprio perche' gli operai hanno lavorato come bestie e per quindici anni e hanno lavorato a salari bassissimi. In realtà per i padroni il "miracolo" c'e' sempre stato; la differenza è che ora hanno bisogno - per l'espansione economica - di "rilanciare la domanda interna" ( cioè che gli operai abbiano più soldi da spendere). Si sono avute negli anni cinquanta lotte durissime, ma tutte con questa comune caratteristica disperata e difensiva. Lotte contro i licenziamenti, lotte per l'occupazione delle terre al Sud (con la prospettiva poi di essere strozzati dallo sviluppo capitalistico dell'agricoltura ), lotte contro la ristrutturazione : lotte, cioè, tutte di difesa, e dunque di sconfitta, perchè se la lotta è difensiva, vuol dire che il padrone ha in mano l'iniziativa. E per queste lotte l'unica risposta è stato il piombo e i manganelli di Scelba e di Saragat. Da parte operaia, l'impotenza politica, l'impotenza organizzativa a combattere queste cose è forte, dato che negli anni che vanno dalla repubblica al '52/53 il partito comunista ha provveduto a smantellare sistematicamente l'organizzazione comunista armata nelle fabbriche. Il sindacato al tempo stesso si è guardato bene dall'organizzare gli operai, - la lotta, l'insubordinazione operaia - nei punti chiave dello sviluppo, per esempio alla FIAT. Il sindacato si è guardato bene in questi anni di organizzare gli operai sui loro interessi materiali, sui loro interessi particolari di classe, ostili all'interesse generale della società italiana, - che è poi l'interesse dei padroni. Interessi ostili, antagonistici a quelli che sono i cosiddetti compiti della ricostruzione, che poi è ricostruzione del potere capitalistico, dello sfruttamento. Cioè, in tutti gli anni cinquanta il sindacato si è guardato bene dallo scatenare delle lotte per innalzare in Italia il costo del lavoro e mettere così in crisi i piani di sfruttamento.

 

Progetto riformista, Stato pianificato

Ecco, su questa sconfitta operaia consolidata si chiudono gli anni cinquanta. All'inizio degli anni '60 però, c'è il segno di una ripresa dell'insubordinazione, di una ripresa dura, forte e violenta della capacità di lotta degli operai. E' proprio in questi anni che i padroni, lo stato, i settori più avanzati del capitale italiano lanciano un processo riformistico. E' quello che si chiamerà - nel cielo della politica formale - governo di centro-sinistra, è quello che si chiamerà nei disegni capitalistici "politica dei redditi". Vuol dire uno stato nel quale andrà in dissolvenza, passerà in secondo piano la faccia di Scelba e verrà in primo piano la faccia di La Malfa, Giolitti e Lombardi. Questa scelta politica di avviare un processo riformistico, vuole dire, addirittura stimolare una ripresa di lotte, il rilancio di una dinamica salariale, purchè questa sia controllata, contenuta, equilibrata, purchè questa dinamica di lotte, questa spinta massiccia, questa richiesta di aumento dei salari, di trasformazione delle condizioni di lavoro funzioni da fattore propulsivo dello sviluppo, di espansione dell'economia capitalistica. Sono gli anni in cui i capitalisti in Italia si rendono conto che è necessario operare un relativo miglioramento della condizione operaia : perchè operai con più soldi significa espansione dei consumi e stimolo alla produzione. I padroni in Italia scoprono la vecchia politica di Ford, la politica "nuova" di Keynes; la FIAT lancia la vetturetta democratica e lo stato le prepara le autostrade, le infrastrutture, per operare questo salto in avanti nello sviluppo capitalistico in Italia. Ora, a che cosa è dovuto questo tipo di passaggio politico, il centrosinistra e l'avvio di una esperienza riformista? E' dovuto proprio al campanello di allarme di questa ripresa massiccia della volontà di lotta degli operai, che i capitalisti registrano in Italia. L'insurrezione proletaria del luglio '60, i primi "gatti selvaggi" alla FIAT sono la campana d'allarme per i capitalisti in Italia. E quindi il ceto politico, il ceto capitalistico italiano più avanzato tenta di cambiare le carte in tavola, di riportare nel paese certi modelli avanzati di sviluppo che sono già stati sperimentati negli Stati Uniti, a livello di paesi capitalistici avanzati all'interno del mercato mondiale. E' un tentativo di anticipare l'iniziativa operaia, di predisporre gli strumenti politico-istituzionali perchè il capitale abbia una capacità di lettura e di interpretazione dei movimenti di classe e dunque è una sorta di "preliminare" al riformismo, di "legge quadro" del riformismo. Ecco quindi che il padronato più moderno e più forte - pubblico e privato - e il personale politico più avveduto di parte capitalistica si rendono conto di come sia necessario, proprio per mantenere il controllo sulla forza lavoro, portare avanti una gestione democratica del rapporto di lavoro; far partecipare gli operai al progetto di sviluppo, incanalare l'insubordinazione operaia rendendola un elemento dinamico del sistema, superare gli squilibri e le contraddizioni attraverso la programmazione, gli uffici studi, il piano, superarli attraverso la determinazione di una funzione dello stato come cervello capitalistico, non solo come poliziotto; superarli attraverso questa determinazione di una funzione dello stato come regolatore dei conflitti tra capitalista e capitalista, e soprattutto tra operai e capitale. Il ceto capitalistico in Italia tende attraverso questa ristrutturazione generale dello Stato a superare il rischio sempre in agguato di crisi catastrofiche dell'economia capitalistica, di recessioni spaventose come quella che era stata conosciuta a livello internazionale nel '29. Per questo disegno occorre appunto una nuova struttura dello Stato, ed è quella che si chiama stato democratico-pianificato, in cui vengono in primo piano non gli strumenti di repressione ma gli strumenti di controllo, di mediazione, di regolamentazione, viene fuori il sindacato, come struttura di controllo sugli operai, il sindacato che al tavolo delle trattative dovrebbe stabilire con il governo e i pianificatori quello che è il tetto, quelli che sono i livelli di richieste operaie compatibili con lo sviluppo capitalistico; cioè,da parte capitalistica si tenta all'inizio degli anni sessanta di liquidare questo elemento irrazionale per i capitalisti e per la logica dello sfruttamento, questo elemento per i padroni anarchico, insopportabile che è lo sviluppo autonomo della lotta di classe. Per far questo, non occorre solo una nuova struttura dello stato, ma anche una classe operaia diversa, strutturata sul modello degli operai dell'auto americani, sugli operai di Detroit, cioè su una forza lavoro mobile, sradicata dal posto di lavoro, indistinta, senza attaccamento ai valori professionali, senza alcuna velleità di gestire la produzione. Si tratta, per i padroni, di distruggere quel tipo di organizzazione comunista che nelle fabbriche era stata modellata proprio sulla professionalità del lavoro, sill'attaccamento ai valori professionali, - cioè di distruggere un tipo di struttura della classe operaia che puntava alla gestione, che aveva come obiettivo la gestione della fabbrica e della produzione. In un primo tempo, di fronte a questo processo enorme di ristrutturazione capitalistica (enorme a livello internazionale e poi mediati nella situazione specifica con tutte le miserie del caso, ma pur sempre con questo segno lungimirante) di fronte a questo tipo di disegno in quegli anni l'iniziativa rivoluzionaria sembrava paralizzata. Cioè, di fronte a questo tipo di contrattacco generale, di rilancio capitalistico, lo schema della III Internazionale, - lo schema classico basato su un'ipotesi di crollo, di crisi dell'economia capitalistica su cui intervenire portando dentro un programma di potere capace di egemonizzare l'intera stratificazione proletaria - potremmo dire "tutto il popolo" intorno alla classe operaia va in crisi. Questo tipo di ipotesi, - cioè dell'organizzazione comunista che impersona le ragioni dello sviluppo contro la crisi capitalistica e che su questo riesce ad egemonizzare realmente la maggioranza del proletariato -, questa ipotesi veniva a cadere. I militanti comunisti, i militanti rivoluzionari in quegli anni non vedevano più la possibilità di giocare su una crisi "spontanea" e catastrofica del capitalismo come quella che si era data in Russia, come quella che si era data in Cina; crisi di proporzioni spaventose che arrivavano al punto-limite della guerra imperialistica. Sembrava di trovarsi di fronte ad un capitale potentissimo, imbattibile, che appena scopriva una sua contraddizione era subito capace di suturarla, di sanarla; cioè che appena una contraddizione si rivelava - e contraddizioni ce n'erano di formidabili - era capace di spostarla su un livello più alto, e comunque di riuscire a tamponare le cose in modo che non si desse mai uno scoppio di violenza tale da compromettere l'equilibrio del potere. E d'altra parte, la vecchia, tradizionale tematica della III Internazionale - tematica leninista peraltro - dell'organizzazione comunista che impugna la bandiera della lotta politica come lotta per lo sviluppo estremo della democrazia; anche questo sembrava ormai uno strumento inservibile perchè lo stato si presentava come stato pianificato e democratico, addirittura con caratteristiche "socialiste". La stessa lotta contro la proprietà privata, che era stata una bandiera formidabile di lotta, per esempio, per il proletariato russo prima del '17, sembrava sfuggire di mano come parola d'ordine possibile, perchè la ristrutturazione capitalistica dava sempre più peso alla "mano pubblica", al capitale pubblico, proprio perchè si andava nei paesi guida del capitalismo occidentale a un processo di "socializzazione" del capitale, e perchè - al tempo stesso - gli operai cominciavano a vedere nell' Unione Sovietica non più una speranza di comunismo, ma il modello di quello che poteva essere un capitalismo senza padroni, (in cui, si, la proprietà privata era stata abolita ma i rapporti capitalistici come rapporti di sfruttamento restavano, - cioè in cui il dominio e la schiavitù del lavoro restavano). Anche la lotta contro la proprietà privata sembrava quindi una parola d'ordine che sfuggiva, che si sgretolava tra le mani. Che fare di fronte a questo quadro di apparente forza del capitale, a questo apparente trionfo del riformismo?

 

La questione della rivoluzione nel capitalismo avanzato

Attorno a questi anni - e qui possiamo determinare l'origine di quello che è l'intero sviluppo del discorso politico di POTERE OPERAIO -, attorno a questi anni in Italia un gruppo di compagni si applica a questo tipo di problema : che cosa vuol dire riaprire la possibilità di una strategia rivoluzionaria, di un programma comunista in un paese di capitalismo avanzato? E proprio gli strumenti del marxismo venivano rintracciati, trovati, scoperti gli strumenti che potevano riaprire questa possibilità. In quegli anni, compagni, all'inizio degli anni '60 , il panorama - da un lato del pensiero teorico, dall'altro dell'iniziativa politica marxista in occidente -, era desolante. Da un lato c'erano i riformisti ridotti a un ruolo permanentemente subalterno di fronte alle ideologie più avanzate del capitale. L'economia keynesiana, il progetto di questo grande stratega del capitalismo, diventava un orizzonte avanzato per questi teorici del riformismo del movimento operaio. Dall'altra parte c'erano molti velleitari all'interno dello schieramento marxista, ma - come dire - si presentavano un pò come una valle di lacrime, stavano lì a piangere sul fatto che la classe operaia era a loro parere "integrata " perchè lottava per i soldi, perchè manifestava un fondamentale egoismo ed attaccamento ai temi pratici, materiali di lotta.

Pot Op II | Pot Op III | Pot Op IV | Home