Che cos'è Potere Operaio
Parte Terza
Il partito è all'ordine del giorno
Perchè veramente gli operai uscivano dalle lotte con una formidabile unità di classe, perchè veramente si usciva dalle lotte contrattuali con una serie di avanguardie politiche nate nelle fabbriche, con una serie di nuclei di organizzazione, con elementi significativi di organizzazione rivoluzionaria. Cioè, possiamo dire che gli operai sono usciti da questa fase, da questa ondata, da questo grande ciclo di lotte con una consapevolezza generale, possiamo dire che si è imposto il bisogno operaio del partito e della rivoluzione, e che al tempo stesso la crisi capitalistica è stata determinata, provocata dall'attacco operaio. Ma è proprio per questo che a partire da questo tipo di verifica, fin dalla fine dell'autunno caldo, possiamo dire, e sempre in modo più preciso, più articolato in tutto il 1970, e poi in questi mesi, in questi anni, abbiamo voluto imporre una svolta radicale al nostro lavoro, allo stesso stile del nostro lavoro, alla nostra proposta politica. Svolta radicale che secondo noi era necessaria, ed è più tanto necessaria oggi, perchè l'andamento della situazione di classe in Italia conferma questa necessità, e noi crediamo che esercitare un ruolo di avanguardia significhi proprio riuscire ad interpretare queste necessità di discontinuità, di salto, di forzatura, di riqualificazione, di rinnovamento del discorso. Questo significa anche attraversare le fasi di isolamento, di battaglia politica nel movimento; il problema è che quello che accettiamo è un isolamento positivo, non l'isolamento dei ritardatari, ma semmai di quelli che anticipano le scelte alle quali poi va costretto l'intero movimento. Ecco, se la crisi capitalistica è dunque data, di fronte all'accelerarsi di questa crisi (l'inflazione, l'attacco al salario reale, l'attacco all'occupazione, la violenza aperta contro le avanguardie delle lotte, contro i nuclei di organizzazione rivoluzionaria, l'iniziativa di repressione giudiziaria - tutto il quadro politico che si è andato sviluppando in Italia a partire dall'estate del '70, dal "decretone" in poi - ) Potere Operaio rappresenta un tipo di proposta politica: è la proposta della necessità del passaggio dall'autonomia all'organizzazione, dalla lotta sul terreno economico-rivendicativo, ad una lotta apertamente politica sul terreno del potere. E questo noi crediamo che sia imposto dalla natura, dalle caratteristiche, dalla materialità della crisi. Voglio dire: dalla volontà di mantenere - nella crisi - il punto di vista operaio dell'offensiva. E' necessario a questo punto dire che cosa intendiamo per crisi capitalistica. Molti compagni, anche all'interno del movimento, anche all'interno della "sinistra di classe", negano che la situazione attuale si configuri come crisi capitalistica; ma lo negano perchè in realtà hanno una visione contabile della crisi, e perchè continuamente la paragonano con vecchi schemi, che hanno in testa , cioè negano questa qualità nuova della crisi come crisi provocata dalle lotte operaie, e continuano a immaginarsela come una ripetizione del '29, come una crisi catastrofica, e allora stanno lì a spiare le tabelle di "Mondo economico" e del "Sole 24 ore" per vedere nell'oggettività del tessuto produttivo italiano quali sono i settori in crisi, se sono i tessili, se sono i gommai. Stanno lì a stabilire se la crisi è sovrastrutturale o strutturale; tutte cose interessanti utilissime ma di "contorno" rispetto al nocciolo del discorso politico che va fatto. Questi compagni - che sono forse la maggioranza delle organizzazioni della sinistra di classe -, vedono davvero la crisi come dissesto, come bancarotta, noi affermiamo invece il concetto di crisi come blocco dell'iniziativa capitalistica. Crisi è la necessità a cui è inchiodato il capitale, e al tempo stesso la volontà politica di parte capitalistica di bloccare, di arrestare lo sviluppo, di pagare questo scotto pur di riprendere il controllo e il dominio sulla classe operaia e sull'intera società, pur di portare avanti un processo di "normalizzazione" sociale; quindi crisi è necessità e volontà politica bloccare lo sviluppo, di bloccare il riformismo come capacità di assecondare le richieste operaie. Allora in questo senso noi diciamo apertamente compagni, proprio noi che dentro le lotte di classe e dentro le lotte di fabbrica siamo cresciuti e che anche per questo ci chiamiamo POTERE OPERAIO, che la crisi è inevitabilmente crisi della lotta di fabbrica, crisi dell'autonomia operaia, crisi della spontaneità della lotta operaia; proprio perchè la crisi è il colpo specifico piazzato dal nemico di classe, proprio perchè è la risposta specifica al progetto rivoluzionario che noi portiamo avanti, proprio perchè è la capacità di render vana, di svuotare di contenuto, di spuntare quest'arma formidabile che abbiamo conosciuto negli anni dello sviluppo, quest'arma formidabile contro lo sviluppo, che era la lotta offensiva che ha procurato tanti guai e tanti danni al padrone.
Crisi e compiti rivoluzionari dei comunisti
Ecco, la crisi è fondamentalmente questo : il disegno politico di parte padronale che passa per tutte le articolazioni dello stato, il disegno politico di costringere la lotta operaia sulla difensiva, di addomesticare la spontaneità operaia. Quando l'attacco padronale, il ricatto sul posto di lavoro riduce la spontaneità operaia a preghiera, a richiesta di lavoro, quando riduce la lotta operaia a richiesta di essere sfruttati, di avere un posto da sfruttati; quando il padrone porta l'attacco a questo livello, o il terreno di lotta si sposta interamente, oppure passa la sconfitta di classe. Quando il padrone è disposto a rinunciare all'espansione, allo sviluppo, cioè non tiene più al primo posto le ragioni della produttività e lo sviluppo della produzione, ma prima di tutto mira a riprendere il controllo, cioè a riconquistare e ripristinare le condizioni generali di dominio, proprio quando assume soggettivamente la crisi che gli operai gli hanno imposto e la usa come arma politica; quando il padrone è lui che blocca la produzione, è lui che ferma le catene di montaggio che mette gli operai in cassa integrazione, che licenzia, che chiude la fabbrica, - di fronte a questo tipo di contrattacco, il ricatto e l'arma del salario sulla quale noi ci siamo misurati diventa un'arma spuntata; gli obiettivi dell'autonomia non funzionano più (infatti, provate ad andare ai cancelli delle fabbriche a riproporre quello che è stato il grande movimento dell'autonomia del '68-69 senza farvi portatori di una proposta di sbocco politico e di nuovi strumenti di lotta: la vostra proposta non riesce a "mordere", a orientare la volontà di lotta degli operai). E non si tratta, come crede qualcuno, di escogitare degli obiettivi più belli: noi crediamo che gli obiettivi della lotta autonoma degli anni '68-69 siano stati degli obiettivi formidabili di unificazione di classe e di attacco contro il padrone. Il problema non è questo; il problema è che è il rapporto di forza tra padrone e operai che viene a mancare. Il problema è che oggi la lotta di fabbrica non ha più il coltello dalla parte del manico, e qui va innestata la riqualificazione dell'iniziativa organizzativa.
Appropriazione e salario politico
Perciò il che fare è proprio questo, come mantenere l'offensiva e impedire al padrone a riprendere l'iniziativa: questo è il punto intorno al quale si muove interamente la proposta di Potere Operaio. Su questo siamo anche apertamente polemici nei confronti dei teorici della continuità, cioè di tutti quei compagni che pensano che il processo rivoluzionario sia una specie di autostrada rettilinea. Su questi temi noi oggi vogliamo caratterizzare la nostra proposta politica, questo crediamo sia un compito nei confronti dell'intero movimento rivoluzionario di classe. Nel numero scorso del giornale, abbiamo spiegato perchè riteniamo che fare questo discorso sulla continuità sia un errore molto grosso; ci sembra che i compagni che lo portano avanti, come negli anni sessanta non avevano capito il rapporto autonomia-sviluppo, come hanno tardato troppo tempo a capire - e lo hanno capito solo adesso, così in ritardo - che nello sviluppo la spontaneità operaia, la lotta economica degli operai sui propri interessi materiali era un fatto formidabilmente sovversivo e rivoluzionario, - così oggi non capiscono i compiti nuovi proposti dalla crisi: un nuovo livello strategico della lotta. Non capiscono che, nella crisi, bisogna assumere questo fatto: la lotta di fabbrica come tale, il terreno rivendicativo non scava più la fossa al padrone. Allora, noi crediamo che dire le cose che diciamo oggi significhi fare delle cose significative, mettere in piedi esperienze di lotta di nuovo tipo, rischiare la praticabilità di questo discorso politico; cioè noi crediamo che - se il compito dei rivoluzionari nella fase dello sviluppo capitalistico era promuovere l'autonomia, organizzare lotte e scioperi, fermate di reparto, comitati di base,- oggi, certo, tutto questo va perseguito, va fatto ovunque sia possibile; però oggi nella crisi, si tratta anche di impostare e di realizzare con i tempi che la crisi impone un salto di livello della lotta politica, della lotta rivoluzionaria.