Il Sole vero

 

Non a parole, come pia illusione collettiva e
"sol dell'avvenire", ma CAMMINANDO,
IN PRIMA PERSONA e ORA. Come Sole vero.

Cardine

Da: Joe
Data: Wed, 12 May 2004
A: pkrainer

(...) "Antiamericanismo"!... Ma cristo! è un dire le cose per come stanno, vino al vino, fiele a fiele!... "Anti-", capisci?... e mica contro gli "americani" tout court (vorrei vedere!... se così fosse ci rientrerebbero i meravigliosi Pellerossa, sterminati, appunto, come fondazione letale del loro "building", da quella manica di preti e criminali calata dall'Europa insaziabile)... No, no, proprio contro l’"americanismo", vale a dire, precisamente, contro l'ideologia e la prassi e la "cultura", in miliardi di maniere modulata e ormai impiantata globalmente sul mondo, dell'ultimo capitalismo, quello del crepuscolo, della società dello spettacolo UNITARIA, che in Hollywoodwallstreet ha il suo cuore di tenebra... e ormai più oltre, della società degli spettri, dell'astratto fantasmatico che plasma e divora ogni concreto, del trionfo del morto (dell'immagine d'archivio, dell'ologramma, del clone, del virtuale, dell'ersatz, di ogni pattume sonnambolico-adorante-passivo) sul vivo... il compimento tendenziale (vicino, vicino...) del processo già incritto all'origine – che io, al contrario di Giorgio Cesarano e di Jacques Camatte, situo nel Seicento, nel secolo di Cartesio, non nelle nebbie della preistoria: il valore di scambio ingloba, fa suo, annichilisce ogni valore d'uso e tutto evapora, diventa puro "valore", cioè rappresentazione, teatro dei fantasmi, tramonto-archiviazione di ogni bios reale, purissimo nulla... Un esito "spirituale" che è ben davvero il più stupefacente paradosso, trattandosi di forze e apparati mostruosamente materiali... E' contro questo processo inesorabile, all'esterno e all'interno dell'individuo, da soli e in alleanza con milioni di altri uomini e donne (e animali e natura), che deve compiersi, oggi, LA VERA GUERRA.

Joe

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Da: Joe
Data: Mon, 17 May 2004
A: sgiombo

> ----- Original Message -----

> From: sgiombo

Il razionalismo ("cartesiano" e non solo) non é affatto all'origine della barbarie infinita dell'imperialismo odierno (...), la quale nasce anzi dalla negazione, o per lo meno da una grave carenza, del razionalismo (pre-illuministico, illuministico, postilluministico); inoltre per il superameto e la definitiva sconfitta di questa barbarie infinita é necessario dispiegare e sviluppare al massimo grado il razionalismo.

Non é necessaria (...) una critica del c. d. "specismo" ed é teoricamente falso, errato e politicamente controproducente collocare le altre specie animali sullo stesso piano etico e socio-politico di quella umana. (...) Noto che lo stesso concetto kuhniano di "rottura (rivoluzionaria) di paradigma", (...) credo condiviso da te, é fortemente razionalistico, si inserisce perfettamente nella tradizione razionalistico-scientifica moderna, uno degli iniziatori della quale é stato certamente Cartesio, e a mio avviso non é per nulla "anticartesiano", anzi! (...) Il razionalismo di Cartesio aveva certamente dei limiti, era certamente ed ovviamente condizionato dal grado di sviluppo delle forze produttive ai suoi tempi. (...) Un razionalismo conseguente non può affatto avere e non ha per nulla pretese di "dominio assoluto" sulla natura, bensì un atteggiamento verso la natura del tipo ben delineato da F. Engels nello splendido scritto sul ruolo svolto dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia:

"Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha infatti, in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamnto; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, imprevisti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze... Ad ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi é estraneo ad essa ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle nel modo più appropriato... Gli uomini non solo sentiranno, ma anche sapranno, di formare un'unità con la natura, e tanto più insostenibile si farà il concetto, assurdo e innaturale, di una contrapposizione fra spirito e materia, fra uomo e natura, fra anima e corpo, che é penetrato in Europa dopo il crollo dell'antichità classica e che ha raggiunto il suo massimo sviluppo nel cristianesimo" [scritto a fine '800!]. (...)

Guido

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Rivendicare, come senz'altro anch'io faccio, l'apporto teorico-pratico, magnificamente anti-oscurantista, dell'illuminismo e della Rivoluzione Francese e l'importanza essenziale della ratio al fine della comprensione e modifica della realtà, non toglie minimamente valore alla critica indispensabile che della ratio stessa, dei suoi limiti e delle sue pretese tiranniche è stata fatta, per esempio, da Adorno e dalla Scuola di Francoforte. Nello specifico, secondo la concezione cartesiana del corpo e dell'essere, l'uomo, unico depositario dell'"anima immortale" (con sede "interna" e la cui funzione dirigente e separata Cartesio paragona a quella del "fontaniere") "a immagine e somiglianza" del despota divino, detiene nei confronti del mondo "esterno" potere assoluto di vita e di morte. Tutto ciò che è sotto il dominio dello "spirito", della res cogitans, della ratio appunto (compreso il corpo dell'uomo stesso), è res extensa, infinitamente manipolabile e reificabile. Una visione totalmente anti-organica, che se ha di certo favorito l'indagine e l'intervento sulla realtà è, insieme, all'origine della possibilità oggi pienamente realizzata del suo disastro e collasso. Ed è evidente che a prendersi carico di tale infausta realizzazione nessun contesto e sistema sociale era più adatto di quello capitalistico. Faccio qui seguire un'icastica ricostruzione del processo ora accennato (nella speranza possa essere di qualche utilità - se non altro per precisare meglio il mio pensiero), tratta da un testo di prossima pubblicazione:

"C'è una scia infinita di morte, di sangue pietrificato in 'Tavole della Legge', che collega l'immonda pretaglia e la scienza serva. L'origine di ogni male è in quell'antica consegna: 'Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo (...) Tutto ciò che si muove e che ha vita vi sarà di cibo.' (Genesi IX, 1-5) Perciò la critica della religione, e innanzi tutto di quella giudaico-cristiana, è PRELIMINARE a ogni altra. Gli uomini, uniche creature dotate di 'carattere spirituale e personale', a immagine e somiglianza del Padre, dell'Arconte spietato. E tutti gli altri viventi, 'argilla' nelle loro mani, da sempre e per sempre. Con un balzo fulmineo siamo a Cartesio, intelligentissimo leguleio, timoroso dei gesuiti e fondatore della scienza moderna. La res cogitans (fondata nel dubbio), come unica certezza, perno attorno a cui tutto ruota e a cui tutto è subordinato. Al di fuori dell'essere pensante, dello spirito, i corpi – macchine idrauliche –, gli altri animali – orologi automatici – e la natura – grandioso meccano. Res extensa, materia infinitamente manipolabile, a disposizione totale."

Lo "specismo" riassume l'attitudine umana alla fine distruttiva e auto-distruttiva che, come dicevo più sopra, ha trovato nel capitalismo (e, sempre più, in quello spettacolare e superletale del crepuscolo borghese) il perfetto strumento per una sua conquista e, insieme, devastazione, alla radice, del sostrato stesso biologico dell'uomo e del suo habitat. La "globalizzazione" ha reso ormai evidente come il destino dell'animale umano, degli altri animali e della natura sia uno. Proprio in quanto (casuale) vertice storico della scala evolutiva, all'uomo spetta ed è possibile di salvare e redimere, finché ancora è in tempo, questo tutto unico. Egli ha sviluppato le forze produttive, le conoscenze scientifiche e le capacità tecniche che glielo possono consentire, solo che riesca a liberarsi così del modo e dei rapporti di produzione che queste forze incatenano, come di quel "paradigma" che definisce il sistema inveterato in cui egli aliena e reifica la natura, gli animali e se stesso.

Citi un passo luminoso di Engels, cui però sarebbe possibile contrapporne altri, suoi, persino di tono e senso quasi opposto. Ma il punto è che si parlava del fondatore della scienza moderna e Descartes, per quanto possa apparire paradossale, era, insieme, meccanicista e SPIRITUALISTA. Come sai, per Cartesio, religiosissimo e timoroso dell'autorità ecclesiastica, l'unico modo atto a dimostrare l'esistenza del mondo, sta nel riflettere (tautologicamente) sull'esistenza di Dio (!), ché se infatti il mondo non esistesse, bisognerebbe pensare a Dio come a un "supremo ingannatore", ma ciò "è contrario sia alla fede, sia alla logica", dal momento che ne deriverebbe una cessazione della natura divina stessa di Dio (!!!). La sua concezione dell'essere e della realtà, composta di una sostanza infinita, Dio, e due sostanze finite, "pensante" (res cogitans) ed "estesa" (res extensa), la si trova nelle Meditationes de prima philosophia (1641, 1642) e nei Principia philosophiae (1644); mentre quella del "modello idraulico" del corpo umano nel suo ultimo scritto, il Traité de l'homme (pubblicato postumo). Da cui si deduce la visione più anti-organica e meccanicistica mai escogitata del corpo vivente: macchina, congegno, di indubbia e meravigliosa complessità, ma funzionante in base alle pure leggi della meccanica. Secondo la metafora della fontana, la tecnologia "idraulica" costituisce, per il filosofo, il miglior modello del corpo umano. I "tubi" sono paragonati al sistema nervoso, così come le funzioni fisiologiche e le percezioni ai meccanismi e congegni delle macchine idrauliche. A sovrintendere le quali, padrona assoluta (e assolutamente superiore, nonché separata - con "sede principale" nel cervello) sta l'"anima ragionevole", simile al "fontaniere", ovvero ai quadri di comando di queste stesse macchine. Scrive Cartesio all'inizio del suo libro:

"Suppongo che il corpo non sia altro che una statua o maccchina di terra che Dio forma espressamente per renderla il più possibile simile a noi: per modo che non solo dia a essa all'esterno il colore e la figura di tutte le nostre membra, ma vi metta anche all'interno tutti i pezzi che si richiedono per fare sì che cammini, mangi, respiri e imiti infine tutte quelle nostre funzioni che si può immaginare procedano dalla materia e non dipendano dalla disposizione degli organi.
Vediamo orologi, fontane artificiali, mulini e altre macchine simili, le quali, pur non essendo fatte che da uomini, nondimeno hanno la forza di muoversi da sé in molti modi; mi sembra che non potrei immaginare tante specie di movimenti in questa che suppongo essere fatta dalle mani di Dio, né attribuire a essa tanto artificio che non abbiate motivo di pensare che ve ne possano essere di più. (...)
Così come potete aver visto nelle grotte e nelle fontane che sono nei giardini dei nostri re, che la sola forza con cui si muove l'acqua uscendo dalla sua fonte è sufficiente per muovere diverse macchine e anche per far loro suonare alcuni strumenti, o pronunciare alcune parole, secondo la diversa disposizione dei tubi che la conducono.
E in verità si può benissimo paragonare i nervi della macchina che vi descrivo ai tubi delle macchine di queste fontane; i suoi muscoli e i suoi tendini agli altri diversi congegni e molle che servono a muoverle; i suoi spiriti animali all'acqua che le muove, di cui il cuore è la fonte e le concavità del cervello sono i castelli.
Inoltre, la repirazione e altre siffatte azioni che sono per essa naturali e ordinarie e che dipendono dal corso degli spiriti, sono come i movimenti di un orologio o di un mulino che il corso ordinario dell'acqua può rendere continui.
Gli oggetti esterni che con la loro sola presenza agiscono contro gli organi dei suoi sensi, e che con questo mezzo la determinano a muoversi in parecchie maniere diverse, secondo la disposizione delle parti del suo cervello, sono come degli estranei che, entrando in alcune delle grotte di queste fontane, causano essi stessi, senza pensarvi i movimenti che vi si fanno in loro presenza. Infatti non possono entrarvi che camminando su certe piastrelle disposte in modo tale che se, per esempio, si avvicinano a una Diana che si bagna, la faranno nascondere entro delle canne, e se procedono oltre per inseguirla, faranno venire verso di essi un Nettuno che li minaccerà con il suo tridente; o, se vanno da qualche altro lato, faranno uscire un mostro marino che vomiterà loro dell'acqua in faccia; o cose simili, secondo il capriccio degli ingegneri che le hanno fatte.
E infine, quando l'anima ragionevole sarà in questa macchina, avrà la sua sede principale nel cervello e sarà lì come il fontaniere che deve essere nei castelli ove vanno a rendersi tutti i tubi di queste macchine, quando vuole provocare o impedire o cambiare in qualche maniera i loro movimenti." (Cfr. René Descartes, L'uomo, Boringhieri, Torino 1960, pp. 37 sgg.)

E così conclude, alla fine dello stesso, con coerenza implacabile:

"Vi prego di considerare, io dico, che queste funzioni conseguono del tutto naturalmente, in questa macchina, dalla semplice disposizione dei suoi organi, né più né meno come i movimenti di un orologio o di un qualsiasi altro automa seguono dai suoi contrappesi e dalle sue ruote." (Ibid., p. 153)

"Gli uomini non solo sentiranno, ma anche sapranno, di formare un'unità con la natura, e tanto più insostenibile si farà il concetto, assurdo e innaturale, di una contrapposizione fra spirito e materia, fra uomo e natura, fra anima e corpo, che è penetrato in Europa dopo il crollo dell'antichità classica e che ha raggiunto il suo massimo sviluppo nel cristianesimo"... Queste parole radicalmente critiche di Engels, che io sottoscrivo dalla prima all'ultima, si attagliano in modo perfetto anche all'allievo dei gesuiti René Descartes e ai suoi peggiori eredi.

Per finire. L'ecocidio viene senza dubbio realizzato nella maniera più decisa e apocalittica dal capitalismo – in specie nella sua forma crepuscolare e putrescente –, ma le sue radici storiche e filosofiche PRECEDONO quest'ultimo. Ed essere radicali (non al modo del digiunatore al cappuccino con kippà su brioche) significa, appunto, andare alla radice.

Joe

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Da: Joe
Data: Mon, 19 May 2004
A: sgiombo

> ----- Original Message -----

> From: sgiombo

Descartes, vissuto nel '600, non poteva non presentare seri limiti nel suo razionalismo per certi versi embrionale e pionieristico, con il quale cercava faticosamente e genialmente di contribuire all'uscita da secoli di buio dominio delle peggiori ideologie religiose. Il suo dualismo é secondo me una evidente espressione di tali seri limiti (le sue debolezze umane mi sembrano meno rilevanti di quelle dimostrate da Galileo, al quale preferisco certamente come uomo - non come filosofo e scienziato - Giordano Bruno).

Ciò non toglie che Cartesio sia stato, a mio avviso molto meritoriamente, fra i primi ed i principali coltivatori e promotori del razionalismo moderno, che ovviamente dopo di lui ha fatto molta strada, giungendo fra l'altro al grado di maturità e consapevolezza dimostrato più di cent'anni fa da Engels (che, come qualunque altro pensatore può avere avuto qualche pecca e caduta di tono, ed anche limiti seri nelle sue riflessioni: era un uomo, per quanto a mio avviso geniale, non un "profeta ispirato da Dio", né ha mai preteso di esserlo!).

Il magnifico passo di Descartes da te citato che non conoscevo (ti ringrazio tantissimo per avermi fatto conoscere il Traitè de l'homme, che leggerò senz'altro) costituisce a mio avviso una pressocché perfetta formulazione dell'atteggiamento epistemologico che sta a fondamento della moderna medicina, che ne siano consapevoli più o meno chiaramente od anche in qualche caso per niente i ricercatori odierni in questo campo del sapere: spesso, come rileva fra l'altro Engels, ottimi scienziati sono pessimi filosofi (con conseguenze negative - "per fortuna" generalmente non catastrofiche - anche sul piano strettamente scientifico). (...) Secondo me é proprio la mancata radicalità propria del limitato razionalismo tipico dell'ideologia capitalistica anche nelle sue fasi migliori e più progressive (da gran tempo trascorse, tanto che a mio avviso l'odierna ideologia capitalistica "della putrefazione" é anzi fortemente irrazionalistica) che é necessario superare per cercare di comprendere e dominare e superare i gravissimi problemi posti all'umanità dallo sviluppo gravemente distorto-involuzione cui la storia sta andando incontro - ma da materialista storico ritengo condizione di tutto ciòil superamento dei rapporti di produzione capitalistici - mettendo l'umanità a serissimo rischio di estinzione "prematura" e "di sua propria mano".

Guido

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Mi premeva mettere in luce visione del giudaismo-cristianesimo (quella criticata da Engels) in quanto CARDINE della concezione meccanicistica di Cartesio, che vede il corpo umano (per non parlare degli animali "senz'anima" e della natura tutta) come un automa retto e assolutamente dominato dal pensiero, dalla res cogitans – dall'"anima" – propria ed esclusiva dell'uomo. E' solo in base a tale visione, accolta come EREDITA' SINE QUA NON dalla scienza moderna, che si giustifica, dal punto di vista filosofico, la possibilità di manipolazione e reificazione infinita di OGNI essere vivente, a cominciare, com'è ovvio, da quelli che non hanno la capacità di opporsi a questa pretesa dittatoriale (si veda, solo per fare un esempio fra i tanti possibili, la pratica orrida della vivisezione). E concordo senza dubbio che le parole di Descartes da me citate costituiscono "una pressocché perfetta formulazione dell'atteggiamento epistemologico che sta a fondamento della moderna medicina, che ne siano consapevoli più o meno chiaramente od anche in qualche caso per niente i ricercatori odierni in questo campo del sapere". Ma non ne provo il minimo entusiasmo.

Joe

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Da: Joe
Data: Sun, 14 June 2004
A: pkrainer

> ----- Original Message -----

> From: "pkrainer"

> > ----- Original Message -----

> > From: Giacomo

(…)

> > Al di là del rapporto, persino affettivo, che uno può avere con il proprio animale domestico (c'è chi prova lo stesso zsentimento per la propria moto), gli animali sono solo materia, che è giusto utilizzare per i propri bisogni (anche il lusso ed il capriccio è un bisogno umano).

> > Giacomo

> dire che gli animali sono solo materia - cosa in sé verissima – allude all'idea immonda che gli esseri umani sarebbero qualcosa d'altro, il che dimostra come il disprezzo verso gli animali sia un accessorio della sozza genuflessione verso esseri inesistenti che, lungi dall'essere solo materia, nemmeno esistono (ma se esistessero ispirerebbero ad ogni persona bennata solo irrisione e disprezzo) Il lusso e il capriccio, poi, possono ispirare simpatia, e a me ne ispirano, ma proprio perché NON sono bisogni, che come tali, sono necessari ed esulano quindi da ogni giudizio. Considera che uno però potrebbe reputare lussuoso farsi un portachiavi con il tuo scroto: non mi pare che - vista la pochezza degli argomenti che avanzi - sapresti dissuaderlo. Ti gioveranno mutande di ghisa, per il futuro.

> Paolo

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Sì, questo stronzo di ghisa, che probabilmente si reputa pure "rivoluzionario", ha, in materia, lo stesso identico parere di un'esimia schiera di reificatori intellettuali che stanno a fondamento della civiltà dei visi pallidi. Non ho idea se il suo misero scroto si galvanizzerebbe sapendolo, ma Aristotele (e come lui, PER L'ESSENZIALE, al di là di ogni "umanismo", la Genesi, i Salmi, l'Esodo, Cicerone, Paolo di Tarso, Agostino di Tagaste, Lattanzio, Tommaso D'Aquino, Ramon Sabunde, Marsilio Ficino, René Descartes, Nicolas Malebranche, Baruch Spinoza, Anthony Ashley Cooper conte di Shaftesbury, George-Louis Leclerc De Buffon, Joseph De Maistre e tanti altri... sino ai gesuiti de "La civiltà cattolica") così si esprimeva, senza perifrasi:

"Le piante sono fatte per gli animali e gli animali per l’uomo, quelli domestici perché ne usi e se ne nutra, quelli selvatici, se non tutti, almeno la maggior parte, perché se ne nutra e li usi per gli altri bisogni. (…) Se dunque la natura niente fa né imperfetto né invano, di necessità è per l’uomo che li ha fatti, tutti quanti. Perciò anche l’arte bellica sarà per natura in un certo senso arte di acquisizione – e infatti l’arte della caccia ne è una parte – e si deve praticare contro le bestie e contro gli uomini che, nati per obbedire, si rifiutano, giacché per natura tale guerra è giusta." (Aristotele, Politica I. 8, 1256b15-26)

"L'uomo è un essere socievole molto più di ogni ape e di ogni capo d'armento. Perché la natura, come diciamo, non fa niente senza scopo e l'uomo, solo tra gli animali, ha la parola: la voce indica quel che è doloroso e gioioso e pertanto l'hanno anche gli altri animali (e, in effetti, fin qui giunge la loro natura, di avere la sensazione di quanto è doloroso e gioioso, e di indicarselo a vicenda), ma la parola è fatta per esprimere ciò che è giovevole e ciò che è nocivo e, di conseguenza, il giusto e l'ingiusto: questo è, infatti, proprio dell'uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la percezione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto e degli altri valori. (...)
Nell'essere vivente, in primo luogo, è possibile cogliere (...) l'autorità del padrone e dell'uomo di Stato perché l'anima domina il corpo con l'autorità del padrone, l'intelligenza domina l'appetito con l'autorità dell'uomo di Stato o del re, ed è chiaro in questi casi che è naturale e giovevole per il corpo essere soggetto all'anima, per la parte affettiva all'intelligenza e alla parte fornita di ragione, mentre una condizione di parità o inversa è nociva a tutti. Ora gli stessi rapporti esistono tra gli uomini e gli altri animali (...). Così pure nelle relazioni del maschio verso la femmina, l'uno è per natura superiore, l'altra inferiore, l'uno comanda, l'altra è comandata - ed è necessario che tra tutti gli uomini sia proprio in questo modo. Quindi quelli che differiscono tra loro quanto l'anima dal corpo o l'uomo dalla bestia (e si trovano in tale condizione coloro la cui attività si riduce all'impiego delle forze fisiche ed è questo il meglio che se ne può trarre), costoro sono per natura schiavi, e il meglio per essi è star soggetti a questa forma di autorità, proprio come nei casi citati. In effetti è schiavo per natura chi può appartenere a un altro (per cui è di un altro) e chi in tanto partecipa di ragione in quanto può apprenderla, ma non averla; gli altri animali non sono soggetti alla ragione, ma alle impressioni. Quanto all'utilità, la differenza è minima: entrambi prestano aiuto con le forze fisiche per le necessità della vita, sia gli schiavi, sia gli animali domestici." (Politica, I, 1253-1255)

"Infatti, dove non vi è nulla di comune tra il comandante e il comandato non v'è amicizia, non essendovi neppure giustizia; bensì vi sono rapporti quali quelli dell'artista verso il suo strumento, quello dell'anima verso il corpo, quello del padrone verso lo schiavo; infatti tutte queste cose ricevono pure una certa cura da parte di chi le usa, però non v'è amicizia, né giustizia verso ciò che è inanimato. E neppure ve n'è verso un cavallo o un bue, né verso uno schiavo, in quanto schiavo. Nulla vi è infatti di comune tra il padrone e lo schiavo: infatti il servo è uno strumento dotato di anima, e lo strumento è uno schiavo inanimato." (Etica Nicomachea, VIII, 11, 1261)(1)

La schiavitù, almeno nominalmente, è stata abolita e così pure il servaggio della donna nei confronti dell'uomo. Il vento grandioso del 1789 – spartiacque esecrato da tutti i reazionari – giungerà a compiere la sua opera solo liberando dalla tirannia anche gli animali non umani.

Joe

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Da: Joe
Data: Wed, 13 Oct 2004
A: vegan-it

> Beh che dire? rispondo semplicemente dicendo che anche nella genesi (1.28, 1.29, 1.30) è scritto che avremmo dovuto nutrirci dei frutti delle piante che danno frutto e dei semi delle piante che danno semi ecc...

* No, scusa, non posso concordare con quello che scrivi, assolutamente. La Bibbia è il "Libro" che costituisce la base sepolcrale dell'antropocentrismo tirannico, quello nostro, dell'uomo "pallido" che impera sul mondo. Forse già la conosci, altrimenti ti consiglio una stupenda antologia, in due volumi, I filosofi e gli animali, a cura di Gino Ditadi (Isonomia, Este 1994). Nel primo (pp. 3-7, 251-254) si trovano tutti i riferimenti testuali e considerazioni utilissime che consentono di farsi un'idea obiettiva. Terribile e DEFINITIVO come una condanna a morte, vi è un passo della Genesi (IX, 1-5) che elimina ogni dubbio: "Iddio benedì Noè e i suoi figli e disse loro: 'Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove e che ha vita vi sarà di cibo: Io vi dò tutto questo come vi detti l'erba verde(2); solo non mangiate carne che abbia ancora la vita sua, cioè il suo sangue." L'animale annichilito, dissanguato, la sua spoglia (presto) putrefatta, ecco il cibo orrido che spetta al rappresentante in terra di Dio. "Non è irrilevante notare", osserva Ditadi, "che l'agricoltore Caino 'fece al Signore un'offerta dei frutti della Terra', ma questa non fu gradita da Jahvé perché giudicata 'scadente'; viceversa fu gradita l'offerta di Abele 'dei primogeniti dei suoi greggi e dei più grassi'. E' una diversa motivazione presente nei due fratelli a far sì che Dio gradisca o meno o quel che importa è il tipo di offerta? Non c'è alcun dubbio che il Dio biblico è attento al tipo di offerta e che - a dispetto delle intenzioni - Egli ami il profumo, 'la soave fragranza degli olocausti'." (I filosofi e gli animali, op. cit., p. 5). Per finirla con questo lezzo di morte, occorre dissolvere l'incubo dell'Arconte senza volto e senza nome(3). L'uomo, che l'ha prodotto, può anche liberarsene.

Joe

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Da: Joe
Data: Thu, 14 Oct 2004
A: vegan-it

> IO ho VOLUTAMENTE citato la bibbia che viene comunemente usata (e riconosciuta quindi legge) dalla chiesa cattolica e da altre chiese, cosi' come ho citato il vangelo, senza fare minimamente accenno ai vangeli misconosciuti (i vangeli apocrifi ad es.).

* Anch'io: tutti i passi relativi alla questione dell'"Antico Testamento", che è alla base del discorso specista in Occidente. Non è che mi sono riferito a una qualche Bibbia "apocrifa", ma a quella "comunemente usata". Lo ripeto: ciò che se ne deduce è, sempre, un'ideologia-prassi antropocentrica (meglio antropotirannica) e, a seguito della "cacciata" dal "Paradiso Terrestre" – quindi per l'essere umano in quanto tale, per l'uomo "storico" –, la chiara indicazione di un'alimentazione carnea. Col cristianesimo, e l'infinita schiera di "Santi" e "Dottori della Chiesa" (da S. Paolo, a S. Agostino, a S. Tommaso, a tutti gli altri – con eccezioni RARISSIME, che confermano la regola implacabile), il rapporto di dominio assoluto e di reificazione nei confronti del mondo animale è ribadito in peggio mostruosamente – perché "giustificato" dal punto di vista teologico-filosofico. La "compassione", la pietas verso gli animali NON appartiene ai cristiani. Tanto meno l'alimentazione vegetariana – non parliamo neanche di quella vegana. Il "comandamento" di "non uccidere" (una risata tragica li seppellisca) è sempre e solo nei riguardi dell'uomo.

> Non sono cattolico e non riconosco quindi nella bibbia "la legge"

* Figurati io!...

>spero che ora sia palese cosa intendevo dire: vi siete dati una legge? (cattolici praticanti) Seguitela!

* E' quello che fanno, purtroppo.

> Saluti fuori-legge

* I miei pure.

Joe

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Da: Joe
Data: Thu, 21 Oct 2004
A: pkrainer

> ----- Original Message -----

> From: "pkrainer"

(...) solo gli umani possono avere un pensiero animalista, e gli animali fra loro non si portano rispetto, non riconoscono a vicenda un "diritto alla vita" (concetto non solo umano ma francamente fesso) e a non essere sfruttati. Si tratta di concetti tutti tipicamente umani e per nulla condivisi con alcun altro animale. Il che inficia parecchio l'idea degli animali tutti sullo stesso piano (...) obiettivamente non é che occorra pensarsi superiori per sfruttare qualcuno, e neppure per farlo soffrire (...) mi pare un approccio idealista: anche se non mi sento in nulla superiore, tuttavia ho i mezzi per sfruttare la capra e mungerla, non è che tali mezzi mi derivino da questa mia presunta superiorità. Semmai il processo è opposto: mungo e a furia di mungere concludo che delle capre posso fare quel che mi aggrada (...) in realtà, mi sembra che la cagione per cui si focalizza tutto sull'uomo non stia nel fatto che altre vite avrebbero minor valore, ma nel fatto che l'umano non é solamente vita. L'opzione per la vita che sta alla base del ragionamento, rimane indimostrata. Ho forti dubbi che si possa sfuggire alla deriva necrogena della società alienata e mercantile, senza fare i conti con la volontà profonda che ci ha condotti, di equivoco in equivoco, fino a questo punto: la volontà di non essere solo vita fra le vite, di separare il proprio destino dal destino comune della vita, di riprodursi e perire, una volta nata, nel ciclo immutabile. Senza dubbio la società presente è un ben meschino esito della passione di fare la storia che ha messo in moto ogni cosa, ora è qualche millennio: ma questa passione sviata e incancrenita e soffocata, permane, a me sembra, incoercibile. Non credo sia possibile pensare armonie che non siano storiche.

Paolo

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Che "solo gli umani" possano "avere un pensiero animalista", è ovvio, dal momento che è la categoria stessa del "pensiero" che appartiene all'Homo sapiens per definizione. In realtà non è così semplice, o lo è sempre meno. Ormai la stessa ricerca scientifica ammette la presenza differenziata, negli animali – soprattutto fra i primati, ma non solo: si pensi agli studi sui delfini –, di alcune facoltà cosiddette superiori, generalmente attribuite invece, quale loro proprietà esclusiva, agli umani (non però da filosofi come Anassagora, Democrito, Teofrasto, Enesidemo, Lucrezio, Plutarco, Porfirio(4)...). Tuttavia, è ancora più evidente che il cervello dell'uomo ha capacità di "coscienza" (e "falsa coscienza"), di giudizio, di astrazione, di invenzione che sono solo sue, potentissime, trasformatrici, e tanto mirabili quanto terribili. Ora, sulla soglia di una catastrofe globale che è l'uomo stesso ad aver prodotto in tempi estremamente brevi – un battito dell'evoluzione –, si tratta di decidere cosa farne, per il presente e per il futuro.

Il pensiero all'origine della nostra civiltà – innanzi tutto, ma non solo, quello relativo al suo fondamento giudaico-cristiano – è intessuto, lastricato dell'idea-coscienza del "minor valore delle altre vite", opinione sostenuta, secondo Montaigne, da "miserabili"(5) e, ciò nonostante, vittoriosa nei secoli. Senti il sepolcrale vescovo di Milano, Ambrogio: "L'anima è la parte per merito della quale tu eserciti il dominio su tutti gli altri animali, bestie ed uccelli, è la parte fatta ad immagine di Dio, mentre il corpo è conforme all'aspetto delle bestie. Nell'una appare il venerabile distintivo della somiglianza con Dio, nell'altro la spregevole comunanza con le bestie feroci." O il suo allievo Agostino: "Quando leggiamo di 'Non uccidere', dobbiamo intendere che il comando non è (...) per gli animali bruti, perché essi non hanno nessuna affinità di ordine razionale con noi. Perciò il precetto di 'Non uccidere' va inteso esclusivamente per l'uomo". E, di conseguenza, Tommaso d'Aquino: "Gli animali (...) non hanno la vita razionale, per governarsi da se stessi, ma sono sempre come governati da altri mediante un istinto naturale. E in questo abbiamo il segno che essi sono subordinati per natura, e ordinati all'uso di altri esseri. Chi uccide il bove di un altro non pecca perché uccide un bove, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Ecco perché questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di furto o di rapina. (...) Sembra che si debbano amare con amore di carità anche le creature irragionevoli [quel che, per esempio, sostenevano i Catari, anche perciò sterminati fino all'ultimo uomo]. (...) Rispondo: (...) la carità è un'amicizia. Ebbene, con l'amicizia si ama in due modi: primo, si ama l'amico di cui godiamo l'amicizia; secondo, i beni che desideriamo all'amico. Nel primo modo non si può amare nessuna creatura irragionevole. E questo per tre ragioni, di cui due dovute all'amicizia in generale, che verso le creature irragionevoli non è possibile. Primo, perché l'amicizia si ha verso qualcuno cui vogliamo del bene. Ora non è possibile volere propriamente del bene a una creatura irragionevole: perché le manca la capacità di possedere propriamente il bene, che appartiene in modo esclusivo alla creatura ragionevole, la quale è padrona di usare il bene mediante il libero arbitrio. Ecco perché il Filosofo scrive che solo in senso metaforico noi diciamo che a codesti esseri capita del bene o del male. Secondo, perché qualsiasi amicizia è fondata su una comunanza di vita: infatti, come dice Aristotele, 'niente è così proprio dell'amicizia quanto il vivere insieme'. Ora, le creature irragionevoli non possono avere una partecipazione alla vita umana, che è fondata sulla ragione. Perciò non si può avere nessuna amicizia con le creature irragionevoli, se non in senso metaforico. La terza ragione è propria della carità; perché la carità si fonda sulla compartecipazione della beatitudine eterna, di cui la creatura irragionevole è incapace. Dunque l'amicizia della carità non è possibile verso le creature prive di ragione."(6)

Questo lucidissimo delirio, lo ritrovi, ancora più marmoreo e implacabile, nei filosofi laici, dal Rinascimento sino alla modernità, sino ai giorni nostri – salvo eccezioni, ultrarare, che brillano come stelle di liberazione (Giordano Bruno, Pierre Bayle, Jean Meslier, Voltaire, De La Mettrie, Rousseau, Diderot, D'Holbach, Jeremy Bentham, Arthur Schopenhauer, John Stuart Mill, Darwin, Adorno, Horkheimer, Marcuse, Tom Regan(7)). Fra i tanti esempi possibili, sulla scia funesta di Cartesio(8), ascolta la parola senza ritorno di Baruch Spinoza, razionalista per antonomasia, sostenitore della libertà di coscienza e d'espressione, del principio di laicità dello Stato: "Appare manifesto che [la] legge di non sacrificare i bruti è fondata più su una vana superstizione e una muliebre misericordia che sulla sana ragione. In verità, la ragione insegna, al fine di ricercare il nostro utile, di stringere rapporti con gli uomini, ma non con i bruti; o con le cose la cui natura è del tutto diversa dalla natura umana; e (...) poiché il diritto di ciascuno è definito dalla virtù, ossia dalla potenza di ciascuno, il diritto che gli uomini hanno sui bruti è di gran lunga maggiore di quello che i bruti hanno sugli uomini. Non nego, tuttavia, che i bruti sentano; ma nego che per questo non sia lecito provvedere alla nostra utilità e servirci di essi a piacere e trattarli come più ci conviene; poiché essi non si accordano con noi per natura, e i loro affetti sono per natura diversi dagli affetti umani."(9) Tale pretesa diversità incolmabile è la stessa che oggi riempie all'infinito, con furioso automatismo industriale, la necrocatena dei moderni lager d'"allevamento", dei macelli abominevoli, dei laboratori di guerra e di tortura che ormai ricoprono, come lebbra, il globo intero. La "passione sviata e incancrenita e soffocata" che "permane (...) incoercibile", di cui parli ­ la "volontà di potenza" specifica dell'uomo, il suo arco teso verso l'infinito ­, o saprà reinventarsi alla radice, o seppellirà la sua stessa vana gloria insieme con il mondo.

Joe


NOTE

(1) A onor del vero e di Aristotele, va detto che al filosofo stagirita (come in genere a tutti i pensatori classici) era comunque estranea la damnatio naturae propria della tradizione giudaica, il suo sguardo di "disgusto" e di orrore verso i "viventi più umili", gli animali non umani. "Perfino circa quegli esseri che non presentano attrattive sensibili al livello dell'osservazione scientifica la natura che li ha foggiati offre grandissime gioie a chi sappia comprenderne le cause, cioè sia autenticamente filosofo. Sarebbe del resto illogico e assurdo, dal momento che ci rallegriamo osservando le loro immagini poiché al tempo stesso vi riconosciamo l'arte che le ha foggiate, la pittura o la scultura, se non amassimo ancora di più l'osservazione degli esseri stessi così come sono costituiti per natura, almeno quando siamo in grado di coglierne le cause. Dunque, non si deve nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali v'è qualcosa di meraviglioso. E come Eraclito, a quanto si racconta, parlò a quegli stranieri che desideravano rendergli visita, ma che una volta arrivati, ristavano vedendo che si scaldava presso la stufa della cucina (li invitò ad entrare senza esitare: "anche qui - disse - vi sono dei"), così occorre affrontare senza disgusto l'indagine su ognuno degli animali, giacché in tutti v'è qualcosa di naturale e di bello. Non infatti il caso, ma la finalità è presente nelle opere della natura, e massimamente: e il fine in vista del quale esse sono state costituite o si sono formate, occupa la regione del bello. Se poi qualcuno ritenesse indegna l'osservazione degli altri animali, nello stesso modo dovrebbe giudicare anche quella di se stesso; non è infatti senza grande disgusto che si vede di che cosa sia costituito il genere umano: sangue, carni, ossa, vene, e parti simili." (Aristotele, De partibus animalium, I, 5)

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(2) Si potrebbe dunque ipotizzare (come immagino facciano i cristiani di Universelles Leben) che l'alimentazione del "Paradiso Terrestre", prima della "caduta", fosse per tutti gli esseri animati frutto-vegetaliana (è scritto, sempre in Genesi - I, 20-30 -, che dopo aver creato l'uomo e la donna "Iddio disse (...): 'Ecco, io vi dò ogni pianta che fa seme, su tutta la superficie della terra e ogni albero fruttifero, che fa seme: questi vi serviranno per cibo. E a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo e a tutto ciò che sulla terra si muove, e che ha in sé anima vivente, io dò l'erba verde per cibo.' E così fu."). Tuttavia, già in quella condizione primordiale, la potestà dell'uomo sugli altri esseri è stabilita una volta per sempre. Subito prima, infatti, si legge: "Iddio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e su gli uccelli del cielo, su gli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sopra la sua superficie.' Iddio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; tali creò l'uomo e la donna. E Dio li benedì e disse loro: 'Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e su tutti gli uccelli del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra.'" (Ibid.). "Cacciati" da quel giardino di delizie, piombati nella storia, ad Adamo e a Eva e ai loro figli spetterà poi l'alimentazione cadaverica e la tirannia sulla natura, per omnia saecula saeculorum. Allevamenti, macelli, vivisezione, distruzione ecologica, reificazione infinita dei corpi (e delle anime) – il necro-destino specista dell'Homo sapiens: tutto è già compreso in nuce in quelle prime pagine di pietra.

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(3) Il cristianesimo è, fra tutte le grandi religioni, quella che si è rivelata la più malefica nel corso della storia (si pensi alla caccia alle streghe, all'Inquisizione, alle Crociate, al ruolo avuto nella "Conquista" e nel colonialismo). E alla base della sua metastasi mondiale c'è, naturalmente, la matrice giudaica, quel Monos senza volto e senza nome, quel nulla sinistro, Super-Io tirannico e spirito identitario delle tribù israelitiche. Il paradosso, tuttavia, è che proprio considerandosi "popolo eletto" gli ebrei non hanno mai preteso o cercato di imporre "ecumenicamente" il loro Geova, il loro Padre-padrone... se lo son tenuti stretti – proprio in virtù del loro razzismo... Quindi niente tremendi abbracci d'"amore" e artigli religiosi nel corpo e nello spirito delle popolazioni del mondo da parte loro, come invece hanno fatto e continuano i seguaci neri di Paolo nella pretesa "missione redentrice" universale dei "poveri", degli "ultimi", degli "oppressi"... Quando i capi della setta presero il potere, dopo aver perseguitato e distrutto fino alle ultime vestigia quel che rimaneva vivo del grande mondo pagano, si dedicarono ardentemente e lungamente alla repressione degli "eretici", e fra questi, con particolare furore, dei Catari. Ciò testimonia senza dubbio l'esistenza (la possibilità) di interpretazioni del messaggio evangelico anche distantissime da quella ufficiale... ma come non rendersi conto che FUORI dal regno dell'uomo pallido sono sorte religioni, come il buddismo e il giainismo, infinitamente superiori a quella giudaico-cristiana e che NON HANNO MAI PERSEGUITATO NESSUNO?...

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(4) Cfr. I filosofi e gli animali, a cura di Gino Ditadi, Isonomia, Este 1994, vol. I, pp. 271-275, 297-306, 309-320, 350-360, 372-402.

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(5) Ibid., p. 101.

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(6) Ibid., pp. 416, 426-429.

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(7) Cfr. ibid., vol. II, pp. 515-529, 601-648, 657-661, 679-691, 704-717, 745-749, 763-764, 784-808, 817-824, 905-936

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(8) Cfr. ibid., pp. 542-551.

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(9) Ibid., p. 571.

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