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6 marzo 77
Vogliamo ristabilire la verità sui fatti accaduti sabato scorso. Vogliamo respingere le false versioni dei giornali come "Lotta Continua" e "La Repubblica". Gli unici giornali che a nostro avviso hanno dato una versione vicina alla realtà sono "Paese Sera" e "l'Unità": noi in effetti eravamo scesi in piazza credendo erroneamente di svolgere una manifestazione unitaria contro la sentenza Panzieri, ma in difesa delle istituzioni giuridiche. Non essendo abituati al libero arbitrio, e mancando di una sana e salda guida, non abbiamo compreso che il lancio di candelotti e le raffiche di mitra della polizia ci comunicavano che la manifestazione era illegale e abbiamo così seguito cinquanta Autonomi con la seguente tecnica: duecento di noi dietro ognuno di loro, riconoscibili dai gonfiamenti a forma di pistola che avevano nella giacca, ovvero ci hanno guidato a Campo de' Fiori dove siamo stati raggiunti da cittadini che avevano risposto a un'emittente sovversiva - Radio Città Futura - scendendo in piazza contro la loro volontà. In questa manipolazione della coscienza degli ascoltatori ravvisiamo il reato di concorso morale. Questi cinquanta squadristi ci hanno poi convinti a tirare delle bottiglie contro le autoblindo che con nostro stupore si incendiavano. Mentre la più parte di noi ancora in stato confusionale e vittima delle sottili arti di persuasione occulta di questi criminali, si trascinava al loro seguito, costoro iniziavano a distribuire fucili automatici, spacciandoli per innocenti fiaccole. Ringraziamo perciò il Direttore di "Paese Sera" e quello de "l'Unità" che ci hanno poi spiegato in cosa eravamo rimasti coinvolti, ristabilendo la verità sulle infiltrazioni di elementi violenti all'interno del movimento che invece non ha mai praticato la violenza.
6 marzo 1977
I RAGGIRATI DEL MOVIMENTO
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6 marzo 77
Gli indiani metropolitani danno mandato ai loro avvocati di denunciare per diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico il direttore del GR2, Gustavo Selva, e gli ingiungono di rettificare immediatamente nel suo radiogiornale a partire da stasera la provocatoria versione da lui data del nostro comunicato.
Segue comunicato n. 1 del 6 marzo.
Comunicato n. 2
Evidentemente non ha limiti l'idiozia dei servi del regime democristiano. Nel nostro comunicato era chiaro che ironicamente prendevamo per buona la versione di "Paese Sera" sugli scontri di sabato. Questa provocatoria versione attribuiva la responsabilità degli scontri a duecento teppisti "sicuramente armati", a detta di ignoti investigatori di "Paese Sera" posti dentro le giacche dei compagni. Il senso del comunicato era tanto evidente che l'ANSA nel diramarlo lo definiva "ironico". Ma nessuno stupore ha colto le nostre menti ormai assuefatte alla terribile e devastante droga dell'idiozia di regime quando stamane Gustavo Selva riprendeva il nostro comunicato così:
"Un comunicato degli 'Indiani Metropolitani' addossa la responsabilità degli incidenti agli autonomi dicendo che costoro 'ci trascinavano al loro seguito' e iniziavano a distribuirci fucili automatici spacciandoli per fiaccole". Indubbiamente la struttura caratteriale di Gustavo Selva frutto evidente di travagliata infanzia non gli consente di rispondere alla forza della nostra ironia con altre armi che non sia la violenza della propria patologica idiozia. Mentre respingiamo ancora una volta il tentativo di dividere il movimento in buoni e cattivi avanziamo una proposta. Proponiamo che le mirabili gesta del Servo sciocco Gustavo Selva trovino immediata ricompensa da parte dei suoi padroni democristiani. Proponiamo che un aereo Hercules dopo essere stato visionato attentamente da parte dei ben noti esperti in sicurezza aerea Tanassi, Gui, Rumor, trasporti immediatamente Gustavo Selva e tutto il suo staff verso destinazioni ignote dove mai più siano rintracciabili dalle tribù degli uomini. Nell'attesa proclamiamo Gustavo Selva "scemo, scemo della settimana".
GLI INDIANI METROPOLITANI
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7 marzo 77
Il comunicato congiunto approvato dai delegati della FLM e degli studenti
Ecco il testo del comunicato congiunto approvato dalla commissione dei delegati della FLM e degli studenti universitari e ratificato dall'assemblea dei delegati FLM. La vasta delegazione degli studenti che ha partecipato alla stesura del comunicato lo ha approvato a grandissima maggioranza (78 voti a favore, 3 contrari e 5 astenuti).
"Riteniamo importante l'incontro fra rappresentanti studenteschi e delegati alla conferenza nazionale della FLM. Riteniamo inoltre che il confronto fra movimento operaio e movimento nelle Università si debba generalizzare nelle fabbriche, nelle scuole e negli atenei, in assemblee aperte - per le quali si ritiene vada lasciata al movimento degli studenti l'organizzazione del servizio d'ordine, se necessario, nelle scuole e nelle Università, e al momento sindacale di organizzarlo nelle sedi sindacali e nei luoghi di lavoro. Tutto ciò in modo da garantire un confronto democratico. Questo per realizzare un confronto di massa sui temi affrontati nel corso della conferenza:
a) lotta per l'occupazione e per un lavoro stabile legato alle aspettative e alle esigenze dei giovani, contro tutte le forme di lavoro precario e lavoro nero e quindi a favore della lotta per il ritiro dei provvedimenti seguenti: il piano di preavviamento al lavoro e la riforma Malfatti; e più in generale contro la politica di restringimento della base produttiva espressa dall'attuale governo e dai padroni, nella visione del comune obiettivo di cambiare gli attuali rapporti di produzione e di potere;
b) la lotta per il lavoro legato alle esigenze espresse dei giovani e che rispecchi le richieste e i bisogni delle masse operaie e popolari;
c) il confronto fra movimento degli studenti e movimento operaio non può e non deve avvenire solo a livello di incontro fra delegazioni: esso deve estendersi nelle scuole, nelle fabbriche e nelle Università in assemblee aperte. Riteniamo inoltre che il confronto fra studenti e operai sui temi: quale occupazione, quale scuola, quale ricerca e quale scienza, debba avvenire anche in istanze territoriali sviluppate e aperte alla partecipazione dei disoccupati, degli emarginati e del movimento delle donne.
d) gli studenti presenti alla conferenza si impegnano a portare nelle assemlee, e rimettere alla decisione di queste i modi, e i contenuti dell'eventuale partecipazione del movimento degli studenti allo sciopero del 18 marzo indetto dalla federazione CGIL, CISL e UIL.
e) La FLM considera come momento di prosecuzione del confronto avviato la partecipazione alle assemblee aperte che verranno indette nel quadro di una giornata di lotta di tutti gli atenei il giorno della presentazione del progetto di legge Malfatti in Parlamento.
f) rispetto alla valutazione degli incidenti di sabato 5 a Roma e al problema della violenza in generale e di chi la esercita, sono emerse posizioni contrastanti. Ci impegnamo a portare il dibattito e il confronto su questi temi nelle assemblee. Rimane comunque ferma la condanna di ogni tentativo di impedire l'agibilità politica e di manifestazione del movimento degli studenti e del sindacato. Rifiutiamo che - a partire dalla gravissima condanna contro Panzieri - si ricominci a usare il reato di "concorso morale" per criminalizzare il dissenso. Chiediamo inoltre l'immediata apertura e la conseguente piena agibilità nelle Università di Roma. Su talune questioni affrontate da questo documento sono emerse, da parte di alcune delegazioni, delle divergenze che vengono rimesse al dibattito nelle scuole, nelle fabbriche e nelle Università.
Il comunicato è stato approvato a stragrande maggioranza dalla commissione congiunta FLM e studenti".
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8 marzo 77
Dal movimento autonomo degli studenti, dei disoccupati, a tutti i lavoratori, le donne , i giovani proletari
Compagni e Compagne,
Le assemblee del Movimento di lotta sviluppatosi in questi ultimi tempi nelle Università italiane, che ha occupato tutte le sedi e che si è successivamente esteso alle scuole medie, ai quartieri, alle fabbriche, organizza per sabato 12 marzo, a Roma, una grande manifestazione nazionale anticapitalistica, antigovernativa, antiriformista. Noi abbiamo occupato tutte le Università contro le riforme del Governo e del PCI, che vogliono escludere dagli studi la grande massa degli studenti di origine proletaria, contro il Governo dei sacrifici e della disoccupazione, degli aumenti dei prezzi, delle tariffe, degli affitti. La nostra condizione è la condizione di tutti quei proletari, costretti dalla crisi ad accettare il sottolavoro, il lavoro nero, la disoccupazione; non ci riconosciamo più come studenti. Siamo semplicemente una parte del proletariato. Ci dicono, quelli stessi che non li hanno mai fatti, che adesso è il momento dei sacrifici, dell'austerità; noi diciamo che questi sacrifici servono solo ad aumentare i profitti dei padroni. Sappiamo che significano solo più disoccupazione e supersfruttamento per quei lavoratori che tengono a conservare il posto. Il PCI e i Sindacati affermano che il problema principale del momento è quello di abbassare il costo del lavoro, esattamente quello che dicono i padroni e il Governo. Hanno regalato ai padroni le festività (che vuol dire 250.000 disoccupati in più), il blocco del turnover (cioè i pensionati non vengono sostituiti) , il blocco della scala mobile sulle liquidazioni, costringendo, di conseguenza, gli operai al supersfruttamento grazie alla massiccia reintroduzione dello straordinario. Il PCI e i Sindacati si fanno carico solo del controllo sui movimenti di lotta che nelle fabbriche, nei quartieri e nelle scuole si sviluppano a partire dai bisogni e i proletari, contro il tentativo padronale di usare la crisi per la ricostruzione del dominio, del profitto, del comando, del lavoro. Il PCI e i Sindacati vogliono dividere gli operai occupati dai disoccupati con la politica di tipo corporativo. E quando non bastano, per controllare le lotte, le chiacchiere vuote che si fanno sulle riforme, si passa direttamente alla denuncia e al pestaggio delle avanguardie di fabbriche, allo squadrismo organizzato dei burocrati del PCI nei confronti del movimento di lotta (vedi comizio di Lama e fatti di Torino). Il movimento vive organizzando la propria autonomia a partire dalla lotta per il soddisfacimento dei bisogni materiali (occupazione, salario, casa, servizi sociali); non delega a nessuno la gestione delle proprie scelte e della propria crescita. Per noi la saldatura tra lavoratori occupati e disoccupati deve avvenire mediante la riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di salario e la lotta al lavoro nero mediante la conquista di una nuova unità tra lavoro manuale e intellettuale. Noi, studenti, disoccupati e giovani emarginati, movimento delle donne ci organizziamo per una vita nuova. Abbiamo messo in discussione tutto, idee e morali borghesi, rapporti tra compagne e compagni. Abbiamo sconvolto, usando la creatività, la stabilità del potere. Contro di noi si è scatenato un fuoco concentrico; non solo i mitra di Cossiga e Andreotti, non solo i sicari dello Stato, gli arresti e le condanne: ma anche le delazioni, le menzogne, le calunnie. Tutta la stampa è mobilitata, particolarmante si sono distinte "l'Unità" e "Paese Sera" in quest'opera di disinformazione, assoldandosi al quotidiano fascista "Il Tempo" nel presentare come veritiere le veline della Questura. Ma non ci facciamo impaurire né dalla repressione né dalla stampa padronale e revisionista. Il movimento è forte perché esprime i bisogni immediati e di lunga scadenza del proletariato: lotta per l'occupazione, al lavoro salariato, per il reddito, per la riappropriazione della vita. I nostri obiettivi di lotta non possono essere contenuti nell'ambito della società attuale che infatti vogliamo distruggere. A uno stato che si regge sulla violenza, che intensifica il suo armamento criminale, che reprime il dissenso, che impedisce le manifestazioni, noi rispondiamo continuando la mobilitazione. A uno stato che spara sui proletari, noi rispondiamo che è diritto dei proletari organizzare l'autodifesa delle lotte e avanzare verso i propri obiettivi con ogni mezzo, nella tradizione storica del proletariato rivoluzionario. Contro le provocazioni della magistratura e della polizia che continuano a sequestrare i rivoluzionari costruendo contro di essi infami montature, ci battiamo per la libertà di tutti i compagni arrestati mobilitando in fondo la forza del movimento.
CONTRO L'AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA. CONTRO I LICENZIAMENTI, IL LAVORO NERO, L'AUMENTO DEI RITMI, LO STRAORDINARIO, LA SOPPRESSIONE DELLA FELICITA'. UNITA' FRA CHI LOTTA CONTRO I SACRIFICI.
LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI.
LIBERTA' PER TUTTI I COMPAGNI ARRESTATI, IN GALERA GUI, TANASSI, RUMOR E COSSIGA. VOGLIAMO UNA UNIVERSITA' DI MASSA SENZA BARONI, SENZA POLIZIA.
Le assemblee invitano le realtà operaie, di base, organizzate e non, di fabbrica e di quartiere, gli studenti, i proletari, i disoccupati, le donne a partecipare a una assemblea di confronto e di discussione con il movimento.
GIOVEDI' 10 - ORE 17,30 aula Stefanini del Policlinico.
TUTTI IN PIAZZA SABATO 12 MARZO PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE.
Facciamo del 12 marzo una giornata di lotta e di riappropriazione del lavoro rubato.
IL MOVIMENTO DI LOTTA DELL'UNIVERSITA'
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8 marzo 77
MANGHI, BANANE, MISSILI E PISCINE ALL'UNIVERSITA'
E' assolutamente necessario smentire alcune notizie false e tendenziose che tendono a vedere nell'iniziativa tesa a ridurre gli spazi politici del movimento una negazione del diritto sancito dalla costituzione che è il diritto a riunirsi. Possiamo qui dare la vera versione dei fatti, cosa che è possibile solo a noi in quanto in una serie di riunioni segrete abbiamo avuto la possibilità di concordare con il Senato accademico ed in particolare con il Rettore tutti i passi dell'operazione. La storia è abbastanza lunga e risale a diversi mesi or sono. In una riunione ristretta a cui partecipavano alcuni membri del centro di intelligenza preventiva, il sindaco Argan e alcuni importanti personaggi di cui non ci è concesso fare i nomi si era deciso di distruggere una volta per tutte la barbara architettura fascista dell'Università di Roma con tutto il suo assurdo simbolismo. Naturalmente l'operazione comportava alcuni rischi in un paese come l'Italia in cui senso estetico è poco sviluppato e un'operazione il cui valore fosse un puro incremento del gusto, poteva sollevare alcune ostilità. L'accordo preso con gli illustri personaggi era allora di determinare una serie di condizioni che permettessero di aumentare l'odio per le strutture accademiche e rendere quindi possibile questa difficile operazione. Sabato pomeriggio in occasione della manifestazione per la libertà di Panzieri si decideva di dare il via all'operazione: grazie ad accordi presi con il Ministero degli Interni era possibile determinare una serie di incidenti all'interno dell'Università. Il primo passo era fatto. Con grande tempismo dei nostri agenti, studenti travestiti da poliziotti in sintonia con le decisioni di Ruberti prendevano possesso dell'Università e cominciavano quell'opera di ristrutturazione che da tempo era stata preordinata. La situazione ora è questa: dentro l'Università si sta svolgendo una grandiosa opera di distruzione-ricostruzione che non appare dall'esterno perchè si è avuto l'accortezza di lasciare fino alla fine gli esterni intatti. In primo luogo si è provveduto all'installazione di un enorme impianto di riscaldamento a energia solare che permette di mantenere in tutto l'ambiente una temperatura costante sui 22ç. Enormi piscine circondate da vegetazione equatoriale: orchidee, manghi, banane, piante lussureggianti già hanno preso il posto del cemento lungo i viali e sotto la statua della Minerva nuotano i delfini. Funghi psichedelici, haschisc, mescalina, papaveri da oppio sono sorti d'incanto dove prima sorgeva la facoltà di Lettere. Una rampa di lancio per missili interplanetari rende possibile a ognuno in ogni momento di muoversi a proprio piacimento nel sistema solare; una stazione per elicotteri rende altresì possibile qualsiasi viaggio sulla terra. Lunghi viali alberati e ambienti romantici adatti al ripensamento sono situati in luoghi più appartati per chi non voglia abbandonare la tradizione della meditazione e del discorso filosofico. La passeggiata dei filosofi di Heidelberg è perfettamente ricostruita. Per chi ama i travestimenti di ogni genere e tipo sono messi a disposizione abiti e scenari che permettano la ricostruzione di qualsiasi periodo storico o di paesaggi del tutto fantastici. Strumenti musicali, dall'oboe al clavicembalo all'ocarina sono a disposizione di chiunque voglia adoperarli e grandi danze classiche dal minuetto alla danza di guerra indiana si svolgeranno in ambienti appositi. Come segno di un lontano passato una specie di colonna della vergogna sarà lasciata in piedi in un solo edificio in cui verranno raccolti tutti gli specialisti del dialogo in un sol senso; gli specialisti delle lezioni accademiche che in aule deserte continueranno i loro corsi promettendo pane e lavoro. L'Università di Roma così ristrutturata riapre da Venerdì 11/3: invitiamo TUTTI i cittadini, le donne, gli studenti, gli operai a prenderne possesso; un grande ballo in maschera aprirà la nuova gestione dell'Università.
TUTTI ALL'UNIVERSITA' VENERDI' 11 MARZO
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9 marzo 77
Compagni lavoratori,
all'interno delle mobilitazioni e delle lotte sviluppatesi in questi giorni sia dentro che fuori l'Università, la contraddizione principale individuata è quella di condizione di disoccupato vissuta dalla grande maggioranza degli studenti e dei laureati. Ormai è difficile parlare addirittura di "studente" nel senso classico della parola, cioè di colui che si prepara ad occupare un certo posto di lavoro qualificato. All'Università il 90% degli iscritti non frequenta mai. Preferisce accettare magari dei lavoretti sottopagati, a metà tempo, di fronte alle prospettive della disoccupazione anche quando si è arrivati alla laurea. E infatti la caratteristica di questo tipo di forza-lavoro cosiddetta "intellettuale" cioè diplomati e laureati, è che non viene riconosciuta immediatamente come disoccupata (non è prevista neanche l'iscrizione all'Ufficio di Collocamento) anche se lo è. Il capitale la utilizza per sviluppare il lavoro nero, a metà tempo, sottopagato, attraverso il quale riesce a rastrellare incredibili profitti. All'interno di questo si pongono i vari piani di emergenza per l'occupazione giovanile con cui si tenta di dividere i disoccupati, da una parte i giovani laureati e diplomati immessi (in minima parte) in posti cosiddetti "socialmente utili" (biblioteche, servizi sociali, autostrade, ecc.), dall'altra i disoccupati cosiddetti manuali. Inoltre si cerca di istituzionalizzare il lavoro nero come misura contro la disoccupazione, metà orario di lavoro, metà studio, paga di 100.000 lire. Tutto questo rientra in un piano generale del governo e dei padroni che tende a un abbassamento complessivo dell'occupazione attraverso l'espulsione di lavoratori da tutte le attività produttive: fabbriche, servizi, commercio, agricoltura. Nelle fabbriche, anche attraverso il recente accordo Confindustria-Sindacati, si sta reintroducendo il lavoro straordinario che si somma al lavoro nero, a domicilio, al doppio lavoro a cui son costretti milioni di lavoratori per la diminuzione del potere d'acquisto del salario. Nei servizi la politica del taglio della spesa pubblica e della ristrutturazione (mobilità e cumulo delle mansioni) ha prodotto già un blocco di fatto delle assunzioni e il mancato adeguamento degli organici. Negli altri settori la situazione è già grave per i lavoratori e i recenti provvedimenti del governo introducono ulteriori gravità. L'obiettivo politico principale per i padroni è quella di creare una nuova massa di manovra, formata questa volta oltre che dai disoccupati anche da milioni di lavoratori sottopagati e precari, con cui costruire nuovi ricatti alla classe operaia che mirano a taglieggiare il salario operaio con la mistificazione che ciò serve a creare nuovi posti di lavoro.
TALE OBIETTIVO VA BATTUTO CON DECISIONE E POSTO AL CENTRO DELLE LOTTE CHE I LAVORATORI HANNO GIA' INIZIATO A PORTARE AVANTI IN QUESTO ULTIMO PERIODO, LOTTE CHE NON SOLO NON VENGONO ACCOLTE DAL SINDACATO MA ANZI DA LUI SEMPRE STRONCATE. DA QUESTO PARTE LA NOSTRA INIZIATIVA CHE VUOLE UNIFICARE LE LOTTE DEI LAVORATORI CON QUELLE DEI DISOCCUPATI E DEGLI STUDENTI, ATTUABILE ATTRAVERSO IL LEGAME PIU' ORGANICO E STRETTO SU CUI TUTTI OGGI SIAMO IMPEGNATI A LAVORARE.
COMITATO DI LOTTA DEI DISOCCUPATI LAUREATI E DIPLOMATI
COMITATO DI LOTTA DEGLI STUDENTI FUORI SEDE
9-3-1977
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11 marzo 77
registrazione della trasmissione di Radio Alice
"Ritorno, sono un pò confuso scusatemi, sono agitato, i compagni in piazza Verdi hanno divelto il porfido della strada che sta davanti al teatro. Molti hanno un mucchietto di pietre in uno zaino, ce ne sono cumuli e ognuno che passa ne mette in tasca una o due, poi va via veloce. L'atmosfera dovunque è di rabbia, di decisione. Dalle facoltà sono stati portati fuori i tavoli, sedie e non so cosa altro e sono state fatte delle barricate, cioè la zona da tutte le parti è barricata. La polizia e i carabinieri assediano la zona da tutte le parti; ognuno ha un mitra in mano e tengono il dito sul grilletto".
"Tutti coloro che ascoltano sono pregati di recarsi subito in piazza Verdi, per rispondere in prima persona a quel che è successo. Dove è possibile organizzate gruppi d'ascolto"
"Il corteo grandissimo, veramente enorme, per darvi un'idea sfilando sulla piazza l'ha riempita totalmente, lasciando fuori un'enorme coda, un corteo a file serrate, venuto su dalla zona universitaria è passato per piazza Maggiore. Dopo, il corteo ha proseguito, e dove ci sono i mercati è entrato in contatto con la polizia, lancio di sampietrini e lacrimogeni, colpi di arma da fuoco. Lo scontro è in questo momento in piena azione, ora non riesco a vedere più niente, perchè denso il fumo scuro si alza e nasconde ormai tutta la strada alla mia vista".
"Diamo la parola a una persona che ci telefona dalla zona degli scontri.... un attimo scusate c'è un pò di confusione. Adesso cerchiamo di ripetere quel che è successo pochi minuti fa quando il corteo ha raggiunto l'incrocio tra via Marconi e la strada del mercato".
"Quando io sono venuto via per riferire c'era uno sbarramento di fuoco, proprio un muro di fuoco assolutamente impenetrabile. L'unica cosa, ecco niente di più a parte questa nuvola di fumo e i poliziotti che lanciano i candelotti, questo è direi tutto per il momento".
"Sarebbe importante che gli studenti andassero a testimoniare e informare dei problemi perchè io penso che si prendono eque distanze dalla polizia che spara e i gruppuscoli che fanno casino che mi sembra una cosa contraddittoria. Questo volevo dire".
"Semplicemente tu vorresti invitare gli studenti a un'assemblea che c'è in questo momento all'ospedale psichiatrico".
"Ascolta, vedi, c'è una situazione, forse tu non hai afferrato bene quel che succede. Ci sono dei feriti, altri sono stati portati in ospedale e non si sa come sia andata a finire, quindi non so che dirti, solo che dobbiamo avere il telefono libero".
"Ma gli studenti sono gli attori principali che in questo momento devono andare dappertutto".
"Ascolta, tu parli di attori, non so, ma io sono molto eccitato, sono molto confuso in questo momento".
"Secondo me non bisogna mai perdere la lucidità".
"Si infatti sono daccordissimo, non perdiamo assolutamente la lucidità, però non mi... si stanno compiendo dei gesti, in questo momento capisci? Noi stiamo con quei compagni che stanno compiendo dei gesti di rivolta, non ci interessa in queste ore perderci in discorsi come i tuoi, perderci nelle parole".
"Vengo adesso dalla zona della stazione. Abbiamo fatto un giro in moto fra l'incrocio di via Marconi e via Ugo Bassi. C'è ancora qualche residuo di fumo, piangono un pò gli occhi, ci sono dappertutto le tracce degli scontri, ci sono i pompieri che stanno spegnendo le ultime fiamme, c'è moltissima gente che parla, si dicono delle cose. Sulle facce di tutti c'è lo stupore, l'incazzatura per quel che è successo. Non si riesce ancora a capire il senso di quello che accade. Comunque sta di fatto che via Ugo Bassi è bellissima. E' totalmente invasa di detriti, le piante che ornavano i portici sotto i quali c'erano i negozi più belli, più principeschi, queste piante sono state divelte, spaccate. Spaccati i vasi e gettati in mezzo alla strada. Molte vetrine distrutte, negozi incendiati. La rabbia dei compagni è stata molto coerente. Via Ugo Bassi è bellissima".
"Dopo la carica i compagni si sono dispersi in varie direzioni. Una parte è ritornata all'Università, un'altra parte nel fumo dei lacrimogeni, si è sparpagliata qua e là, ma dopo si è ricomposta e sono andati a occupare la stazione. La polizia è arrivata, contemporaneamente anche gli altri gruppi si erano ricomposti e sono arrivati alla stazione. Ci sono stati scontri molto duri, la polizia è entrata nella stazione, ha arrestato e pestato molta gente. I compagni però hanno resistito usando tutte le armi che potevano usare, e la polizia s'è fermata a questo punto. Alcuni adesso hanno fatto una barricata, e ora molti risalgono verso via Irnerio".
"Mi trovo davanti alla stazione. Depositi. C'è un autobus che brucia, c'è un cellulare di polizia distrutto, e i treni sono tutti bloccati. I treni non arrivano, li hanno fermati fuori dalla stazione. Il fumo dei lacrimogeni esce dai sottopassaggi. E la gente sta come impietrita, molto impressionata".
"Alla stazione ferroviaria c'era una lunga colonna di automezzi militari, cioè della polizia e dei carabinieri, e dai finestrini spuntavano fuori le canne dei mitra. Dopo ci sono state delle durissime cariche, e c'è tuttora un viavai di autoambulanze che portano i compagni nei vari ospedali. L'autocolonna adesso si è spostata verso il centro, e a Lettere è in corso un'assemblea. Se siete in casa restate in ascolto perchè via via arrivano delle notizie".
"Confermate l'assemblea a Lettere per questa sera alle nove. Già molti compagni stanno là in piazza Verdi coi loro giacconi scuri ad aspettarne l'inizio".
"Voglio congratularmi con questo giovinotto che ha definito porco un agente di polizia".
"Ecco, si, sono io"
"Bravo, allora ti dico che sei un gran maleducato perchè alla radio, alla televisione non si bestemmia, hai capito? Fra l'altro tu hai anche bestemmiato".
"Va beh, adesso in questo istante che cazzo vogliamo dire, questi qua continuano a darci dei maleducati, perchè bestemmiamo per radio, mentre per strada ci sparano. Cambio il disco".
"Un'assemblea alle ore nove e mezza. Già molta gente è lì, altra gente sta arrivando. E' molto importante credo partecipare.... non solo per lo scambio di informazioni, ma anche per decidere come proseguire. Dopo queste incredibili ore, dopo l'assassinio di oggi pomeriggio. Si chiamava Francesco, studente di medicina".
"Ho partecipato alle quattro in piazza Verdi, ci siamo riuniti tutti quanti siamo andati verso le due Torri. Io ero tra i primi con il fazzoletto, perchè immaginavo di incontrare la polizia. E infatti l'abbiamo incontrata, e guarda, io sono sincera, mi sono staccata quando c'è stato quell'atto di teppismo di quella macchina che è stata tutta fracassata. Quello mi ha dato fastidio perchè io combatto per essere liberi dai padroni, e adesso voi mi direte se faccio bene a togliermi via o no dal movimento".
"Vai avanti".
"Dunque siamo arrivati di fronte alla FIAT. Guarda, io mi sono staccata dal corteo, io e una mia amica che si chiama Franca, voi avete buttato il porfido e le bottiglie incendiarie lì alla FIAT, e c'era un bambino che io ho preso fra le braccia, che si è messo a urlare e che con un vetro si è tagliato ad una gamba, e sua madre poveretta l'ha preso per un braccio ed è corsa via. Questo veramente mi è dispiaciuto perchè queste son cose che non devono succedere".
"Io non le posso dare nessuna informazione se lei non ha un collegamento telescrivente con l'ANSA. Queste sono le disposizioni del mio direttore".
"Quindi lei non mi vuole dire se tre o quattro o cinque compagni sono stati feriti o sono stati..."
"Io le posso dire che c'è un carabiniere all'ospedale con un proiettile nel gluteo, questo le va bene?"
"Io ho visto uno che è saltato giù e che ha sparato, non so se era stato lui, non posso dirlo".
"Quando è caduto c'ero io con altri due, abbiamo chiamato aiuto per portarlo via... quando l'ho visto respirava ancora"
"Abbiamo alzato su la giacca, e sanguinava, hanno detto di tenere la testa alzata perchè se no andava il sangue all'incontrario, e dopo sanguinava tutta la bocca e lo abbiamo sdraiato per terra e chiamata chiamata chiamata l'ambulanza e qualcuno proprio impressionato che si è messo anche molto a piangere"
"Io ho chiesto subito che venisse l'ambulanza perchè mi sembrava troppo grave per chiamare la macchina e portarlo da un medico dei compagni. Ma l'autoambulanza ci ha messo moltissimo tempo, perchè c'era la polizia che continuava lì intorno a caricare. A quel punto sono arrivate due ambulanze"
"Sarà rimasto a terra quattro minuti, mentre eravamo lì che cercavamo un pò di mettergli una mano sulla fronte e così, cioè ogni tanto sembrava che fosse vivo, ma a un certo punto io ho paura che.... sia morto... io gli ho toccato la fronte, era calda... e le mani erano molto fredde"
"Ricordiamo insomma che di tutti i fatti avvenuti, quei fatti che la televisione di stato stasera ha messo più in evidenza, come gli incendi, la distruzione dell'ufficio del giornale, l'incendio dei due commissariati di polizia, l'attacco alla sede della FIAT, di tutte queste cose, come degli scontri avvenuti alla stazione, tutti i compagni prendono la piena responsabilità. Tutti facevano parte di questo gigantesco servizio d'ordine che si è deciso di fare collettivo, con le bottiglie molotov preparate insieme sulla piazza, tutti insieme abbiamo disfato il pavimento per procurarci le pietre, tutti insieme avevamo in mano le bottiglie incendiarie e i sampietrini in tasca perchè quella di oggi era una manifestazione violenta, che tutti avevamo scelto di fare violenta, perchè questo era l'unico modo per restare vivi".
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11 marzo 77
TUTTI SABATO A ROMA
Chi vuole far passare la politica dei sacrifici, l'attacco al salario e all'occupazione, chi vuole portare indietro le condizioni di vita delle masse popolari e preparare una nuova fase di selvaggio sfruttamento (magari contrabbandato sotto il nome di conversione industriale) dopo anni di conquiste dei lavoratori, deve oggi fare i conti con un forte movimento di opposizione. Il movimento ha subito in questi giorni un attacco particolarmente duro (sentenza Panzieri, mandato di cattura contro il compagno Enzo D'Arcangelo, attacchi armati nelle scuole, serrata all'Università di Roma e l'intera città messa in stato d'assedio dalle squadre armate di Cossiga per negare il diritto del movimento a manifestare ed esprimere le proprie posizioni, mandati di cattura e arresti contro compagni direttamente impegnati nelle lotte ecc.). La grande maturità politica del movimento e la sua reale dimensione di massa hanno saputo far piazza pulita di ogni tentativo di ghettizzazione e di criminalizzazione, riuscendo invece a estendere la mobilitazione e la forza in sempre più vasti strati sociali. L'Università è stato il primo punto in cui si è applicata la forza di questo movimento. Il progetto Malfatti e gli altri progetti di riforma sono tutti dentro una stessa logica di rispetto delle compatibilità del sistema capitalistico, di attacco alla scolarità di massa (numero chiuso o programmato) e di normalizzazione dell'Università. Il movimento ha saputo organizzare, difendere ed estendere la lotta contro questi tentativi, chiarendo che oggi è in discussione il ruolo stesso dell'Università, come luogo di formazione di forza-lavoro qualificata, rispetto a due diversi modi di uscire dalla crisi in cui il terreno dello scontro è quello dell'occupazione. Come lavoratori precari dell'Università, ci siamo fin dall'inizio riconosciuti nel movimento che studenti, donne, lavoratori, disoccupati, emarginati stavano sviluppando a partire dagli atenei in lotta. Ci interessa una Università che sia un reale centro di aggregazione e di formazione per realizzare, con una nuova didattica e una nuova ricerca, la conquista di una diversa unità tra lavoro manuale ed intellettuale che non è compatibile con il programma di disoccupazione e supersfruttamento portato avanti dal governo dei sacrifici, ma è invece legata direttamente ai bisogni emergenti dal movimento (occupazione, salario, casa, servizi sociali ecc.). In quest'ottica, mentre il movimento sviluppa ed estende una sempre più forte unità tra i lavoratori di diverse categorie e mette in discussione obiettivi, alleanze e scadenze, i vertici sindacali si preparano a concludere rapidamente, su posizioni corporative e perdenti, la vertenza Università con il governo dei sacrifici. Rinunciando ai punti essenziali della stessa piattaforma e sfruttando strumentalmente la mobilitazione e la forza che il movimento ha espresso, i vertici sindacali accettano di "trattare" con Malfatti provvedimenti (espulsione di 2/3 degli attuali precari, stato giuridico separato per i non docenti) compatibili con i tentativi di normalizzazione dell'Università, prefigurando nei fatti le fondamenta di una "riforma" dell'Università che va contro tutte le indicazioni espresse dal movimento e dai lavoratori di base del sindacato. In particolare, come lavoratori precari, ribadiamo la richiesta irrinunciabile dell'abolizione di ogni forma di precariato comunque contrabbandata (Malfatti: dottorato di ricerca; sindacato: docente-ricercatore in via di formazione; PCI: contrattista biennale "rinnovabile"; ecc.) e ribadiamo inoltre che il reclutamento del personale universitario deve avvenire con immissione diretta in ruolo, salvo restando il periodo di prova (6 mesi) comune alle altre amministrazioni statali. Respingiamo altresì il tentativo in atto di espellere dall'Università gran parte degli attuali precari e ne rivendichiamo invece l'immissione "ope legis" nel ruolo di docente unico, in quanto lavoratori che ricoprono effettivi posti di lavoro già da vari anni.
TUTTI SABATO 12/3 ore 16,30 A ROMA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEGLI ATENEI IN LOTTA. DOMENICA 13/3 h. 9,30 CONVEGNO NAZIONALE DEI LAVORATORI PRECARI DELL'UNIVERSITA'.
Roma, Casa dello Studente (via De Lollis).
COMITATO DI LOTTA DEI LAVORATORI PRECARI DELL'UNIVERSITA' DI ROMA
11-3-77
Cicl. in proprio
29
12 marzo 77
Organizziamo per il 12 marzo una grande manifestazione proletaria nazionale!
- Contro lo Stato della crisi e dell'austerità costruiamo gli organismi del potere proletario nelle fabbriche e nei quartieri;
- rilanciamo il movimento dell'appropriazione e dei prezzi politici nel territorio;
- dai luoghi di lavoro alle Università, utilizziamo le nostre conoscenze per creare nuove forme di attività umana al di fuori del lavoro salariato e delle istituzioni capitalistiche;
- libertà per Daddo e Paolo;
- libertà per Panzieri;
- libertà per tutti i militanti comunisti e i combattenti rivoluzionari, prigionieri di guerra del nemico di classe.
Compagni,
il movimento dei disoccupati intellettuali e degli studenti proletari, sviluppatosi nell'ultimo mese nelle Università e nelle scuole di tutta Italia, ha convocato per il 12 marzo a Roma una manifestazione nazionale. Questo movimento si è battuto nelle facoltà e nelle piazze, non solo per respingere la riforma del DC Malfatti e tutti gli altri progetti di riforma che tendono a dividere gli studenti tra loro, e dal resto della classe operaia, ma ha detto un NO secco e preciso alla politica dell'austerità e dei sacrifici che padroni e riformisti vorrebbero imporre sulla pelle di tutti i lavoratori. Siamo perciò coscienti che esiste un legame profondo tra questo rifiuto della pace sociale e la resistenza accanita che gli operai da anni conducono nelle fabbriche contro chi li vorrebbe far tornare indietro di 10 anni. Questa resistenza operaia ha creato tanti problemi ai padroni e ai loro amici del compromesso, e ha da tempo aperte nel quadro politico quelle contraddizioni su cui sorgono grandi movimenti di massa che appoggiano e rafforzano la classe operaia: disoccupati, donne, giovani proletari. E' per questo che lo Stato, pur scatenando tutta la sua infinita ferocia contro i proletari, non riesce nel disegno di criminalizzare le lotte, proprio perchè il loro carattere rivoluzionario si accompagna a una dimensione di massa che va aldilà delle singole situazioni, per unificare in un unico movimento di classe, fabbrica e quartiere, donne e circoli giovanili, disoccupati e precari. NOI PENSIAMO che la maturità di questo movimento sia tale da potersi esprimere non solo al negativo come rifiuto ma costruendo, nella lotta organizzata contro la crisi e i sacrifici, gli organismi del potere rosso che soli possono avviare a soluzione i nostri bisogni nella prospettiva comunista di un nuovo modo di produrre la ricchezza e di godere direttamente dei frutti della nostra attività. Ciò può avvenire solo al di fuori e contro questi rapporti di lavoro, al di fuori e contro questo Stato che ne è custode feroce e spietato. A chi ci invita, ora con le buone ora con le cattive, a affidarci a una prospettiva di mutamento anzichè di abbattimento della realtà che ci opprime, noi abbiamo delle domande da porre.
E' forse aumentato il benessere di milioni di lavoratori dopo il 20 giugno?
E' forse aumentato il potere della classe operaia in questi mesi di avvicinamento del PCI alle leve del potere?
La risposta è NO! E sappiamo che ciò è possibile solo con la forza organizzata, appropriandoci e non chiedendo, organizzando e decidendo in massa le nuove forme di attività sociale, senza delegare niente a nessuno, neanche ai comuni e alle giunte rosse. Per questo il 12 marzo è necessaria che sia espressa la mobilitazione non solo degli studenti e dei giovani disoccupati, ma anche di tutti gli altri strati di classe operaia.
COMITATI COMUNISTI
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12 marzo 77
Informare non basta. Ki emette Ki riceve?
"Operai studenti", la carta si spreca...
l'onda arriva prima, dappertutto, subito.
Come un breve inciso, riferimento ovunque.
L'informazione aumenta, i collegamenti si moltiplicano...
Ki informa che il giorno X a una certa ora nel tale reparto del tale stabilimento è avvenuto quell'episodio di lotta,
ke si può estendere?
o ke nella "ennesima" classe del corso AZ della tale scuola gli studenti si sono messi a ridere sonora mente di fronte alla stupidità del MEGA professore
invitandolo a uscire?
O che solo nell'ultimo anno 3 milioni di donne hanno abortito i-rre-spon-sa-bil-men-te ?
O ke nella sola Torino le famiglie che si autoriducono la bolletta del gas sono aumentate nell'ultimo mese, da 15.000 a 70.000?
O ke proprio ieri a B migliaia di giovani si sono presi il concerto del complesso che stasera suona a C?
e ki riceve questa informazione?
la massaia ke prepara il pranzo, o l'operaio tornato a casa dal lavoro in pantofole davanti al televisore ridiventato cittadino ridiventato acquirente?
o il giovane ke non può uscire la sera?
Non si tratta di informazione più vera sui medesimi fatti, informazione più dettagliata, più vasta più articolata più adeguata, più corretta (come si "corregge" l'informazione?).
Si tratta d'altro; un'altra informazione su altri fatti
- sui fatti minimi della lotta operaia -
(a per navigare sui flutti della rivoluzione)
di un'altra realtà
si tratta di informarsi sul modo perchè il salario cresca di un soldo,
su cosa si deve fare quando il capo va sulle furie
o come si deve reagire perchè il padrone mandi giù, magari acqua bollente,
su come questo è successo, in una data situazione.
Occorre registrare ogni minimo sbalzo nel diagramma quotidiano delle lotte.