Torino in stato d'assedio

volantino comontista febbraio 72

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TORINO IN STATO DI ASSEDIO

 cicl. proprio C. Regina 24

“UNA VASTA RETATA NELLA NOTTE IN TUTTO IL PIEMONTE, 400 AGENTI E CARABINIERI HANNO CONTROLLATO LA CITTA' (RETATEPERQUISIZIONI E ARRESTI)”

L'uomo ridotto a pura merce dai rapporti di produzione capitalistici si ribella rompendo tutte le catene che la società gli impone. Rapine, furti, scippi, non sono altro che la giusta risposta alla inumanità del lavoro così come è organizzato. Stupri, omicidi sessuali non sono altro che la risposta, che è umana, al piacere che è sempre stato negato. Queste contraddizioni che esplodono hanno costretto le forze repressive ad occupare la città militarmente “per la salvaguardia dell'ordine costituito”.

I Comontisti riconoscono in queste esplosioni di intolleranza che sempre più sconvolgono lo squallore della passività organizzata, tutta la ricchezza critica della nuova epoca che vi si inaugura: l'umanità che tesa alla realizzazione dei propri desideri e della propria creatività sfugge ad ogni squallido tentativo di recupero che i vari gruppuscoli di ogni colore politico tentano di mettere in atto in nome della conservazione del proprio potere burocratico.

PALAZZO NUOVO POLIZIA NUOVA

 Del tutto analoga all'azione poliziesca e corrispondente alla medesima logica repressiva, si presenta la provocaziione messa in atto ieri 23 febbraio dai vari adoratori della burocrazia pechinese-finalmente in accordo per l'occasione- nei confronti di chiunque partecipasse allo squallido simposio sul processo Valpreda ed in particolare nei confronti di alcuni nostri compagni, intervenuti per smascherare la natura controrivoluzionaria dell'assemblea stessa. Noi denunciamo a tutti i compagni il progetto reazionario di rilancio del “Fronte democratico popolare” che tutta la sinistra uficiale, dal PC ai gruppuscoli extra parlamentari tenta di portare avanti al solo scopo delirante di gestire una nuova lotta nella quale potranno perpetuare il proprio potere gerarchico. La metodologia portata avandi da costoro è del resto in perfetto accordo con la loro strategia complessiva: perquisizioni, rastrellamenti, riconoscimenti, tutto ciò rientra perfettmente nel quadro sopra delineato.

I rapporti di produzione capitalisti sono di sfruttamento e costringono gli uomini in uno stato di miserabile dipendenza nei confronti delle macchine produttrici di merci. Coloro che si riconoscono nei ruoli sociali imposti difendono nient'altro che le cause materiali della loro infelicità, mercificando quotidianamente sé stessi, rinnegando la loro natura di uomini e perpetuando nella loro vita tutti i luridi schemi e le miseri che la società impone. La politica è la branca della produzione di ideologie che simili a merci vengono vendute secondo il colore ai differenti consumatori, che corrispondono nel mondo dello spettacolo ad altrettanti ruoli imposti dal capitale. All'interno di questa situazione si collocano le organizzazioni sedicenti rivoluzionarie che riproducono al loro interno tutti gli aspetti del processo produttivo del capitale.

Tutto questo sempre nel mondo dell'apparenza, in un mondo cioè in cui gi uomini non riconoscono sé stessi come soggetti tendenti al piacere, bensì come oggeti che riperpetuano la loro alienazione.

DOVE FINISCE IL MONDO DELL'APPARENZA LA' INIZIA LA COMUNITA' REALE DELL'AUTENTICAMENTE VISSUTO.

 

>>anastatica>>


Commento di Paolo:
é il primo volantino comontista a Torino, scritto da Paolone insieme con qualchedun altro (Valerio? Consalvi? Enrico?) : ne nacque una feroce polemica epistolare, di cui ho in archivio qualche brano, iniziata da me e in genere dai milanesi che si dissociarono pesantemente dallo sdoganamento dei delitti sessuali. Riccardo (che non era fra gli autori, stava forse ancora a Egola o già a Firenze) prese le difese dei torinesi, sostenendo che fra i comontisti in caso di disaccordo, si scirve un nuovo volantino e non si caga il cazzo su quelli vecchi. Tesi che fu approvata, a fronte del riconoscimento che l'omicida sessuale non era precisamente quel che noi intendevamo come moderno rivoluzionario, e neanche non moderno. Fu un buon dibattito nell'insieme, anche se valse a diffondere la nomea dei milanesi come "pistini", gente che fa la punta a tutto quel che si dice o si scrive.