Spleen
Mélodies di Joe Fallisi
su Les fleurs du mal di Charles Baudelaire

 

XXIV
[Je t'adore à l'égal...]

La fontaine
de sang

Spleen

La musique

De profundis
clamavi

Le chat

 

 

XXIV
[JE T'ADORE À L'ÉGAL...]

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Je t'adore à l'égal de la voûte nocturne,
O vase de tristesse, ô grande taciturne,
Et t'aime d'autant plus, belle, que tu me fuis,
Et que tu me parais, ornement de mes nuits,
Plus ironiquement accumuler les lieues
Qui séparent mes bras des immensités bleues.

Je m'avance à l'attaque, et je grimpe aux assauts,
Comme après un cadavre un chœur de vermisseaux,
Et je chéris, ô bête implacable et cruelle!
Jusqu'à cette froideur par où tu m'es plus belle!

Ritratto fotografico di  Baudelaire  eseguito da Nadar

Ritratto di Charles Baudelaire
(1855 - Nadar)

 

 

XXIV
[T'AMO COME L'IMMAGINE...]

(trad. di Gesualdo Bufalino)


T'amo come l'immagine della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna;
e più quando elusiva mi sfuggi, seducente
gemma delle mie notti, e ironicamente
leghe su leghe accumuli, distanze su distanze,
e rubi alle mie braccia le azzurre lontananze.

Io m'avanzo a combattere, all'assalto m'inerpico,
come sopra un cadavere uno stuolo di vermi:
o implacabile, cruda belva, più bella ancora
nel gelo che t'impietra e il cuore m'innamora.

 

Les Fleurs du Mal  Edizione del 1857, copia corretta da Baudelaire

Les Fleurs du Mal
Edizione del 1857, copia corretta da Baudelaire.
(1857- sconosciuto)

 

 


Tutto è cominciato qualche anno fa, in un pomeriggio senza sole.

Ero a Milano, in autunno, camminavo dentro un'aria di piombo, l'anima silenziosa e come imprigionata nella stessa cappa grigia della città. Venivo da un grave incidente, mi sembrava di aver perso tutto... Una visita al mio vecchio Maestro di canto, e poi lungo il viale, da solo. Vedo una libreria, entro senza motivo. Sul banco il mio sguardo si posa su un "Oscar Mondadori", la traduzione italiana integrale in rima, di Gesualdo Bufalino, dei Fiori del male... lo prendo tra le mani d'istinto... Conoscevo e amavo sin dall'adolescenza Baudelaire, così come i suoi "figli" Rimbaud e Verlaine, da sempre miei compagni di viaggio. Forse era lo spleen dei suoi occhi, del suo viso, che ricordavo così bene... la sua lingua di ambra e diamante, capace di esprimere e nello stesso tempo involare l'angoscia con parole esatte e veritiere... certo anche la curiosità della versione che non avevo mai letto... Sentivo che quel piccolo libro non mi avrebbe più lasciato. Qualche passo nella strada ed eccolo aperto a caso... ricordo ancora... "Le chat", per prima, una carezza perlacea sul "corpo bruno" di Jeanne, dal "profumo pericoloso"...All'improvviso, e nel modo più naturale, inevitabile, come mai era successo nella mia vita, i versi erano immediatamente note, che zampillavano precise e definitive... "Viens mon beau chat sur mon coeur amoureux"... Non poteva, la lirica, "suonare" altro che così... come se la melodia fosse già contenuta nell'inchiostro di Baudelaire e per un miracolo io potessi ascoltarla!... voltavo le pagine incredulo... ecco... ora proprio "Spleen", col suo "cielo basso e pesante" sull'anima trafitta da un "vessillo nero" e chiusa nella bara metropolitana... e dopo la seconda, una terza, una quarta, una quinta!... Leggevo la traduzione (magnifica) delle poesie e ogni volta riandavo al testo francese... le parole continuavano a cantare - a quel punto il cielo si era di nuovo aperto, l'aria era tornata viva... Così mi munii di penna, carta e di un registratore... mi consideravo un "medium", una porta che avevo il dovere di tenere spalancata... Furono giorni in cui tutto il mio essere si abbeverava a quella magica fontana, ogni altra cosa aveva perduto d'importanza e, insieme, tutto aveva ancora un senso e persino uno scopo, anche il dolore, il buio, lo smarrimento... Era chiarissimo per me: se non mi fossi trovato giù nel fondo più fondo... niente acqua sorgiva. E infatti, quando la guarigione e la "normalità" ebbero la meglio, le rime si fecero di nuovo silenziose... Non per sempre tuttavia... A volte, nel corso degli anni, come se il ricordo di quei primi momenti tornasse, del tutto inatteso, a palpitare, la magia si rinnovava... Così, cominciarono a svelarmi qualche musica segreta anche Verlaine e Rimbaud, insieme in fuga notturna sul loro treno immortale dentro i "paesaggi belgi"... Tutti loro, quando la rivoluzione aveva bussato alla porta, le avevano aperto… Baudelaire, nel 48, ritto sulla trincea, nella speranza di annientare il suo odiato patrigno... i due amici per la vita, anima e corpo uniti ai rivoltosi "attraverso Parigi ammutinata"... Tra le poesie che Rimbaud dedicò alla fiamma della Comune ce n'è una, "Chant di guerre parisien", lama affilata, acida, implacabile, il cui titolo alla fine mi sembrò quello proprio dell'intero ciclo: la guerra della vita quotidiana, di cui i tre erano stati valorosi soldati, oltre la cronaca, al di la della "Storia"... Dove l'unica possibile vittoria è su noi stessi.

Joe Fallisi - Milano, 15 luglio 2005

 

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XXIV [Je t'adore à l'égal...]
- La fontaine de sang - Spleen - La musique - De profundis clamavi - Le chat..

 

L'esecuzione è tratta da Spleen, mélodies di Joe Fallisi su Les fleurs du mal di Charles Baudelaire,
di prossima pubblicazione.

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