31

12 marzo 77

 

Registrazioni di Radio Alice

 

"Il fatto fondamentale è che nelle assemblee di questi giorni, negli avvenimenti di ieri, la grande mobilitazione di ieri c'è il segno di una rivolta per affermare il nostro diritto ad esistere come movimento ed anche come individui. Anche oggi seguiremo questa situazione continuamente come abbiamo fatto ieri, e nei prossimi minuti, nelle prossime ore vi daremo altre notizie su quello che accade a Roma, dove migliaia di persone si stanno radunando a piazza Esedra".

"Giù le serrande, quindi una specie di stato d'assedio, c'è la polizia dappertutto. A Roma anche l'esercito è mobilitato, i soldati sono consegnati nelle caserme e quindi bene o male si sta creando un clima d'allarme, una situazione psicologica di isolamento degli studenti".

"La piazzola è quasi deserta, la gente che fa le compere non c'è più, forse sono tutti rimasti a casa. Sembra che non sia finito, che non siano finite ieri tutte le nostre storie".

"Ecco la polizia è entrata nella zona universitaria. I compagni stanno indietreggiando, stanno formando un corteo e dalla piazza comincia a venire il fumo dei lacrimogeni. In questo momento il corteo sta partendo per dirigersi verso la zona di San Donato".

"C'è bisogno di sapere perchè dobbiamo organizzarci con le barricate e il resto".

"La polizia sta attaccando piazza Verdi. Tutti i compagni sono nell'assemblea. Quei pochi che si stanno difendendo hanno tirato qualche bottiglia".

"Dunque l'università è stata sgomberata pochi minuti fa. La polizia ha attaccato la piazza Verdi da tre lati, da via Zamboni, da Via delle Moline e da piazza Aldrovandi. La resistenza all'Università è stata minima perchè i compagni non avevano niente con cui difendersi. E così sono andati giù verso porta san Donato".

"Cosa prevedono di fare loro?"

"Niente, cioè, c'è uno sbandamento completo".

"C'è uno sbandamento completo".

"Laggiù continua l'incendio, però non si capisce bene".

"Incendio? Che cosa è stato incendiato?"

"Tutta la barricata è stata incendiata, davanti a piazza Verdi. La polizia comunque adesso ha smesso di tirare lacrimogeni. I compagni hanno imparato a rilanciarli indietro in maniera perfetta, e li spedivano indietro alla polizia. Inoltre c'è il vento che spinge il fumo dei lacrimogeni verso i cordoni dei poliziotti, infatti noi abbiamo il vento a favore, abbiamo un sole bellissimo, c'è un'aria dolce e freschissima".

"Ah benissimo, primavera".

"Questo è un appello dei compagni che sono in questo momento all'Università. Tutta l'Università sta per essere circondata dai carabinieri. Tutti i compagni disponibili devono recarsi immediatamente con quello che si ha, stanghe, bastoni, molotov e giù di lì, all'Università, per difenderla".

"Circa mezz'ora fa, verso le quattro, abbiamo incontrato un gruppo di pompieri in divisa con l'elmetto, le bombole dell'ossigeno eccetera che scappavano lungo via Zamboni in mezzo al fumo dei candelotti. Dicono la polizia ci ha tagliato le manichette dell'acqua e adesso non possiamo più spegnere gli incendi. Questo è quello che ho sentito io con le mie orecchiette blu".

"Continuiamo a trasmettere non disperate. Continuiamo a trasmettere le notizie che abbiamo, frammentarie. Adesso c'è una grossa confusione. Fuori comincia a piovere, se non sbaglio".

"E' successa una cosa stupenda. Un vecchietto con l'armonica a bocca suonava bandiera rossa e si è messo alla testa di un corteo che in questo momento sta procedendo verso le due Torri, perchè tutti hanno paura per i compagni asserragliati dentro l'Università".

"Taglio subito in fretta. Dunque, appena passate le lacrime e il fumo la gente sta tornando. Si sentono già le urla. Ancora una cosa, tutti i compagni giù in piazza, questa è guerriglia, perdio giù in piazza".

"Dunque, i compagni hanno riconquistato adesso piazza Verdi. Dopo tutto il pomeriggio di scontri la polizia si è ritirata, non è riuscita a passare e si ritira verso le due Torri".

"Io sono in via Rizzoli, prima si era tutti insieme, e dopo, all'improvviso, quasi bastasse un batter di mani, tutti siamo fuggiti in varie direzioni, ma dopo un pò si ritornava, e c'era un caos di voci, si sentivano dire improperi, si sentivano le urla e le imprecazioni più disparate, rivolte contro tutti, ma soprattutto contro la polizia".

"Telefono da Roma, ti dico quello che sta succedendo, poi mi parli di quel che accade là. Il corteo è partito ormai da un'ora, quando ha raggiunto la sede del partito di governo la polizia ha caricato e son cominciati gli scontri. Il corteo ha mantenuto la sua unione e continua a girare per la città. A lato i compagni lo difendono militarmente. Sono stati colpiti una serie di obiettivi marginali, un'armeria, una banca, una serie di negozi, però il corteo mantiene la sua unità. Piazza del Popolo è già stata presa da un gruppo di compagni che la presidiano, in attesa che il corteo riesca a raggiungere la zona. Si parla degli autonomi che spaccano le vetrine, però i poliziotti stanno terrorizzando la città tirando i lacrimogeni dentro le case".

"Quelli che non sanno dove dormire questa notte possono telefonare"

"Senti ma non vi rendete conto che state fomentando continuamente, non è un servizio quello che state facendo alla cittadinanza, informate continuamente del fatto che ci sono incidenti e così li aggravate"

"Noi non facciamo altro che rendere quel che ci viene, non siamo noi che informiamo, è la gente, la gente che ci sta telefonando, son loro che stanno vivendo".

"Dove volete arrivare in questo modo, cosa credete che serva? Quale servizio fornite? Rispondimi tu".

"Questa non è che la cronaca, che si fa da sola"

"Per me non è una cronaca, è una reazione a catena. Queste parole diventano subito eventi. A me sembra molto kitsch questa altalena di musica e grida e silenzi e fatti drammatici".

"Facciamo una ricostruzione minima dei fatti che sono capitati oggi. Dopo la rabbia di ieri, la morte di Francesco, e tutto il resto, oggi sembrava essere una giornata tranquilla. All'Università doveva esserci un'assemblea, ma la polizia non lo ha permesso, non hanno permesso agli studenti di prendere la parola neanche dentro le sedi in cui si trovavano abitualmente. La polizia ha circondato il quartiere universitario e ha attaccato brutalmente tutti quelli che stavano nelle strade a chiacchierare. Allora si sono formati dei cortei e delle barricate, e i compagni hanno resistito e resistono tutt'ora per quello che ne sappiamo. La polizia ha cominciato a caricare tutti quelli che si trovavano nel centro cittadino. Le leggi di Cossiga tutti le hanno provate sulla nostra pelle. Questo è il risultato di quel compromesso storico strisciante che molti paragonano al governo Tambroni. Ma la cosa più importante è la capacità di risposta che oggi il movimento ha dimostrato. Oggi bisogna rispondere a livello di massa. Oggi i provocatori avevano l'elmetto e la divisa, e il sindaco comunista li ha accolti come il sindaco di Saigon accolse le truppe del generale americano Westmoreland, dicendo siete in guerra, e non voglio criticare chi è in guerra. Queste parole lo coprono di infamia. Di fronte a queste cose occore riconquistare la possibilità di vita e di organizzazione che vogliono per sempre strapparci dalle mani. Parlare di questo vuol dire anche parlare del salario che diventa sempre più povero, e dell'attacco generale contro gli operai, i proletari, i giovani, le donne".

"Qui siamo tutti ancora nella zona universitaria, e teniamo bene sulle barricate. La polizia è scomparsa perchè è andata a caricare i passanti in Piazza Maggiore. Comunque bisogna restare qui fino a mezzanotte. Si vedono in giro dei tipi molto sospetti, gente che ha le armi in mano, ma che non si è mai vista, gente con la cravatta, per cui c'è il caso che i compagni vengano nella zona universitaria, per tenere ancora qualche ora, visto che han fatto di tutto per sgomberarci".

"Bisognerebbe trovare un modo per avvertire quelli che stanno tornando dalla manifestazione di Roma di fare attenzione perchè la polizia potrebbe aspettarli all'uscita dell'autostrada. E si sa che la gente imbottigliata dentro una corriera è facile picchiarla perchè vista la logica di persecuzione che stanno attuando possiamo immaginare perfino questo".

"polizia...polizia...polizia... Arriva la polizia e allora? Lascia acceso su al massimo al massimo al massimo non scappate, calma calma. Se c'è un avvocato, se c'è un avvocato del collettivo di difesa per favore venga qui immediatamente per favore immediatamente. Le pistole e i mitra puntati... c'è la polizia qui in questo momento, tutte le radio, tutta la gente che ci sente, c'è la polizia con i giubbotti antiproiettile... calma ragazzi calma. Qui stanno per entrare, avete il mandato?"

"Pronto parlo con la radio?"

"Metti giù per favore c'è la polizia qui sotto.... scappiamo di sotto? Scappiamo lì? Aspettate non andate via non aprite fin quando non arrivano... non scappate dalla finestra... non me ne frega niente è più importante. Attenzione attenzione a tutti gli avvocati a tutti i compagni, per favore se ci sentite mettetevi in comunicazione con gli avvocati. Daniela, se sei al telefono, cioè se sei alla radio, stai calma, stai calma... la radio ha la polizia alle porte... attenzione attenzione tutti i compagni del collettivo di difesa si precipitino immediatamente qui... attenzione stiamo ancora aspettando che arrivino gli avvocati per poter far entrare la polizia. Stanno cercando di sfondare la porta in questo momento. Non so se sentite i colpi... C'è la polizia qui fuori che sta per sfondare. Hanno le pistole puntate e io mi rifiuto di aprire, gli ho detto che non gli apriamo finchè non calano le pistole, gli ho detto che non apriamo finchè non arriva il nostro avvocato. Puoi venire per favore? D'urgenza, ti prego d'urgenza. Hanno le pistole, i corpetti antiproiettili e tutte queste palle qua... Mauro, stai basso... Stanno arrivando gli avvocati, un momento che stanno arrivando. Il telefono il telefono. Dopo, quando ci sono gli avvocati. Il telefono... tutti i compagni in piazza Maggiore prima di mezzanotte... signora, stiamo solo aspettando gli avvocati. Hanno detto che sfonderanno.... non so se avete visto il film... come cazzo si chiama? Quello sulla Germania, il caso Katherine Bloom, ecco, gli stessi identici elmetti, gli stessi giubbotti antiproiettile, le berrette puntate e cose di questo genere. E' veramente assurdo, veramente incredibile, veramente da film. Giuro che se non battessero qui fuori alla porta penserei di essere al cinema. Siamo in quattro qui alla radio che facevamo il solito lavoro di controinformazione, e siamo qui che aspettiamo la polizia per vedere che cazzo fa... per il momento sembrano tranquilli, hanno smesso di picchiare contro la porta, si vede che la ritengono molto robusta... Mettiamo su un pò di musica. Il telefono è a getto continuo, veramente a getto continuo... Vi facciamo sentire un pò Beethoven, e se va bene bene, se no seghe.... dio boia che sfiga, che sfiga, no ascolta, ascolta, abbiamo la polizia qui fuori che sta facendo... non lo so, non so nemmeno se vado a casa a dormire, stanotte... Dunque la polizia ha ricominciato a battere sulla porta continuano a urlare di aprire.... stanno arrivando gli avvocati. Stai attento, stai attento, stai giù. Non so chi sia Alberto, comunque... no, senti c'è la polizia alla porta... sono entrati sono entrati sono entrati sono entrati sono entrati siamo con le mani alzate, sono entrati siamo con le mani alzate.... mi hanno strappato il microfono, abbiamo le mani in alto.... dicono che questo è un posto di..."

 

32

13 marzo 77

 

Registrazioni di Radio Alice

 

"Io credo che dopo la lotta contro il governo Scelba e contro il governo Tambroni e dopo il 68 non si sono mai avuti fenomeni così grossi di insurrezione popolare.... adesso ritrasmettiamo la registrazione della chiusura della radio da parte della polizia ieri notte, e adesso diciamo le cose come stanno, per chiedere l'immediata restituzione di tutto il materiale che la polizia ha sequestrato ieri notte, per chiedere l'immediata scarcerazione dei redattori arrestati ieri qui dentro la radio. Erano arrivati qui a cercare armi, a cercare la giustificazione alla loro repressione, non hanno trovato che i nostri apparecchi di trasmissione, le nostre registrazioni, i nostri dischi, hanno portato via tutto anche l'elenco telefonico, hanno portato via tutto. Comunque abbiamo ripreso le trasmissioni adesso con materiali di fortuna, abbiamo ripreso le trasmissioni questa mattina in barba a qualsiasi azione di rastrellamento di tipo cileno, come è successo in Grecia con la radio del politecnico di Atene. Nonostante tutto questo clima dittatoriale che si vuole instaurare perchè, nessuna voce parli se non quella di Cossiga, ecco noi abbiamo ripreso a trasmettere".

"Sono Pietro, dall'Università. Dunque, i gruppi di poliziotti qua sono nervosissimi, sono tesi e caricano ogni gruppo di 5 persone, curiosi o compagni che si avvicinano ai posti di blocco".

"Io non so assolutamente nulla perchè sono arrivato con gli altri da Roma, quindi non so dare alcuna indicazione".

"I reati di cui è colpevole la nostra radio sono quelli di avere trasmesso in diretta le telefonate nelle quali la gente parlava delle proprie occupazioni, delle proprie aspirazioni, dei propri desideri e dei propri spostamenti nelle città. Scusate interrompiamo tutto, arrivano dei compagni con delle informazioni precise su quello che sta succedendo".

"In piazza ci sono degli schieramenti di polizia, c'era la gente che parlava, degli assembramenti, dei capannelli, si discuteva, non c'era nessun accenno di corteo, non c'erano bottiglie molotov, non c'erano vetrine rotte, non c'era niente. La gente discuteva ad alta voce. A questo punto hanno cominciato i poliziotti a sparare all'impazzata. Sulla piazza c'era gente di ogni tipo, era una tipica domenica mattina sulla piazza. E a un tratto i celerini hanno cominciato a seguire la gente e a sparare, era gente che correva senza sapere né dove né quando, e i candelotti continuavano a fioccare anche in via Ugo Bassi, per cui c'è una situazione di panico, c'è una situazione di occupazione militare del centro cittadino. Ovviamente delle forze politiche, del sindaco, dei partiti non c'è più neanche l'ombra. Non c'era nessun pericolo, non c'erano pietre, non c'erano molotov, non c'era assolutamente niente, c'era soltanto sta polizia che ad un certo punto ha cominciato a sparare candelotti sui compagni".

"E' passato mezzogiorno e consigliamo di evitare di scendere in piazza in maniera disorganizzata. Oggi alle tre di fronte al bar Zenith di San Donato c'è un concentramento. C'è un'indicazione che dobbiamo dare, io credo, al di là di tutte le telefonate, le informazioni che ci piovono una dietro l'altra, una valutazione generale su quello che sta succedendo adesso. La morte di Francesco Lorusso era premeditata. I carabinieri avevano l'ordine di sparare, perchè, questo significava creare e alimentare la repressione in questa città che sta vivendo un periodo di fioritura culturale e politica senza precedenti. Si è ucciso il giorno prima della manifestazione nazionale di Roma, una manifestazione di centomila studenti. Si è ucciso un compagno per dare in modo intanto alla polizia di intervenire brutalmente in questa zona e poi intervenire brutalmente a Roma. Questo è l'ordine pubblico del compromesso storico. La rabbia che si ha dentro non è dicibile perchè di fronte a tutta questa mobilitazione dei compagni e degli studenti sul problema della disoccupazione, sul problema dello sfruttamento, sulle nuove possibilità di occupazione, di fronte a tutto questo si è avuto come unica risposta questo rastrellamento nazista di Roma, questa violenza scatenata e bisogna dirlo, perchè così è successo, di fronte a questo i compagni hanno cercato di organizzarsi, hanno sfondato le porte delle armerie, hanno cercato di armarsi, questa è la realtà, ma è una cosa che fa ridere di fronte ai fucili mitragliatori. La provocazione è partita dal Ministero degli Interni una settimana fa, e oggi ce l'abbiamo sotto gli occhi. Ma in questa provocazione il nostro movimento non è caduto. Abbiamo affermato e difeso la nostra dignità e la nostra cultura. Quindi io credo che di fronte al futuro noi avremo comunque un merito, quello di avere screditato e abbattuto la politica totalitaria e conformista del compromesso storico. E sarà un gran merito se Cossiga verrà dimesso, se la legge Reale sarà abolita".

"C'è un fischio, non si capisce quello che state dicendo".

"Ci telefonano che c'è un fischio, in alcune zone della città siamo coperti da un fischio. A tutti i compagni, perchè si allontanino dal centro della città per evitare che le provocazioni della polizia siano raccolte in alcun modo, perchè, le provocazioni che il settimo celere sta facendo contro la città non sono degne di essere accettate. Isoliamo i teppisti del settimo celere. Non c'è più nessun segnale telefonico, ho l'impressione che adesso, visto che non sono riusciti a impedirci di trasmettere, ci tagliano il telefono. Invitiamo i compagni a tenersi lontani dalla zona in cui c'è la polizia, evitare il contatto, visto che il battaglione Padova non scherza assolutamente".

"In piazza ho visto benissimo uno che si metteva a posto la pistola dietro la giacca, insomma dietro i pantaloni, quindi bisogna stare attenti anche a come si parla e con chi si parla".

"Io arrivo dall'assemblea che c'è stata a San Donato, dove c'era più di un migliaio di compagni. La maggior parte degli interventi hanno proposto di muoversi verso il centro, senza cercare lo scontro. Domani ci saranno i funerali di Francesco e nessuno ci può togliere il diritto di manifestare liberamente per il funerale di un compagno che è stato ammazzato".

"Sta arrivando la polizia, compagni, noi ce ne andiamo".

 

33

15 marzo 77

 

Mozione approvata dal Comitato di Lettere

 

La manifestazione di Sabato 12 ha dimostrato la grande forza e la capacità di mobilitazione del movimento di lotta, contro la corsa verso la reazione voluta dal governo delle astensioni, con l'appoggio della stampa e dell'apparato revisionista. La responsabilità degli incidenti ricade sul provocatorio atteggiamento del Ministero degli Interni di vietare il centro al corteo. A tutti è risultata evidente la sproporzione fra questa forza messa in campo e gli errori di una gestione politica e militare, affetta da quasi tutti i peggiori vizi del minoritarismo. Ci riferiamo innanzitutto agli scontri di piazza del Gesù, dove il corteo è stato spezzato, e di piazza del Popolo, dove si è impedito che si raccogliessero i compagni riusciti a ricomporre il corteo e che si svolgesse il comizio. La sottovalutazione della forza politica e delle capacità di difesa militante ha portato all'incomprensione della necessità di salvaguardare il carattere di massa e politicamente vincente della manifestazione. Non può essere questa l'ottica politica del movimento; non è per questa strada che si consolidano e si moltiplicano i risultati conseguiti dal movimento con La cacciata di Lama e la manifestazione del 5 marzo. Gli obiettivi politici del movimento, fra cui l'irrinunciabile allargamento del fronte di lotta a tutto il corpo sociale, e innanzitutto alla classe operaia, sono incompatibili tanto alla logica insurrezionalistica, quanto ai riemergenti tentativi di gestione a destra, legalitaria e pacifista, del movimento stesso. Respingere i tentativi di criminalizzazione del movimento, perseguiti in sincronia da Cossiga a Bufalini, significa ridare oggi fiato ed espressività democratica e rivoluzionaria di massa alle strutture del movimento. Rispetto a questo, però, pensiamo che chiunque venga nel Comitato di Lotta di Lettere e Filosofia a proporre la spaccatura o lo scioglimento di questa struttura sia complice di una manovra di destra che non aiuta la crescita del movimento di massa; l'immobilismo infatti è l'unica reale prospettiva che sta dietro a questa volontà di liquidare una struttura come quella del Comitato che, con tutti i suoi limiti, rimane tuttora la sola in grado di stabilire all'interno della facoltà un rapporto reale con gli studenti per la crescita del movimento di lotta. Tuttavia è anche vero che questo comitato ha oggi, anche per l'esilio subito, rispetto alla grande maggioranza degli studenti, grosse carenze. Si tratta, a nostro parere, con il ritorno nell'Università di rimettere in piedi le strutture di lavoro che fin dall'inizio il movimento si è dato, di estendere realmente a tutte le strutture di movimento le Commissioni di lavoro, trovando obiettivi e forme di lotta sul terreno dell'occupazione, dell'emarginazione, della lotta nell'Università. Proponiamo quindi:

- Giovedì 17 alle ore 10 una ASSEMBLEA UNIVERSITARIA STUDENTESCA

- Sabato 19 pomeriggio una ASSEMBLEA DI CONFRONTO E DI DIBATTITO CON TUTTE LE REALTA' DI LOTTA DEI QUARTIERI E DELLE FABBRICHE CONTRO IL REGIME DI POLIZIA, PER L'OCCUPAZIONE COMITATO DI LOTTA DI LETTERE E FILOSOFIA

Martedì 15 marzo

 

34

15 marzo 77

 

Care compagne del Collettivo femminista di Lettere, vogliamo esprimere le nostre valutazioni sui gravi episodi di questi ultimi giorni, anche per evitare qualsiasi strumentalizzazione da parte degli organi di stampa. Sottolineiamo in primo luogo come sia in atto nel paese un gravissimo attacco reazionario che tende a chiudere anche i più elementari spazi democratici e la libertà di espressione dei movimenti. Questo progetto portato avanti dal governo, con il pieno appoggio del PCI (Bufalini ha affermato esplicitamente il sostegno all'operato della polizia a Roma e la contrapposizione frontale al movimento che si è sviluppato in questi mesi), si è espresso sabato a Roma nell'atteggiamento prima provocatorio e poi direttamente terroristico e criminale della polizia, dei carabinieri e delle squadre speciali, e a Bologna dove è stato di fatto imposto lo stato d'assedio. Cossiga vuole stroncare qualsiasi movimento di opposizione con la repressione aperta e contemporaneamente cercando di opporre un livello di scontro tale da isolare e dividere il movimento di lotta. Proprio per questo motivo non ci riconosciamo in quei gruppi organizzati che sabato 12 hanno accettato un livello di scontro che non è riconosciuto dalla gran parte del movimento, che lo isola e lo divide al suo interno, che lo ha esposto a gravi rischi. In questo modo tali gruppi sono caduti nella provocazione organizzata dal governo, creando un clima tale da consentire provvedimenti reazionari. Questa pratica che parte da un analisi dello scontro di classe che non condividiamo, ha prevaricato la volontà del movimento di mantenere il corteo combattivo e di massa previlegiando scontri isolati con la polizia. Come femministe abbiamo partecipato alla manifestazione portando i nostri contenuti perchè la riconoscevamo come un importante momento di mobilitazione di settori non solo studenteschi, contro la normalizzazione e la politica dei sacrifici. Eravamo anche consapevoli della necessità che questo corteo difendesse in modo militante e di massa il suo diritto di manifestare nel centro di Roma. Non rifiutiamo astrattamente forme di violenza atte a mantenere e difendere un corteo, nel momento in cui sono espressione collettiva e della volontà di tutto il movimento. Come compagne femministe, sabato, abbiamo espresso chiaramente la volontà di mantenere il corteo nonostante la violenza della polizia proprio a partire dalla nostra forza di donne organizzate. La nostra violenza oggi si concretizza nella nostra presenza cosciente e organizzata, espressione reale del nostro dibattito e della nostra pratica. Respingiamo qualsiasi visione o genericamente pacifista o, all'opposto, tecnicistica della violenza; non ci riconosciamo in quelle forme di violenza espressione di ribellione individuale, incapace di individuare corretti obiettivi politici a partire dalla riflessione e pratica collettiva. Ribadiamo, come compagne femministe, la nostra volontà di lottare, nelle forme che riterremo più giuste a partire dalla nostra pratica autonoma contro ogni progetto di normalizzazione e di criminalizzazione dei movimenti di opposizione, contro la politica dei sacrifici e i tentativi di restaurazione della scuola, contro la divisione sessuale, del lavoro che ci ghettizza nel nostro ruolo di mogli e madri, contro ogni forma di lavoro nero.

 

COLLETTIVO FEMMINISTA DI LETTERE E FILOSOFIA

 

35

15 marzo 77

 

Per l'Autonomia

1) Abbiamo scritto questo documento che proponiamo alla discussione dei compagni e di tutti gli studenti mentre il nostro movimento attraversa il suo periodo più difficile. Forze esterne e interne al movimento stanno infatti lavorando da tempo, coscientemente o in buona fede, per affossare questa nostra esperienza di lotta e autorganizzazione collettiva per andare a una restaurazione del passato sulle cui ceneri questo movimento è nato. Noi riteniamo innanzitutto che nessuno può esimersi dal prendere posizione sui fatti di sabato scorso; ma d'altra parte riteniamo che, proprio per dare la possibilità al movimento di definire una sua autonoma posizione, sia necessario impedire la manovra che una parte dei gruppi sta portando avanti sull'onda della giusta rabbia dei compagni. Non non stiamo con i gruppi né stiamo con l'Autonomia; lotteremo in ogni modo per impedire che siano queste forme organizzate, da sempre prevaricatrici del movimento, a gestire il dibattito sui fatti di sabato. In secondo luogo noi crediamo che la sede politica nella quale questo confronto deve avvenire non sia il Comitato di Lettere, oggi ridotto a poco più di un vecchio intergruppi. In questo diciamo subito che proponiamo lo scioglimento del comitato e il ritorno di tutti nel movimento, tra i giovani, gli studenti, le donne e i disoccupati che questo movimento hanno fatto e che oggi si vorrebbero far essere puri spettatori di uno scontro gestito da altri. Il ritorno nel movimento per avviare un processo che porti alla rifondazione di strutture di massa nelle quali tutti abbiano la possibilità di esistere, di parlare, di decidere, nelle quali sia condotta in permanenza la critica della Politica.

2) Sui fatti di sabato il nostro giudizio è così articolato:

a) Sabato alcune forze politiche, cioè Lotta Continua e il gruppo dell'Autonomia, hanno utilizzato la manifestazione secondo la loro linea politica, senza che sulla loro ipotesi ci fosse stato un confronto nel movimento. Si sono incontrate due tesi: quella di LC che ritiene possibile la caduta del governo a forza di manifestazioni di piazza e quella dell'Autonomia che ritiene giunto il momento di attaccare al cuore lo Stato rispondendo colpo su colpo, e sullo stesso terreno, alla violenza delle istituzioni.

b) Questi gruppi si sono resi responsabili di fronte a tutto il movimento di aver espropriato decine di migliaia di compagni dal diritto di decidere se, come e quando rispondere alla gravissima provocazione della polizia di Cossiga. E in più hanno trascinato tutto il movimento, forti del loro apparato organizzativo, in uno scontro perdente la cui impostazione politica è estranea al movimento. Noi giudichiamo tanto la linea di LC quanto quella dell'Autonomia due linee di destra come quelle di altri gruppi. LC continua nella sua impostazione fondata sulla subordinazione delle lotte nate nel sociale a un disegno politico precostituito, e d'altra parte considera la caduta del governo come l'aspetto centrale di una lotta contro il patto sociale mortificando così un movimento di crescita nel paese in cui i contenuti vanno ben al di là della caduta del governo. L'Autonomia commette gli stessi errori esasperandoli: nella teoria del rispondere colpo su colpo al nemico di classe accetta il terreno di Cossiga, quello dello scontro armato, che è proprio quello a lui più favorevole poichè, nella situazione attuale, emargina la grande maggioranza del movimento di lotta. Il risultato è a tutti chiaro: sabato poteva essere una grande vittoria del movimento e invece è stata una grande vittoria del governo e dello stato. Il movimento, la classe operaia, tutta la sinistra ne è uscita indebolita invece che rafforzata.

c) La necessità di far chiarezza all'interno del movimento impone tuttavia che si definiscano dei punti fermi:

- a prescindere dal disaccordo politico tutti noi lotteremo per la liberazione dei compagni arrestati e contro ogni tentativo di divisione del movimento;

- d'altra parte denunciamo che prima di ogni altra cosa vada denunciata l'avanzata di una manovra repressiva sempre più vasta e pericolosa condotta dalla DC con l'avallo della sinistra e del PCI. Su questi due punti non si discute, ma ciò non ci impedisce di dire con massima chiarezza che da ora in poi nel movimento la lotta contro chi pratica livelli inaccettabili di violenza e contro chi prevarica in continuazione il movimento stesso, sarà senza tregua. Bisogna battere una volta per tutte queste posizioni con la stessa decisione con la quale sono stati battuti a suo tempo i riformisti. Nessuno può più pensare che, per il fatto di essere parte del movimento, è autorizzato a fare quello che vuole, sicuro della copertura del movimento. Tanto sarà ferma la nostra lotta per difendere i compagni arrestati e impedire divisioni nel movimento, quanto sarà decisa la nostra condanna contro chi non accetta le decisioni del movimento e le prevarica in continuazione;

- un altro punto da chiarire è questo: noi non accettiamo una politica dei due tempi, o meglio dei mille tempi, secondo la quale si tratterebbe intanto di battere una linea politica per poi rilanciare il movimento sui suoi contenuti. Noi condurremo a fondo la battaglia contro la linea espressa dal'Autonomia Operaia: ma sia chiaro che il nostro atteggiamento nei confronti delle altre forze della nuova sinistra e contro la linea politica del PCI resta immutato. La nostra battaglia può essere vincente se si recuperano i contenuti originari che il movimento aveva assunto. Il carattere nuovo della lotta di queste settimane è data dal fatto che essa si è sviluppata a partire dai bisogni delle persone e dalla necessità di condurre una serrata critica alla politica in quanto tale. Questi contenuti, la volontà di determinare nuovi rapporti sociali, di mettere in discussione il proprio personale, di prendere con la lotta dei luoghi fisici per ritrovarsi, la volontà di battere la violenza nel movimento, il non accontentarsi di un diritto formale a discutere quando nella realtà i più non parlano mai, la volontà di ribaltare gli ordini del giorno delle riunioni partendo da noi e dalla nostra vita e non dalle idee sul mondo; questi contenuti oggi vanno ripresi e portati avanti. Portati avanti tutti insieme, rifiutata dalla falsa oggettività delle scadenze sempre tutte imposte dal nemico e rifiutando invece i tempi di questo movimento così eterogeneo al suo interno e proprio per questo nuovo e forte, ma che ha con la politica, e giustamente, un rapporto molto critico e complesso. Da quando il movimento è stato espulso dal suo luogo naturale di crescita, l'Università, si stanno perdendo progressivamente il contributo e la presenza di quelle componenti sociali nuove presenti durante l'occupazione. Allo stesso modo i temi politici, gli obiettivi, il confronto perdono alcune fondamentali caratteristiche che ne volevano essere la forza. Di questo impoverimento generale questo Comitato di Lettere è ora il simbolo. Si è molto parlato di critica alla separazione tra politica e vita, politica e bisogni, critica dell'organizzazione quale strumento di efficienza, essere sociale, essere politico e via dicendo. Si è parlato di nuove forme di società che fossero aggregazione e garanzia di partecipazione delle grandi masse dei compagni. Non si può dire davvero che questo comitato sia espressione di tutto ciò. Tutt'altra cosa, l'attività è ridotta a riunioni interminabili nelle quali sono dominanti i professionisti, quelli che alla Casa dello studente ci passano la giornata; ci si confonta su posizioni ideologiche precostituite, con manovre, schieramenti, coperture, e chi non sceglie una delle parti viene sballottato da l'una all'altra, strumentalizzato volta per volta, etichettato quale destro, sinistro, ecc. Il comitato è oggi un momento di espropriazione della politica per la gran massa dei compagni, per gli indiani, per le femministe, per gli studenti-lavoratori e per giunta questa espropriazione è formale perchè le decisioni vengono prese altrove. Chi pensa infatti che il governo caschi con una manifestazione non lo dice certo nel comitato, lo pratica prevaricando gli altri, determinando i modi e i tempi dello scontro. Si era parlato di bisogno di conoscenza non nel senso generico e tradizionale che a questo tema si può attribuire, ma nel senso di riappropriazione, comprensione delle proprie condizioni di vita, possesso ed esercizio della critica, crescita collettiva. Il comitato è oggi la negazione di tutto ciò e più in generale il movimento rischia l'isolamento, e non basta certo qualche assemblea organizzata dalla commissione fabbrica e quartieri con qualche consiglio di fabbrica tradizionalmente a sinistra per risollevare tutto ciò. E tra l'altro a molti di noi non interessa ascoltare comizi assieme agli operai, discutendo se il sindacato sia organo repressivo dello stato o meno, ma bensì di confrontarci e organizzarci sulla base dei bisogni espressi da questo movimento, dal bisogno di case, centri sociali, al bisogno di reddito, al bisogno di rompere il feticismo dei rapporti sociali. Questo significa d'altra parte capire che il patto sociale che noi vogliamo rompere è pagato dalla classe operaia in termini d'occupazione e straordinari, ma altresì attraverso un certo modo di far politica del quale l'assemblea FLM è sintomatica come anche attraverso moduli di vita e comportamenti imposti sul piano dei rapporti sociali, della vita al di fuori della fabbrica, che non possono essere tralasciati se non si vuole lasciare spazio a progetti assistenziali di generico miglioramento delle condizioni di vita. Mercoledì in ogni caso riapre l'Università. Davanti a questa scadenza riteniamo che il Comitato riveli ancora una volta la sua inabilità. E' nostro interesse impedire che l'Università venga richiusa, alla minima mobilitazione, è necessario investire con le nostre tematiche e nella lotta un gran numero di studenti finora rimasti spettatori. Per far questo sarà necessario non riproporre il solito intervento nei corsi, o le solite assemblee nella quali finiamo per rivendicare come nostri contenuti solo Lama o piazza Indipendenza. Gli studenti dovranno avere la possibilità di confrontarsi e di praticare la lotta in strutture, piccoli gruppi che siano esplicitazione di questi famosi bisogni. Se effettivamente ciò avverrà, cadrà immediatamente il pericolo di riproposizione di strutture soltanto studentesche appunto perchè i bisogni che esprimiamo rompono la separatezza dell'Università quale luogo di trasmissione del sapere. La possibilità di creare processi di confronto e di lotta è infatti strettamente legata al riporto all'interno dell'Università di una serie di esperienze e di bisogni nati nel territorio; bisogni di riappropriazione di strumenti politici e culturali possono scardinare il funzionamento normale dell'Università senza ricorrere a forme di lotta quali l'occupazione. L'uscita di questo movimento oggi dalla Casa dello Studente, domani dall'Università è altrettanto necessario e vitale. Tutto questo nella prospettiva di creare una serie di spazi fisici decentrati nella città, luoghi di aggregazione di studenti, disoccupati, emarginati, di contatto tra Università, città e strutture di base che in essa agiscono. Sappiamo che su queste cose si può essere tutti genericamente d'accordo anche all'interno del comitato. Il problema è che oggi questa struttura è un freno alla possibilità di partecipazione e crescita del movimento. Se qualcuno vuole tenerlo in piedi lo faccia pure, noi desideriamo che sia ridotto alla sua vera natura d'ambiguo intergruppi. Bisogna battere quella concezione politica che nei movimenti di massa non vede possibilità di continuità e di trasformazione ma fasi cicliche di scontro e di riflusso. Quello che noi vogliamo è trasformare fin d'ora, dando a questo movimento la possibilità di continuare ad esistere, allargarsi. Per questo non è necessario un progetto politico complessivo partitico ma riportare tutte le forme di organizzazione, intervento, confronto ai bisogni che esso esprime.

 

ALCUNI COMPAGNI DI LETTERE

(L'ALTRA ROMA)

 

36

16 marzo 77

 

L'assemblea generale di Lettere e Filosofia, riunita il 16 marzo,

ha preso in esame la provocatoria circolare Salinari, che è il frutto della ricomposizione a destra, sui propri reazionari interessi di classe, dei baroni di questa facoltà;

ha individuato in essa la volontà di evitare di rispondere alle giuste richieste espresse dal nostro movimento durante l'occupazione di febbraio, e di richiamare il movimento in una spirale di provocazione e repressione poliziesca, secondo la stessa logica che sta dietro all'abrogazione da parte di Cossiga del diritto a manifestare;

chiede la revoca immediata della circolare di Salinari che rappresenta un elemento costante di tensione e di provocazione nella facoltà, e il ritiro della polizia dall'Università;

ribadisce che nessuno può illudersi di far tornare la facoltà a quello che era prima dell'occupazione;

decide di estendere e rafforzare le strutture di lavoro politico autogestito nella facoltà (le Commissioni dell'occupazione, i seminari autogestiti, le 150 ore, ecc) e a tal fine propone i seguenti temi:

- commissione inchiesta: funzione dell'Università, 150 ore, contro la divisione capitalistica del lavoro per la riappropriazione proletaria delle conoscenze;

- commissione disoccupazione: contro i piani di preavviamento al lavoro, inchiesta e lotta al lavoro nero;

- commissione emarginazione: i problemi del proletariato giovanile, la disoccupazione intellettuale;

- commissione fabbrica e quartiere: l'unità degli studenti e dei disoccupati con la classe operaia occupata, assemblee di fabbrica aperte al movimento;

invita tutti i compagni a creare nuove commissioni di lavoro politico nel territorio, nei quartieri-ghetto, nei paesi di provenienza degli studenti fuori-sede o pendolari, a partire dai bisogni di stare insieme, di organizzarsi, di conoscere, di lottare dei giovani proletari, disoccupati, emarginati, studenti.

TUTTO IL LAVORO DI QUESTE COMMISSIONI DEVE ESSERE FISCALIZZATO DALLA FACOLTA'.

Invita Lunedì 21 alle ore 10 in aula I i docenti ufficiali membri del consiglio di facoltà a esprimersi di fronte all'assemblea generale sui seguenti punti dell'ordine del giorno:

a) il valore degli esami individuali e selettivi come unico momento didattico pedagogico;

b) il mestiere di docente ufficiale come lavoro artigianale, il problema dei diritti d'autore;

c) la circolare Salinari come esempio di confronto democratico fra docenti e studenti, e il rapporto fra cultura e polizia;

d) il lavoro nero e l'emarginazione nella facoltà.

 

APPROVATO A STRAGRANDE MAGGIORANZA IL 16 MARZO

 

37

19 marzo 77

 

L'assemblea generale del movimento, riunita il 19 marzo, ritiene che la piattaforma su cui è stato convocato lo sciopero sindacale del 18-23 è inaccettabile innanzitutto perchè si configura come un avallo dato ai piani di ristrutturazione capitalistica e all'attacco contro il salario e le condizioni di lavoro degli occupati. In secondo luogo, la piattaforma non ha niente da offrire al movimento degli studenti e disoccupati, in quanto appoggia i cosiddetti "piani per l'occupazione giovanile", che sono funzionali ad un progetto che non è neanche riformista ma punta a una semplice ristrutturazione dell'apparato esistente, mediante il finanziamento a monopoli privati e statali, con l'aumento della disoccupazione, della mobilità, del lavoro precario e nero, dello sfruttamento intensivo degli occupati. Inoltre la piattaforma si ripropone di difendere a qualsiasi costo l'Ordine imposto in questi gioni nelle piazze e nelle Università dalla polizia di Andreotti-Cossiga. A questo proposito, il sindacato ha responsabilità assai gravi. Non ha organizzato manifestazioni contro l'assassinio del compagno LORUSSO né contro la condanna a Panzieri, ha avallato l'occupazione militare di Bologna, non ha condannato il divieto di manifestare a Roma, anzi lo ha in qualche modo accettato rinviando lo sciopero al 23 e chiedendo una delega solo per le proprie manifestazioni. In molti luoghi di lavoro, ha inoltre tentato di creare un clima di linciaggio nei confronti dei compagni che hanno appoggiato le iniziative di lotta del movimento. Ha, infine, cercato di imporre come pregiudiziale il rifiuto di "ogni forma di violenza", sorvolando sulla reale violenza che lo Stato ha esercitato su di noi in questi giorni. Comunque, il movimento rifiuta di fare del nucleo della violenza una questione di principio. Nonostante tutto questo, vasti settori operai - e lo hanno confermato le manifestazioni del 18 - hanno visto e vedono in questa scadenza un occasione per esprimere il loro antagonismo verso il governo delle astensioni, e la loro volontà di stabilire un rapporto organico con il movimento di lotta sorto all'Università. Per questa ragione, il movimento deve saper bene articolare la propria iniziativa per il 23. Esso accetta innanzitutto la giornata di sciopero e la convoca autonomamente nelle scuole medie, nelle Università e nei posti di lavoro, interpretandolo però come uno sciopero contro il governo delle astensioni, contro i suoi decreti anti-operai e le sue misure liberticide, contro il lavoro nero e precario, contro l'emarginazione giovanile e femminile, contro il decreto Stammati, per un lavoro stabile e sicuro per tutti in ogni settore, per la riduzione di orario e di ritmi a parità di salari, per una scuola di massa, per l'apertura dell'Università ai lavoratori occupati e disoccupati, alle donne, ai giovani. Esige inoltre l'immediata revoca del divieto di manifestare a Roma, l'uscita della polizia dall'Università, la liberazione di tutti i compagni arrestati. Il movimento, inoltre, scenderà in piazza il 23, autonomamente, ma cercherà momenti unitari con i lavoratori presenti in piazza S. Giovanni secondo le seguenti modalità:

1) concentramento a viale Filiberto, nel tratto compreso tra piazza Vittorio e l'incrocio di viale Manzoni da dove partirà il corteo;

2) se il sindacato confermerà la proposta di far intervenire un compagno del movimento al comizio prenderemo la parola sulla base di un testo scritto, letto da un compagno latitante del movimento, che non sottoporremo a nessun controllo sindacale e il corteo entrerà in piazza S. Giovanni. Ovviamente il sindacato dovrà garantire che non ci saranno limitazioni all'accesso in piazza del corteo. Il testo scritto dovrà ricalcare le indicazioni di linea emerse da questa assemblea e da quella di giovedì scorso. Andrà comunque fatto un volantino da distribuire per il 23 e durante la manifestazione;

3) se non vi saranno possibilità di intervenire o verranno poste da parte sindacale condizioni inaccettabili ("intervento controllato", dispersione del corteo), il corteo costeggerà piazza S. Giovanni e si dirigerà a piazza S. Croce dove si concluderà con interventi di compagni sulle varie situazioni di lotta della nuova opposizione operaia e studentesca.

 

38

19 marzo 77

 

Grigi ottusi pericolosi grigi gli abiti dei poliziotti che hanno sequestrato il compagno Bifo, grigi i loro strumenti di morte. Grigio il carcere dove è stato rinchiuso, grigi i quartieri dormitorio, grigie le strade del centro. Ottuso il carabiniere che tiene in mano i cappotti dei suoi colleghi che frugano fra le cose del compagno, ottusi i poliziotti che da tre mesi registravano le telefonate (cosa facciamo da mangiare oggi? restiamo d'accordo così), ottuso il giornalista dell'Unità che paragona un compagno da tutti conosciuto, da sempre nel movimento, al fucilatore Almirante, ottusi i professori nelle scuole, ottusa la televisione. Pericolosi per l'isolamento in cui le masse li costringono, gli organi della repressione, pericolosi per i loro mitra ultimo modello, pericoloso il giudice che prima arresta e poi cerca le prove. Pericolose le strade e le piazze infestate dagli angeli della morte di un sistema sempre più minoritario, pericolose le fabbriche e i cantieri, pericoloso decidere se mettere al mondo un figlio o no. Grigi ottusi e pericolosi vogliono rendere il mondo a loro misura: grigio ottuso pericoloso. La società totalitaria del capitale vive della monotona ripetizione dell'esistente. Usa i padroni, i poliziotti, i giudici. Nessuno di essi è indispensabile alla struttura che serve. Fanno una vita di merda per essere l'unico modello di vita possibile. Ma il comunismo è giovane e bello.

 

39

23 marzo 77

 

Questo è il testo dell'intervento che un compagno del Movimento avrebbe dovuto leggere a piazza S. Giovanni (comizio sindacale per lo sciopero del 23-3).

"Il movimento di lotta romano ritiene che la piattaforma su cui è stato convocato lo sciopero del 23 è inaccettabile innanzitutto perchè si configura come un avallo dato ai piani di ristrutturazione padronale e all'attacco contro il salario e le condizioni di lavoro degli occupati; in secondo luogo, perchè la piattaforma non ha niente da offrire al movimento degli studenti e dei disoccupati in quanto appoggia i cosiddetti piani per l'occupazione giovanile che sono funzionali a un progetto che non è neanche riformista ma punta a una semplice ristrutturazione dell'apparato esistente, col finanziamento ai monopoli privati e statali, con l'aumento della disoccupazione, della mobilità del lavoro precario, dello sfruttamento intensivo degli occupati. Infine la piattaforma si propone di difendere a qualsiasi costo l'ordine imposto in questi giorni nelle piazze e nelle Università dalla polizia di Andreotti-Cossiga. A questo proposito il sindacato ha responsabilità assai gravi. Non ha organizzato manifestazioni contro l'assassinio del compagno LORUSSO né contro la condanna a Panzieri, ha avallato l'occupazione militare di Bologna e ha accettato di fatto il divieto di manifestazione a Roma, spostando lo sciopero al 23 e chiedendo una deroga solo per la propria manifestazione. In molti luoghi di lavoro ha inoltre cercato di creare un clima di linciaggio nei confronti dei compagni che hanno appoggiato le iniziative di lotta del movimento. Ha infine cercato di imporre come pregiudiziale per un nostro intervento al comizio di piazza S. Giovanni il rifiuto da parte nostra di "ogni forma di violenza", sorvolando sulla reale violenza del sistema e dello Stato contro di noi. Il movimento rifiuta di fare dell'uso della violenza una questione di principio. Ma va detto che la condizione che il sindacato ha posto, quella, appunto, che ci fosse da parte nostra "il rifiuto della violenza come mezzo di lotta politica" è biecamente strumentale. Se infatti il sindacato volesse applicare alla lettera questo rifiuto dovrebbe sconfessare e condannare le migliaia e migliaia di iscritti al sindacato che in questi anni hanno partecipato a forme di lotta sacrosante ma che la giustizia borghese considera, o ha a lungo considerato violente e illegali, come i cortei interni alle fabbriche, l'espulsione dei crumiri, il blocco delle merci, i blocchi stradali e ferroviari, i picchetti duri, le estromissioni di fascisti e capetti e così via. In realtà sconfessare tutto ciò, oltre ad essere impossibile in quanto fa parte del patrimonio storico della classe operaia, servirebbe solo a dividere la classe operaia stessa e a cercare di consegnarla inerme nelle mani della vera violenza organizzata, quella dei padroni e dello Stato borghese. Ma a ben altro mira il diktat dei sindacalisti, i quali vorrebbero la sconfessione di manifestazioni di massa che noi al contrario rivendichiamo. Questo "pacifismo" sindacale appare tanto più strumentale e antioperaio in quanto la borghesia ha scelto oggi la via dello scontro frontale contro il movimento nato nelle Università a cui non ha niente da offrire se non la repressione; ma più in generale mira a imporre misure reazionarie che contribuiscano a sconfiggere tutto il movimento operaio. E' in corso una grande offensiva diretta dalla DC, che oggi riafferma il suo coincidere con l'apparato statale. Ma è evidente che l'offensiva è anche sostenuta e fatta propria dal PCI, le cui recenti prese di posizione (tra cui di rilievo: l'intervento di Bufalini al CC) dimostrano come questo partito non difenda neanche più i principi formali della democrazia borghese. Il PCI ha interpretato l'assassinio del compagno LORUSSO come incidente dovuto alla "irresponsabilità" di un singolo agente, ha avallato l'occupazione militare di Bologna; non ha detto una parola contro le provocazioni poliziesche e l'imposizione di una sorta di coprifuoco a tempo indeterminato a Roma, ha chiesto addirittura la chiusura delle radio democratiche, oltre che dei cosiddetti "covi rossi". Si è insomma totalmente schierato con lo Stato, con Andreotti e Cossiga, con la polizia. Nonostante quanto detto a proposito della piattaforma del 23, però, sappiamo che vasti settori operai vedono nella scadenza di oggi una occasione per esprimere il loro antagonismo al governo delle astensioni e la loro volontà di stabilire un rapporto organico con il movimento di lotta romano. Per questa ragione il movimento accetta la giornata di sciopero del 23 e la convoca autonomamente nelle scuole, nell'Università e nei posti di lavoro, interpretandolo però come uno sciopero contro il governo delle astensioni, contro i suoi decreti antioperai e contro le sue misure liberticide, contro il decreto Stammati, contro il lavoro nero e precario, contro l'emarginazione giovanile e femminile, per un lavoro stabile e sicuro per tutti in ogni settore, per la riduzione d'orario e ritmi a parità di salario, per la scuola di massa, per l'apertura dell'Università ai lavoratori occupati e disoccupati.

ESIGE INFINE L'IMMEDIATA REVOCA DEL DIVIETO DI MANIFESTAZIONE A ROMA, L'USCITA DELLA POLIZIA DALL'UNIVERSITA' E LA LIBERAZIONE DI TUTTI I COMPAGNI ARRESTATI.

 

40

31 marzo 77

 

Ai baroni partecipanti al Consiglio di Facoltà del 31-3-1977

Poichè secondo la vostra concezione della democrazia e del "confronto democratico" noi non possiamo neanche entrare nel Consiglio di Facoltà dove si decide per noi (e contro di noi), e d'altronde vi siete rifiutati di venire alla nostra assemblea quando vi abbiamo invitato, non è possibile discutere con voi a lezione o agli esami, perchè se no gridate "al lupo" e chiamate la polizia, vi ricordiamo per iscritto i punti principali della nostra piattaforma che a oltre un mese dalla fine dell'occupazione non vi siete neanche degnati di discutere:

1) CONTRO IL FASCISMO E LA REPRESSIONE: impegno del C.d.F. per la liberazione di tutti i compagni arrestati e per il ritiro della polizia dall'Università; abrogazione della circolare Salinari.

2) APERTURA DELLA FACOLTA' TUTTI I GIORNI, dalle 8 alle 22, e inoltre il sabato e la Domenica.

3) ASSUNZIONE DEL PERSONALE NECESSARIO (bidelli, bibliotecari, ecc.) in modo non clientelare, secondo le richieste dei disoccupati organizzati.

4) RICONOSCIMENTO ufficiale, fiscalizzazione e finanziamento, da parte del consiglio di facoltà, dei "corsi 150 ore" e dei seminari autogestiti.

5) ACCETTAZIONE del 27 GARANTITO come strumento di rottura del barbarico meccanismo della selezione di classe.

6) RICONOSCIMENTO del DIRITTO DELLO STUDENTE DI ESSERE LUI, e non il barone, A SCEGLIERE L'ARGOMENTO D'ESAME.

7) CORSI SERALI e decentrati secondo le richieste degli studenti lavoratori e fuorisede.

8) DEFINIZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO DEL BARONE: 20 ore settimanali di presenza in Facoltà per cinque giorni continuativi, attestazione di frequenza mediante timbratura del cartellino.

9) RINUNCIA AI DIRITTI D'AUTORE da parte dei docenti della Facoltà e costituzione di un FONDO DEL C.D.F. CONTRO IL CAROLIBRI.