Che cos'è Potere Operaio

Parte Quarta

L'insurrezione è all'ordine del giorno

 

Cioè, se contro lo stato del piano, del riformismo, dello sviluppo, l'arma che proponevamo era la lotta dura e l'obiettivo del salario, - oggi, contro lo stato della crisi, della distruzione delle avanguardie rivoluzionarie, contro lo stato che è veramente la libertà della violenza capitalistica, l'arma adeguata diventa l'organizzazione di partito, l'organizzazione del processo insurrezionale e quindi l'attualità della parola d'ordine del "Partito dell'insurrezione", che noi portiamo avanti. Cioè, se contro il padrone proponevamo la lotta dura, se contro lo sviluppo proponevamo l'autonomia, oggi proponiamo contro lo stato il partito, e contro la crisi il processo insurrezionale. Ora, noi crediamo che si presenti intero alle forze rivoluzionarie il dilemma classico, tradizionale: sconfitta di classe o rivoluzione. Crediamo cioè che non sia possibile prevedere una situazione di stagnazione a tempo indeterminato dell'iniziativa capitalistica e dell'iniziativa operaia. Non andrà così. O passano la ristrutturazione, le riforme - cioè passa la sconfitta operaia o si avvia quel processo di lungo periodo che è la lotta armata, o ci si comincia a muovere sulla direttrice di marcia dell'insurrezione. Ora, noi crediamo che questo tipo di discorso significhi innanzitutto una nuova pratica di massa da proporre al movimento, delle lotte da costruire: per questo parliamo di scadenze. Cioè, noi crediamo per esempio che oggi dobbiamo andare oltre quell'obiettivo che avevamo nel '68-'69, di costruire nelle lotte l'unità degli operai su un pacchetto di obiettivi, e proporci invece l'unificazione di tutti i proletari, cioè degli operai di fabbrica come dei disoccupati, come dei proletari del sud, cioè l'unificazione di questa figura proletaria complessiva che chiamiamo operaio-massa. Noi crediamo che possa oggi darsi un programma di unificazione di tutti i proletari su un livello di scontro di potere.

 

L'insurrezione

Questo terreno noi lo chiamiamo salario politico (termine forse non immediatamente comprensibile, ma non è questo che conta: quando diciamo salario politico diciamo fondamentalmente capacità dei proletari di liberarsi dal ricatto del lavoro, cioè potere di non essere costretti a lottare per il lavoro). Salario politico per noi significa tutto un ventaglio di iniziative che si può portare avanti, significa organizzare la rivolta e la violenza dei proletari del sud per il salario garantito, significa organizzare la lotta e la violenza dei disoccupati della metropoli sullo stesso obiettivo del salario garantito, significa organizzare la pratica dell'appropriazione della ricchezza sociale come capacità di sfuggire al ricatto del lavoro per avere il potere e la libertà di non doversi massacrare di straordinari perchè non si hanno i soldi per tirare avanti. Questo tipo di indicazione che chiamiamo salario politico, che si può articolare appunto nell'organizzazione di questi momenti di violenza nel Sud sul salario garantito, sull'organizzazione di questa pratica dell'appropriazione nelle metropoli del nord e nelle grandi fabbriche, ha questo significato: di esprimere il rifiuto della lotta difensiva. Una lotta non per il lavoro ma per il reddito, per il reddito sganciato dal lavoro, significa rifiuto da parte dei proletari della partecipazione. Significa questa volta, rifiuto operaio di partecipare alla crisi dei padroni. Come durante le lotte del '68-'70 gli operai hanno rifiutato la partecipazione allo sviluppo dei padroni; come allora veniva rifiutato questo aggancio fra salario e produttività, veniva rifiutata questa regola capitalistica che dice: "certo più soldi, ma più lavoro", questa regola capitalistica secondo cui la produttività e il "monte salari" sono legati e crescono con un parametro uniforme. Ecco la lotta contro il lavoro e l'autonomia dentro la fabbrica ha significato rompere questo tipo di rapporto, ha significato chiedere più salario sulla base dei propri bisogni e non delle esigenze produttive del capitale. Oggi il problema è dunque, di fronte alla crisi, di fronte all'attacco all'occupazione, riuscire a sganciare il legame fra lavoro e reddito; impostare una lotta generale sul reddito; cominciare a praticare un livello di appropriazione, di riappropriazione della ricchezza sociale che gli operai - quelli che lavorano e anche quelli che il capitale ha condannato al non lavoro - hanno prodotto. Programma di appropriazione è riprendersi questa ricchezza che è stata estorta; e ci sono tutta una serie di terreni di lotta - sui trasporti, sulle case, sulle mense (sui supermarket ce ne sono meno per ora) - che i proletari già cominciano a praticare per avere il potere di lavorare di meno, di non accettare questo ricatto capitalistico che viene portato in termini di crisi. E al tempo stesso, appropriarsi in fabbrica dei propri obiettivi, senza contrattazione e subito. Ecco, compagni, questo vuol dire nuova pratica di massa contro la crisi. Si tratta di esemplificare questo discorso, di fare delle esperienze, di raccogliere non in una continuità indefinita di episodi di lotta che si sfilacciano ogni giorno, ma di raccogliere intorno a certe scadenze organizzate, decise centralmente, in cui verificare una capacità di organizzazione, una capacità per esempio, di muoversi a livello nazionale. Questo significa anche nuova pratica dell'azione organizzata, nuovo stile di organizzazione; perchè a questo livello il problema non è più stimolare in punti significativi il comportamento spontaneo degli operai, il problema è quello di avere una capacità in proprio - come organizzazione - di guidare e di forzare le lotte di massa verso lo sbocco insurrezionale. Questo è quello che noi chiamiamo agire da partito, comportarsi da partito; scegliere un terreno di lotta proprio del partito rivoluzionario pur non ritenendoci oggi, al livello attuale di organizzazione, il partito rivoluzionario, perchè ci rendiamo conto che una soglia organizzativa di partito può determinare solo sulla base di una fase di lotte significative sul terreno della crisi, che si riveli capace di riunificare su questo nuovo terreno più avanzato, l'enorme patrimonio di quadri politici, di militanti che si sono formati nelle lotte di questi anni. Agire da partito è scegliere di praticare questo tipo di terreno di iniziativa. Non ci riteniamo né ci autodefiniamo ora partito perchè riteniamo che la qualità specifica del partito sia quella di essere in grado nel presente non solo di avviare il processo insurrezionale, di muoversi sulla direttrice di marcia dell'insurrezione, ma di riaprire direttamente in termini risolutivi una vertenza di potere con lo stato. Però, questo non significa che non scegliamo questo tipo di terreno come terreno qualitativo sul quale ci muoviamo. Questa è dunque la tematica che noi crediamo debba passare nel movimento: se salario e lotta dura era il binomio e la parola d'ordine nella fase dell'autonomia, salario politico e lotta per il potere (e quindi processo insurrezionale, lotta armata - che è un processo a lungo periodo ma che va avviato, reso possibile, e verso il quale il movimento va forzato) deve essere oggi la parola d'ordine da dare al movimento. Una parola d'ordine, che non sia enunciazione di linea, ma che sia sostenuta da una capacità di organizzare sistematicamente delle scadenze, dei momenti di scontro, di rottura, che facciano fare dei passi in avanti al movimento. Gli esempi sono tanti, e ne scegliamo uno. Pensate, compagni, che cosa significa passare da un'occupazione generalizzata di massa delle case alla capacità di difesa complessiva del quartiere proletario, di difesa militare contro l'attacco della polizia. Pensate che cosa significa passare da esplosioni spontanee di rivolta proletaria come quelle che conosciamo ogni giorno nei paesi del sud, a una capacità di coordinamento, e quindi anche a una violenza non spontanea di massa, ma a una violenza preordinata, precostituita, guidata, diretta. Capite che cosa significa questo in termini organizzativi. Noi pensiamo che verso questo tipo di processo, verso questo tipo di scadenza vada diretto l'intero movimento e pensiamo però che rispetto a questo e ai ritardi enormi che gli altri gruppi manifestano noi dobbiamo rappresentare proprio questa urgenza imposta della situazione e quindi anche una grossa capacità di esemplificazione. Altrimenti, compagni, il discorso sul partito è un discorso vuoto, di costruzione dell'organizzazione mattone su mattone. E' la lotta contro lo stato la specificità del partito, la funzione dell'organizzazione rivoluzionaria. La differenza tra l'organizzazione rivoluzionaria di partito degli operai e dei proletari e un'organizzazione generica, di movimento dentro le lotte non è ovviamente quella di avere qualche bandierina in più nella "carta geografica" dell'organizzazione, ma è fondamentalmente la capacità di muoversi al livello dei compiti reali che il movimento ha di fronte. Noi, su questo discorso vogliamo misurarci, vogliamo essere portatori di questa parola d'ordine dell'offensiva. E' normale, che all'interno di un movimento rivoluzionario, nelle fasi di crisi e di contrattacco padronale, compaiono anche delle posizioni che non esitiamo a definire di attendismo e di opportunismo. Molti compagni credono che quando il padrone, quando lo stato attacca, bisogna ritirarsi e proteggere i livelli organizzativi che si detengono. Ora, noi crediamo che non sia così, crediamo che nessuna organizzazione che si dica rivoluzionaria potrebbe sopravvivere come tale, con un minimo di credibilità politica, come organizzazione rivoluzionaria dopo aver mancato a questo appuntamento, a questa verifica della capacità di sperimentare forme significative di lotta sul terreno di potere, sul terreno dello scontro con lo stato della crisi. Tutto questo è ancora un progetto, però crediamo che questo tipo di sperimentazione vada fatta, che rispetto a questi tempi il problema non sia tirarsi indietro, e che sia necessario invece giocare fino in fondo le proprie capacità di organizzazione attorno a questo tipo di indicazione politica a questi compiti di avanguardia e intorno alla costruzione di alcune scadenze significative di scontro che poi possano valere non come piatta esemplarità ma come riferimento d'avanguardia per l'intero movimento.

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