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Fine settembre
Contributo al dibattito di un Collettivo femminista di Milano
Siamo il collettivo donne del centro sociale Apollodoro di Milano ed al nostro interno abbiamo avuto una grossa discussione sulla partecipazione al convegno di Bologna. A nostro parere è estremamente importante che il movimento femminista sia presente come movimento che lotta contro la repressione che subiamo quotidianamente; è importante per far uscire il movimento delle donne dall'intimismo in cui si è da tempo rinchiuso, travisando il concetto dell'autonomia che deve essere autodeterminazione assoluta delle donne per tutto ciò che le riguarda e non separazione dal mondo esterno e dagli altri compagni che lottano. Dopo il convegno nazionale sull'aborto che si è tenuto a fine giugno a Milano si è vista la voglia di lottare per la depenalizzazione dell'aborto per l'aborto libero, gratuito ed assistito, attraverso il referendum, per i consultori e per tutto ciò che si è proposto il movimento, e si è visto come ciò sia rinato dai collettivi che rifiutano la chiusura all'esterno. La repressione che come donne subiamo, è doppia: quella quotidiana che passa attraverso ruoli imposti: madre, moglie e figlia e quella che subiamo da quando abbiamo avuto il coraggio di esternare la nostra situazione attraverso organi d'informazione, magistratura e polizia, che è culminata con l'uccisione a Roma della compagna Giogiana Masi che portava il suo impegno e la sua solidarietà ad una lotta democratica qual'è stata quella degli otto referendum. Possiamo ricordarci fra l'altro che alcune compagne che praticano l'aborto autogestito sono state incarcerate e ciò è potuto avvenire perchè non c'è stata una mobilitazione di massa. Partendo da questo presupposti generali, riteniamo che sia preciso dovere di tutte le donne partecipare al convegno di Bologna, premendo perchè questo sia un momento di dibattito e di confronto tra tutti i movimenti di massa e tutti i democratici che lottano contro la repressione ed il revisionismo. A Bologna dobbiamo ricercare in primo luogo il dibattito politico ed il confronto politico fra tutti i compagni che saranno presenti affinchè questo sia un momento di crescita reale di tutto il movimento rivoluzionario. E' sorta poi al nostro interno una divergenza sulla questione se cercare a Bologna ance un momento di sole donne e riportare, poi, il dibattito all'interno dell'assemblea generale o limitarci a quest'ultima coscienti di parteciparci come donne. Riteniamo comunque che questo problema vada risolto con tutte le compagne. Richiediamo un impegno in questo senso a tutti i collettivi ed invitiamo a dare la loro adesione al convegno di Bologna da queste stesse pagine e dalle radio democratiche con un serrato dibattito in modo che il movimento femminista possa arrivare a Bologna con chiarezza.
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Fine settembre
Presa di posizione della Sinistra sindacale di Milano
Il convegno di Bologna contro la repressione è un fatto importante che non può non riguardare anche il movimento operaio ed il sindacato. Pur con tutte le contraddizioni che sono state e sono presenti nella convocazione e nella realizzazione di questo dibattito di massa sui problemi della repressione e della costruzione di una società alternativa a quella capitalista, il convegno di Bologna è importante non solo per il movimento degli studenti e dei giovani, ma per tutto lo schieramento di classe del nostro paese. Per questo si è tentati di isolare e criminalizzare il movimento. Portando avanti il disegno di dividere l'unità della classe, di realizzare una spaccatura verticale fra lavoratori occupati, le loro organizzazioni ed i movimenti emergenti, di dividere queste forze per poter riprendere il potere messo in crisi dalle grandi lotte sociali degli ultimi 10 anni. Per questo è drammaticamente urgente che i lavoratori e il sindacato non si estraneino dalle iniziative come questa di Bologna, e riprendano un confronto con il movimento degli studenti e dei giovani, pur essendo coscienti delle enormi difficoltà che si sono accumulate per errori commessi da tutti, per tentare la ricerca di obiettivi e momenti di lotta comuni sui problemi fondamentali dell'occupazione, della qualità del lavoro e della vita, della democrazia, dell'alternativa alla società capitalista. Riteniamo infatti che per non far passare la restaurazione e la repressione, per uscire dalla crisi è essenziale ricucire i rapporti tra movimento operaio e tutti gli altri movimenti emergenti. Perchè questo possa avvenire è indispensabile garantire a tutti la possibilità di esprimersi, di confrontarsi, di partecipare alle decisioni, escludendo ogni forma di violenza e di sopraffazione. In questo modo dovrebbe essere possibile con l'apporto di tutti, iniziare e portare avanti, anche con obiettivi ed iniziative parziali, un processo di unificazione del movimento che consenta la ripresa di quelle lotte e di quelle conquiste che hanno scosso il potere economico e politico del nostro paese. I problemi della disoccupazione, del lavoro nero, della salute dentro e fuori la fabbrica, della risposta da dare ai bisogni collettivi, del controllo popolare sulle istituzioni, della liberazione della donna, del che cosa e come produrre, della lotta alla repressione e alla criminalizzazione del dissenso e dei diversi, sono problemi che debbono e possono essere affrontati da un ampio schieramento di classe che coinvolga tutti i movimenti. Per tutti questi motivi riteniamo che Bologna possa essere una occasione per aprire una nuova fase per il movimento degli studenti e dei giovani, ma anche per riprendere un confronto e la costruzione del più ampio fronte di lotta anticapitalista, di cui il movimento operaio non può essere la parte fondamentale e decisiva. Per questo Bologna va utilizzata per discutere, per confrontarsi, per proporre momenti di dibattito e di lotta per sconfiggere da una parte i tentativi di ghettizzazione e di repressione del movimento e dall'altra le sopraffazioni di chi teorizza e pratica la violenza come forma di lotta politica.
Firmato:
Tiboni, Cantù, Morgantini, Maiocchi (della segreteria provinciale della FIM), e i seguenti altri sindacalisti: Torri, Castria, Andreoni, Campagnoli, Galbiati, Kerpan, Passerini, Massera, Mollica. Segue firma di delegati di decine di fabbriche milanesi.
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Fine settembre
Documento di Radio Alice per la commissione sulle comunicazioni di massa
1) Al convegno di Bologna verrà allestita una sezione di discussione sui problemi dell'informazione, della comunicazione e della scrittura. La commissione che curerà l'organizzazione di questa sezione non si è ancora riunita formalmente, anche se i compagni che di fatto la compongono hanno discusso a lungo tra di loro.
2) Con questo intervento apriamo la discussione con l'intenzione di accentrare l'attenzione su tutte le implicazioni di questo discorso intorno a questi problemi e sul significato politico dell'informazione. In questo campo nevralgico della lotta di classe il rosso vince sull'esperto perchè è capace di trasformare.
3) Il convegno è un occasione eccezionale di confronto teorico e pratico per tutti i compagni delle radio, dei fogli locali e per i compagni stranieri; può essere anche l'occasione per impostare sul piano operativo un salto nel modo di fare informazione nel movimento e per il movimento.
Comunicazioni più precise sull'organizzazione pratica di questa sezione verranno fornite in tempo utile prima dell'inizio del convegno di Bologna. Produzione e riproduzione del capitale, fabbrica e società: l'informazione contro la vita, per la valorizzazione del capitale, per la riproduzione conservazione della forza lavoro. La vita ridotta a forza lavoro; consumo di forza lavoro nel processo produttivo, produzione di forza lavoro nella società. Due campi, dunque. Lo stesso Signore: il capitale. L'informazione produce, crea il tempo omologo al capitale. Informatica: scienza, funzione della produzione, programma controllo. Si parte da un punto: il processo produttivo, oggettività dell'universo della produzione, le macchine, il tempo, l'uomo nella macchina, si configura una società necessaria, oggettiva. Lì c'è l'informatica: nella produzione e nella società per la produzione. D.M.D. I calcolatori: la fabbrica e il ministero degli interni. Bit, bit... Non basta. La notizia: l'alea, il caos universale del reale costretto, brutalmente, sulla superficie bidimensionale della carta, negli impusli elettrici che riproducono la voce e l'immagine: simbolico e immaginario, sovrapposti intrecciati, nel grande spettacolo celebrazione dell'esistenza. Funzione del consenso. Il grande silenzio delle comunicazioni di massa. Il reale al capitale, l'immaginario alle masse e il simbolico piegato agli interessi di dominio (consenso) nella macchina che produce il grande spettacolo. Chi controlla il reale ha il potere, ma chi ha il potere produce il reale. Una lacerazione: marzo Radio Alice. Non è una celebrazione: sul corpo del potere è rimasta una leggera cicatrice. A noi un briciolo di coscienza: l'informazione è potere, non registra, produce reale. L'informazione circola nel capitale, le multinazionali, le cancellerie di stato, le polizie: comunicazione nel capitale. Fuori del capitale, nella società il silenzio delle comunicazioni di massa, i riti politici, non la politica, non le decisioni, ma l'ideologia. Il programma del capitale: comunicazione al proprio interno, neutralizzazione della comunicazione al proprio esterno comprimere i rapporti comunicativi. La tattica: stornare i rapporti comunicativi dai loro oggetti, il desiderio, il potere, la verità. Foucault insegna qualcosa. La comunicazione è sovversiva: il potere lo sa Catalanotti, è politico. Il nostro programma: la sovversione, il suo mezzo: la comunicazione, il suo contenuto: l'informazione. 1975 76: le radio, in Italia. Marzo 1977: Radio Alice, una rivelazione. Finito. Abbiamo appena incominciato. Continuiamo: più avanti. Come Nomadi, in apparenza. In verità spinti dall'inquietudine di trovare un luogo degno di viverci e di morirci (R. Musil). Continuiamo, spinti dall'inquietudine, come nomadi. Non può essere altrimenti. Una agenzia di stampa? Pensiamoci, subito! Agenzia di Stampa non rende conto dell'idea, non chiarisce il progetto. Il linguaggio è contaminato, invischiato col potere, dire Agenzia di Stampa o più propriamente, forse, Agenzia di Informazione è subito implicare l'universo giuridico, il luogo della Legge (la Scrittura) quel luogo in cui la società si rappresenta in Forma che contiene il reale, lo fissa, lo plasma, lo esclude quando è fastidioso, lo sopprime quando è incontenibile. In quell'universo c'è uno spazio per queste due parole: Agenzia d'Informazione: E' spazio illusorio e reale. Illusorio come spazio di regolamentazione del progetto: problema della professionalità, di individuazione limitazione dei soggetti della iniziativa (società giuridica ecc): tutto questo è un problema di movimento, contenuto politico del progetto. Non è il diritto a decidere lo statuto di chi è nell'agenzia, di chi trasmette le informazioni e di chi le riceve, a decidere criteri di obiettività e di verità, è il progetto politico del movimento. Questo è chiaro. Tuttavia il luogo del diritto è luogo reale: là si rappresentano dei rapporti di forza, nelle aule silenziose della giustizia la politica è sovrana, il diritto sanzione formale dei rapporti di forza, semplice copertura delle difficoltà e delle contraddizioni del potere. Dunque, agenzia d'informazione nel movimento e per il movimento. Agenzia nazionale e internazionale. Con una metafora figurativa: il nodo di una raggiera, i cui raggi alle estremità si curvano e si intrecciano l'un l'altro. Con un'altra metafora, politica questa volta: lo strumento per il bollettino di guerra della transizione, o strumento per la diffusione di un sapere (informazioni) del capitale che vive separato dal movimento nelle riviste dei padroni, nelle veline delle multinazionali, nel controllo dei mercati nel monopolio delle materie prime, nelle scelte dei Rockefeller e degli Agnelli (Carter esecutore), e soprattutto, o anche, nei mille episodi di resistenza della forza lavoro a piegarsi come capitale nel processo di valorizzazione. Un progetto ambizioso, appena accennato. Protagonista il movimento tutto nella fase della transizione. L'informazione come valore d'uso nel processo di liberazione. L'informazione come moltiplicatore delle pratiche sovversive, l'informazione come produzione di rapporti di comunicazione tra settori di classe (ancora la classe, ma senza enfasi, né certezze) che resistono dissentono, si oppongono, trasgrediscono alle norme di dominio che la costituzione formale santifica e che la costituzione materiale (sistema dei partiti uscito dalla resistenza) rende esecutive. Contro la repressione in questo senso. Scrivere e comunicare: questo è il programma. Scrittura come testo minore della sovversione, come incisione nella realtà delle pratiche trasformative, come emersione dalla clandestinità di queste pratiche molecolari: comunicazione, appunto. Comunicazione cioè organizzazione.
Radio Alice.
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Fine settembre
Intervento del Collettivo DP di Torrevecchia Roma
Nel dibattito che si è sviluppato sui giornali rivoluzionari a proposito del convegno di Bologna si è tralasciato l'aspetto collettivo della discussione, in sostanza si è assistito ad una sfilata di interventi individuali. Ci sembra opportuno rispondere a questo con un intervento collettivo invitando altri organismi di base a fare altrettanto.
1) La necessità di caratterizzare questa scadenza non come convegno sul dissenso, bensì sulla repressione è data dal fatto che noi riteniamo che in Italia ci sia una potenzialità rivoluzionaria operaia notevole che potrà essere vincente solo tramite la propria organizzazione. Riteniamo che tale organizzazione debba sapere unificare le varie tendenze rivoluzionarie non operaie (ci riferiamo ai Cristiani per il Socialismo, a Magistratura Democratica e a tutte le altre esperienze di base). Riteniamo perciò di vitale importanza la presenza al convegno di rappresentanti del movimento operaio e della sinistra sindacale. E' in questa direzione che bisogna andare se non si vuole essere respinti nel ghetto del dissenso.
2) A nostro avviso è importante discutere della gestione del convegno che potrà essere per noi una vittoria solo se saprà aprire il dialogo e il confronto con il proletariato bolognese. Per questo riteniamo che la mozione del movimento bolognese non sia chiara su questo punto. La parola d'ordine del "riprendiamoci la città" pur rispondendo ad esigenze reali, contribuisce oggettivamente a dare spazio alle farneticanti posizioni del PCI. E' anche importante evitare che non si ripeta all'interno delle assemblee quel tipo di gestione violenta e prevaricante che non ha nulla a che vedere con quel nuovo modo di far politica.
3) Altro punto che vogliamo mettere in evidenza è il rapporto con il gruppo dei firmatari del manifesto francese contro la repressione, al cui interno sussistono sia posizioni rivoluzionarie sia posizioni apertamente reazionarie.
Saluti comunisti.
Collettivo DP Torrevecchia (Roma)
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Fine settembre
Lettera del Collettivo DP Pirelli Bicocca ai lavoratori bolognesi
Compagne e compagni,
Siamo già stati nella vostra città. Abbiamo già conosciuto e parlato con molti di voi. Parlo anche di incontri avvenuti per caso. A volte sul treno. Discussioni interessanti. Problemi comuni. Noi operai delle grandi fabbriche, voi operai della più grande città comunista del nostro paese. Grosse esperienze. A volte pareri diversi. Se non ci si capiva subito, se ne parlava meglio. Più a lungo, tutti noi abbiamo da tempo questa virtù: la pazienza. Noi vi vorremmo incontrare anche in questa occasione. Incontro di popolo. Noi ci impegniamo ad avvisare gli operai di Milano. Della nostra fabbrica e di altre. Voi avvisate gli operai che potete a Bologna. Siamo d'accordo a darci appuntamento in piazza Maggiore alle 10 di sabato, alla sala dei 600. Parleremo fra noi, magari senza microfoni. Come facciamo nelle manifestazioni sindacali in piazza, quando parla qualcuno che non ci interessa. Accetteremo volentieri anche un invito a cena. Fatto da uno di voi ad uno di noi se andiamo d'accordo. E poi in piazza Maggiore. Se non sapremo proprio come incominciare la chiacchierata, cominceremo dal tema del convegno: la repressione. Come noi la viviamo in fabbrica e come in città. Restate a Bologna questo week-end, parleremo se repressione è anche chi vi chiede di andarvene via. Per impedire un incontro, un appuntamento che con questa lettera vi rinnoviamo.
Collettivo di DP della Pirelli Bicocca Milano
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Fine settembre
Documento di 20 compagni di Magistratura Democratica
La nostra presenza all'interno di un settore, la Magistratura, ancora una volta sottoposta a pressioni per le nuove dimensioni dello scontro sociale in atto, ci spinge a proporre alle forze della sinistra una riflessione sui dati di realtà sociale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Un'importante occasione di dibattito ci pare è auspicabile, riesca ad assumere dimensioni di massa e che è importante arricchire il convegno di Bologna del 23-25 settembre prossimo, si tratta di una scadenza che di contributi da esperienze di lavoro politico e professionale; oltre che di quelli provenienti dai diretti protagonisti delle lotte degli ultimi mesi. Siamo consapevoli dei rischi di strumentalizzazione di parte o di generazioni avventuristiche che aleggiano, anche se ingigantiti da una stampa interessata, intorno al convegno di Bologna. Sono comunque pericoli che non possono essere superati né da una ghettizzazione delle forze sociali e politiche che agiscono all'interno del convegno, né tantomeno da una aprioristica attribuzione a queste forze di un ruolo e di una volontà di provocazione. Essenziale, viceversa, è assicurare tutte quelle presenze che riescono ad inserirsi nella domanda di dibattito politico posta dal movimento come una sua esigenza reale. In questo senso rivolgiamo questa riflessione anche ai compagni che militano nell'area della sinistra storica, che riteniamo debbano essere investiti dal dibattito. Questo anche per accettare, come intellettuali, l'invito a sporcarsi cioè confrontarsi, pur da posizioni divergenti, con le varie forze della sinistra. Ancora una volta è di attualità il tema della repressione e dell'assetto dello stato. Una risposta agli interrogativi che su questo tema si sono proposti non può che prendere le mosse dalla profonda svolta politica che l'accordo a sei ha ufficialmente sancito. Per questa via si sta producendo un profondo processo di impoverimento di quegli strumenti ideologici che in passato avevano consentito alla classe operaia di bloccare gli attacchi più massicci portatele contro in questi anni. Ad esempio, ieri si individuava con chiarezza il preciso segno di classe nella gestione della strategia della tensione. Oggi, gli episodi di cui quella stessa strategia continua ad alimentarsi, sono attribuiti genericamente all'azione di un oscuro nemico di tutte le classi o di una tessitura di trame importate all'estero, trascurando di individuare la matrice politica. Alla denunzia del ruolo giocato dai vari apparati dello stato nell'attacco si è sovrapposto il concetto acritico di istituzione il cui segno è comunque democratico anche quando la struttura interna, i metodi di gestione, la incapacità di aprirsi ad un controllo popolare sono rimasti sostanzialmente immutati. La preoccupazione conseguente all'accordo a sei di mantenere il difficile equilibrio tra le forze politiche, porta all'indebolimento anche di quelle forze innovatrici all'interno delle istituzioni, come Magistratura Democratica, che non possono contare su di un referente politico nella loro opposizione alla natura gerarchica, burocratica, accentratrice dello stato. Tutto il fronte delle lotte nelle istituzioni risulta d'altro canto fiaccato. Sono molteplici e vari i segni di questa generale smobilitazione del controllo democratico sulle istituzioni, che l'accordo impone. Essi vanno dalla prudenza che caratterizza la denunzia delle responsabilità democristiane nei processi per le trame fasciste e golpiste, al mancato approfondimento nelle collusioni governative nella fuga di Kappler, al prevedibile affossamento dello scandalo di regime connesso al caso Lockheed. Il malcostume amministrativo e le ruberie di Stato rivelatisi in Friuli e nelle spartizioni di fette di potere economico, non hanno inoltre visto momenti di opposizione tali da risolversi almeno in un principio di mutamento delle prassi di potere sin qui seguite dalla classe dirigente.
Le illegalità innegabili
L'impiego di squadre speciali di poliziotti, la soppressione per un mese del diritto di manifestazione a Roma, la creazione di carceri speciali rappresentano innegabili illegalità e producono, con l'acquiescenza che accompagna questi episodi, un allarmante fenomeno di assuefazione alla criminalità del potere ed alla brutalità degli apparati. La tendenza controriformatrice in atto dal 1974, che ha comportato non solo il blocco di ogni proposta innovatrice come il nuovo Codice di Procedura Penale ma un arretramento della legislazione rispetto allo stesso codice Rocco, ha trovato, nell'accordo a sei, la sua definitiva sanzione politica e la premessa per ulteriori gravi sviluppi. L'accordo ha avuto un principio di attuazione l'8 agosto scorso, con l'approvazione in commissione e quindi senza dibattito in aula, di tre leggi che ribadiscono la tendenza a scaricare autoritariamente sugli "utenti" l'inefficienza della macchina giudiziaria e introducono nuovi strumenti di repressione facilmente utilizzabili contro il dissenso politico e le lotte sociali (aggravamento di pena e arresto in flagranza per l'uso di caschi, sequestro e confisca dei covi). Un'altra legge relativa ai permessi ai detenuti ha di fatto vanificato la più importante innovazione della riforma carceraria, riducendo le ipotesi in cui è possibile concedere i permessi e frapponendo ostacoli alla pratica usufruibilità da parte degli interessati. Altri e più autoritari progetti, tra cui il famigerato fermo di polizia, l'estensione delle perquisizioni e delle intercettazioni, sono in cantiere nell'agenda parlamentare o governativa.
Situazione grave
L'involuzione del quadro costituzionale determinata da questa legislazione è sempre più spesso giustificata come una necessità: la difesa dello stato contro l'eversione crescente. Si tratta di una parola d'ordine che apre la via allo scivoloso terreno delle abdicazioni dei diritti costituzionali, secondo una tendenza ormai generale in tutti i paesi di capitalismo avanzato. Ma anche sul piano dell'efficienza repressiva si tratta di risposte destinate a non raggiungere lo scopo, perchè incapaci di fronteggiare fenomeni che hanno origine precisa nella marginalizzazione crescente di larghe masse, espulse o mai entrate nel processo produttivo, e rese disperate dalla digregazione politica e culturale. Contro chi non si allinea prontamente all'interno delle istituzioni a questa ideologia dell'ordine e dello stato di emergenza, vengono messe in atto misure più drastiche di persuasione: i giudici di sorveglianza rei di una applicazione liberale della riforma carceraria, vengono puniti con la sospensione dell'incarico una intera corrente di magistrati, che aveva avanzato preoccupazioni sulla involuzione del quadro politico e legislativo, viene tenuta sotto la costante minaccia di sanzioni disciplinari. La stabilità politica è assunta come valore fondamentale: le lotte sociali e le proteste politiche, indotte dai sempre crescenti bisogni (manifestazioni dei disoccupati, occupazioni di case, proteste giovanili, ecc.) sono così in questi mesi divenute le punte di emersione della nuova "criminalità" politica. I preoccupanti livelli di repressione risultanti da questo quadro, la mancanza di una forza politica di reale opposizione che si faccia carico di un controllo sugli apparati statali ci sembrano i connotati più gravi della situazione: è su questi dati che riteniamo di dover richiamare l'attenzione e il dibattito all'interno della sinistra.
Gianluigi Ambrosini, Diego Benanti, Antonio Bevere, Romano Canosa, Corradino Castriota, Gabriele Cerminara, Fausto Ciuchini, Giuseppe Di Lello, Gaetano Dragotto, Aurelio Galasso, Bianca Lamonaca, Franco Misiani, Franco Marrone, Riccardo Morra, Filippo Paone, Ernesto Rossi, Luigi Saraceni, Gianfranco Viglietta, Aldo Vitozzi, Massimo Gaglione (tutti di Magistratura Democratica).
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Fine settembre
Mozione della commissione stampa del movimento
1) Il problema della sicurezza. L'immagine fotografica viene usata sistematicamente come strumento di criminalizzazione dei compagni, come "prova" processuale, come strumento di ricatto e di pressione negli interrogatori. Nella città sono piazzate telecamere della polizia nei punti strategici. Inoltre oggi la tecnologia offre possibilità infinite di fissare ogni tipo di immagine praticamente senza essere notati. Per questo motivo, impedire o limitare l'uso delle macchine fotografiche nel corso del convegno non neutralizza affatto la possibilità, anzi la certezza, che i mezzi di documentazione visiva del potere gli consentiranno di avere tutte le immagini che vuole, di assemblee, concerti, dibattiti, ecc.
2) Identificazione dei reporter. A differenza della maggioranza dei giornalisti, la maggioranza dei fotoreporter (una categoria di lavoratori assolutamente precaria e sovrasfruttata) non dipende direttamente da questa o quella testata, da questo o da quell'editore. I fotoreporter assunti dai giornali sono un numero estremamente esiguo mentre la maggioranza vende le sue fotografie sia ai giornali borghesi, sia ai giornali della sinistra nel movimento. Non c'è quindi in pratica nessuna possibilità di operare una decisa limitazione tra fotografi compagni e non, a partire dai giornali che ne pubblicheranno le immagini.
3) Eventuali momenti di tensione. Possono verificarsi momenti di tensione, nei quali, se da un lato è importante che il movimento abbia la documentazione più completa, da utilizzare politicamente, bisogna limitare al massimo le possibilità che vengono usate contro il movimento e contro singoli compagni quelle immagini. Per questo l'organizzazione del convegno annuncerà chiaramente che - in quel momento specifico - non si è autorizzati a fotografare. I soli che potranno continuare a scattare immagini (la cui gestione sarà definita dal movimento) saranno solo allora i componenti di una commissione fotografi ristretta identificabile con un contrassegno da parte dell'organizzazione.
4) La posizione dell'AIRF. In occasione della pubblicazione di fotografie chiaramente delatorie, apparse sulla stampa negli ultimi mesi, diverse sezioni dell'AIRF, l'organizzazione sindacale dei fotoreporter si sono apertamente dissociate dai responsabili di quest'uso dell' immagine, e li hanno condannati, rifiutando insieme una strumentalizzazione dei fotografi da parte del potere, che non li rende complici della campagna di criminalizzazione. Chiediamo all'AIRF di ribadire questa posizione alla vigilia del convegno di Bologna contro la repressione, invitando i fotografi che ne sono membri a non contribuire in nessun modo a un uso antimovimento delle immagini che essi metteranno in circolazione.
5) Ai compagni che arriveranno a Bologna con la loro macchina fotografica non sarà fatta alcuna limitazione nello scattare immagini che potranno servire per fare mostre, giornali nazionali, controinformazione, salvo nel caso valutato al punto 3, cioè quello di sicurezza, quando l'organizzazione ne farà un esplicito divieto.
La commissione stampa del movimento degli studenti di Bologna
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Fine settembre
Lettera di Guattari alla stampa
Mi ribello contro la campagna di stampa di cui sono attualmente oggetto che tende a fare di me la vedette dell'incontro di Bologna e che mira, in realtà, a ridicolizzarmi e gettare il discredito su questo incontro. Di volta in volta mi si è presentato come un noveau philosophe di destra, un comunista pentito, un vate della contestazione, un fanatico dell'elettrochoc, il protettore degli autonomi. Mi si sono attribuiti i propositi più fantastici e, ogni giorno le insinuazioni hanno preso un tono sempre più personale e sempre più diffamatorio. Mi è impossibile, una volta per tutte le seguenti precisazioni:
1) Io non sono affatto il leader degli intellettuali che si incontreranno a Bologna il 23, 24, 25 settembre, e ancora meno quello degli autonomi e degli extraparlamentari italiani.
2) E' a titolo individuale che io mi sono associato all'appello contro la repressione in Italia e non ho nessuna intenzione di negoziare alcunchè a nome di nessuno a Bologna.
3) Mi sono, nel passato, associato a numerose campagne contro la repressione in Francia, in particolare contro la pena di morte, e parimenti in Spagna, in Germania, in America Latina e nei paesi dell'Est.
4) Io non ho mai fatto elettrochoc a nessuno: non sono proprietario né possessore di azioni di alcuna clinica privata.
Vorrei aggiungere inoltre che non è con tali metodi di intimidazione e di calunnia che si farà avanzare il dibattito politico sulla repressione e lo sviluppo della crisi in Italia, in Francia e negli altri paesi europei. Io sono persuaso che l'incontro di Bologna, con la sua dinamica, con la sua ricchezza e con il suo carattere di massa, sarà in grado di smascherare tutte queste manovre e in particolare la campagna di sciovinismo contro gli intellettuali stranieri che è stata scatenata in questi giorni.
Felix Guattari.
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Fine settembre
Da un comunicato del Comitato per la difesa delle libertà costituzionali promosso da 200 dipendenti del Comune di Bologna
1) Il nemico da battere non è il movimento, ma il nemico di sempre, quello che per trent'anni ha governato il paese con effetti catastrofici.
2) La difesa dei diritti costituzionali, oggi minacciati, ma soprattutto in un atteggiamento politico e in un clima culturale che vuole tacitare quelle voci di dissenso e di critica che non si riconoscono nelle istituzioni, togliendo loro possibilità di espressione e isolandole politicamente.
L'accordo tra partiti dell'arco costituzionale, inserendo tra i punti programmati l'ordine pubblico, costituisce un risultato significativo di questo clima. In particolare il Comitato per la difesa delle libertà costituzionali ritiene che oggi sia in atto un disegno repressivo tendente a sospendere lo stato di diritto impedendo l'esercizio di alcuni fondamentali diritti costituzionali quali quello relativo alla libera espressione del proprio pensiero. Va sottolineato che il rispetto delle garanzie costituzionali non rappresenta solo il richiamo a diritti che le leggi riconoscono. Il loro effettivo rispetto nasce dalla coerente organizzazione e dalla forza degli oppressi. Il Comitato per le libertà costituzionali costituito dai lavoratori del Comune di Bologna chiede pertanto:
1) la denuncia dei veri responsabili della morte di Francesco Lorusso, dei veri responsabili dell'assalto all'armeria;
2) la chiusura delle istruttorie e la fine delle carcerazioni preventive;
3) un sollecito processo che ristabilisca pienamente la giustizia.
Il Comitato si impegna anche a portare avanti nel concreto iniziative tendenti a imporre la più immediata soddisfazione di queste richieste legittime e minime per le coscienze democratiche.
Comitato per la difesa delle libertà costituzionali
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Fine settembre
Comunicato della segreteria FRED (Federazione Radio Emittenti Democratiche)
Nei giorni del Convegno di Bologna la FRED in collegamento con l'ufficio stampa del convegno garantirà alle radio democratiche due sintesi quotidiane e commenti sonori di tutto il complesso di manifestazioni e dibattiti che si svolgeranno nelle città, assistenza tecnica, rifornimento materiali. Per poter organizzare questo servizio è necessario che tutte le radio mettano a disposizione dell'ufficio stampa, redattori e tecnici che costituiranno il nucleo operativo radio informativo del convegno.
1) E' necessario che le radio comunichino immediatamente il numero di compagni che mettono a disposizione telefonando al numero 051 274.546 dalle ore 10 alle 12. In caso di estrema necessità e di comunicazioni urgenti si può telefonare al numero di Magistero chiedendo di parlare con i compagni di Radio Alice.
2) Che tutti i compagni delle radio giungano con un registratore e una radio ricevente FM, con un sufficiente corredo di cassette, microfoni, cavi, ecc., fin dalla mattina di giovedì 22.
3) All'arrivo presentarsi alla facoltà di Magistero in via Zamboni per registrarsi e avere l'accreditamento per le varie sedi del convegno
4) Assemblea di tutti i compagni delle radio della FRED accreditati presso il convegno alle 18 di giovedì 22 a Magistero.
Che tutti i compagni si portino radio FM