Il Sole vero

 

Non a parole, come pia illusione collettiva e
"sol dell'avvenire", ma CAMMINANDO,
IN PRIMA PERSONA e ORA. Come Sole vero.

Nelle fosse del nulla

Date: Thu, 10 Nov 2005 17:34:02 +0100
From: "Riccardo Venturi"
Subject: [vegan-it] Una canzone di più di 150 anni fa
To <vegan-it@happyvegan.org>

La canzone che segue è stata scritta nel 1849 da Eugène Pottier, lo stesso autore dell'"Internazionale". Vorrei presentarvela (in traduzione) perché merita di essere conosciuta.
Il testo originale francese si trova qui:
http://www.prato.linux.it/...

LA MORTE DI UN PIANETA

Eugène Pottier, 1849
A B. Malon, membro della Comune


Nei mari azzurri dove navigano le stelle
il nostro occhio mortale si tuffa e s’annega,
ma l’infinito, a volte, leva le sue vele
per la nostra mente, quest’occhio intelligente.
Popoli del cielo, gli astri hanno un’anima,
il loro turbinìo può gioire o soffrire;
fratelli di fuoco, uniti dall’amore:
piangete, astri, un pianeta sta morendo!

Girava nel suo nobile equilibrio
perché giammai fame vi si conoscesse.
L’uomo, tutto assieme, poteva trarne
raccolti senza fine, libero e felice.
Ma i suoi errori han provocato i disastri,
e, nelle strette, s’è lasciato rovinare
e col suo tifo incancrenisce gli astri:
piangete, astri, un pianeta sta morendo!

Come un fiume di sangue la guerra lo percorre,
L’Idea è ammutolita da un bavaglio oltraggioso,
il cannibale vive nutrendosi di carne umana,
di carne umana vive l’uomo, e di denaro.
E’ il boia che, nelle sue mani infami,
comanda il mondo e pare che lo offra
al Dio vendicatore, al dio carnefice d’anime:
piangete, astri, un pianeta sta morendo!

Ma il codice lo abbiamo impresso nelle vene;
l’attrazione comanda alle menti ed ai corpi.
Del gran concerto delle volontà umane
son le passioni le armonie divine.
No, la gravità mente! L’anima a torto si dilata,
e la scure, amputando, crede di guarire:
di Prometeo hanno fatto uno storpio!
Piangete, astri, un pianeta sta morendo!

S’udrà come un singhiozzo straziante,
l’ultimo respiro del gigante condannato.
L’Eternità prenderà quell’enorme cadavere
per seppellirlo nelle fosse del Nulla.
E gli universi, dentro alle notti profonde
lo scopriranno cercandone le ossa
per la via Lattea, cimitero dei mondi.
Piangete, astri, un pianeta sta morendo!


Saluti

Riccardo.

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Grazie Riccardo!... Nel suo testo Eugène Pottier(1) imputa l'imminente morte della Terra agli "errori" dell'uomo, il quale, mentre avrebbe potuto "trarne raccolti senza fine, libero e felice", vive "di carne umana e di denaro" e si è trasformato nel "boia che, nelle sue mani infami, comanda il mondo e pare che lo offra al Dio vendicatore, al dio carnefice d’anime". Se si pensa che la canzone è del 1849 (!), le parole sono fortissime e la diagnosi davvero profetica. Però come non notare l'assenza di qualunque riferimento alla sorte (all'esistenza stessa) degli animali e della natura?... L'antropocentrismo è completo: la madre Terra "girava nel suo nobile equilibrio perché giammai fame vi si conoscesse". Chi non avrebbe dovuto conoscere la fame?... "L’uomo", che (invece di cibarsi normalmente, "naturalmente", solo di non umani) è diventato "cannibale" - si fa le guerre, si strazia, è fratricida... La preoccupazione, il punto di vista (comune a tutta la tradizione del pensiero occidentale, salvo eccezioni rarissime - cfr. http://www.nelvento.net/ilsolevero/cardine.php) è sempre e solo del tirannoantropo(2). C'è però una strofa che ha parole inconsuete e grandiose e apre come uno spiraglio sull'abisso, vede la causa del disastro per quella che è:

"Ma il codice lo abbiamo impresso nelle vene;
l’attrazione comanda alle menti ed ai corpi.
Del gran concerto delle volontà umane
son le passioni le armonie divine.
No, la gravità mente! L’anima a torto si dilata,
e la scure, amputando, crede di guarire:
di Prometeo hanno fatto uno storpio!
Piangete, astri, un pianeta sta morendo!"

L'impiego insensato e ormai sonnambolico della volontà di potenza (il suo "dilatarsi" senza scopo e senza fine) ha in effetti reso "Prometeo" un povero "storpio" e la Terra, il "gigante condannato" a portarlo su du sé, vicina a essere un "enorme cadavere" da seppellire "nelle fosse del nulla".

Joe


(1) autore anche di Elle n'est pas morte, sulla Comune di Parigi (http://www.nelvento.net/1871/pasmorte.php).

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(2) scrivevo a un amico, qualche rempo fa, proprio riferendomi al canto più famoso di Pottier (cfr. https://www.ecn.org/wws/arc/movimento/2005-11/msg00356.html): "E' il FONDAMENTO stesso, sia ideologico sia emotivo, che sta alla base del 'movimento operaio' otto-novecentesco, in quanto pretesa lotta contro l''ingiustizia' e volontà di 'liberazione universale', che si rivela blindato come un sarcofago, specista all'ennesimo grado... In che modo leggi ora, con gli occhi del cuore e della mente che hai acquisito in questi anni, l'ultima strofa dell'Internazionale e il suo ritornello?....

'Operai, contadini noi siamo
il gran partito dei lavoratori;
la terra appartiene solo agli uomini,
l'ozioso andrà a vivere altrove.
Quanti, ancora, si nutrono delle nostre carni!
Ma se i corvi, gli avvoltoi
una di queste mattine sparissero, il sole brillerebbe per sempre.

E' la lotta finale,
uniamoci e domani
l'Internazionale
sarà il genere umano.'..."

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