Critica radicale

La critica radicale in Italia negli anni dal 1967 al 1977.
Ludd, Organizzazione Consiliare, Comontismo.

 

Facendo seguito a un primo tentativo di archiviazione su questo sito (vedi http://www.nelvento.net/archivio/68/isocluddcom/isocluddcom.html), sono raccolti in questa sezione una gran parte dei documenti prodotti, dal ‘67 al ‘77, dalla corrente rivoluzionaria definitasi nel tempo come Critica radicale. In un primo momento questa documentazione avrebbe dovuto costituire la base per realizzare una pubblicazione cartacea edita da Nautilus, ma i lavori si sono fermati per vari motivi, cosicché alcuni dei curatori hanno deciso di mettere comunque a disposizione, sul web, a beneficio di tutti i potenziali interessati, questi documenti che, rintracciati con la collaborazione di molti compagni di adesso e di allora, sono stati pazientemente scansionati e impaginati.

Possiamo considerare ancora i lavori in corso, ovvero la questione non è ancora del tutto chiusa.. e chi volesse prendere contatti faccia riferimento a questo indirizzo nicolasergio@gmail.com

Segnaliamo inoltre questo sito http://mondosenzagalere.blogspot.com/ come naturale continuazione del discorso sulle questioni che hanno riguardato e riguardano la Critica Radicale

----------

Per una breve introduzione ad uso di chi poco o nulla sa di questa corrente ultra minoritaria che ha attraversato le lotte degli anni 67-77, ci avvaliamo di questo breve testo, tratto da una tesi di laurea sull'argomento di una giovane compagna
Per raggiungere invece immediatamente i documenti raccolti clicca qui

L’area della teoria radicale

Nodi centrali della teoria radicale

La corrente radicale italiana fu un prodotto del movimento del ’67-’68. In particolare i primi nuclei di “comunismo radicale sorsero nella turbolenza delle occupazioni scolastiche e universitarie.

Il punto centrale nel quale si possono identificare i contenuti caratteristici della corrente comunista radicale è la convinzione di essere entrati in un’epoca in cui lo sviluppo delle forze produttive è tale da consentire un’affermazione diretta del comunismo, finalmente al di là dei problemi della transizione e del socialismo: lo sviluppo della scienza, della tecnica e dell’automazione sono tali da consentire una radicale liberazione dal lavoro. La ricchezza accumulata dal capitalismo rende possibile una realizzazione immediata del comunismo. L’obiettivo immediato quindi delle lotte che divampano nel corso degli anni ‘67-‘70 è, per i protagonisti di questa corrente, quello di “distruggere”, di “fermare” la macchina capitalista ovunque possibile; non si trattava di ricostruire, di trasformare, di riformare alcunché, ma essenzialmente di abbattere, irreversibilmente, tutti gli aspetti dello stato delle cose: la struttura produttiva e di classe così come i costumi e le mentalità. Il nuovo avrebbe dovuto sorgere spontaneamente proprio come esigenza vitale dell’umanità in quella lotta di liberazione, cioè in una condizione di antagonismo permanente che avrebbe imposto, di per sé, un uso radicalmente diverso degli spazi e delle risorse. Per la teoria radicale infatti erano cambiati anche i termini stessi della lotta di classe. Il nucleo centrale della teoria radicale si basava sul presupposto che il capitalismo, giunto alla fase del suo dominio reale sulla società, si fosse autonomizzato e, realizzando la sua “antropomorfosi”, avesse sottomesso l’umanità tutta. Per questo, non più unicamente i proletari – coloro che producono il “plusvalore” – ma tutti gli uomini divengono schiavi del capitalismo; non è più il lavoro come momento definito e particolare dell’attività umana ad essere sottomesso e incorporato al sistema, bensì tutto il processo vitale degli uomini. Il soggetto rivoluzionario non è quindi l’operaio, come sosteneva la sinistra operaista, bensì l’uomo che liberandosi dal lavoro con tutti i mezzi, riprende possesso dei suoi reali bisogni. Anche nel tempo libero, oltre che sul lavoro, l’uomo è asservito alle esigenze di realizzazione del plusvalore e di riproduzione del sistema; la produzione, la circolazione e il consumo delle merci diventano “l’unicumche informa tutte le coscienze e “l’ideologia”, cioè “la falsa coscienza del mondo e di sé”, che domina le relazioni umane, diviene vera e propria forza materiale, forza direttamente produttiva, che condiziona la mente di tutti. Il “capitale” quindi, per la critica radicale, è diventato la rappresentazione assoluta: tutto quello che gli uomini possono fare si rappresenta in esso. Il movimento di negazione deve realizzarsi allora nel rifiuto della “società del capitale”, nel rifiuto del lavoro e della “quotidianità” inserita nella logica di mercato. Il concetto del capitalismo come somma di rappresentazioni coincide con quello elaborato in Francia nel decennio precedente dall’ Internazionale Situazionista, la cui attività aveva avuto negli avvenimenti del maggio francese la massima risonanza, ovvero col concetto di “società dello spettacolo”.

La categoria fondamentale della critica situazionista, lo “spettacolo”, è equivalente a quella marxiana di “feticismo della merce, che pone in evidenza come l’attività umana volta alla produzione e consumo di beni, cioè l’economia, sfugga al controllo consapevole dei produttori, poiché invece di essere finalizzata alla soddisfazione dei loro bisogni, al contrario, li domina totalitariamente, presentandosi ai loro occhi come “movimento autonomo delle cose”, che in tale fantasmagoria non appaiono più come beni fruibili ma acquisiscono ideologicamente il carattere di feticci. Lo “spettacolo” è il feticismo delle merci portato all’estremo. Asserivano i situazionisti: “Noi non lavoriamo allo spettacolo della fine del mondo, ma alla fine del mondo dello spettacolo”.

La critica dello spettacolo è quindi la critica dell’ “ideologia della società delle merci. Essa si articola nella critica della produzione di merci e del loro consumo. Da una parte è critica del sistema di fabbrica, dall’altra critica del consumismo, quindi della vita degli individui ridotta al consumo di merce, che si riduce a sua volta alla “produzione dell’individuo come merce.

La critica del consumismo aveva assunto inizialmente l’aspetto della critica dell’industria culturale: come tale si era sviluppata in Germania, ad opera della “Scuola di Francoforte”, mentre negli USA si era manifestata come movimento della cultura alternativa, che esprimeva compiutamente i contenuti dei movimenti giovanili di contestazione di quel periodo (provos, beatnik, mods e rockers, blouson noir, etc.) propagatisi poi in tutta Europa. Ma è in Francia, con il situazionismo, che tale critica raggiunge la sua espressione più matura. Queste correnti influiranno sul movimento studentesco, insieme al movimento operaio, nelle lotte degli anni ’70 in Italia. E’ per questo motivo che possiamo ragionevolmente includere nell’area della critica radicale italiana anche i rappresentanti di quella sezione italiana dell’Internazionale Situazionista che, sebbene in Italia abbia avuto breve vita, fu un importante riferimento per i movimenti che a quelle teorie si ispirarono.

Pubblicazioni e documenti dei gruppi della critica radicale in Italia.

Ludd

A Genova esce, nell’ottobre ’69, il ”Bollettino di informazione N°1”. In copertina una frase di K.Marx : “Il proletariato o è rivoluzionario o non è nulla”. Il bollettino porta, tra l’altro, gli atti di una riunione organizzata da ICO (Informations Correspondances Ouvrières) a Bruxelles nel luglio ’69; vi parteciparono gruppi francesi (tra i quali “Noir et Rouge”), belgi, italiani, portoghesi, americani.

Il “Bollettino N°2” uscì, sempre a Genova e nel ’69, con il titolo “Ludd”. In seconda di copertina il seguente passo tratto dagli I.S.: “Come la prima organizzazione del proletariato classico fu preceduta da un’ epoca di gesti isolati, “criminali”, miranti alla distruzione delle macchine che eliminavano la gente dal lavoro, si assiste in questo momento alla prima apparizione di un’ondata di vandalismo contro le macchine del consumo che ci eliminano altrettanto sicuramente dalla vita. E’ chiaro che, oggi come allora, il valore non sta nella distruzione stessa, ma nella rivolta che saprà trasformarsi in progetto positivo.”

I testi rappresentano un primo tentativo di elaborazione teorica autonoma che tiene conto soprattutto di esperienze francesi (I.S., “Socialisme ou Barbarie”, ICO ecc.). Nel ’70 esce a Milano il “Bollettino N°3” che porta come titolo: “Ludd/Consigli proletari”. Qui prosegue, in particolare con l’articolo “L’utopia capitalista”, il tentativo di produrre un’elaborazione teorica originale in grado di tener conto delle novità dell’esistente e delle lotte dell’epoca. Nello stesso Bollettino sono riportati volantini e scritti di occasione (in particolare, “Bombe sangue e capitale” a proposito di Piazza Fontana).

Questi “Bollettini” provano l’esistenza, soprattutto a Genova e a Milano, ma anche in altre città, di gruppi che assieme a un tentativo di approfondimento teorico vivevano una “pratica rivoluzionaria” all’esterno del gruppo, nelle situazioni di lotta, e nel gruppo stesso, attuando, con tutte le difficoltà e le contraddizioni che si possono immaginare, quella critica della “vita quotidiana e quella ricerca della trasparenza nei rapporti personali che il movimento rivoluzionario aveva posto all’ordine del giorno. Nello stesso tempo Ludd stabiliva rapporti di discussione e confronto con “Collettivo Politico Metropolitano”, “Lotta Continua”, I.S., neoanarchici.

Sia a Milano che a Genova il gruppo Ludd si esaurì verso la metà del ’70. Gli individui che ne avevano fatto parte presero strade diverse. Alcuni che avevano dato vita all’anima “immediatista”, scapigliata, “tossica”, confluirono poi in “Comontismo”, dopo un’esperienza comunitaria avvenuta in Toscana, a Ponte a Egola*, in una cascina. Altri si ritirarono in condizioni di assoluto isolamento, occupati in un’intensa attività teorica. Altri infine diedero luogo in città diverse a iniziative (come la libreria “La vecchia talpa” e attività parallele a Milano) che ebbero varia fortuna.

*a proposito di questa esperienza è stato realizzato recentemente, con la collaborazione di alcuni degli stessi protagonisti dell'epoca e con la regia di Marilena Moretti, un film-documentario: La Rivoluzione non è una cosa seria

“Acheronte” e “Organizzazione Consiliare”

Nell’ottobre 1970 uscì a Torino il ciclostilato “Acheronte”, “comunicazioni interne dell’organizzazione consigliare” (O.C.). In prima di copertina:

La massa proletaria con la sua semplice apparizione nella lotta sociale di classe, al di là di tutte le insufficienze, di tutte le mezze misure e delle viltà anteriori alla rivoluzione, passa all’ordine del giorno: L’Acheronte si è messo in movimento”.

Nei testi si fa riferimento ai Consigli proletari e all’autogestione generalizzataintesa come collettivizzazione di tutto l’esistente: dal controllo sulle macchine alla fine del lavoro salariato, dall’organizzazione della libera distribuzione dei prodotti alla socializzazione delle informazioni, dei piaceri, dei desideri”. La “felicità pratica” è considerata l’unico criterio del “ pre-consiliarismo”; La critica della scuola “prostibolo di tutte le ideologie”, è condotta da vari comitati di azione anti-scolastici, vi sono scritti di collegamento con la rivolta alle carceri Le nuove di Torino e di critica dell’ideologia dei “gruppi extraparlamentari” (“Maoismo: fase suprema dell’idealismo”) e della “politica come rappresentazione”. Organizzazione Consigliare aveva esteso il programma organizzativo a categorie fino ad allora giudicate impraticabili, come la teppa e la criminalità. Questo fatto, la violenza di alcuni volantini distribuiti in varie occasioni e interventi praticati a vari livelli, attirarono presto su O.C. diffamazioni, calunnie e denunce da parte della stampa, dei gruppi extraparlamentari e dalla magistratura. L’organizzazione fu poi sciolta da alcuni membri che ne rifiutarono la progressiva trasformazione in “banda politica” nel ’71. Una parte di O.C. confluirà poi nel ‘72 in “Comontismo”.

Le persecuzioni sistematiche da parte non solo degli organi di stato, ma anche dei vari partiti e gruppuscoli, specie stalinisti, spinsero progressivamente, e soprattutto a Milano, queste minoranze rivoluzionarie in una specie di semi-clandestinità rendendo sempre meno agibili, o agibili solo con azioni di forza, gli spazi pubblici. I gruppi stalinisti, con le loro squadre di picchiatori, (Movimento Studentesco, marxisti-leninisti, Avanguardia Operaia, PCI., ecc.) cercavano in varie situazioni di lotta di tenere saldamente il controllo delle occasioni di pubblico dibattito. Del resto le bombe di Piazza Fontana e lo schieramento “controcorrente” in difesa degli indagati anarchici, avevano finito per chiudere i pochi spazi ancora aperti.

 

Comontismo

Mentre iniziavano quelli che furono definiti gli “anni di piombo” e mentre i “gruppi extraparlamentari” tendevano a scomparire divenendo sempre più un’ appendice della sinistra parlamentare, combattendone tutte le battaglie, i rivoluzionari che si riferivano all’area radicale, continuarono un percorso loro proprio. Dissolta l’ “Organizzazione Consiliare”, nacque, alla fine del 1971, “Comontismo” (neologismo per tradurre il termine marxiano “Gemeinwesen”, comunità dell’essere).

“Comontismo” agì tra il ’72e il ’73 a Firenze, Milano e Torino. Pubblicò oltre a innumerevoli volantini, tre numeri della rivista “Comontismo, per l’ultima internazionale” e due pamphlet (“Verso l’abolizione di ogni codice presente e futuro” e “Contratti o sabotaggio”). Il gruppo si proponevadi costruire una “comunità di intenti e di azione” che fosse “espressione coerente della rivoluzione in atto, che rompe ogni continuità” e che non ha “altra finalità che quella del piacere coscientemente vissuto e organizzato”.
Tale comunità avrebbe dovuto essere l’espressione della nascente “classe umana”, erede storica del proletariato rivoluzionario, negatrice del “capitale” e del dominio delle cose sugli uomini.
I concetti centrali della teoria comontista, per quei tempi innovativi e del tutto estranei alle teorie operaiste dei “gruppi extraparlamentari”, furono la critica dell’ “ideologia merce” e della “merce ideologica”, e l’identificazione della “classe umana” come nuovo soggetto rivoluzionario. La classe operaia, secondo i comontisti, è stata integrata nel processo di valorizzazione del capitalismo che ha saputo rinnovarsi spostando la sua primaria contraddizione dal rapporto lavoro-capitale, all’interno della soggettività di ognuno diviso tra coscienza critica e “ideologia”, falsa coscienza del mondo. Nello stesso tempo, nell’analisi dei comontisti, la condizione proletaria tende a generalizzarsi, le nuove classi medie (il «terziario») tendono a vivere una condizione di sfruttamento e di alienazione analoga a quella del proletariato. Il proletariato può così inglobare sul proprio terreno di scontro la grande maggioranza dell’umanità, unificata appunto come «classe universale».

Nella pratica, caratteristica di questo gruppo fu, oltre l’uso pressoché istituzionalizzato delle droghe pesanti, il perseguimento del modello della criminalità, “interpretata” quale forza distruttiva e non “addomesticabile” della vita quotidiana, (vita lavorativa e tempo di consumo insieme) e in quanto tale “rivoluzionaria”. Uno dei tratti caratteristici del gruppo fu, come già detto, una lotta ostinata contro i “gruppi extraparlamentari” che a loro volta ricorsero sistematicamente alla calunnia e alla delazione contro i comontisti. L’elemento più caratteristico di Comontismo fu senz’altro “l’immediatismo”, inteso come convinzione che realizzando ognuno soggettivamente il comunismo, cioè ponendo ciascuno sé medesimo come individuo immediatamente sociale, ciò avrebbe comportato “immediatamente il comunismo oggettivo, cioè la “comunità umana dell’essere” e la fine della comunità reificata della società borghese.Da tale idea del comunismo e della sua realizzazione scaturiva il principio della coerenza individuale, riducibile alla identificazione tra vita privata e attività politica. Ciò rimandava necessariamente non solo alla critica della politica ma anche a quella della vita quotidiana. Da tali presupposti derivavano una serie di principi comportamentali, le cui conseguenze pratiche si manifestavano in un completo stravolgimento della vita degli individui:

- la critica della proprietà si esprimeva nella rinuncia radicale alla proprietà individuale secondo il principio: “tutto in comune, nulla di personale”, in quanto la proprietà personale era considerata un cedimento al “feticismo mercantile”.

- la critica del “sacrificio”, si realizzava nel rifiuto del lavoro (ma anche, per svilimento, di ogni attività pianificata e finalizzata), della “militanza” e nell’esaltazione del piacere, da cui derivò una spesso mortale sottovalutazione delle conseguenze dell’uso delle droghe pesanti la cui diffusione era agli albori.

- critica della merce: concretizzata nel rifiuto di accumulare valore, vivendo con indifferenza sia il lusso, esercitato come dissipazione, che le ristrettezze, affrontate con indifferente ironia, il tutto accompagnato da una pratica generalizzata di espropriazione, prevalentemente esercitata nel taccheggio presso supermercati e librerie.

- critica dei ruoli: espressa sia nei confronti di quelli prodotti dalla società (familiari, economici, istituzionali), sia di quelli che si profilavano all’interno dei rapporti comunitari (capo, gregario, maschio, femmina, ecc.). Da cui una sorta di rinuncia alla dimensione privata nella vita degli individui e una radicale integrazione della propria esistenza nel gruppo; ciò si realizzava attraverso una critica collettiva, spesso esasperata, delle azioni di ogni membro. Una pratica di “nomadismo” tra i vari “appartamenti-sedi”, era assunta per evitare l’identificazione con specifiche situazioni di vita e di “quotidianismo”.

- critica della politica: quindi del leaderismo, del militantismo, del partito degli specialisti. Ma, soprattutto, critica della pratica tradizionale della politica, contrapponendo ad essa una esaltazione senza riserve dell’illegalismo, fino ad identificare la criminalità comune, da cui prendere esempio, con la vera azione rivoluzionaria radicale. Ciò nel contesto di una disapprovazione dell’operaismo e dell’organizzazione anche di base del proletariato di fabbrica, in favore della spontaneità criminale.

Tutto ciò era considerato una manifestazione dell’autonomia proletaria alla quale “comontismo” tendeva ad approssimarsi il più possibile e di cui si considerava genuina espressione.

Il gruppo comontista si caratterizzò rispetto agli altri gruppi dell’area della critica radicale per la sua sperimentazione di una dimensione di vitacomunitaria, nelle varie città dove realizzò le sue “sedi”; la radicalità formale espressa all’esterno coincideva con una radicalità “tribale” all’interno che però, alla lunga, mise alla prova, la capacità di resistenza dei suoi stessi membri. Un progetto così radicale ed estremo non poteva reggere a lungo e sfuggire ai limiti della sua minoritarietà, anche se in qualche modo aveva anticipato molte delle caratteristiche e delle modalità che il movimento di lotta del’77 avrebbe espresso in seguito.

Nell’inverno ’73, l’esperienza comontista può dirsi conclusa, come organizzazione e realtà operante. Gli ultimi due volantini sono distribuiti a Torino, uno è un accusa di calunnia e disinformazione contro Lotta Continua per aver loro attribuito il sequestro a scopo di estorsione dell’industriale Carello, compiuto invece da alcuni elementi dell’area bordighista. L’ultimo è il volantino di autoscioglimento del gruppo. Comontismo fu l’ultimo tentativo di formazione di un gruppo organizzato da parte dell’area della critica radicale.

 

Intervista a Riccardo D’Este

Concludendo merita una menzione particolare Riccardo D’Este, fondatore di Comontismo. A differenza degli intellettuali dell’area della critica radicale, D’Este fu soprattutto uomo d’azione, se così si può dire per un uomo che visse sempre nelle lotte e nello scontro con la società che lo circondava, immerso nelle contraddizioni del proprio voler essere rivoluzionario, come se non si potesse essere altrimenti per poter vivere.

“Una vitalità disordinata, prorompente e lucida... Dentro-fuori la galera con spavalderia; compagni, gruppi, azioni, trent'anni di vita” . Così ce lo presenta, Emira Cevro-Vukovic, che nella sua inchiesta “Vivere a sinistra. Vita quotidiana e impegno politico nell’Italia degli anni ’70, lo intervistò nel ‘76 per raccogliere “un’esperienza oltre la politica”. Riportiamo un passo di questa intervista che, in chiusura di questo capitolo, oltre a raccontarci Riccardo D’Este, al di là delle “leggende” che lo hanno sempre accompagnato, ci restituisce lo spirito e il vissuto di un uomo che ha partecipato pienamente alle lotte di quegli anni attraversando l’attività di tutti e tre i gruppi dell’area della critica radicale di cui ci siamo occupati e allo stesso tempo ci chiarisce ulteriormente i connotati teorici di quella scelta di campo ed insieme esistenziale.

Alla domanda: “Ti consideri un uomo di sinistra?” Riccardo risponde: “Se comprendo bene la tua domanda devo rispondere di no, poiché per "sinistra" si intende un comportamento ed un'ideologia particolari, separate e separanti: insomma una "politica". Per conto mio cerco di essere un rivoluzionario, riuscendovi talora. E la rivoluzione sociale, comunista, non ha nulla da spartire con la politica, anzi ne sarà, e lo è già nel suo scavare quotidiano, la negazione, in quanto superamento radicale ed abolizione del pensiero morto accumulato; e la politica è comunque pensiero del potere, presente o auspicato, ed è perciò pensiero (nonché pratica) amministrante, coazione alla sopravvivenza. Qual è l'obiettivo politico anche dei sedicenti rivoluzionari ? La presa del potere da parte di una classe particolare, quella operaia, magari gestita da un partito che pretende di parlare in suo nome. Ebbene, il progetto realmente rivoluzionario, comunista è la distruzione di ogni potere, la riappropriazione da parte degli uomini della propria umanità, della propria vita ora asservite al capitale e svuotate di senso reale. Così come l'obiettivo del movimento reale che tende al comunismo è la realizzazione della “Gemeinwesen” marxiana (il concetto cioè di essenza della comunità umana che tempo addietro tentammo di tradurre con Comontismo) attraverso la soppressione del mondo diviso in classi, il che comporta anche, ed è evidente, l'auto-negazione del proletariato in quanto classe particolare. Oggi chi si muove teoricamente e praticamente per la rivoluzione mondiale è la classe universale, la classe umana; che non può che essere nemica della politica e dei suoi maneggi. Le definizioni "sinistra" (anche "ultra"), "centro", "destra" e così via rappresentano solo le forme spettacolari che si danno i vari rackets alla ricerca del proprio potere. E nel gioco della perpetuazione del sistema di dominio capitalista è importante che vi siano continue false contrapposizioni, falsi scontri per celare sotto le cortine fumose delle ideologie il senso del vero scontro: tra umanità e capitale. Le lotte politiche sono esemplari in questo senso. Sono lotte tra rackets, come dicevo, che non mettono minimamente in discussione la natura stessa del racket, né potrebbero farlo poiché combattere contro ogni forma di rackettizzazione significa combattere il cuore stesso del sistema sul terreno sociale ed all'interno di ciascuno di noi, per far esplodere il bisogno di socialità, di vita, di comunismo, ciò che è realmente irrecuperabile dal capitale. Insomma, sia pure schematicamente, spero di averti spiegato perché non mi considero di "sinistra", né appartenente a qualsiasi parrocchia politica, i cui aderenti uniscono in sé l'adesione alla Weltanschauung proposta dai ministri del culto e la repressione dei propri bisogni essenziali, che sacrificano sull'altare del potere, da gestire o da conquistare. I militanti di sinistra, per quanto li riguarda, sono i nuovi conformisti che, illudendosi di vivere per un ipotetico (ma mai raggiungibile) futuro migliore, in realtà esprimono continuità con il passato, ricollegandosi oggettivamente, e spesso soggettivamente, alla morale ed ai comportamenti cristiani e, più in generale, religiosi. E' fin troppo ovvio che questo tipo di morale è ad uso e consumo dei militanti, poiché gli dèi (in questo caso le organizzazioni burocratiche) ed i loro sacerdoti hanno la sola morale che gli confà: quella del potere. Per me la lotta contro il potere, anche nelle sue forme più sottili, più interiorizzate, è l'unica strada per conquistare la gioia reale di vivere, di amare, di giocare. Non è facile, poiché spesso la lotta per la sopravvivenza ti inaridisce e ti ottunde. Spesso il passato che pure ritieni di avere superato e liquidato ti risalta addosso con suoi rigurgiti castranti. Spesso risulta estremamente difficile scollarsi dai ruoli che i rapporti sociali t'impongono e che tutti sembrano richiederti. E' essenziale comunque gettare tutta la propria passione nella continua ricerca di una condotta che spacchi l'esistente, di una condotta che ti permetta di giocare con i ruoli e su di essi (contro di essi) senza mai accettarne la corazza. Non ci si può identificare in null'altro che non sia il nostro processo di negazione (del valore in processo, cioè del capitale). Non sempre ci riesco, ma il mio sforzo massimo e quotidiano è proprio per giocare sui ruoli, sapendo alla peggio subire, ma mai accettando l'esistente e le sue imposizioni.”

“L'ironia è un'arma formidabile di demistificazione, di umanità; ti permette di cogliere la punta di grottesco che affiora sempre, anche nel dramma, e quindi ti aiuta a non frantumarti né nella Scilla della depressione, dell'autocommiserazione, né nella Cariddi del trionfalismo, dell'autovalorizzazione.”

Emira Cevro-Vukovic, Vivere a sinistra.Vita quotidiana e impegno politico nell’Italia degli anni ’70, Arcana editrice, Roma, 1976.

Cfr. http://www.nelvento.net/riccardodeste/index.html

 
Ludd
, Organizzazione consiliare e Comontismo : la documentazione è elencata qui di seguito. Più sotto nella pagina altri doc correlati


versione immagine

versione testo

testi, volantini, documenti che precedono la formazione di Ludd


Ludd

Trascrizione intervista a Mario Lippolis su Gianfranco Faina e il periodo di Ludd
- 23 febbraio 2003

Genova anni '60-'70 - Incontro con Mario Lippolis (formato pdf)

prima parte (25-04-2003): Fino al 1967
seconda parte (17-05-2003): Dal 1967 alla vigilia del maggio 1968
terza parte (07-06-2003):Dalla vigilia del maggio '68 alla nascita di Ludd
quarta parte (14-06-20039: Genova anni'70
quinta parte (23-08-2003): continua Genova anni '70

 

testi e documenti interni
LUDD bollettino d'informazione n°1
Genova ottobre 1969
 
LUDD Bollettino n. 2
Genova ottobre 1969
 
LUDD - CONSIGLI PROLETARI n°3
Milano gennaio 1970
 
Leonardo delle Tenebre - memorandum
dattiloscritto (proposte per Ludd dopo l'autunno semifreddo) - gennaio 1970
 
Sulla scelta di Ludd nazionale - I compagni di torino - primi mesi 1970  
Appello al proletariato infantile
contro l'infantilismo borghese

volantino - Genova maggio 1970
 
Sull'ipotesi di scioglimento di Ludd - manoscritto in 4 punti - dichiarazione di Mario Lippolis - inizio giugno 1970  
Storia di un incubo  
Chi ha vinto è la merce - Un gruppo di operai del C.A.P. - Genova novembre 1969 - opuscolo stampato  
Balbiquattro - Cronaca, politica e documenti delle lotte degli studenti di lettere, filosofia e lingue. Genova
stampato in proprio - Genova, febbraio 1973
 
volantini
un gruppo di compagni
Una rivolta esemplare (Battipaglia)
volantino Genova 11 aprile 1969
 
R. Manstretta e altri
Ai lavoratori consortili
(sciopero per Battipaglia)
volantino Genova 15 aprile 1969
 
Declino e caduta
del movimento studentesco

Centro di rianimazione del Movimento Studentesco
volantino - Genova senza data
 

Cgil, Cisl, Uil, Cisnal -Accademia sindacale di polizia Manifesto-detournement-disvelamento del Sindacato di Polizia - ottobre 1969

 
Io sottoscritto non scioperante, dipendente della rinascente...  
Il festival come festa della mistificazione
dattiloscritto - proposta di un intervento contro il Festival della canzone di San Remo - 1970?
 
Danzica e Poznan come Detroit
Fascisti, democratici e sedicenti comunisti uniti contro la rivoluzione in Polonia
volantini Ludd - dicembre 1970
 
1970 - DANZICA E STETTINO COME DETROIT
Testo redatto a Genova nel Gennaio 1971, immediatamente dopo i fatti di Polonia.

versione testo in formato .pdf
parte prima
parte seconda
continuazione parte seconda

 

  Bombe sangue e capitale
Volantino su Piazza Fontana - 1970
Intrepido - l'orgia del dovere
Volantone su Mario Rossi e la rapina di Genova del gruppo 22 ottobre
 

Società per il mantenimentodel carattere criminale del centro storico. Programma dello spettacolo secondo i suoi veri scopi, ossia: AVVISO AI PROLETARI DEL CENTRO STORICO
Genova 15/9/1971
Articolo del Corriere mercantile 'Alla rappresentazione del "Genovese liberale" gazzarra indegna e aggressioni questa notte nel centro storico'

 
Giustizia è fatta
Il Comitato di solidarietà con Borghini e Pietrosillo
 

Il provocatore Giorgio Rosario Mondì
Comunicato libreria La vecchia talpa
Milano 13/10/1971

 
Sul ritorno della "clownnerie del sacrificio"
Lettera dattiloscritta di Mario Lippolis a M. Perniola
Genova 8/12/1972
 

Ritaglio per un volantino

 

 

---

A tutti i condannati all'ergastolo sociale
Volantino firmato Movimento Martellista- Milano - 23 luglio 1970

---

Organizzazione Consiliare

testi
Acheronte primo numero
Torino 14 novembre1970
Acheronte primo numero-versione testo
L'affermazione del qualitativo e i nostri compiti
9 tesi dell' Organizzazione Consiliare
Torino 28 novembre 1970
 
Acheronte secondo numero
Torino 17 marzo 1971
Acheronte secondo numero-versione testo
circolari interne
Circolare interna - Ghisleni - Ventura
Torino 11 dicembre 1970
 
Circolare interna - Aimone - d'Este - Fischiotti - Testagrossa - Ventura
Torino 20 gennaio 1971
 
Circolare interna - d'Este - Ventura
Torino gennaio 1971
 
Circolare interna - Ghisleni - Ventura
Torino marzo 1971
 
Documento interno
a firma Tonin - Ripa - Francardo
 
volantini
Tesi per la liberazione dal lavoro - Torino ottobre 1970  
Odiamo il lavoro  
Volantino sulle sospensioni degli operai Fiat 1 - 2  
Cottimo garantito, fatica garantita
(sul retro Brigitte Bardò:-)
 
L'ordine regna in Polonia  
Liquidiamo i bugiardi
distribuito in occasione di un intervento presso l'Unione Culturale a torino
 
Tesi contro la carcerizzazione della vita quotidiana bozza di documento che probabilmente fu diffuso a sè stante,
ripreso poi all'interno del numero 2 di Acheronte
 
Contro il capitale lotta criminale
distribuito a Torino - Porta Palazzo
 
Inquilini di via Lagrange 31 - Torino marzo 1971  
Porta Palazzo è un ghetto  
I proletari vogliono il comunismo subito!
Torino 31 maggio 1971
 
La scuola non si frequenta, ma si abolisce 7 maggio '71
 
Richieste formulate dal Comitato di base delle Nuove
volantino diffuso nelle carceri Le nuove a Torino 1969
 
Le nuove in rivolta - Contro il capitale lotta criminale  
La rivolta nelle carceri e la merda nelle Università - volantino sulla rivolta carceraria a San Vittore del Gruppo socialista libertario della Statale e della Casa dello studente e del lavoratore - Milano 15 aprile 1969.  
Pensieri commessi dai mille rivoltosi delle Nuove - Torino 1969  
  "Verso l'abolizione di ogni codice presente e futuro" - "Appendice ad uso degli storici futuri - un processo per magia" Torino - 11 ottobre 1971
La passività non paga - Torino - volantino diffuso alla Fiat  
 
Dylan Cream
Genova 17 novembre 1971
??? reperto da contestualizzare ;-)) versione testo

Comontismo

testi
Preliminari sul Comontismo
contributo per l'infezione generale
Genova 20 gennaio 1972
versione testo
Corrispondenza a proposito del giornale - 1972
Carissimi compagni (lettera di Alfredo Passadore) e risposta di un compagno di cui non compare la firma
 
Note di storia contemporanea
Bozza dell'articolo che comparirà sul numero di Comontismo
con titolo Note di preistoria contemporanea
 
Comontismo
Per l'ultima Internazionale - Torino maggio 1972
versione testo
  Contratti o sabotaggio?
Milano autunno 1972
Introduzione alla critica comontista dell'arte e della letteratura come momenti di produzione di ideologia
Frammento di articolo destinato al N° 2 di Comontismo, mai uscito
(1972 ?)
 
Comunicato stampa dei comontisti
Presentato alla sede de "La Nazione " quotidiano di Firenze
Firenze - 25 marzo 1972
 
volantini
Agli sciacalli di "Avanguardia operaia"
Volantino (e appunti) contro Avanguardia operaia
versione testo
Avere per fine la verità pratica
Comunicato comontista contro le calunnie dell'Espresso e di Avanguardia operaia
versione testo
Comunicato ai proletari
Volantino contro le calunnie dell'Espresso e di Avanguardia operaia
versione testo
Torino in stato d'assedio febbraio '72
versione testo

La comunità dei fantasmi operosi - volantino distribuito a Firenze in occasione della Giornata del mutilato e invalido del lavoro - marzo '72

versione testo
Feltrinelli 2 volantini marzo '72 versione testo
Pasqua aprile '72 versione testo
Primo maggio tre volantini maggio '72 versione testo
Votiamoli tutti maggio '72
versione testo
Lotta criminale - Il buon padre autunno 1972 versione testo
Olimpiadi Monaco settembre '72
versione testo
Facciamola finita col mondo delle merci 2 volantini sulla mercificazione ottobre 1972
versione testo
Volantini anti scuola ottobre '72
(da collocare esattamente, sono lo stesso volantino o no? sono due e manca una parte del secondo?)
 
Quando il pensiero diventa incubo ottobre '72 (?)  
Contratto: nuove tecniche di produzione ottobre/novembre '72  
Intervento a Torino contro manifestazione per l'abrogazione della legge Merlin 2 volantini - dicembre '72  
Ennesimo comunicato
I comontisti non esistono più
.
Milano 18 febbraio 1973
versione testo
Sequestro Carello febbraio '73  
Carello, i provocatori, i carabinieri e i comontisti
Alla redazione di "Lotta Continua"
Torino - febbraio 1973
 
Fuori dal carcere - estate 1973  

La rivoluzione sarà una festa - volantino comontista - distribuito a Torino al Palasport il 3 novembre 1973

 
Genetica & Politica - Manifesto murale (Convocazione conferenza stampa presso l'università di Genova, in relazione ai 17 compagni arrestati a Milano con l'accusa di avere un poco bruciato una sezione del PSDI)  


documenti correlati

Cesarano e Collu Apocalisse e rivoluzione

Psicopatologia del non-vissuto quotidiano

Preliminari ad una psicopatologia del non-vissuto quotidiano. P. Coppo | Livorno | ciclostilato in proprio | gennaio 1974.

Aspetti psicopatologici del non-vissuto quotidiano. seconda versione. Livorno | Ciclostilato in proprio | Giugno 1976.

Psicopatologia del non-vissuto quotidiano, terza versione che sarà ripubblicata da Nautilus a giorni, è datata 1980, e contiene quattro documenti allegati.


Maelstrom n. 1 - Milano - marzo 1984 Varani editore

Maelstrom n. 2 - Carrara - novembre 1985 file zip di un doc in formato pdf

Maelstrom n. 3 - Carrara - novembre 1987



Intervista a Paolo Ranieri ascolta realizzata da Elisa (1:12:55 - 68 Mb potete scaricare il file cliccando sul link col tasto destro del mouse e scegliendo l'apposita opzione )

Paolo: questa è l'intervista filmata che Elisa mi ha fatto per il suo dvd:
occorrerà dirle se vogliamo usare oltre al parlato anche le immagini. C'è un'altra intervista fatta nel medesimo contesto a Joe e Renato. Credo ci siano varie cose interessanti.


Intervista a Joe Fallisi e Renato Varani - parte prima ascolta
(1:13:20 - 100 Mb) - parte seconda ascolta (1:35:08 - 130 Mb) realizzata da Elisa (potete scaricare i file cliccando sui link col tasto destro del mouse e scegliendo l'apposita opzione)

Trascrizione di un'intervista a Joe Fallissi e Roberto Ginosa e
a Paolo Ranieri realizzate da alcuni compagni per il film "Bombe sangue capitale"

Intervista a Joe Fallisi - Milano 7 luglio 1979 (formato pdf)
Joe: intervista di parecchi anni or sono (fa parte di un libro che dovrebbe uscire a breve), sempre su Ludd, anarchici e dintorni

Limiti della teoria radicale - Contributo di Valerio Bertello - Torino 2005


Elenco dei testi che all'epoca venivano pubblicati dalle Edizioni GdC Caserta

da Internazionale Situazionista Rivista della sezione italiana dell'I.S. N1 Luglio 1969 Milanosegnaliamo inoltre:


Internazionale Situazionista
Rivista della sezione italiana dell'I.S.
N°1 Luglio 1969 Milano


INVARIANZA
numero unico - luglio 1969

Transizione (1970) - Gianni Collu
da "Apocalisse e rivoluzione"
di Giorgio Cesarano e Gianni Collu
1973 Dedalo Libri Bari
(versione testo)


Della miseria dell’ambiente studentesco considerata nei suoi aspetti economico, politico, psicologico, sessuale e specialmente intellettuale e di alcuni mezzi per porvi rimedio
Alcuni membri dell’Internazionale situazionista e studenti di Strasburgo [1966]

I.S.
Avviso al proletariato italiano sulle possibilità presenti della rivoluzione sociale
- 1969
Edizioni G.d.C - Caserta

Il Reichstag brucia?
" Il volantino qui riprodotto, che si poteva trovare in piazza Fontana e davanti alle maggiori fabriche di Milano già il 19 dicembre 1969, nei giorni della massima repressione, è l'unico esempio di comprensione immediata e generale di ciò che solo alcuni mesi più tardi i militanti più "estremisti" osavano timidamente e solo parzialmente affermare, a proposito delle bombe del 12 dicembre"

I.S.
Gli operai d'Italia e la rivolta di Reggio Calabria

secondo supplemeto al n.1 della rivista
"Internazionale situazionista"
Milano ottobre 1970

I.S.
Corrispondenza con un editore
1971-72
Edizioni G.d.C - Caserta

***

Giorgio Cesarano - L'insurrezione erotica
(Autocritica della corporeità metaforica)
da Manuale di sopravvivenza, Dedalo, Bari, 1974

In ricordo di Riccardo D'Este

intervista

ogni uomo deve avere delle buone ragioni per alzarsi al mattino
intorno al drago
la guerra e il suo rovescio
quel ramo dell'ago di Narco
qualcosa

poesie
nec minus
ci cresciuta
per la signora della porta accanto
quando una sera di giugno

***

Cronaca di un ballo mascherato -
Giorgio Cesarano - Piero Coppo - Joe Fallisi - Varani editore - Milano -1983 - versione testo file.pdf

Sulla Ballata del Pinelli a cura di Joe Fallisi (per ascoltare la canzone )

***

se qualcuno ha una buona scansione della copertina ce la faccia pervenireENRICO BERLINGUER - LETTERE AGLI ERETICI (versione testo - formato PDF)
Epistolario con i dirigenti della nuova sinistra italiana
Torino 26 febbraio 1977

"Il caso Berlinguer e la casa Einaudi: corrispondenza recente" - Torino 1978
versione anastatica - versione testo

 

 

Sulla delazione nel mondo moderno - inedito del Prof. Pieter Both
Varani editore - phamplet Milano 1980


Le Talpe (Duilio Del Prete 1969)
Per un superamento delle miopie ideologiche (Tito Pulsinelli 1975)
Avviso al proletariato sugli avvenimenti delle ultime ore Penna veloce alias Gianfranco Sanguinetti - Roma 7 aprile 1977

Jacques Camatte - Il disvelamento Febbraio 1978 -Traduzione dal francese di Giovanni Dettori - Uscito in Italia nel 1978 per la casa editrice La Pietra - file pdf

In ricordo di Francesco Kukki Santini (Claudio Albertani 1999)

Parafulmini e controfigure
numero speciale della rivista "Insurrezione" - Maggio 1979

Vaneigem - il libro dei piaceri in formato pdf
"L'essenziale è stato detto. Ora, comincerà ad esprimersi l'importante."


SULLA RETE: segnalazioni, riferimenti essenziali, links utili e curiosità

Apocalisse e sopravvivenza. Considerazioni sul libro Critica dell’utopia capitale di Giorgio Cesarano e sull’esperienza della corrente comunista radicale in Italia.
Testo di Francesco Santini segnalato e discusso sulla mailing list

Otto Ruhle. La lotta contro il fascismo comincia con la lotta contro il bolscevismo
Originariamente pubblicato su Living marxism, nr 8, vol.4, Settembre 1939

...e vennero come il vento : immagini e parole dal Chiapas in rivolta. Claudio Albertani, Paolo Ranieri, Massimo Boldrini

Semillita del Sol - La scuola nel Chiapas ribelle

PUZZ /cartoon-net-magazine:PUZZine - Puzz (oggi)

lavori in corso

 

 

La critica non è una passione del cervello, essa è il cervello della passione. Essa non è un coltello anatomico, è un'arma. Il suo oggetto è il suo nemico, che essa non vuole confutare bensì annientare. Infatti, lo spirito di quelle condizioni è confutato.

 

... decidemmo di mettere in chiaro, con un lavoro comune, il contrasto tra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realtà, con la nostra anteriore coscienza filosofica. Il disegno venne realizzato nella forma di una critica della filosofia posteriore a Hegel. Il manoscritto, due grossi fascicoli in ottavo, era da tempo arrivato nel luogo dove doveva pubblicarsi, in Vestfalia, quando ricevemmo la notizia che un mutamento di circostanze non ne permetteva la stampa. Abbandonammo tanto più volentieri il manoscritto alla rodente critica dei topi*, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi.

*l'espressione va presa alla lettera, in quanto il manoscritto (Ideologia tedesca), rimasto inedito sin al 1932, subì danni irreparabili

 

Les mauvais jours finiront

 

ultimo aggiornamento 30 giugno 2010


www.nelvento.net