Psicopatologia del non-vissuto quotidiano

Piero Coppo

 

I seguenti estratti provengono dall'Introduzione a "Psicopatologia del non vissuto quotidiano"
(3° versione del testo di Coppo), di imminente pubblicazione presso Nautilus

Storia del testo

dall'introduzione

Il testo ha una storia lunga, che ne conta tre versioni. Piero Coppo inizia a scrivere quello che sarà Psicopatologia del non-vissuto quotidiano nel 1973 e finisce nel 1980: un periodo di sette anni che corrisponde a una trasformazione profonda sia della vita soggettiva dell'autore che delle circostanze politiche, materiali e culturali dell'Italia (e del mondo) di allora.

La prima versione, che corrisponde a una prima stesura dell'attuale primo capitolo, è datata 1974 e s'intitola Preliminari ad una psicopatologia del non-vissuto quotidiano. La prima pagina del ciclostilato riporta solo il titolo, senza autore; la seconda riporta la scritta «P. Coppo | C.P. 25 57100 Livorno | ciclostilato in proprio | gennaio 1974». Il costo è di 500 lire.

La seconda versione, del 1976, corrisponde agli attuali primo e secondo capitolo e s'intitola Aspetti psicopatologici del non-vissuto quotidiano. Sulla copertina, realizzata in carta differente, campeggia il titolo, scritto in verticale, ancora senza nome dell'autore. La quarta di copertina, oltre all'immagine di tradizione alchemica del senior Adolphus, riporta la scritta «P. COPPO | C.P. 25 - 57100 Livorno | Ciclostilato in proprio | Giugno 1976». Il prezzo è di mille lire.

La terza versione, infine, Psicopatologia del non-vissuto quotidiano, che è quella che viene ripubblicata con Nautilus, è datata 1980. Rispetto alle stesure precedenti le modifiche paratestuali principali sono due: l'opera è attribuita all'autore; e non è più ciclostilata in proprio, ma formalmente edita da Varani. Consta di un glossario, di tre capitoli (i due già presenti nella seconda versione, più un terzo inedito), di una bibliografia e di quattro documenti allegati. Sulla prima pagina l'indice è preceduto da una nota di commento in fondo alla quale si legge: «Pubblicazione a cura del "Gruppo Interdisciplinare Ricerca Medicina e Salute", C.P., 56030 Casciana A. (PI). Ciclostilato in proprio, Usigliano, Casciana A.». Sulla quarta campeggia il tarocco del Matto; il prezzo è di 3.500 lire. Al termine del testo di Coppo, una pagina senza numero elenca i documenti allegati:

 

Quarta di copertina

C'è una frase di Vaneigem che concentra bene il senso di questo testo: «Chi parla di rivoluzione senza pensare al quotidiano ha un cadavere in bocca». Scritto fra il 1973 e il 1980, Psicopatologia del non vissuto quotidiano è l'esito pieno, carico fino a esplodere, di una storia vissuta e di una ricerca intellettuale, di un'avventura soggettiva e collettiva che ha occupato un periodo cronologicamente breve ma lunghissimo per densità e potenza. Rispetto agli anni della sua genesi il testo non ha perso nulla della sua forza critica e, ciò che più conta, riporta ai nostri giorni una virtù che nel frattempo si è fatta rara: un fondo di gioia spinoziana nella ricerca di vita. Il testo è entrato in costellazione col nostro tempo: l'analisi che Coppo fa del non-vissuto apre infatti al presente, fornendo un insieme di strumenti e di esperienze di cui oggi, dopo decenni di assoggettamento alla non-vita da spettacolare integrato, è necessario riappropriarsi.

Scheda di presentazione

Disgustati dalla degenerazione della critica e dalla strumentalizzazione del pensiero logico, divenuto Ragione di Stato, molti hanno messo a morte la ragione, anche nel suo reale valore d'uso di intelligenza del reale: ma, come si sa, il sonno di questa ragione genera mostri. (…) L'ideologia della "spontaneità" è stata per qualche tempo il cardine di questa ulteriore mistificazione rassicurante. Quale spontaneità? Quale la autenticità, la reale autonomia da tutto ciò che ci ha prodotti? La natura umana è da costruire: nulla di ciò che è dato sfugge alla legge della "composizione mista"; e la "spontaneità" di cui tanto si parla è un insieme di risposte obbligate, di condizionamenti appresi, di linguaggi imposti, di logiche date; e di desiderio che si cerca. (…) Ognuno è la sintesi della storia che lo ha preceduto e la sua vita va al di là di ciò che è esistito del passo che rilancia l'antitesi; in ognuno sono racchiuse tutte le possibilità immaginabili e tutte quelle che non riusciamo ad immaginare: ed è iscritta, a saper vedere, tutta la peripezia della vita nelle sue varie forme e nella sua complessità crescente. (…) Non importa in che modo un uomo realizza la propria vita, purché segua una strada che la sua passione riconosce. Tutto è possibile. Non abbiamo altro da perdere che le nostre catene.

 

Piero Coppo (1940) ha studiato medicina e psichiatria; nel 1969 entra in LUDD – Consigli Proletari e nel 1970 inizia, insieme a Giorgio Cesarano, Alberto Romero Luciana Tura ed altri, l'esperienza delle comuni in Toscana. Inizia a scrivere Psicopatologia del non vissuto quotidiano nel 1973, quando il periodo delle comuni si chiude insieme con l'apertura rivoluzionaria degli anni immediatamente precedenti. A partire dal 1977 inizia un lungo percorso nell'etnopsichiatria, che lo porta a esplorare le culture di diverse parti del mondo. Ha lavorato in Somalia, in Guatemala e in Mali. Fra le sue pubblicazioni sono Guaritori di follia. Storie dell'altopiano dogon (Bollati Boringhieri, 1994); Etnopsichiatria (Il Saggiatore, 1996); Tra psiche e culture. Elementi di etnopsichiatria (Bollati Boringhieri, 2003); Le ragioni del dolore. Etnopsichiatria della depressione (Bollati Boringhieri, 2005).

 
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