AUGUSTINA

(Joe Fallisi)

 

«Ai morti ci stringiamo
E senza impallidire
Per l’anarchia pugnamo
O vincere o morire»
(Figli dell’officina)

 

«Hai fame?», «vuoi fare un bagno?», «vuoi dormire?»… Arrivavi dall’Augusta ed era come entrare in porto. Da qualunque viaggio, o corsa, o tempesta venissi, c’era una compagna, un’Amica che ti aspettava. Prediligeva i «cani sperduti», cui non imponeva nessun collare… Davide si lanciava abbaiando a salutarti e dietro vedevi il corpo esile (sempre più piccolo e lento negli anni) e gli occhi immensi di Augusta. L’avevo conosciuta nell’autunno del 67, credo il giorno dopo il mio incontro con Pinelli. Lui stesso mi aveva portato all’ultimo piano di passaggio degli Osii 1, in pieno centro. Una stanza lillipuziana e magica, che dava su via Torino e che laggiù, nel traffico, non avresti neanche potuto immaginare. Pinelli, l’Augusta… e tramite loro (molto spesso, la prima volta, in quella casa tra le nuvole) quasi tutti i compagni che avrei amato di più, «vecchi» e giovani: da suo fratello Renzo, a Valpreda, a Leggio, a Del Grosso, a Steve, a Lello…
Non era una «teorica» Augusta Farvo, piuttosto una donna di cuore e di azione – staffetta partigiana, così nella resistenza come in seguito –, ma aveva (fino all’ultimo) una memoria meravigliosa e un giudizio sugli uomini sempre centrato e saggio e sapeva bene quanto contasse, per gli sfruttati, la conoscenza. Autodidatta, come gli altri magnifici «vecchi», critica, libera, non conformista, da lei trovavi tutta la stampa anarchica (compresa «L’adunata dei refrattari»), e i libri, gli opuscoli… Franco Leggio i suoi stupendi testi della collana «Anteo» e della «Rivolta» glieli portava di persona… Lo rivedo Franco, ma anche Pino o Pietro o Fernando, lì a giocare a scopa con lei, accanto a un bicchiere mai vuoto… Non c’era verso… era quasi impossibile batterla. Anche Facerías, l’anarchico spagnolo che aveva scelto di non arrendersi, quando passava da Milano, andava a trovarla e… a perdere!
Decisa, coraggiosa, indomita – «insuscettibile di ravvedimento», come il suo amico Failla –, Augusta era stata in prima fila nella difesa ardente della memoria di Pino e della vita e libertà di Valpreda. Per un lungo periodo aveva tenuto, ricordo, nascosti da qualche parte nella sua camera da letto i dischi de «La ballata del Pinelli», per impedire che li sequestrassero… Rivedo zia Rachele, salda come una roccia, seduta al tavolo a parlare con lei degli ultimi sviluppi, di quel che si poteva e doveva fare… o la moglie, dignitosissima, di Pino che passava a trovarla con le bimbe. E poi la solidarietà senza mezze misure verso Pulsinelli, Braschi, Faccioli… manifestazioni, sit-in davanti a San Vittore (nella sera eccola arrivare con un pentolone fumante di minestra!), scioperi della fame…
Indipendente e fiera, ma anche affettuosissima, senza smancerie o sentimentalismi, gli uomini l’Augusta li amava, e li sceglieva lei – e li lasciava… Sette «mariti» o forse più… e nessun figlio, per non dare carne da esercito allo Stato. I figli, del resto, non le mancavano, eravamo tutti noi.
Riposa Augustina, dormi in pace compagna.

Joe Fallisi
Milano, 27 maggio 2003

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Da: joe fallisi <flespa@tiscali.it>
Data: Wed, 28 May 2003 20:04:17 +0200
A: (…)
Oggetto: Re: ciao Augustina!

Oggi, pensando all'Augusta generosa che ti accoglieva e ti curava, mi è tornata in mente l'immortale poesia di Rimbaud "Les chercheuses de poux"... Augusta come una delle "deux grandes soeurs charmantes" di cui Arturo era stato ospite a Douai nel settembre 1870, dopo essere uscito di prigione... O, ancor meglio, come quella "brave femme non jeune", una "vedova molto civile" che l'aveva soccorso nell'aprile 1875, stanchissimo e senza un soldo, a... Milano, e abitava in "piazza Duomo 39, terzo piano"!... (cfr. P. Petitfils, Rimbaud, Julliard, Paris 1982, pp. 73,  251-252)
Ciao:

Joe

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