Trascrizione intervista a Mario Lippolis su Gianfranco Faina e il periodo di Ludd

23 febbraio 2003

Intervistatori: I,
Mario Lippolis: L

Lato A
I:Intervista a Mario Lippolis… ciak! Beh, non è necessario che ti faccia delle domande, perché…

L: Eh, forse è meglio!


I:Le domande le faremo nel corso dell’intervista… però ci farebbe piacere che tu partissi…inevitabilmente da quando hai… dalla prima volta che hai conosciuto, sei entrato in contatto con Gianfranco e da come ci sei entrato. Ecco… sarebbe opportuno che ti sforzassi un po’con tutti noi anche di ricordare episodi… dobbiamo anche scrivere un romanzo… non dobbiamo dimenticarci…

L: Ecco, il fatto è che… questo magari può servire… è che, come ti dicevo prima, io ho la memoria visiva e la memoria delle impressioni, delle sensazioni, soggettive, ecc. ma non ho affatto la memoria del quando, delle circostanze, della successione degli episodi, ecco, per esempio… poi dirò… il primo episodio che mi ricordo significativo in cui Faina mi aveva colpito, però non saprei né datarlo né dire in che occasione precisa fosse… E comunque… a me sembra di aver conosciuto Faina, appunto, al circolo Rosa Luxemburg, non saprei dire se era la fine del ’66 … l’inizio del ’67… Il movente era che un gruppo di studenti in cui io ero legato, soprattutto a Giovanni Calamari, eravamo soprattutto più vicini forse come idee, eravamo io e Calamari, però era appunto un gruppo più esteso che si era ritrovato sull’esigenza di fare qualche cosa nell’università contro… e aveva come, mi pare di ricordare, oltre a tutte le cose che facevano parte, come dire, della situazione dell’epoca e che caratterizzavano un po’ tutta la… adesso lasciamo perdere le questioni… che potevano essere … questioni tipo Vietnam e queste cose qui… Nel campo ecco dell’università aveva intenzione questo gruppo di contrastare il tentativo, di fronte al fallimento ormai, allo sgonfiamento totale dell’attività politica universitaria specializzata tipo l’UGI, l’UNUI, i vecchi parlamentini studenteschi, di fronte al crollo, come dire, verticale di questi organismi, si profilava il tentativo di riconvertire queste cose in un sindacalismo studentesco. Che poi è un progetto che aveva fatto già le sue prove in Francia e che vedeva, aveva visto in Francia uniti non solo il partito comunista, il partito socialista, ma anche i trostkisti, e quindi l’idea di lanciare un sindacalismo studentesco. Noi avevamo il progetto esattamente opposto cioè volevamo impedire prima di tutto che… volevamo che ci fosse un movimento studentesco, ma… ci sembrava che l’idea di lanciare un sindacalismo studentesco fosse da abbattere subito, prima ancora che prendesse piede. E ci eravamo messi un po’ in giro, avevamo fatto una specie di giro delle sette chiese, per vedere di trovare agganci, persone, gruppi già costituiti che ci dessero degli strumenti, che ci potessero dare un apporto, del sostegno, delle idee… E credo che avessimo perfino messo il naso, quindi non so, annusato, curiosato, per quello che offriva l’ambiente quindi da… che poi non era… non so… Lotta Comunista, quelle cose lì, poi i trostkisti, e poi eravamo caduti su… non mi ricordo per quali vie… eravamo caduti nel circolo Rosa Luxemburg e lì ci era sembrato di trovare qualche cosa che ci andava bene, qualcosa che ci poteva aiutare… Quindi io mi ricordo visivamente qualche riunione in questa sede di via Buranello… dove c’era appunto… ecco, per me era stato molto importante sentire e poi trovare questa traduzione del libro… della serie di articoli di Cardan, poi comparsi su Socialisme ou Barbarie, che erano stati tradotti e appunto pubblicati dal circolo Rosa Luxemburg, mi sembra che fossimo capitati proprio nel periodo in cui si tiravano un po’ le fila dei vari incontri che il circolo Rosa Luxemburg aveva organizzato appunto con… anche loro avevano fatto la cosa sul piano nazionale, di invitare i vari esponenti dei vari gruppi minoritari, da Maitan… a Cervetto… a tutti, no, e poi però ne discutevano e ne traevano un po’ le conclusioni.


I: Da dove venivano i compagni del Rosa Luxemburg, anche geograficamente… Sampierdarena… Centro…tu da dove vieni, per esempio?

L: Io… ma fisicamente, come quartiere o politicamente?


I: Come quartiere!

L: Io… abitavo nella zona di Sturla… di via Caprera… in quella zona lì, Calamari non so dove stesse, forse in via Piave, dove abita ancora adesso sua madre… Gli altri… Antolini abitava in via Trento, Ma? Forse a Castelletto, boh, non saprei… Il circolo Rosa Luxemburg… Mi ricordo appunto Gianfranco Faina, Della Casa, Armaroli, Pier Paolo… Poi si è arrivati all’occupazione del rientro, dell’inizio dell’anno scolastico del ’67… e lì…. Non so esattamente situare un’assemblea che mi ricordo che mi sembra sia stata quella in cui… diciamo, mi ha colpito particolarmente, non so se fosse prima, dopo, se già frequentassimo il Rosa Luxemburg, mi ricordo un’assemblea, a Palazzo Raggio, mi pare, dove mi aveva colpito proprio l’intervento di Faina, che era stato un intervento chiaramente basato sull’esempio americano, cioè sull’esempio dei movimenti …free spech… movement, (sic!) e quelli dell’OSNCC, studenti non violenti…


I: Perché avevi fatto questo accostamento?

L: Perché lui li aveva proprio citati! E io… e anche per me erano molto importanti, perché mi aveva molto colpito in quel periodo un articolo che appunto avevo letto su Quaderni Piacentini che facevariferimento all’OSNCC e a ?… E Faina era intervento proprio dicendo che… aveva fatto un intervento praticamente contro gli specialisti della politica e contro al fatto che nelle assemblee ci fosse qualcuno che dirigeva l’assemblea e che stava dietro al tavolo della presidenza e che quindi manipolava… quindi praticamente contro i burocrati, contro la…dicendo appuntoche ci dovesse essere uno che desse la parola e che magari lo facesse a turno…Aveva sostenuto… un discorso che mi aveva molto colpito perché poi chiaramente andava nel senso di quello che poi è stato il ’68, rifiuto assoluto della delega, del fatto che ci fossero poi dei politici di professione… ecco, quello è stato forse proprio il momento in cui in un certo senso mi sono sentito conquistato da questo personaggio, per quello che diceva e poi anche per il modo, così molto diretto, così molto anche proprio sprezzante e senza nessuna veste né accademica, né…nessuna supponenza di politico di quello che fa parte, come dire, della repubblica dei politici, e… E però appunto non saprei situare proprio minimamente questo episodio, come tanti altri… Dopodiché, a partire dall’occupazione della fine del ’67 fino a tutto un certo periodo (sic!) sino a tutta la prima metà del ’68… io non vedo più, mi si confonde tutto, voglio dire, non ho ricostruito, non ho potuto mettermi lì, perché ho troppa roba, ho troppo materiale, mi ci immergerei completamente… Non vedo più, non ho nessun ricordo di una particolare separazione fra Rosa Luxemburg e il movimento del ’68, il movimento dell’università. Ecco, mi ricordo, altro momento particolare che mi ricordo è quello molto importante dello sciopero alla Cressy Sub, e la nostra frequentazione di questi operai della Cressy Sub. Mi era rimasto molto impresso invece gli incontri con alcuni sindacalisti della CGIL che si rivolgevano a noi studenti, chiedendoci conto, rimandando le cose, le trattative alla discussione con i nostri dirigenti (ride). Quello mi aveva molto colpito: questi pensavano che noi avessimo dei dirigenti! Ecco, è tutto un periodo in cui, Faina per me era uno di noi, come dire, si era completamente identificato con questo movimento, molto particolare, che non c’entra praticamente quasi nulla con quello che generalmente si dice del ’68… L’unica cosa di quello che generalmente… l’unico elemento che può dare una qualche idea di questa… del modo… del movimento genovese… era l’articolo di Viale su Palazzo Campana, l’articolo di Viale sul movimento studentesco torinese, era l’unica cosa che avesse qualche parentela col modo come la vedevo io, come mi sembrava che la vedessimo noi. Perché è vero che l’inizio del movimento è stato la… impedire questa costrizione, questo obbligo, per gli studenti greci, di superare determinati esami, cioè di avere un determinato curriculum, altrimenti sarebbero stati costretti a tornare nella Grecia dei Colonnelli… Però rapidamente, rapidissimamente, il movimento a Genova aveva subito preso la piega del non chiedere niente, praticamente del rivendicare un potere decisionale sulla propria vita che veniva poi sostanziato poi (sic!) di tutti i meccanismi sociali e culturali che la modellavano, che la… e quindi da una critica di tutti gli aspetti della vita quotidiana diciamo dello studente, delle attese sociali, familiari, accademiche, su di lui… del funzionamento, delle cose più elementari, dalle lezioni al corso, all’aspetto amministrativo, burocratico… Mi ricordo un significativo incontro con un mio ex compagno… perché io ero stato negli anni ‘63-’64… avevo passato un paio di anni distruttivi nella sinistra del PSI e poi nel PSIUP, avevo partecipato addirittura alla fondazione del PSIUP, che erano praticamente degli antesignani dei gruppettari delle sinistrismo negli anni ’70. Mi ricordo che durante dopo quest’occupazione della fine del ’67, avevo incontrato uno di questi miei ex compagni del PSIUP, che mi aveva detto che sì, come dire, quello che avevamo fatto, come dire, sembrava approvarci, però si dispiaceva che a questo modo avessimo bruciato chissà quanti anni di sapiente amministrazione del movimento, perché eravamo arrivati, come dire, subito alle conclusioni. Ecco, questo per la prima parte del ’68, poi è intervenuto il maggio. Faina è andato su, abbastanza presto durante il maggio; un mio grande rimpianto è stato quello di non essere… (sic!) andare su anch’io durante il suo primo viaggio, ma non ci sono andato. Poi però ci sono andato in un secondo viaggio successivo, lui non c’era, verso la fine del maggio inizio giugno, poi ci sono tornato durante l’estate, per un mese e mezzo, dove ho raccolto tutto il materiale, ho conosciuto un sacco di gente... Rileggendo un po’, ho riletto un po’ quel giornaletto ‘La Francia indica la strada’ che … a cui credo che Faina abbia dato una grossa mano, non lo so, abbia scritto buona parte o tutto, non saprei dire…


I: tu hai una copia di questo giornale? E’ possibile farne una fotocopia?

L: Sì, sì… E… Riguardandolo… Cosa che del resto avevo avuto impressione altre volte… Mi ha fatto una strana impressione perché è molto al di sotto… E’ uno dei prodotti meno brillanti di tutto… insomma… anche dai resoconti che io mi ricordo, i resoconti fatti da Faina, da Calamari che è andato con lui mi fanno venire in mente la descrizione della battaglia di Waterloo che fa Stendhal nel suo personaggio… cioè una gran nebbia, un gran fumo, di spari, volevano sparare fumogeni, ma qui non si capisce… non si vede un cazzo, non si capisce un cazzo. E i documenti anche riportati, gli incontri avuti, mi sembrano molto veramente scarsi… sostanzialmente parlato con questo gruppetto di Pouvoir et? che era quello che rimaneva, una parte di Socialisme ou Barbarie, e che era diretto da un ex bordighista, (sic), che aveva avuto… era stato assolutamente insignificante, non aveva, secondo me capito un gran ché di quello che stava succedendo e si era comportato come un classico gruppetto, facendo propaganda per la propria linea, abbondantemente ricostituita e pregressa. Poi appunto, aveva preso per buono, si prendeva per buono il tentativo dello stadio di ??? del 27 maggio di lanciare una specie di alternativa, di incapsulare, usare il movimento del maggio come una specie di modo per… per lanciare, per mandare al governo una sinistra non del PCF (sic!). Anche il peso che lui dava di questo personaggio di André ???, che era l’unico della CGT che si era dissociato dalla conduzione stalinista-staliniana della politica del PCF nella CGT, anche quello era molto debole, e poi mi avevano detto che avevano parlato con Liotard, che era un altro, era già uscito da Pouvoire et?… un altro di Socialisme ou Barbarie che era già in fase di trasformazione evidentemente in una vedette del confusionismo intellettuale più squalificato… e basta! Quindi la mia impressione, a cui poi ho dato corpo in quello scrittoche ti dicevo, che peraltro nessuno aveva mai letto, che è stato pubblicato sul Maestrom n. 3, che è intitolato ‘Sulla Lega’, dopo che avevano scritto del settembre del ’68 e che riflette i miei incontri, le persone con cui avevo parlato e che mi era sembrato di capire… dunque… vabbé, adesso no… non volevo dilungarmi troppo su quello che ho fatto io, dunque rispetto a Faina dico solo la conclusione: in questo scritto da me, nella speranza di una ripresa della Lega Operai studenti e quindi era una critica della conduzione del modo, nemmeno sulla conduzione, era una critica di come andava avanti, o non andava avanti, la Lega Operai Studenti, e però conteneva anche una critica del modo come Gianfranco e altri avevano cercato di condurla. Ecco daquesto mio scritto, che nessuno lesse appunto, perché poi la Lega è finita e non c’è stato più… era inutile tirarlo fuori. Si capisce che appunto a me sembrava che sostanzialmente lui e altri forse come lui non avessero preso abbastanza sul serio o non si fossero, come dire, abbastanza interessati, approfonditi e forse identificati con questo movimento. Bisogna dire c’era stato non solo questi viaggi nostri a Parigi ma c’era stata anche la venuta e la permanenza a Genova per parecchio tempo di uno di questi partecipanti al movimento francese, un tale Sinven, di cui non mi ricordo assolutamente il cognome,il quale aveva parlato con noi, poi aveva partecipato a iniziative nostre, volantini, comizi, proiezioni… proiezioni, di quello che ti dicevo prima, del collettivo del cinema militante, che aveva come due principali organizzatori Gianni Armaroli e Sanguineti. Per cui io poi…


I: Sinven era di Lione?

L: Sì, Sinven era di Lione. Però, poi a Lione… c’era stato un movimento notevole, anche dopo, credo… mi pare di ricordare che poi io avessi raccolto, fossi andato a Lione e avessi, anche negli anni successivi, avessi raccolto del materiale, anche delle cose interessanti. In sostanza questo poi a me ha dato impressione, siccome io, a me e a Mario Moro, che eravamo andati nell’estate, a luglio, a fare questo secondo viaggio, che doveva essere proprio quello di raccolta di materiale perché si voleva pubblicare. Quindi questo mio scritto, questa mia riflessione del settembre, dell’estate, diciamo, del ’68, sul maggio e sul fatto che la Lega Operai studenti non si seguiva… a me sembrava sostanzialmente che la Lega Operai Studenti avesse il significato, potesse essere una specie di comitato d’azione, cioè di gruppo di incontro e di azione comune, appunto di studenti del movimento e di minoranze di operaicome erano stati i comitati d’azione francesi e che invece Faina tendesse a farne in qualche modo proprio un gruppo politico…

 

Lato B

L: Così, per esempio, a me era sembrato abbastanza incongruo presentare alla Lega Operai Studenti come testo da…, una specie di mozione politica da approvare, le tesi conclusive di Cardan, prese da… ricominciare la rivoluzione che era una rivoluzione anteriore del testo sul capitalismo moderno, erano, contrariamente a quello che dice penso Manstretta e Pier Paolo su quell’articolo lì su Primo maggio non erano affatto una rielaborazione di Faina o di qualcun altro, erano testuali, le tesi di??? (Cardan) più una di ??? che praticamente per l’aspetto delle parti scritte si rifaceva sempre per ??? (Cardan). Tra l’altro io in questo mio … viaggi a Parigi, avevo stretto amicizia proprio con persone di Socialisme ou Barbarie, ero andato a intervistare… a conoscere e intervistare Monte, ??? (Cardan), e mi ero immerso praticamente nella lettura di Socialisme ou Barbarie oltre che nelle cose del maggio… ecco, praticamente questo mi ha dato l’impressione successivamente che a quel punto, come dire, ci fosse un processo di… cominciasse in qualche maniera…. Questo successivamente, retrospettivamente, a posteriori mi ha dato l’impressione che ci fosse stata una specie di incrocio di esperienze che per un certo periodo si sovrapponevano,e che coincidevano, ma che stavano andando in direzioni diverse; nel senso che io mi identificavo pienamente con l’aspetto nuovo e addirittura impensato del ’68… e … e poi quindi con il maggio in particolare…mentre avevo l’impressione appunto, più tardi mi si è formata,anche per come poi sono andate le cose probabilmente, mi si è formata l’impressione che Faina, Della Casa… persone che avevano quasi dieci anni di più e avevano una storia molto più legata al movimento operaio precedente, ecc. avessero vissuto quelle cose in un altro modo, dandogli degli altri significati, probabilmente, da quelli che… Ecco, poi…


I: Tu hai maturato queste convinzioni da solo… nel senso… quindi, stai parlando di una tua posizione critica, no? Nei confronti…

L: no, sto parlando del modo come io retrospettivamente ho rivisto, ripensandoci a posteriori, ho inquadrato questa cosa, e ho visto che in questo scritto mio, di cui non ho cambiato una virgola… è proprio del ’68, ho visto che allora, fra me e me, criticavo il Rosa Luxemburg come appunto… in questo senso. Come nonostante le sue intenzioni di critica radicale della politica specializzata e di quello che veniva dal vecchio movimento operaio, dal vecchio modo di aspettarsi qualche cosa daimovimenti sociali ecc. Nonostante appunto quello che mi sembrava, quello che in loro mi aveva attirato, cioè questa critica radicale, di cui facevo cenno prima parlando di quell’episodio, di quell’assemblea, quindi di quel… e poi in realtà tendessero ancora a riprodurre ancora del… e quindi a non vedere come bisognava comportarsi in un comitato d’azione, come dovevano essere i rapportie tutto fra gli operai e gli studenti, di come… ecco, mi sembrava allora che tendessero a sovrapporre a questo una logica che non era adatta.


I: Come ascoltatore, mi sembra di vedere una contraddizione, fra quello che stai dicendo, che è perfettamente comprensibile, credibile, con invece quello che dicevi prima sul fatto che praticamente con l’emergere del ’68 la Lega Operai Studenti viene in qualche modo lasciata cadere.

L: No. No, no. La Lega Operai Studenti nasce dal ’68. La Lega Operai Studenti nasce dalla unione di questo movimento, di Balbi, diciamo, della fine del ’67, con, dopo poi c’era stato lo sciopero alla Cressy, ecc, c’erano questi operai che, di cui abbiamo parlato la volta scorsa, Ruggeri, ecc., cercavano di fare queste iniziative all’Italsider, ecc. E poi c’erano anche studenti medi,c’era tutto il movimento degli studenti medi… s’era creato un incontro e la Lega Operai Studenti nasce nel ’68 dalla unione di queste… dalla confluenza, diciamo, di queste minoranze agenti. Questo prima del maggio però, prima… e poi finisce… nel ’68 stesso… mi sembra… adesso io non ricordo esattamente, ma mi sembra appunto che si esaurisce nella…in una certa… sì, ci sono queste pubblicazioni interessanti, ecco una cosa di cui non si è parlato cosa che diede molto fastidio, sull’astensionismo elettorale…


I: sic!

L: Parlamentarismo o astensionismo, poi anche volantini…


I: Cos’è? Un libretto?

L: Sì. Poi anche volantini…


I: Tu hai volantini a casa di quel periodo?

L: Sì, guarda, questo è un elenco… questo è un elenco che ti fotocopierò, non so se è completo. Mozioni votate all’assemblea a favore dell’astensionismo nelle elezioni… cosa che faceva andare in bestia il Psiup, tutti. … ma… qui si parla del dopomaggio; c’era anche una critica appunto al modo, al fatto che si… questa lega si interrogava su… tendeva, veniva portata poi ad interrogarsi sulle…questioni abbastanza astratte, abbastanza…Problemi della teoria tradizionale… sic… interrogazioni sulla organizzazione rivoluzionaria… Tutti i soliti discorsi… Poi… io non mi ricordo adesso, non ho guardato bene le date… poi c’era il Pai, vedo adesso qua, il Partito… e questa era chiaramente già una provocazione, il partito astensionista… no, il Partito Antielettorale Italiano, c’era un volantino, ‘La strumentalizzazione come sistema’… Fatto sta che… io, mi pare di ricordarmi che… si era creata… ad un certo punto, nella non ripartenza del nuovo anno scolastico, nel fatto che non sembrava che dovesse ripartire e ci si interrogava…


I: Alla fine del ’68?

L: Sì, fine ’68…su come far ripartire il movimento, ecc. si era creato, in mancanza di meglio,‘sto comitato di azione di lettere, comitato d’azione di lettere in cui… erano arrivati nuovi studenti e che prendeva iniziative… sia di pubblicazione sia di volantini, azioni, così… per esempio, una raccolta di documenti del maggio, che avevo curato io, e che s’intitolava ‘La rivoluzione scritta da lei stessa’, completamente diversi da quelli de ‘La Francia indica la strada’ … con un’introduzione molto… estremamente violenta contro… sul fatto che il maggio aveva mandato al macero la programmazione editoriale di chissà quanti opuscoli terzomondisti, castristi, guevaristi, guerriglieri, ecc ecc… e in questo comitato c’erano studenti nuovi come Passadore, mi pare (sic!), Franca Carboni, e se non sbaglio era anche all’origine di alcune cose che cominciavano a dare parecchio fastidio, come per esempio, un volantino diciamo così pornografico… questo non so nemmeno dire, forse non era… non era firmato Comitato d’Azione di Lettere, perché in realtà queste erano sigle, perché…


I: Sbaglio o in quel periodo compare anche un volantino firmato Comitato Per il Mantenimento del Carattere Criminale del Centro Storico… quello è successivo…

L: no, no, no, quello lì l’ho scritto io personalmente… era per il Genovese Liberale del ’71, che era già finito anche Ludd… No questo era un volantino dove c’era una fotografia pornografica, che non era molto facile da reperire all’epoca, di un porno attore con i suoi attributi non esattamente al massimo della forma, anzi piuttosto mosci, e sul retro… e questo personaggio, c’era un fumetto che diceva: Ecco come sono stato ridotto a furia di farmelo menare dai burocrati che vogliono ricostruire il movimento… perché allora avevano lanciato il potere studentesco…


I: Era stato ripreso poi, …

L: eh, forse sì… E sul retro c’erano degli estratti del marchese de Sade, con descrizioni di vari tentativi di rianimare virilità detumescenti con mille artifici, con mille… e basta!


I: Gianfranco (sic!) in questo momento…

L: Gianfranco era… per esempio a questo volantino non so se avesse partecipato, ma era favorevole, per esempio a questo qui del Pai, l’altra cosa che aveva fatto incazzare moltissimo questo qui del partito antielettorale, la mozione votata in assemblea per l’astensionismo… Poi io non mi ricordo esattamente chi avesse partecipato alla riunione (sic!) Mi ricordo che questo volantino qui aveva indotto Giorgio Raiteri a dire insieme a Speciale, quello del Psiup, che sarebbe stato meglio chiamare la polizia. Per cui dopo il 7 aprile, quando Raiteri era stato incarcerato, mi era venuta la maligna idea a cui poi ho resistito di mandargli una letterina dicendo: “Vedi che la polizia prima o poi arriva! Non c’è bisogno di chiamarla”.


I: Una sola cosa volevo chiederti, Mario. In questo periodo i rapporti con Faina non sembrano particolarmente stretti, compagni di strada, non è che ci fossero rapporti…

L: no, no…


I: Personali… Io Intendevo stretti nel senso di personali…

L: Personali… nel senso di confidenza privata, come poteva avvenire più con Luigi…


I: Come tu avevi con Luigi?

L: Come io potevo avere con Luigi, con chiacchierate più strettamente private, no; però… nel senso di… bisogna anche dire che la vita strettamente privata in questo periodo era quasi inesistente. E quindi si era sempre insiemetutto il giorno e anche buona parte della notte… Non vorrei aver dato l’impressione che ci fosse già un distacco… no.


I: Di quel periodo c’era anche la Chicago Bridge, mi pare?

L: Ecco c’è anche la Chicago Bridge di cui io ho un ricordo confuso… Chicago bridge ne sa più Armaroli, era stato più attivo lui, più presente lui… credo di non avere nemmeno materiale


I: Dovrebbe essere il ’68 (sic!)

L: Di quello non ho ricordi… ho un ricordo confuso….


I: Ma perché (sic!)

L: Secondo me era…


I: Quello che ha detto lui prima, in realtà non è retrospettiva, secondo me era già abbastanza partito, cioè il fatto di una divaricazione nella valutazione sulla fase culminante del ciclo rivoluzionario del maggio… secondo me questo era presente dentro chi aveva partecipato all’esperienza. Anche se non aveva innescato un dibattito tradizionale o aperto…perché appunto poi ci si trova, sìbastava il volantino, quello che accomunava tutti, e apparentemente le cose venivano superate. Però…

L: Eh, sì. Non si era costruito veramente… Nel senso che gli operai tendevano a vedere la Lega come qualcosa che avrebbe dovuto supportare un lavoro in fabbrica che chiaramente aveva molte difficoltà e che… seguiva i suoi ritmi… E quindi gli studenti tendevano rapidamente a trasformarsi in spettatori di queste discussioni che passavano un po’ sopra la loro testa, perché venivano da esperienze più antiche e anche dal peso di tutta la tradizione rivoluzionaria… e quindi discussioni sull’organizzazione, che poi chiaramente nella Lega c’erano anche dei neoleninisti, molto pochi, un paio, Garibaldi, Medio, c’erano delle suggestioni anche terzomondiste… E quindi, secondo me si è proprio esaurita, si è spenta.


I: Ci dev’essere un passaggio, che io non ho vissuto, ma che ho immaginato a posteriori che però secondo me è molto importante… E’ costituito dal fatto che sino a un certo punto è impossibile che un gruppo comunista rivoluzionario possa prescindere dalla classe operaia, possa quindi pensare diversamente dal fatto di immaginare la classe operaia come soggetto trainante, come soggetto di riferimento ecc. Ecco, poi si arriva, invece molto velocemente a Genova, è questa l’unicità dell’esperienza politica genovese di questo periodo, si arriva in un momento in cui invece si raggiunge una posizione di totale disincanto… Io sono molto curioso di capire come si svolge questo processo… perché santo dio, perché il grosso problema di noi tutti è stato quello di avere delle estreme difficoltà a maturare questo disincanto, no? Gli operai sono… Tu pensa a un gruppo come Potere Operaio a Genova, che ha avuto al massimo tre operai, sostenuti faticosamente, perché… (sic!) Mentre il resto del movimento italiano continua a baloccarsi, come si diceva altre volte, con l’ideologia leninista… Invece a Genova si arriva rapidamente a maturare una posizione di distanza, anche perché si ha a che fare con la classe operaia più bigotta e reazionaria… Com’è che questo avviene? Perché poi di fatto il gruppo di Faina è curioso… perché ha a che fare con operai con una cultura pazzesca, perlomeno, penso a (sic!), ma il resto degli operai è una roba veramente… insomma, da mio padre in giù…

L: Sì, questo è vero, in effetti… Qui si entra forse nel periodo successivo, si entra dopo l’esperienza del ’69, verso cui per altro,una delle caratteristiche del gruppo genovese era che non si era fatto nessuna illusione sul ’69, sull’autunno caldo, anzi, avrebbe previsto che sarebbe stato un modo, da parte del PCI del sindacato, di lasciare, come dire, la briglia sciolta per recuperare…


I: Questo mi pare un punto fondamentale ma (sic) ne danno lo stesso giudizio (sic)

L: Di fatti io ho trovato in queste carte, anche un resoconto, forse anche scritto da Faina, è anonimo, un incontro che c’era stato a Venezia, dove c’erano tutti, c’era Toni Negri, c’era il futuro Potere Operaio di Pisa, c’erano… ed era chiaramente, si diceva appunto, c’erano quelli di Trento… e prendeva proprio le distanze, perché diceva questi pensano che con le rivendicazioni salariali…ecc..


I: La lotta economica e la lotta politica (sic)

L: E però ecco, anticipando allora un pochino un altro dei motivi sull’interpretazione del maggio… era che… io e altri vedevamo nel maggio una possibilità di una rinascita di un movimento, se non di un movimento strettamente operaio, un movimento proletario, in cui gli operai rimanevano una parte decisiva, però … vedevamo un… sicuramente c’era stato un protagonismo minoritario, però c’era stato, anche operaio, più proletario nel maggio, a cui assegnavamo un futuro, anzi per noi era convinzione ferma che spiega le nostre scelte, il modo di comportarci ecc. Mentre ecco, sicuramente credo nel ’69, però appoggiandosi su questa forse percezione diversa del maggio stesso, Faina era rapidamente giunto a delle conclusioni drasticamente negative e addirittura poi, adesso io non saprei dire gli anni, ma nel periodo successivo, vabbé provocatorio come era lui, però arrivavano a degli eccessi di… penso negli anni ’70 già, proprio di una specie di razzismo antioperaio, proprio un amore deluso che lo portava proprio a liquidare come forma… (sic) di rapportare dei giudizi eccessivi, però mi aveva colpito. Una delle mie impressioni di Faina era che fosse troppo… troppo veloce, almeno per me, sono uno molto lento, e quindi mi poteva dare anche impressione non dico di labilità, madi… così, insomma, di passare troppo velocemente da una cosa all’altra senza mai finire di leggere la pagina fino in fondo, come dire… c’è qualche vago accenno in quello che dice Fenzi nel suo libro, nel modo come presenta il suo carattere, c’è qualcosa… qualche vago legame, dà quest’impressione di uno che vuole sempre realizzare qualche cosa, vuole sempre passare da una cosa all’altra, liquidando troppo rapidamente il passato…


I: Posso…?

L: Figurati.


I: Questo penso sia profondamente vero, però non è leggibile in modo troppo sbrigativo. Una cosa: io credo che se prendo in considerazione il lavoro che lui fa e con lui altri, dalla fine degli anni ’50 fino al ’69, a mio avviso, non è soltanto un fatto sociologico, ecco quello che (sic), mal’operaismo del gruppo genovese è uno dei più accesi in assoluto che io abbia mai trovato, lì c’è un investimento proprio globalizzante, assoluto… Ecco questo è un altro elemento da tener presente, poi in questa dimensione, anch’io condivido, infatti mi ha dato molto fastidio, ma ho dovuto ammettere che nella rappresentazione di Fenzi lui cogliesse, con malignità, alcuni dati reali. Faina… qui c’è tutto un discorso sull’azione, un discorso sul volontarismo… l’azione, un discorso al limite, espresso in termini umani, inusato sulla violenza, cioè nel senso che lui aveva delle componenti, adesso, usando un termine inaccettabile, soreliane, non penso che gliene fosse mai fregato niente di Sorel, però questo lo avvertiva, lui dava il primissimo posto al… combattimento! Il fatto che appunto gli operai genovesi… credo che la Chicago Bridge nominata fosse proprio l’ultimo momento in cui sembra che in questa situazione particolare (sic)…

 

I2: Come si parla sempre di fenomeni isolati, non si tratta di grandi aziende.


I:No, no, certo! Cioè, il tentativo sulle grandi aziende è stato fatto prima, Italsider e Ansaldo, con uno sforzo anche sproporzionato rispetto a quello che razionalmente si poteva prevedere come risultato… perché non essendo dei fessi, no, quindi vedevi che al di là del calcolo razionale c’era un investimento emotivo fortissimo. Allora questo può essere unelemento che va a sostegno in realtà della sua lettura, no? Però dandogli una stratificazione.

L: (sic) un volantino comune con i membri della futura Internazionale Situazionista Italiana, cioè Sanguineti, Salvadore e Palani, un volantino comune sulla scissione contro… un volantino contro i maoisti firmato Comunismo dei Consigli, fatto a Milano insieme a noi… E questo dà il destro per vedere che ormai dopo la ….


I: sic!

L: Sì… sì… sì, sì, ce li ho tutti. E poi… ecco, questo per dire che s’incomincia a sentire forte il peso della riorganizzazione di quelli che per noi erano gli avversari, cioè … tutti… che non sono solo Psiup, però appunto la nascita dei gruppetti e il tentativo di riassorbire il Sessantotto all’interno delle vecchie strategie rivoluzionaristiche, più o meno marxiste, o sedicenti tali… E quindi nel gennaio del ’69 per esempio nasce l’IS italiana, che erano un gruppo di giovani che aveva conosciuto Della Casa... che avevamo visto qualche volta,erano venuti, ecc. poi dopo c’eravamo visti un po’ di volte, sembravano molto interessati, poi dopo sono andati intrasferta in Francia e si sono fatti… come dire… arruolare nell’IS. Ecco… ’69 quindi per me è già un periodo di riflusso, lo stesso Ludd secondo me è un poco come… così mutatis mutandis…chiaramente detto un po’ per scherzo… ma … un’analogia… un po’ come del resto la fondazione del partito comunista in Italia, cioè già un momento di riflusso, di difesa, ecco, di difesa dall’invasione appunto del movimento da parte di queste forze recuperatrici… E quindi il problema diventa il problema di differenziarci e di difendere quello che a noi sembrava la novità essenziale da invece… dal ritorno in forza delle ideologie fallimentari terzeinternazionaliste, comunque legate allo scomparso movimento operaio rivoluzionario… da moltissimo tempo scomparso… e in realtà poi invece legate all’estrema sinistra, intendendo per sinistra appunto l’organizzazione delle (sic) insignificanza politica del proletariatoo dei proletarizzati, chiamali come ti pare, comunque l’organizzazione dell’assenza pubblica, diciamo. E quindi tutte quelle che vengono generalmente identificate come le forme provocatorie o di guerriglia mediatica … mediatica fra virgolette… comunque ecco semiologica ecc, attribuite a Ludd sono semplicemente questo: il tentativo di salvare il salvabile da questo processo… rimangono cose tipo la rivolta di Battipaglia che… su cui avevamo anche fatto delle cose, non mi ricordo esattamente, c’è un volantino… e che avevamo letto come una cosa positiva mentre chiaramente quasi nessuno la vedeva così… Il 25 aprile ci sono già due bombe a Milano, quelle sono le poche note che mi sono preso, Cesarano viene interrogato… bombe naturalmente messe dai soliti… interrogato con ?e Bertoli poi a maggio gli scioperi, poi… le cose…il sabotaggio alla Fiat. Ecco, un episodio che mi ricordo bene con Faina è l’incontro internazionale di Bruxelles, 12 e 13 luglio del ’69, un incontro organizzato da Informations et Corrispondences Ouvriere, a cui partecipavano un po’ vecchi e nuovi consiliari, quindi Paul? venuto dall’America, ? del gruppo di ? olandese, poi Solidarity in Inghilterra, poi però anche gruppi più tradizionali come Revolution International e gruppi nuovi… di origine anarchica… come ? , gli Arrangées belgi, ? francese e lì mi ricordo questo viaggio, siamo andati… c’erano anche i romani, del Ludd romano… c’era Calamari, c’era una riunione molto singolare, perché c’era una incomunicabilità praticamente, di fatto, fra … un po’ fra tutti, una incomunicabilità generale, poi a questa riunione a un certo punto è comparso Daniel Cohen Bendit…più che altro l’abbiamo usata così, per… che poi ha dato origine a quel numero di Ludd, dove c’è la traduzione di questi documenti. Ecco, già lì… no, lì niente, quello che mi ricordo di più è il tentativo di fare la pastasciutta da cui emerse che di tutti noi nessuno era capace di fare la pastasciutta, nessuno aveva mai fatto una pastasciutta… Né Faina, né Sbardella, né noi, né Calamari, né io… nessuno in vita sua sapeva… c’era il tentativo di fare una pastasciutta alla carbonara… (ride)


I: Ma dove?

L: A Bruxelles… in cui nessuno sapeva nemmeno dove si bolliva l’acqua (ride)… Sembra incredibile!


I: Dove si svolse questo incontro?

L: A Bruxelles, in una sala affittata… in una sala pubblica, ci sono tutti i documenti tradotti su Ludd…


I: Com’eravate andati su?

L: In macchina.


I: Ma con la macchina di…

L: Con la macchina… non so di chi.


I:Io mi ricordo d’aver guidato un bel po’ di volte … aveva un maggiolino.

L: E forse sì! So che guidava Faina, Calamari… io non guidavo perché non ero capace, poi avevamo portato giùuno…


I: sic

L: Abbiamo portato giù un certo Franco Bevilacqua… che poi ha avuto qualche ruolo negli anni ’70


I: sic ho guidato un paio di volte sic così sino al ’73 -’74…


I: Lì poi c’è quella traduzione sic

L: Sì, è un intervento scritto al convegno… e che secondo me ha avuto un effetto negativo, qui c’è poi tutto un discorso … c’erano già… ecco tra queste forme involutive, secondo me vanno anche da mettere in conto il fatto che incredibilmente alcuni di noi, sobillati da quell’essere veramente mostruoso che era Gianni Collu stavano rifluendo in cose deliranti… Calamari aveva aderito per un certo periodo a Rivoluzione Comunista, una delle varie sette bordighiste … sic… E anche ? secondo me ha avuto un effetto negativo di questo genere, nel senso che aveva introdotto, sulla scia di ?, aveva introdotto un bordighismo aggiornato, un recupero sostanzialmente di tutte le cose che uscivano completamente fuori dalla tradizione marxista, ecc… di Socialisme Ou Barbarie e dell’IS, riinterpretate e rimettendo poi in circolo tutti i discorsi sul partito,la specie… E quindi fatto sta che comunque questa si presentava come una critica al consiliarismo, ma secondo me rientrava in questo ritorno… E per di più introduceva, secondo me la cosa più negativa di tutte, però era inevitabile, introduceva il discorso poi avanzato nel ’70, nel ’71, di cercare una specie disupplemento, di cercare una specie di seconda fase del Sessantotto che ci proiettasse di nuovo all’avanguardia di un movimento di classe, di massa… interpretando, come veniva fatto nel testo scritto da Coll?, da ?, da tutti e due, dall’anima di Marx, non si sa, “Transizione”, dove praticamente si teorizzava che esisteva… che la classe proletaria era in realtà divisa in due, che c’era un proletariato assoluto, che si manifestava solo negativamente, in forme distruttive, sommosse, incendi, sabotaggi, delinquenza, ecc. E che questo proletariato assoluto non andava affatto affogato, come dire, nella massa dei proletarizzati in generale, anzi perché quelli erano… tendevano a resistere a queste forme rivoluzionarie, quindi si teorizzava già praticamente lo scontro dei non garantiti, c’era già il discorso poi successivo di Negri, della lotta contro i garantiti che sono sfruttatori pure loro…e questo… purtroppo questa idea ha avuto successo, perché… ci prometteva … non so quanto Faina ha poi… lui poi per la sua esigenza pratica, sempre così… non so quanto in realtà lo abbia convinto, l’abbia usato per queste cose successive, Borghini, gli emarginati, ecc. Fatto sta che questo discorso aveva il pregio evidentemente, dal punto di vista psicologico, di convincerci che saremmo stati di nuovo… entro breve tempo di nuovo… come dire all’attacco di nuovo… ci saremmo identificati di nuovo con le forze emergenti, con la seconda tappa più radicale del Sessantotto. C’era il fatto che… qui c’è Ludd, che però era piuttosto slegato, nelle sue varie sedi, secondo me è stata esagerata, perché sempre per il solito motivo, cioè poi chi non c’era, chi legge, ecc. tende a identificare un’importanza diciamo dei gruppiistituzionalizzati maggiore di quella che aveva, Ludd era semplicemente un altro nome della stessa gente, dello stesso… movimento, chi più chi meno, c’era la novità che aveva delle sedi, a Roma, a Milano, che però erano abbastanza diverse fra di loro. Per esempio io mi ricordo che quando arrivò “Tattica e strategia del capitalismo avanzato” scritta da Cesaran, Fallisi, Gallieri e Ginosa, portato a casa (sic) dal congresso di Carrara degli anarchici, perché si trattava di persone di origine anarchica, io l’avevo letta come una cosa molto influenzata dall’ambiente dell’industria culturale (sic) mi sembrava di vedere delle cose molto strane. Ecco, questo per quello che riguarda il ’69…


I: Nel dicembre del ’69, dopo la strage, beh allora ero (sic), mi ricordo che s’era parlato di un intervento dei Luddisti genovesi per promuovere uno sciopero all’Ansaldo. E’ vero questo? L’ho trovato un paio di volte… mi ricordo un Paolo sic.

L: Non mi ricordo. Dovrei…In realtà tutti i miei volantini non sono messi in ordine, di alcuni non si sa nemmeno la data…


I: sic… era un’attacco forsennato alle forze (sic)

I2: sic

L: E qui c’è pieno di roba, c’era quello su Praga… ecco adesso mi è caduto sott’occhio quello su Battipaglia intitolato ‘Una rivolta esemplare’… poi c’è un volantino ‘Ai lavoratori consortili’ del 4/’69


I: I volantini in genere chi li scriveva?

L: E dipende. Penso proprio in gruppo… così… in riunioni, altri li scriveva qualcuno. Bisognerebbe fare un lavoro…mettere lì una volta in ordine… ah bé. Questa è stata una cosa notevole! Il 10 ottobre del ’69 un manifesto intitolato ‘Accademia Sindacale di Polizia’, dove si diceva appunto che i sindacati organizzavano la polizia, era rivolto agli operai, dava del tu, c’era scritto Cgil, Cisl e Uil, Accademia Sindacale di Polizia…


I: E’ un manifesto… che tu hai…

L: Sì, sì…


I: Mentre quel manifesto firmato Comitato di Lettori del Pensiero, con l’uomo che pensa “Forza Nixon, ancora un altro bombardamento che vinciamo le regionali, o qualcosa del genere…

L: No, quello non me lo ricordo e non ce l’ho…


I: E’ durato credo qualche ora (sic)

L: Poi c’era stato un vastissimo progetto di pubblicazioni, nel nell’ottica di difendersi e differenziarsi dai gruppi emergenti, c’era stato questo progetto di un’intera casa editrice o comunque di una serie sterminata di pubblicazioni, c’era stata anche una lettera degli editori…


I: Scusa se insisto su questo dato. Però qual’era la posizione di Gianfranco rispetto a questa produzione che in questa fase è soprattutto di volantini, opuscoli, ecc.

L: Quello che ricordo io… contribuiva a scriverli, questo qui su Praga


I: Io l’ho conosciuto sempre in questa veste a partire dalla fine del ’72, in effetti non è mai esistito, io non ho mai visto un volantino scritto di pugno da Gianfranco, o un manifesto scritto di pugno da Gianfranco, però certamente…

L: E’ molto difficile ricostruire… anche con l’aiuto di Luigi, bisognerebbe mettersi lì…


I: Siamo quindi nel ’70…

L: Siamo, no, a fine del ’69, verso la fine del ’69 Ludd ha questi progetti editoriali, proprio per… che comprendevano pubblicazioni di testi mai comparsi…tutti sui comunisti dei consigli… Ecco, questa era una cosa molto importante per noi, questa vendetta degli sconfitti del passato, e serviva anche a differenziarsi dalla marea emergente del terzinternazionalismo di ritorno, del leninismo, del maoismo, e chi più ne ha più ne metta. Ecco, per fare in fretta io ho un periodo di mezzo vuoto perché a febbraio del ’70 sono andato a militare e anche se poi sono riuscito a imboscarmi dopo qualche mese nell’ospedale militare di Pontedecimo, però ero recluso per dei mesi, poi dopo non potevo uscire, ecc. Di fatto all’ultimo periodo di Ludd non ho partecipato,me lo sono perso, ho soltanto dei resoconti di gente che mi veniva a trovare, per tre mesi niente, perché ero nel cuneese, fra l’altro questo per me è stato un grosso schoc, perché per la prima volta sono entrato in contatto con dei giovani che non erano né studenti, né operai delle grandi fabbriche, ma erano i giovani di queste zone qui… giovani di ex famiglia contadina, oppure di piccoli… e quello è stato uno schoc notevole perché mi sono accorto che per loro il Sessantotto, ’69 era cose… la luna, non esistevano proprio, mi ha dato molto da pensare, c’era proprio un livello, naturalmente la vita militare, le caserme, i CAR non è che spingessero la gente ad andare proprio meglio però, dava da pensare, noi vivevamo un po’ tutti in un vaso chiuso, ti dava l’idea che in Italia ci fosse ancora ben altre... E quindi i primi mesi, per esempio non sapevo niente, cosa che poi ho scoperto dopo, di queste trasmissioni di radio Gap, e solo a giugno del ’71… non ho vissuto, se non perché me la raccontavano, la storia famosa e piuttosto avventurosa, che aveva provocato poi credo la fine del gruppo genovese, dei volantini pornografici nelle scuole, paperino, topolino, quella storia lì, io non ce li ho tra l’altro, ma aveva provocato un grosso scandalo.


I: sic

L: E credo di sì… E peraltro era una cosa interessante, era completamente al di fuori, si rivolgeva ai ragazzi delle scuole invitandoli a ribellarsi ai genitori, alla famiglia… con questi personaggi di Walt Disney che s’inchiappettavano, si… accoppiavano variamente … quindi aveva provocato un grosso… So che… mi è parso di capire che è stata gestita molto… così, alla leggera, quindi senza prendere precauzioni… Quindi io… in quel periodo lì sono stato piuttosto lontano… Fino al giugno del ’71, quando ho finito il militare, ero presente solo a tratti, ecco, quando avevo i periodi di convalescenza, … e poi io devo dire che oltre questo schoc di constatare come erano i giovani al di fuori del nostro ambiente, avevo avuto delle traversie piuttosto private, che però mi avevano dato l’impressione che appunto la solidarietà nel gruppo più stretto di Sodali, con lo stesso Luigi,con l’ambiente genovese non fosse così forte come io credevo e quindi quando sono tornato da militare i rapporti erano molto più lenti…io ho partecipato a quella cosa curata da Collu, che a posteriori giudico realmente abominevole che era intitolato “L’intrepido” dove si teorizzavano le street gang, quindi andava un po’ nel senso per cui poi è andato il commontismo, la dissoluzione psichica e sociale delle street gang e si esaltava l’uccisione del fattorino Floris, da parte di Rossi, era un volantone tipo fumetto, grosso, non ce l’ho ma penso che si possa trovare. E poi invece sono stato parte attiva nel genovese… in questa cosa nel sabotaggio del primo tentativo di teatro di strada, che rivitalizzasse il centro storico nell’ottica chiaramente spettacolare, mercantile, questo sabotaggio molto riuscito dello spettacolo di strada,Genovese Liberale, autunno del ’71, e lì, Faina lo vedevo sempre, mi pare che fosse… non credo che avesse collaborato, ma non era affatto contrario…


I: Il sabotaggio come avvenne?

L: Il sabotaggio avvenne interrompendo lo spettacolo, inseguendo e molestando gli attori che erano itineranti nel centro storico… Ma così, proprio sabotando,impedendogli di recitare, intervenendo, poi con questo volantino, firmato Comitato Per Il Mantenimento del Carattere Criminale del Centro Storico… Erano intervenuti anche Riccardo testa e i suoi amici, i quali poi ne avevano approfittato, già quello potevano dare da pensare, invece per fare una cosa un po’ più privata, cioè per circondare, minacciare Gadolla… insomma, questo è il periodo in cui ci sono questa divaricazione un po’ delle varie tendenze all’interno di Ludd in cui … Poi la prima sensazione di netto netto distacco, di incomprensione proprio con Faina è stata quando nei primi mesi del ’72, fino a che morisse, io gli avevo portato il volantone…


I: Nei primi mesi?

L: Del ’72 io gli ho portato, non gli ho portato, ho portato con me e ho mostrato lì a Balbi il volantone dell’IS italiana intitolato “Corrispondenza con un editore”, questo qua (lo mostra) dove si negavano alla Feltrinelli, che l’aveva richiesto, la pubblicazione dei testi dell’IS con lettere insultanti dove si diceva… si dava a Feltrinelli del rettile staliniano e si insolentiva già Piero Brega in maniera feroce, naturalmente Brega diceva che Feltrinelli non era mai stato stalinista, e loro rispondevano: “Secondo te Feltrinelli non sarebbe uno stalinista? E allora nemmeno Dubcek, né ?, né Arthur London, né Caster, né Malon..” E avevo fatto leggere questa cosa a Gianfranco e Gianfranco era rimasto molto… diceva “che cazzo è sta roba, perché… cosa…” cioè avevo capito che stranamente non gli;piaceva, poi naturalmente ripensandoci, ripensando al figlio di Lazagna che mi aveva fatto conoscere, avevo capito insomma che in questo periodo c’erano già dei contatti con questo tentativo di Feltrinelli di realizzare la sua lotta armata, ecc. E… poi c’era stato un altro episodio che ci aveva visto… un po’ un’incomprensione, un allontanamento, ed era, però quello non lo saprei datare assolutamente, bisognerebbe chiedere, bisognerebbe parlare con Calamari o con ?, o con Rivanera… cioè quando ad un certo punto Calamari era stato chiuso, su iniziativa dei suoi genitori, credo, a Quarto, in manicomio. Naturalmente noi ci eravamo attivati,avevamo riformato di nuovo un comitato, c’eravamo io, Faina, Rivanera…


I: Come può essere successa una cosa del genere?

L: So che io… la mia logica spontanea, così…immediata, vedendoci pensando di fare qualche cosa, era quella di… entrare con le buone o con le cattive,magari anche con le cattive, magari anche come aveva detto quell’operaio della Fiat,parlando del contributo degli studenti, con un contributo legnoso, e tirarlo fuori, proprio così… di brutto, entrare dentro l’ospedale, tra l’altro c’eravamo anche andati, c’erano le fotografie, di fronte all’ospedale di Quarto. Entrare dentro e tirarlo fuori, sarebbe stato anche un notevole effetto di immagine, come si dice. Invece avevo visto che Faina era già nell’ottica, già lo dico adesso, era già in quell’ottica di comitati di azione… rispetto ai nostri standard precedenti… apparentemente, superficialmente perbenista, di mediazione… contatti, preti, amici dei preti, avvocati… cose che… come quelle fatte poi appunto per Borghini ecc. E lì, poi… fatto sta che nel corso del ’72 mi sono accorto, anche tramite Luigi Grasso, che in quel periodo faceva un po’ da tramite, perché aveva lui i più stretti rapporti con Faina verso cui aveva un atteggiamento un po’ filiale, un po’… e quindi mi feriva, mi provocava, finché un bel giorno Luigi Grasso mi ha abbordato, nel periodo in cui c’erano appunto queste… mi ha abbordato e mi ha chiesto di brutto cosa pensavo di fare io per i compagni della XXII Ottobre. E io gli ho detto “Guarda che qui non ci siamo”.Ho capito che appunto si andava… poi cominciava discorsi tipo Soccorso Rosso, qui e là… e insomma mi sono reso conto che si era imboccata una strada che per me era proprio il contrario di quello che… E quindi una strada di buoni rapporti col ceto politico e con le istanze della società civile, evidentemente rapporti superficiali che invece coprivano altre cose per me ancora più lontane e incredibili come quelle del lottarmatismo, del … per cui praticamente ho troncato i rapporti. In aprile mi sono laureato con Faina, discutendo Socialisme ou Barbarie e… e dopo laureato ho chiesto una borsa di studio in Australia, per mettere più kilomentripossibili fra me e questo… che mi sembrava appunto ormai… anch’io avevo una specie di amore deluso, l’ambiente genovese dei miei amici e compagni mi sembrava completamente… che avesse preso la pista più incredibile per me… E quindi ho chiesto una borsa di studio per l’Australia, non me l’hanno data, poi vabbé, sono andato a finire nelle montagne del novarese… Però come mia… tentativo di impedire questa deriva verso il ritorno a quella che Vaneigem chiamava la claunerie del sacrificio, il militantismo, ecc. ho tradotto e pubblicato, da solo, ciclostilandolo e diffuso tra tutti i miei amici, appunto genovesi e non solo genovesi, il “Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni” di Vaneigem, che è uno dei due testi cardine del Situazionismo, più…


I: Anche solo per questo passerai alla storia!

L: Più basato…sulla critica… sull’ottica della vita quotidiana e del rifiuto del sacrificio, del militantismo, e soprattutto ci ho aggiunto in appendice la traduzione che avevo avuto nel frattempo, fatta da Giorgio Cesarano, del testo del gennaio del ’72 di Vaneigem intitolato appunto “Terrorismo o rivoluzione?”… Dopodiché ho visto ancora… sono andato a insegnare nel novarese… ho ancora assistito durante alle vacanze di natale a un pezzettino di quella occupazione del ’72 ’73, quella dove avevano fatto fra le altre cose, quella che poi ha dato origine a Balbi 4, allo spettacolo Homo sine pecunia e sic… sono rimasto n po’ stranito da questo nuovo genere di occupazione, di situazione…non avevo più grandi rapporti… come si può immaginare e non saprei dire quale sia stata l’ultima volta che ho visto Faina, dev’essere stato negli anni tipo ’74 ’75, o forse anche dopo,però ormai proprio l’ho incontrato per la strada, l’ho salutato, ma… Io venivo a Genova soltanto nelle vacanze di Natale, nelle vacanze estive... e … non mi rivolgevo più la parola con Luigi Grasso… e… non credo che quella sia stata l’ultima volta che ho visto Faina, così, per la strada. Naturalmente leggevo, ricevevo, non so come ho visto queste cose fate nel ’74, in particolare in difesa del ?, un gruppo spagnolo…comunque io avevo chiuso i rapporti con la pubblicazione di “Terrorismo o rivoluzione” di Vaneigem… Ripensandoci mi sono reso conto che già allora notavo… il fatto che nei suoi interventi a voce e scritti Faina insisteva sempre di piùsul fatto che il tempo passava… ‘Il tempo passa le mamme imbiancano’… e come dire, sembrava che ogni minuto che passasse si perdeva una delle ultime occasioni di… dare qualche colpo, di salvare la dignità… Ecco e ame sembrava strano, non mi corrispondeva, però ripensandoci molto tempo dopo ho pensato che era l’avvicinarsi per Faina dei 40 anni… quando poi li ho raggiunti anch’io mi sono reso conto che doveva avere anche un significato particolare questo… non doveva essere senza significato questo… che a lui sembrava che stesse scadendo… come una clessidra che stesse scadendo qualche cosa… e che come dire ormai bisognasse… finché si poteva menare qualche colpo… come se stesse per finire il tempo. Chiaramente per me non era lo stesso, allora, adesso magari potrei di nuovo pensare che in fondo non aveva tutti i torti a pensare… Io allora chiaramente pensavo che fosse soltanto una certa visione legata al vecchio movimento operaio che finiva, ecco. Poi ho anche teorizzato quell’affare, scritto con uno pseudonimo, (sic), sul terrorismo, che fosse la manifestazione finale del vecchio progetto… del vecchio programma diciamo del movimento operaio, ecc. ecc.

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