GORIZIA

(1916)


 

(canzone popolare)


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La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia e le terre lontane
e dolente ognun si partì.

Sotto l'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,
questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dai confini;
qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie che tu non mi senti,
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
ché io muoio col suo nome nel cuor.

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

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La battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati circa, di parte italiana; di parte austriaca a 862 ufficiali e 40.000 soldati circa.
Fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca.


Per rinfrescare la memoria

L'assassinio, a Sarajevo dell’erede al trono asburgico, il 28 giugno del 1914, segnò la fine della cosiddetta "belle époque" e l’inizio di un conflitto senza precedenti, destinato non solo a mutare, con il crollo di quattro grandi imperi, assetti geo-politici consolidati da secoli, ma anche perché, fin dall’inizio, ebbe a tramutarsi in un’immane ed apocalittica carneficina, fino ad allora mai vista, che condusse al quasi annientamento reciproco dei due schieramenti che vedevano opposti: gli Imperi Centrali, ovvero Austria-Ungheria, Germania e Impero Ottomano, a cui si aggiunse la Bulgaria, contro le forze dell'Intesa, cioè Francia, Russia e Inghilterra, a cui successivamente si unirono Italia (per la quale il conflitto rappresentò l'ultima guerra d'indipendenza), Giappone e Stati Uniti d'America. Allora come oggi i Balcani furono oggetto di crescenti tensioni, dovute al desiderio delle popolazioni slave di liberarsi dalla dominazione di un Impero, quello Austro-Ungarico, che non sopravvisse al corso degli eventi.
Per la prima volta nella storia, una guerra assunse contorni mondiali, con l’intervento di potenze fino a quel momento distanti dalle questioni europee, come gli Usa e il Giappone. Per la prima volta, vennero utilizzati armamenti mai conosciuti prima (carri armati, aerei, sommergibili), la cui drammatica efficacia costrinse decine di migliaia di soldati, a combattere in condizioni inimmaginabili, seppelliti dal fango delle trincee e mandati al massacro in maniera sconsiderata, anche solo per guadagnare poche decine di metri di terreno.Dopo le vittorie iniziali delle forze degli Imperi Centrali, anche grazie all'intervento di italiani e americani la situazione si capovolse, fino al crollo della Germania e dell'Impero Austro-ungarico. Furono comunque 4 anni di atroci sofferenze, che riuscirono ad azzerare, con ben 10 milioni di morti, un'intera generazione di persone e che si conclusero, per i principali sconfitti (la Germania), con una pace, quella di Versailles, talmente umiliante da far covare, in essi, profondi sentimenti di rivincita sfociati, poi, nel 1939, nella seconda grande disgrazia mondiale.

Italia in guerra

L'ingresso in guerra
Di fronte alle crescenti e sempre più violente manifestazioni interventiste, il re decise di richiamare il Salandra che riuscì nell’intento di ottenere, da un parlamento scosso dai tumulti e timoroso di contrastare le decisioni del re, poteri straordinari e, di fatto, l’autorizzazione all’entrata in guerra.
La partecipazione al conflitto fu, quindi, di fatto, decisa, senza il consenso parlamentare e per volontà di due sole persone, il re e il presidente del consiglio.
Il 24 maggio 1915, dopo la dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria, del giorno precedente, il nostro esercito era già in marcia verso il confine.
Allo scoppio della guerra il capo di stato maggiore dell’esercito, Luigi Cadorna, si diceva certo di una rapida conclusione delle ostilità, attraverso una serie di "spallate" che avrebbero travolto le truppe austro-ungariche, ma fin dall’inizio la realtà fu ben diversa: infatti il confine tracciato nel 1866, al termine della III guerra d’indipendenza, non era stato studiato, dal governo di Vienna, in modo superficiale, ma aveva lasciato all’Austria il controllo dei passi e delle vette, fortificati con un complesso apparato di trincee e camminamenti difensivi.
Gli italiani si trovarono così a combattere in condizioni di svantaggio, anche perché la superiorità numerica delle forze regie era vanificata da armamenti antiquati e non all’altezza.
Di contro le armate asburgiche, pur inferiori quantitativamente, erano di gran lunga superiori qualitativamente e meglio organizzate, sia pure con tutte le difficoltà derivanti dalla loro natura multietnica.
Per tutti questi motivi e per l’insensata tattica di Cadorna, disposto a qualsiasi sacrificio di uomini, per raggiungere i fini sperati, l’esercito italiano, lanciato dal comando supremo all’assalto frontale del nemico, in ben undici battaglie sul fiume Isonzo, ebbe a lamentare un numero di perdite spaventoso, con l’unico risultato concreto della conquista di Gorizia, cui fece seguito, un vano e sanguinoso tentativo di avanzata verso Trieste, bloccato dalle imperforabili linee difensive austriache.
Le già dure sofferenze della guerra di posizione furono accentuate dalla natura impervia del fronte, che determinò combattimenti in condizioni ai limiti della follia, tra neve, ghiaccio e passi alpini inaccessibili; i problemi logistici che ne seguirono obbligarono i reparti del genio a ricorrere ad espedienti di ogni genere per consentire lo spostamento di truppe e mezzi a quelle quote.
I propositi del comando supremo, di una conclusione della guerra prima dell’inverno, si rivelarono, tragicamente, infondati ed anzi furono gli austriaci a prendere l’iniziativa, lanciando, nel 1916, la "Strafexpedition", la spedizione punitiva contro l’alleato traditore, ideata dal feldmaresciallo Conrad, che fece breccia tra le linee italiane ad Asiago; la strenua resistenza e il coraggio dei reparti italiani riuscirono, miracolosamente, a contenere il nemico e a respingerlo, a prezzo del solito, tremendo, numero di caduti.
Nonostante il coraggio dimostrato, il pesante tributo di sangue, le inutili perdite, le drammatiche condizioni di vita, determinarono, tra le truppe regie, non pochi episodi di insubordinazione , stroncati, con il consueto cinismo, dai vertici militari capeggiati da Cadorna, con centinaia di fucilazioni e con la tattica delle decimazioni; nel Carso, tra i monti dell’Adamello dunque, si continuava, con spietata perseveranza, a morire, vanamente, a fiumi, non solo per mano nemica, ma anche per volontà dei tribunali militari e per opera dei plotoni di esecuzione, in un indicibile clima di terrore e violenza, tale da minare ogni resistenza psico-fisica.

tratto da http://www.lagrandeguerra.too.it

Alcuni link per approfondire
Cronologia
La presa di Gorizia: due cronisti di guerra a confronto
I disertori della Prima guerra mondiale


 

 


George Grosz, Explosion, 1917




... La violenza legale, ufficiale, disciplinata all'arbitrio di un'autorità, l'assassinio collettivo irragionevole che compiono le file di soldatini automaticamente all'echeggiare di un breve comando, questa violenza che i lupi e le iene non hanno, ci fa schifo e ribrezzo.
(A. Bordiga)

Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria.
(F. Dürrematt)

Se volete restare uomini, non siate soldati; se non sapete digerire le umiliazioni non indossate l'uniforme.
(J. Grave)

La cosa più tremenda ch'io conosca è la sottomissione, la sudditanza oppure il desiderio di sottomettersi incondizionatamente, questo fare come gli altri, correre con gli altri, cantare con gli altri, marciare con gli altri e piombare per di più in un penoso stato di euforia.
(H. Böll)

Finché ci sono macelli ci saranno anche campi di battaglia.
(L. Tolstoi)

Mostratemi un posto dove l'uomo si assassina in massa, apertamente, vi mostrerò un governo alla testa della carneficina.
(A. Bellegarigue)

Il terrore di Stato è un crimine accecante che pretende di distruggere altri crimini.
(Montesquieu)

La guerra nutre se stessa.
(Tito Livio)

Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace.
(Tacito)

Un impero fondato con la guerra con la guerra deve mantenersi.
(Montesquieu)

I due più acerrimi nemici dell'umanità sono: i soldati, perchè uccidono, e i preti, perchè mentono.
(V. Hugo)

Chi fa il dopoguerra?
Chi ha fatto la guerra.
(Totò)

La vera guerra totale è divenuta una guerra di informazioni. La si combatte con raffinati media elettrici informativi, in condizioni fredde e incessantemente.
(M. McLuhan)

I bambini giocano a fare i soldati. Ma perché i soldati giocano a fare i bambini?
(K. Kraus)

Il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie.
(S. Johnson)

Il capitalismo porta con sé la guerra, come le nuvole portano con sé la pioggia.
(J. Jaurès)

Legge del taglione
Per ogni animale pestato e trucidato nei macelli, un uomo ucciso sui campi di battaglia.
(M. Tauberthill)

Io sono nel mio nemico e il mio nemico è in me.
(R. Vaneigem)

La guerra puzza di cadavere, ma questo non implica che la pace odori di gelsomino. I periodi tra guerra e guerra esalano un lezzo più sottile e profondo, che a un naso sensibile e addestrato non sfugge.
(Savinio)

Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.
(Erodoto)

La guerra non mi suggerisce nessuna idea degna di essere comunicata.
(F. Kafka)

È più facile militarizzare un civile che civilizzare un militare.
(Scritta murale)

I soldati sono assassini.
(K. Tucholsky)

La guerra è un massacro fra uomini che non si conoscono a vantaggio di uomini che si conoscono ma eviteranno di massacrarsi reciprocamente.
(P. Valéry)

Come tutti i militari, meno pensava e più avanzava di grado.
(P. Cacucci)

"Sì, assolutamente (...), Lola, rifiuto la guerra e tutto quel che c'è dentro... Non la deploro, io... Non mi rassegno, io...Non mi piagnucolo addosso, io... La rifiuto recisamente, con tutti gli uomini che contiene, voglio averci niente a che fare con loro, con lei. Fossero anche novecentonovantacinque milioni e io solo, sarebbero loro che hanno torto, Lola, e io che ho ragione, perché sono il solo a sapere quel che voglio: non voglio più morire."
(L.-F. Céline)

Alla fine potremmo fare a meno anche delle guerre; un'opinione giusta potrebbe, in certe circostanze, già bastare. (...) Noi altri ci metteremmo immediatamente al grandioso e sublime lavoro della vita: abbiamo ancora da organizzare tutto!
(F. Nietzsche)


EPITAFFIO
PER UN MONUMENTO AI CADUTI
Benjamin Péret
(1936)

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Il generale ci ha detto
il dito nel buco del culo
il nemico
è di là Avanti
Era per la patria
Noi siamo partiti
il dito nel buco del culo
La patria l'abbiamo incontrata
il dito nel buco del culo
La tenutaria ci ha detto
il dito nel buco del culo
Morite o
salvatemi
il dito nel buco del culo
Abbiamo incontrato il kaiser
il dito nel buco del culo
Hindenburg Reischoffen Bismarck
il dito nel buco del culo
il granduca X Abdul-Amid Sarajevo
il dito nel buco del culo
mani tagliate
il dito nel buco del culo
Ci hanno spezzato le tibie
il dito nel buco del culo
divorato lo stomaco
il dito nel buco del culo
bucato i coglioni con i fiammiferi
il dito nel buco del culo
e poi molto dolcemente
siamo crepati
il dito nel buco del culo
Pregate per noi
il dito nel buco del culo


Otto Dix, Invalidi di guerra giocano a carte, 1920

LA NINNA NANNA DE LA GUERRA
Trilussa
(1914)


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Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili...

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

 

INNO DEGLI EX COMBATTENTI PATRIOTI
Benjamin Péret
(1936)

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Guardate come sono bello
Ho cacciato la talpa nelle Ardenne
ho pescato le sardine sulla costa belga
Sono un vecchio combattente

Se la Marna si getta nella Senna
è perché ho vinto la Marna
Se nello Champagne c'è del vino
è perché ci ho pisciato

Ho gettato per aria il calcio del mio fucile
ma i Tauben m'hanno sputato sul muso
è così che sono stato decorato
Viva la Repubblica

Ho ricevuto nel culo zampe di coniglio
sono stato accecato da caccole di capra
asfissiato dal letame del mio cavallo
allora m'hanno dato la croce d'onore

Ma ora non sono più militare
le granate mi scoreggiano sul naso
e i limoni mi scoppiano in mano
E tuttavia sono un vecchio combattente

Per ricordare la mia coccarda
mi son dipinto il naso di rosso
e ho prezzemolo nel naso
per la croce di guerra

Sono un vecchio combattente
guardate come sono bello



 

L'EROICA MORTE DEL TENENTE CONDAMINE DE LA TOUR
Benjamin Péret
(1936)

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Da sette secoli Condamine de la Tour
le braccia come le lancette di un pendolo
che segna le nove e un quarto
ritto sul suo caprone tricolore
comandava i suoi quattordici gamberi

Nel suo cervello bacato le brezze cantavano
Verrai giù porco lassù
Ma dal cielo nero come la fronte dei padri
nessuna aragosta veniva a soccorrere i suoi gamberi

A volte solo lo spezzarsi di un'unghia
lo avvertiva che le marmitte cambiavano sesso
e che le lattughe perdendo le orecchie
venivano a chiedergli il segreto dei suoi peli

All'improvviso nella sua aria barbuta
si conficcò un chiodo con un rumore di tenebre
un chiodo azzurro e verde come un mattino di primavera
2.437 cimici gli uscirono dal naso
4.628 lampioni gli entrarono nelle orecchie

Egli gridò
Io Condamine de la Tour cerco massacri
fanciulli con scarpe di nuvole
e il milite ignoto nell'armadio

Ma Gesù ha gettato il milite ignoto nella spazzatura
e i porci l'hanno mangiato
e gli alsaziani hanno mangiato i porci

E' così che sei cresciuto Condamine de la Tour
che sei cresciuto come un porco
e l'ombelico del milite ignoto è diventato il tuo

Ma oggi Gesù ha infilato i piedi nella tua buzza
che gli fa da zoccolo
i piedi nello stesso zoccolo
E' per questo che è diventato un dio
e che i suoi preti hanno scarpe
del tutto simili alla loro faccia

Marcisci Condamine de la Tour
con i tuoi occhi il papa farà due ostie
per il tuo sergente marocchino
e il tuo cazzo diventerà il suo bastone di maresciallo
Marcisci Condamine de la Tour
Marcisci schifoso senz'ossa.

 



GLI ALLEGRI MACELLAI
Boris Vian
(1955)

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1ª strofa
Questo è il tango dei macellai della Villette
questo è il tango dei carnefici dei mattatoi
vieni a cogliere le fragole e le violette
e a bere svelto il sangue se nero non lo vuoi.

1º ritornello
Bisogna che sanguini
bisogna che la gente abbia da mangiare
bisogna che i grassi si possano abbuffare
bisogna che i piccoli possano ingrassare
bisogna che sanguini
bisogna che i clienti dei mercati
possano riempirsi le trippe
di filetto a ottomila l'etto
bisogna che sanguini
bisogna che le pelli si facciano conciare
bisogna che le zampe si facciano bollire
che le teste si faccian marinare
bisogna che sanguini
bisogna ingozzarsi di bistecconi
per essere ben grassi quando si scoppia
e si va a nutrire i vermacchioni
bisogna che sanguini
bello forte!

George Grosz, Le colonne della societa', 1926

 

2ª strofa
Questo è il tango degli allegri militari
dei gioiosi vincitori di dovunque e anche altrove
questo è il tango dei famosi armiamoci e partite
questo è il tango di tutti i beccamorti.

2º ritornello
Bisogna che sanguini
spingi quella baionetta
bisogna che entri o scoppi
sennò sbarrerai gli occhi
bisogna che sanguini abbattine qualcuno
pazienza se è un cugino
spillagli sangue come se fosse vino
bisogna che sanguini se non li fai crepare
ai compagni il cambio dovrai dare
e tu la Vita breve interpretare
bisogna che sanguini
domani sarà il tuo turno
domani sarà il tuo giorno
non più un brav'uomo e non più amore.

Toh! che buon sanguinaccio! che sanguinaccio!
che buon sanguinaccio!

  Pablo Picasso, Guernica, 1937 (dettaglio)

Colpisci e terrorizza
Sulla natura della guerra postmoderna da una prospettiva non antropocentrica
di Massimo Filippi

"La guerra postmoderna è la prosecuzione del sacrificio religioso e del mattatoio industriale con altri mezzi e sulla specie umana" http://www.liberazioni.org/ra/ra/officina006.html


Animali in guerra:
uccisi da uomini per uccidere altri uomini
L'uso degli animali nella sperimentazione militare

di Agnese Pignataro

"Animali intossicati da gas venefici, irradiati con raggi Gamma,
condizionati con elettroshock, usati per provare ogni tipo di arma, che sia
da fuoco, chimica, batteriologica, atomica: un massacro preliminare a quello
compiuto sugli uomini a cui tali armi sono destinate."
http://www.gondrano.it/desert/lab/aig.htm


Chitarra: Piero Del Prete, Giammaria Simoncini
Carrara, 29/07/2003
L'esecuzione del brano è tratta da
"L'uovo di Durruti", di Joe Fallisi, di prossima pubblicazione.
Editing e mastering digitali: Virtual Light Studio, Paolo Siconolfi, Vedano al Lambro (Mi)

Web design: Sergio Serrao


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